crocifisso

Andrea Brustolon: un crocifisso inedito

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Tombolo, 10 agosto 2002 (servizio di Nazzareno Manganello). Alcuni anni fa, visitando il Museo della Provincia dei P.P. Cappuccini di San Giuseppe a Bologna, identificai un crocifisso in bosso di piccole dimensioni, che per qualità e stile può essere assegnato, con largo margine di sicurezza ad Andrea Brustolon (Belluno, 1662-1732). Come vidi la scultura, mi accorsi con mio grande stupore della presenza di particolari inconfondibili che rimandano al grande artista bellunese.

Andrea Brustolon, Crocifisso (alt. cm 23, intera croce alt. cm 65) Andrea Brustolon, Crocifisso, particolare (alt. cm 23, intera croce alt. cm 65)
L’opera lignea in discussione si qualifica per una decisa rappresentatività brustoliniana. Il confronto con altre opere autografe del maestro, fugano in questo senso ogni ombra di dubbio. Altre concordanze in merito vanno rintracciate non solo in relazione al contenuto dell’opera, ma anche e soprattutto in riferimento ad uno stilema scultoreo racchiudente in sé delle chiare testimonianze chiamanti in causa uno dei migliori periodi artistici del nostro autore.

Il crocifisso, si legge su un documento d’archivio, sembra sia appartenuto al venerabile Vescovo Bonaventura Barberini di Ferrara (1740-’43), il quale sarebbe arrivato al Museo bolognese per donazione privata. Le guide locali – spesso redatte in stile localistico e approssimativo – lo definivano come un crocifisso “eseguito da un maestro attivo a Bologna nella fine del Cinquecento”. In realtà, questa piccola scultura in bosso ci appare straordinariamente dotata di grande qualità. Essa fa pensare ad un tempo produttivo che vide impegnato un Brustolon ormai maturo.

La croce che sorregge l’opera è in legno ebanizzato. I suoi terminali sono in argento sbalzato e raffigurano delle testine di angeli, due per parte. Il Cristo è infisso con tre chiodi in ferro ed è rappresentato ancora vivo con il capo rivolto verso l’alto, verso il Padre Eterno. Il volto è scolpito alla perfezione è incorniciato da una accuratissima barba. Gli occhi socchiusi sono infossati nell’ombra delle orbite.

La bocca è aperta ed implorante. Essa sembra tesa ad emettere l’ultimo sospiro vitale. Nella testa, che si presenta con capelli fluenti e ben delineati, è inserita una fitta corona di spine, dove una elegante raggiera scolpita in bosso copre il tutto. Le braccia e le spalle sono un saggio di bravura, le mani racchiuse sono molto piccole e questo è un particolare consueto in tutti i crocifissi del Brustolon. Il busto scende con una vibrante costruzione, i fianchi e l’addome sono contratti. La raffigurazione evoca lo strazio dell’agonia. L’esito rinvia ad una figura di grande drammaticità e spiritualità.

Andrea Brustolon, Crocifisso, particolare (alt. cm 23, intera croce alt. cm 65) Andrea Brustolon, Crocifisso, particolare (alt. cm 23, intera croce alt. cm 65)
La scultura è ben proporzionata. Tendini, nervi e vene sono scolpiti con sensibilità. Il perizoma è finemente intagliato. Esso è solcato da linee decise, le quali creano un panneggio caratterizzato da una virtuosa forza illusionistica. Lo stesso avvolge in parte il corpo, che è a sua volta sorretto da un delicato cordiglio, e scende liberamente con un pronunciato realismo. Il Brustolon ha saputo, in così piccolo manufatto, infondere tutto il suo amore per la scultura, scarnificando fino quasi all’irrealtà, l’anatomia del Cristo. L’attribuzione al Brustolon è confermata dal confronto accurato con le opere più sicure del maestro studiate e filtrate dal Biasuz. Questi dedicò al nostro scultore una poderosa monografia (Biasuz – E. Lacchin, 1928). La prefazione è di U. Ometti (Venezia, ed. Zanetti). Si tratta di un’opera fondamentale non soltanto per il Brustolon, ma per tutto l’ambiente bellunese che fu alla base della sua formazione.

Note bibliografiche: Biasuz G., Buttignon M.G., Andrea Brustolon, Istituto Veneto Arti Grafiche, 1969; Gonzales-Palacios, A., Il mobilio del ‘700 veneto, Casa d’Oro, n.19, 1967, pp.145-152; Semenzato, G., La scultura veneta del Seicento e del Settecento, Alfieri, Torino, 1967; Valcanover, F., Indice delle opere d’arte della città e provincia di Belluno, Neri Pozza, Venezia, 1960; Biasuz, G., Lacchin, E., Brustolon, pref. di U. Ojetti, Venezia, Zanetti, 1928.

Andrea Brustolon, Tizio, statua in cirmolo (particolare) Andrea Brustolon, Tizio, statua in cirmolo (particolare)
Foto fornite dall’autore e riadattate con fotocamera digitale con luce al neon: 1, 2, 3, 4, 5. Andrea Brustolon, Crocifisso in bosso, alt. cm. 23, intera croce alt. cm. 65. Museo della Povincia dei P.P. Cappuccini di Bologna; 5, 6. Andrea Brustolon, Tizio, statua in cirmolo, particolare. Venezia, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano; 7. Nazzareno Manganello, foto di A. Miatello

Primo piano di Manganello
Nazzareno Manganello è scultore dagli inizi del ’70 del secolo scorso. Ultimamente ha partecipato a mostre legate al Giubileo dell’Anno Santo 2000 con “Verso Roma” (terracotta refrattaria, cm 28), “Crocifissione” (terracotta ferro e cuoio m 2,23), “Anno Santo, 2000” (terracotta refrattaria, m 1,45). Cf. “Terrecotte: Alchimia della materia. Nazzareno Manganello, a cura di Lucia Majer, Biblos, 2000. “Un viaggio senza fine” di Nazzareno Manganello, a cura di Lucia Majer, Mostra personale di terrecotte presso l’ala nuova della Gipsoteca Canoviana, Possagno, 2002. E’ autore di diversi articoli in riviste di storia dell’arte e buon intenditore della scultura veneta, si rinvia fra gli altri, “Considerazioni su un avorio inedito di artista ignoto contemporaneo al Terilli”, in Archivio Storico di Belluno, 1989, pp.21-23; “Un crocifisso inedito di Francesco Terilli”, in A.S. di Belluno, 1994, pp.94-98; “Un crocifisso inedito di Giovanni Marchiori”, in A.S. di Belluno, 1990.

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