mary vardanega

Mary Vardanega tra Asolo e Possagno

Pubblicato il Pubblicato in Editoria e giornalismo

ANTEPRIMA DI ALCUNE SCHEDE TRATTE DAL VOLUME DEDICATO A

MARY VARDANEGA

IN CORSO DI PROGETTAZIONE DITORIALE A CURA DI ANGELO MIATELLO E JEANNE BELHUMEUR

Dopo l’inaspettato successo del libro scritto per lo scultore e socio AIDA, Michelino Fabbian di Borso del Grappa, la B+M Editions ha il piacere di contribuire alla pubblicazione di un volume dedicato alla possagnese Mary Vardanega, per il suo trentennale impegno culturale e artistico. Il volume ha lo scopo di illustrare il contesto sociale e culturale del pedemonte trivigiano, dove l’artista è cresciuta. E di focalizzare il suo lungo viaggio poetico, talvolta tortuoso e irrefrenabile, ma sempre appassionato, che si sta evolvendo verso un proprio genere di pittura, originale e in un certo senso informale.

Mary Vardanega è stata invitata ad esporre prima della fine dell’anno 2002 presso la Galleria Castel Sant’Angelo di Castel Sant’Angelo del Comune di Roma.

L’AIDA, in collaborazione con altri enti che hanno avuto l’opportunità di conoscere la valenza artistica di Mary Vardanega, vuole offrire un valido strumento monografico per la lettura delle sue opere e del contesto sociale dove è cresciuta. Il materiale informativo e documentario che questa monografia su Mary Vardanega intende svolgere è raggruppato in diversi capitoli. Inizia dall’ambiente, per poi passare al suo trentennale impegno culturale e artistico. Si vuole dare al lettore, dallo studioso all’ “interessato”, la possibilità di conoscere fonti dirette, con una serie di opere scelte dall’artista per un’accurata indagine conoscitiva e di critica. E’ l’occasione per capire il legame che unisce le sue radici ben profonde in una società coltissima e varia: conosce bene i propri vicini come la propria natura, e sa quel che vuole. E di coglierne gli aspetti originali delle sue pennellate intense, multiple e allo stesso momento delicate.

Titolo provvisorio del volume

Mary Vardanega. Un’artista tra Asolo e Possagno. Olii, ceramiche, acquerelli, schizzi, incisioni, testimonianze. A cura di Angelo MIATELLO

Casa Editrice Associazione AIDA B+M Editions. Distribuzione per il Triveneto “Il Quadrifoglio Srl, Padova”. Tiratura: n°2000, di cui 500 copie omaggiate a biblioteche civiche, istituti scolastici del Veneto. Sono aperte le sottoscrizioni per il numero limitato di copie destinate alla vendita. I sottoscrittori appariranno in una apposita lista pubblicata nel libro, e gli sponsor potranno richiedere un certo numero di copie personalizzate con pagine pubblicitarie. Per le informazioni rivolgersi a: Ufficio di presidenza AIDA [email protected]

L’AIDA ha chiesto il patrocinio, che ha avuto l’esito favorevole, a: (30 giugno 2002):

Comune di Possagno, Fondazione Lascito Canova, Provincia di Treviso, Regione Veneto, Comune di Onè di Fonte, Comune di Rapallo, Comune di Vedelago, Comune di San Martino di Lupari, Comune di Asolo, Comune di Roma, Comune di Conegliano, Comunità Montana del Grappa, Comune di Caerano San Marco, Associazioni culturali “I Posagnot”, “Dipintori Sanmartinari”, “I Soraimar”.

PIANO DELL’OPERA

PARTE PRIMA

Cap. I: Cenni introduttivi (il privilegio di nascere in una terra ricca di illustri personaggi e dove “il calore e il colore di splendidi paesaggi” originano intense suggestioni). Cap. II: L’ambiente, il contesto sociale e culturale tra Asolo e Possagno.

PARTE SECONDA

Cap. III: Mary Vardanega, trent’anni di impegno culturale e artistico (sotto forma di intervista). Cap. IV: Tavole Olii, Ceramiche e Sculture.Acquerelli, Schizzi, Incisioni. Cap. V: Testimonianze (di critici, storici, galleristi, assessori alla cultura, amici). Cap. VI: Raccolta iconografica.Cap. VII: Note biografiche. Indice analitico – Photocredits – Ringraziamenti – Enti Patrocinatori

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Cap. I: Cenni introduttivi. Il privilegio di nascere in una terra ricca di illustri personaggi e dove “il calore e il colore di splendidi paesaggi” originano intense suggestioni.

Per festeggiare la trentennale professione artistica di Mary Vardanega, invitata ad esporre presso la Galleria Castel Sant’Angelo in Castel Sant’Angelo di Roma, l’Associazione AIDA ha accolto con favore la proposta di collaborazione per la redazione di una monografia a Lei dedicata che tenesse conto anche della bellezza e ricchezza dell’Asolano e del Possagnese, suoi luoghi natali. Il libro dunque vuole essere uno strumento d’indagine socio-culturale che metta in risalto direttamente o indirettamente la personale evoluzione tecnico-pittorico-artistica, legata ad una tradizione ormai secolare, di cui Venezia e la Marca ne sono indissolubilmente promotrici. La redazione del libro, diretta da Angelo Miatello e Jeanne Belhumeur, si avvale di contributi di diversi scrittori, estimatori di Mary Vardanega, esperti d’arte, storici locali.

Il volume è stato architettato in funzione a due precise tematiche: la prima contenente una lunga introduzione all’ambiente, al territorio, al suo contesto sociale e culturale, in cui Mary Vardanega è cresciuta artisticamente. La seconda invece mette in risalto con più puntigliosità una sua selezionata gamma di opere d’arte, tra cui olii, ceramiche dipinte a mano, acquerelli, tempere, schizzi, incisioni, corredati dalle testimonianze di critici, storici, galleristi, assessori alla cultura, amici estimatori. Se ne ricava una sua poliedrica tendenza verso una “propria ed originale visione informale che si discosta totalmente dal quasi tratto realistico dei suoi soggetti”. Le sue pennellate sono sicure, vellutate, i suoi colori e visioni cromatiche sbalordiscono, allorquando ci si avvicina a qualche centimetro dall’opera. L’occhio deve piano, piano abituarsi ai vari toni che sgorgano dalla tela, o dal vaso a forma globulare. Solo con paziente osservazione si riesce a dialogare con l’opera. Ecco che il volume ha anche questa funzione, cioè di accompagnare il lettore nella specificità cromatica delle pennellate, che di solito non vengono percepite con nitidezza, essendo ormai abituati ai netti contrasti prodotti dall’industria consumistica (pensiamo all’industria di materie plastiche, a quella automobilistica che propone al massimo dieci colori e sempre gli stessi, al pret-à-porter da uomo, al design industriale, alla segnaletica stradale, alla cartellonistica, al web, ai giochi per bambini,…).

Un altro grande vantaggio di Mary Vardanega, è di essere riuscita a raccontare poeticamente di piccolissimi luoghi di collina trivigiana, alcuni dei quali ormai spariti dall’avanzare del mattone “residenziale”, “della casetta con siepe e piccolo prato all’inglese”, del “campo da golf a 18 buche”….Oppure di minuscoli intrecci di fiori, foglie, frutti come se si abbracciassero da innamorati, che, nelle sue ceramiche – piatti e vasi globulari – conservano un ritmo impareggiabile. Anche in queste opere di carattere ornamentale vi è un lato da scoprire, non facile da percepire.

E’ la pittrice che si diverte a rappresentarli in questo modo o è forse Lei dentro in questo intreccio floreale, sublime, amoroso?

Bello, anzi bellissimo il suo Omaggio ad Amore e Psiche giacenti, dove “il biancore vellutato delle superfici marmoree del celebre gruppo canoviano – ndr. originali al Grande Louvre e al State Hermitage Museum – rivivono nella splendente superficie bianco avorio di uno scudo, conservando intatta la loro assolutezza ritmica, il loro disporsi nello spazio come essere divini che hanno perduto il peso materiale e ritrovato la dimensione sublime della bellezza” (Ottorino Stefani).

Cap. II: L’ambiente, il contesto sociale e culturale tra Asolo e Possagno (questo capitolo va completato con ulteriori contributi di storia locale)

“Non potrei non amarla, essa che sembra raccogliere in un miscuglio di sentimenti evasivi il più caro e il più molle paesaggio della mia vita, il Veneto di terraferma, i suoi colli che spuntano nel mezzo della pianura, e vi rimangono sperduti, guardando tutto all’interno, con prati, selve, vigne, giardini e balconi…

In concreto, il romanzo è nato dal paesaggio veneto, che è il più dolce del mondo, e può essere il più amorale. Un paesaggio per me immensamente caro, ed anche troppo caro. Il suo richiamo mi obbliga ad andarvi spesso e, dopo qualche tempo, provo l’impulso d’andar via. Mi sento d’improvviso un eccesso di consanguineità, un amore cl mio stesso sangue: sono come assorbito ed invischiato, a ritroso negli anni, nel mito di Narciso” (da “Lettere di una novizia” di Guido Piovene, giornalista e narratore, Vicenza 1907, in Viaggio in Italia.)

“Il Veneto più uniforme, conservatore e in fondo statico, prevalentemente agricolo, cattolico: una regione che porta dentro un amore di sé, un narcisismo, una felicità nel suo pittoresco, una delizia nel fare teatro di se e delle proprie condizioni, ce lo distraggono dalla spinta per il mutamento e lo affezionano al suo stato. Non per nulla la civiltà veneta è soprattutto coloristica, architettonica ed idillica; scarsa di apporti filosofici e letterrari dello stesso valore”

“Anche il paesaggio è ovunque presente nel Veneto, come una persona viva. C’è un velo lievemente esotico, una luce semiorientale che si distende dappertutto. E’ una fantasia dell’Oriente, d’una delicatezza che non ha l’Oriente vero. Nel Veneto anche il paesaggio è per metà natura e per metà quadro, e vive e si guarda vivere, e si compiace di se stesso” (Bruna Mezzalira Baldini, “Guido Piovene e il suo Veneto”, in Novi Quaderni Veneti, marzo-aprile 1999, p. 41)

L’Asolano

L’Asolano, come si sa, ha ispirato poeti, letterati, pittori e musicisti di talento. “Questa patria della terra italiana fra Rialto e le fontane del Brenta e del Piave” – come Dante Alighieri la descrive nel Canto IX del Paradiso – fu la residenza estiva dei signori veneziani che fuggivano dalla canicola, sedotti dalla dolcezza del suo clima e dalla quiete dei suoi luoghi incantevoli. Terra pedemontana, ai piedi del Monte Grappa, ispirò poeti Hery James, Robert Browning e Giosuè Carducci che la definì la “Città dai cento orizzonti”. Pittori e musicisti di talento, come i Giorgione, Lorenzo Lotto, Paolo Veronese, Marius Pintor, Filippo De Pisis, Igor Strawinsky e Gian Francesco Malipiero le resero ugualmente omaggio. La grande ed instancabile viaggiatrice britannica Freya Stark ne fece la sua dimora preferita, mentre una delle più grandi tragediste italiane, Eleonora Duse, dispose nel suo testamento di essere lì sepolta. Tuttavia, Asolo è anche conosciuta per essere stata indissolubilmente legata all’asilo dorato della regina di Cipro, Caterina Corner, attorno alla quale Pietro Bembo dedicò i suoi Asolani*, apparsi nel 1505 per i tipi di Aldo Manuzio.

Immagini di Elenora Duse, D’Annunzio, Filippo De Pisis, Gian Francesco Malipiero, Cardaci, Freya Stark

Immagini del paesaggio collinare – Monfumo, Castelli, il Muson

Gli Asolani

L’opera, come altre appartenenti a questa fase di rifondazione della letteratura volgare, dall’Arcadia del Sannazaro fino alle stesse successive Prose del Bembo, ebbe una gestazione assai lunga, quasi decennale, prima di giungere alla prima edizione, pubblicata a Venezia, ancora da Aldo Manuzio, nel marzo del 1505.

[…] ho voluto alcuni ragionamenti raccogliere, che in una brigata di tre nostre valorose donne, e in parte di madonna la Reina di Cipri, pochi dì sono tre nostri avveduti e intendenti giovani fecero d’Amore, assai diversamente questionandone in tre giornate, a fine che il giovamento e pro che essi hanno a me renduto, da loro che fatti gli hanno sentendogli, che nel vero non è stato poco, possano eziandio rendere a qualunque altro, così ora da me raccolti, piacesse di sentirgli (Asolani, Lib. I, cap. I, in P. Bembo, Opere in volgare, a cura di M. Marti, Firenze, 1961, p.12).

Il tema d’amore si pone – come era accaduto in vari tempi (si pensi al conflitto interiore petrarchesco, alle proposte del circolo ficiniano) – come perno e metafora di una nuova riflessione a più vasto raggio, sulla funzione conoscitiva dell’esperienza lirica, sulle valenze sociali del dialogo intellettuale, sulla realtà e sui ruoli della donna in un tempo di crisi e di trasformazione istituzionale delle forme del potere. Tutto questo non poteva avere per sfondo la società repubblicana e di pratica mercantile che governava Venezia; e infatti gli Asolani sono acclimatati in una piccola serra, in quel frammento di realtà signorile che fu, nel territorio della Repubblica, la corte asolana di Caterina Corner. (Giancarlo Mazzacurati, “Pietro Bembo”, in Storia della cultura veneta. Dal primo quattrocento al Concilio di Trento, II, Neri Pozza Editore, 1980, p.8)

Il libro si presenta come un testo istituzionale, cioè come uno strumento di orientamento, non soltanto tra gli aspetti contradditori dell’eros, ma anche tra le forme di vita e di comunicazione che debbono fargli cornice. Negli Asolani troviamo anche una cultura filosofica del Bembo, impregnata di neo-platonismo che proveniva principalmente dai patrimoni librari e dalle relazioni culturali domestiche: il padre Bernardo fu infatti tra i principali perni degli scambi tra Firenze e Venezia, negli anni dopo il ’70. Non dimentichiamo che nel Veneto il Bembo avrà, per tutta la vita, residenza privilegiata (e larga influenza culturale) a Padova, nella villa Bozza, chiamata il Noniano, che fu già del padre e che egli arricchì ulteriormente, nel corso degli anni, di collezioni numismatiche e antiquarie, di quadri, di libri e manoscritti rari, fino a farne un modello di museo privato cinquecentesco. Ma a Padova c’era, oltre ad un ambito domestico insieme prestigioso e discreto, la contiguità con la più celebre istituzione culturale dello Stato veneto, con quello Studio il cui prestigio tornava a crescere, dopo fasi d’eclissi nel Quattrocento, a livello europeo; e il pubblico dello Studio sarà, dopo quello delle corti, il principale veicolo dei suoi messaggi di riforma culturale. Ma questo anticipa già di troppo un itinerario che ha ancora molte tappe intermedie da attraversare (pag. 10).

Immagini del cardinale Pietro Bembo, Caterina Cornaro, il frontespizio degli Asolani, Munuzio

I paesetti e il paesaggio bucolico

Giorgione è stato il principale tramite per la diffusione del genere del paesaggio bucolico nella pittura veneta del cinquecento. Si tratta di un tema che risente della voga letteraria introdotta nel 1475 dall’Arcadia di Jacopo Sannazaro, opera di straordinario successo divulgata a Venezia attraverso sessanta edizioni cinquecentesche, a cominciare da quella pirata del 1502, che precede la versione defintiva pubblicata nel 1504. Gli scenari silvani della mitica terra dell’età e della poesia pastorale sono rievocati anche negli Asolani di Pietro Bembo, apparsi nel 1505 per i tipi di Aldo Manuzio. Nei paesaggi dipinti da Giorgione e dai suoi seguaci assistiamo alla trasposizione di questo ideale poetico per cui uomo e natura si specchiano l’uno nell’altra. Pensiamo per esempio alle quattro piccole tavole verosimilmente costituenti i lati di un mobile o di un cofanetto, conservate al museo Civico di Padova e in due musei di Washington. Per gli storici si tratterebbe di un immaturo debutto del maestro di Castelfranco, ma anche sono stati proposti vari nomi, tali da comunque da permettere di qualificare Giorgione come il principale tramite per la diffusione del genere del paesaggio bucolico nella pittura veneta del Cinquecento.

Alcune opere di: Artista veneto del XVI secolo, Idillio campestre, Padova, Museo Civico. Artista veneto del XVI secolo, Leda col cigno, Padova, Museo Civico. Artista veneto del XVI secolo, L’astrologo (Orfeo e il tempo), Washington, Phillips Memorial Gallery. Alla National Gallery di Washington si trova la quarta tavoletta che condivide le oscillazioni attributive delle tre sottostanti.

Il Possagnese

Il Possagnese è indissolubilmente legato al nome di Antonio Canova, di cui è possibile ripercorrere la vicenda umana e artistica – nascita, opere, morte – visitando in successione le stanze della sua casa natale, la Gipsoteca e il grandioso Tempio Canoviano, progettato dal “Principe Perpetuo” dell’Accademia di San Luca e costruito dalla comunità possagnese, che ne accoglie la tomba. Ma non possiamo dimenticare il contributo lasciatoci dall’architetto Carlo Scarpa, che ha dato uno dei migliori esempi di museografia moderna, definendo uno spazio di eccezionale qualità. L’architetto veneziano sfruttò l’incidenza della luce naturale e le caratteristiche dei materiali di rivestimento, riuscendo a far risaltare mirabilmente oggetti d’arte particolari come i gessi canoviani. Anche la nuova ala destinata per incontri e galleria d’arte contemporanea, su progetto dell’architetto trevigiano Luciano Gemin, risente dell’influenza scarpiana, inserendosi pienamente nel sito canoviano. Attualmente funziona dal 1980 il Centro Studi Canoviani, con una cospicua raccolta di libri , lettere, documenti e testimonianze del Canova, attraverso il quale il Consiglio della Fondazione Lascito Canova promuove periodiche iniziative per la divulgazione dell’opera canoviana. Come i recenti studi su dipinti “canoviani”, restaurati dall’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto l’egida della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto (a cura di Anna Maria Spiazzi e Gabriella Delfini Filippi).

Immagini di Antonio Canova, della Gipsoteca, del Pantheon, di Carlo Scarpa

Un contributo redazionale esterno sarà dato per una breve storia locale, che parli anche del tessuto socio-culturale in cui Mary Vardanega convive da tanto tempo. Una nota ai “Posagnot” con brani scelti (Immagini del paesaggio scelte dall’artista. Foto scelte del suo album).

Il tessuto economico-sociale in piena metamorfosi

Asolo e Possagno, due paesucoli vocati per la storia dell’arte si trovano tra i due poli di grande espansione industriale e di servizi: a Ovest il distretto di Bassano del Grappa e a Est quello di Montebelluna, sulla imminente arteria della pedemontana che ricongiungerà l’Est europeo con il centro Europa.

Mary Vardanega ne coglie sul piano sentimentale, senzazioni che la portano a ripercorrere immagini, ricordi, pensieri di memorie domestiche infantili – anche di una giovinezza spensierata – che solo lei li sa trasformare in dipinti e oggetti d’arredo ricchissimi di colori con un “lucido rigore compositivo, plastico, mescolati con dolcezza femminile ad una ariosità di luce, di gusto, di atmosfera guizzante e impalpabile, nel miracolo dell’attimo che si consuma e ricrea” (Giancarlo Cunial).

Molte delle sue vedute – dall’Asolano, al Possagnese, dalla campagna dell’estremo nord di Padova alle Colline Pesaresi – sono già dei “reperti archeologici” nel senso che gli stessi luoghi hanno avuto un radicale cambiamento per esigenze di carattere speculativo ed economico. E Mary Vardanega ne è consapevole, anzi nelle sue recenti opere vi è la sensazione di una accentuazione nei toni, nelle pennellate, nei tratti, nel soggetto umano che domina un fondo ,”il signore della terra”, come giustamente l’ha definito Cunial. Fino a quando rimarrà “signore” in questa terra?

Immagini dalla sua casa, che ha sempre visto.

Una veduta della valle dalla Rocca di Asolo. I Castelli di Monfumo. Onè fi Fonte.

D’Aprile

Soli

Il ciliegio

Ed io.

Soli nella quiete

Ondulata nel colle.

Fruscio d’api

Laborioso

In fragranza di petali,

Su fasce d’azzurro

E lucide fronde

La capinera.

Scontrosa capinera

Ricanto con te

La favola d’aprile.

Riflessi primaverili

Canti di cielo mattutini,

profumo di viole,

tepor di sole,

incanto…

di ciliegi in fiore.

Aneliti d’amore,

felicità soffusa

per vita sbocciata,

Spirito purificato,

da tempo anelato.

Essenza di gioia esplosa,

nel mistico

apparire del giorno.

Soave armonia

Di mille corolle,

odore di prati,

inneggianti alla vita,

nell’essere mio

la gioia infinita.

Sole Pittore

Autunno, sole color fuoco pittore.

Pennello dorato nel raggio:

un albero giallo splendente,

uno stagno con riflessi infocati e

fiori delle corolle ardenti.

Svariati e allegri colori vinti

Dallo spirito monotono, ma imponente

Del sole color fuoco pittore.

Pochi minuti colorati,

poche passate di un pennello dorato

e una sola tinta sfumata popola

il paesaggio al tramonto:

la magica e scintillante vernice

del sole color fuoco pittore.

(“D’Aprile” di Wanda Casellato in El Sil, periodo periodico del Circolo “Amissi de la Poesia”, Treviso, n°4 Anno XXVIII, Aprile 1999, p. 1.; “Riflessi primaverili” di Itala Biondo Buffon, in El Sil, op. cit., n°7, Anno XXIX, Lujo 2000, p. 7.; “Sole Pittore” di Serena Carozzi, in El Sil, op. cit., n°7, Anno XXX, Lujo 2001, p. 3)

PARTE SECONDA

Cap. III: Mary Vardanega, trent’anni d’impegno culturale e artistico

Intervista da completare al termine della prima bozza del libro, a cura di una giornalista del mondo dell’arte.

Immagini tratte dall’album di famiglia dell’artista.

Mary Vardanega cresce a Possagno. Qui si respira ancora un’aria fine e frizzante con sottili odori di bosco. Vi è una comunità che vuole custodire gelosamente i propri valori, nonostante si sia sviluppata velocemente un’imprenditoria non solo del “mattone e della tegola esportati in tutto il mondo”. Si percepisce un sentimento collettivo nel voler salvaguardare le tradizioni, anche quelle legate alla fede cattolica, che fanno da contraltare all’imponente Chiesa – Pantheon e alla magnifica collezione di gessi, bozzetti, marmi e quadri dell’accademico Antonio Canova, elegantemente custoditi nella Gipsoteca ideata da Carlo Scarpa.

Il neo-classicismo, impregnato di illuminismo e romanticismo, e il minimalismo scarpiano sembrano calati da un altro pianeta, in questo ambiente dove Tutto era pace intorno / e silenzio agreste, ma che, appena sotto nella valle, vi sono i capannoni artigianali che avanzano come una colata di lava. Nuovi insediamenti che si stanno preparando per affrontare lo sviluppo futuro che sarà ancor più generato da un’autostrada della pedemontana, arteria che sconvolgerà l’intero territorio. D’altronde l’asse est-ovest è in continua espansione, grazie anche all’assorbimento nell’Unione europea dei Paesi dell’est, liberatisi dalla dittatura comunista.

Non ne sembra irritata, con il suo bel viso scarno, incorniciato da un massa di capelli argentei con due grandi occhi azzurri. Manifesta un certo nobile fascino. Ha dei modi tranquilli, garbati, ci sa fare. La sua vita è anche piena di molti sacrifici al servizio della sofferenza degli altri, che, a vedere la straordinaria produzione di nuovi quadri, non sembrano aver lasciato traccia nel suo volto e in particolare nella sua capacità inventiva. Solo un grande esperto di psicanalisi potrebbe interpretare i suoi colori, le sue scene, le sue vedute, le sue nature morte e determinare il grado di causalità. Perché ha bisogno di colorare tanto una superficie di un metro quadro? Anche i suoi schizzi possono essere oggetto di riflessione. Dai tratti veloci, i soggetti ripresi danno l’opportunità di cogliere un punto divertente, un altro curioso, o addirittura un particolare che ha colpito l’estro di Mary.

Le sue tinte possono essere tenui, molto diluite, con infinite sfumature, da cui si intreccia una raffigurazione languida, con una iconografia astrusa di vegetazione, ma è proprio la vegetazione che piace tanto a Mary. Ci propone un impegno verso il “suo” ambiente che la circonda: colore e calore che in molti altri maestri ispiravano gli splendidi paesaggi del pedemonte trivigiano, ancora oggi, per fortuna , in grado di originare intense suggestioni. Ma fino a quando potrà durare questa spinta emozionale della natura? L’emozione di oggi sarà quella di domani?

Mary Vardanega – abbiamo detto – è molto particolare, riservata, sa di essere interprete dei migliori valori pittorici di questo Veneto, con l’uso del chiaroscuro, con le forti contrapposizioni, con le tinte corpose. Ma sa anche all’improvviso ingentilirsi, con i cieli che si tergono, con le prospettive che si aprono ad illuminare intensamente le figure, con quei gialli che accecano. Osserva, ne coglie l’attimo fuggevole, si emoziona davanti ad un uomo che falcia l’erba, di fronte ad un bosco di siepi, di roveri, di noccioli, di faggi,…lo chiama “il signore della terra”. Questo suo lungo viaggio poetico, talvolta tortuoso e irrefrenabile, raccolto in questo volume può farci capire che “Mary è da molto tempo approdata ad un suo genere di pittura passionale: un informale che riesce ad esprimere un’intelligenza creativa che non vuole assolutamente abbandonare quella simbologia tanto cara nella contemplazione della bellezza della natura, riuscendo ad integrare armoniosamente il sogno con la realtà. E questi sono i valori con i quali Mary ci aiuta nel sostenerci , in una ricerca perenne, come di un Sacro Graal, di una coscienza del vivere, e del coraggio nel morire, ogni volta in un giorno o, alla fine, una volta per tutte” (Sergio Biron).

Non ama molto parlare di sé. E’ riservata. La ricostruzione, anche parziale, delle immagini è indispensabile all’esistenza dell’artista in quanto tale. Esse sono la sede dei suoi ricordi vaghi, talvolta accentuati, delle sue virtù, delle sue passioni, dei suoi segreti e solo nello scoprirli, nel contemplarli, nel giudicarli, rappresentano la sua vita.

La storia dell’arte, al pari della storia di qualsiasi altro argomento, dipende per la sua coerenza dalla scelta arbitraria di un principio, benché la parola “principio” sia forse troppo solenne per quel che è solo una scelta di comodo. Sullo sfondo della suddivisione cronologica della produzione artistica di Mary Vardanega, si trova intrecciata da percorsi compiuti talora in categorie stilistiche mutevoli. Si sa che la storia dell’arte è dominata dalle opere di alcuni geni, e che le manifestazioni minori di un periodo storico sono particelle delle linee di forza emanate da questi punti fissi. Un grafico rappresentante questi punti fissi e le linee radianti (che sovente si incontrano e si amalgamano) ci darebbe forse l’immagine più precisa della situazione storica, ma non potrebbe venir tradotto in una narrazione verbale.

Cap. IV: Tavole / Olii, Acquerelli, Schizzi, Incisioni / Ceramiche e Sculture

Ha un suo proprio stile che ha un legame con le tradizioni acquisite di questa parte del Veneto Occidentale, tra il Brenta e il Piave. Cerca di creare forme e plasticità più appropriate al senso e alla sensibilità di un’epoca che ci sta sfuggendo di mano. In molti suoi quadri, il paesaggio collinare da lei sublimemente descritto, in pochi anni si è radicalmente trasformato, rimanendo così una fonte storica per l’intera comunità. Restituisce alla pittura l’integrità stilistica che si sta trasformando in un qualcosa di diverso. E’ una “creatrice d’immagini”, idealista per certi versi, che trova conforto di creare assoluti valori della “pura forma”. Una pittura e una ceramica, tra l’impressionismo e l’espressionismo, con ricordi che vanno all’antica bottega di arti veneziane, al “modernismo cromatico di Gino Rossi”, difficile da inscatolare. Muta con il mutare del materiale, del soggetto – sia esso floreale o paesaggistico o ritrattistico – procura l’illusione della vita, della natura, dell’ambiente se non con la rappresentazione di “suggerire simultaneamente tratti di colore accostati”. S’interessa allo studio del colore, delle tonalità, dei fondi, rappresentando le sue sensazioni visive, le quali possono anche essere illusorie, ma forniscono un risultato che è più vicino alla verità di qualunque fotografia. Ha una percezione visiva molto sviluppata, che le arriva in eredità dopo una lunga elaborazione culturale. E in quanto “donna” – per riprendere un pensiero di Alvaro – ciò le permette di avere “una percezione esatta e sicura della bellezza”. Il suo disegno ad olio rappresenta una realtà molto spesso fedele all’esperienza visiva.

Accostamento con immagini fotografiche di certe vedute.

I quadri e le ceramiche avranno due o tre illustrazioni (Generale, particolare e punto focale)

Quante volte ci soffermiamo davanti ad un fiore, ad un cespuglio, ad un gruppo di case con il campanile della chiesa arroccati sulla collina, cercando di cogliere i particolari, descrivendone con il pensiero un piacere sensitivo, sfuggevole. Un paesaggio però che sembra minacciato da una “selvaggia appropriazione e distruzione dai suoi stessi abitanti, sostenuti da forze avide e sordide” (Fausto Schiavetto). O forse perché i Veneti non conoscono la razionalità di grandi progetti infrastrutturali? Abbiamo ancora le strade tracciate dai Romani, le ferrovie dagli Austriaci, la canalizzazione dai Veneziani….dunque solo qualcuno dall’alto può piegarci.

Nei quadri e nelle ceramiche di Mary Vardanega non vi è un senso di ansia, di solitudine, ma di riverenza nei confronti della natura, del passato, dei maestri. Sembra un dipingere sereno, con una propria lucida organizzazione orchestrata. Sembra a prima vista “naturale”, e non lo è.

Fabbrica un mondo visionario, ma tutti gli elementi che lo compongono, provengono dal reale osservato e fissato da un obiettivo minuzioso. Inventa un mondo che non c’è più. Un mondo però non potrebbe essere nato fuori del suo momento storico. Ha con il tempo storico lo stesso rapporto del fiore con la pianta, che è un organismo “diverso”, di una materia, di un colore e di un profumo “diversi”. Ma potrebbe sbocciare solo su quella pianta a cui non somiglia. Non inganna e non simula. E’ la sua mano condotta da un’ispirazione e ingegno che prevalgono nell’esito finale.

Osserva, interpreta, riscrive la realtà che la circonda. Costruisce un proprio mondo visivo che ce lo trasmette con intensità.

Cap. V: Testimonianze (di critici, storici, galleristi, assessori alla cultura, amici, scampoli letterari)

“- L’Arte! L’Arte! – Ecco l’Amante fedele, sempre giovine, immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso Alimento che fa l’uomo simile a dio” (di Gabriele D’Annunzio, Il piacere, Milano, 1955, cit. in Grande Dizionario della Lingua Italiana, fondato da Salvatore Battaglia, voce Arte, IV-1-146).

Per dipingere la realtà bisogna inventarla. Per dipingere la realtà bisogna osservarla. L’osservazione, per quanto attenta e acuta, è sempre parziale, legata al momento. L’invenzione è più libera. Osservazione e invenzione sono entrambe soggettive ma l’invenzione si avvale di un numero molto più grande di dati emozionali (sensitivi, di cultura). L’invenzione fa violenza all’osservazione e il margine tra osservazione e invenzione costituisce il secondo livello dell’operare artistico.” (di Ernesto Treccani , tratto da Come si compone un quadro: i tre livelli. La vita, l’invenzione, dal colore alla tela, pubblicato in L’ozio letterraioo e d’arte, periodico di cultura, ed. Antonio Facchin Editore, Roma, 2001, n°1, p. 196)

Che cos’è il colore nel nostro secolo? Il concetto di colore sopporta tutte le variazioni dell’estetica, come idea generale dell’arte e delle poetiche dei singoli artisti. Per Van Gogh il colore si identifica con la realtà “sono sempre alla ricerca del blu. Le figure dei contadini, qui, come regola generale, sono blu”, come si capisce la base di questa ricerca è l’istinto….(da Raffaele de Grada, “Il Ventesimo, il secolo del colore”, in L’ozio letterario e d’arte, op cit., 2001, n°1, pag. 209).

Il 10 giugno del ’40

Tuti in piàzha, i ciamèa

I altoparlànti par le strade,

(…) èco ‘dèss parla ‘l Duce,

che co’ vòse in gran fòrma

el fà l’anùncio de ch’el dì.

L’è la guera lù el dìse,

E zò tuti a aplaudir.

e la finirà in t’un lampo

co’ ‘na gràn vitoria nostra.

Chi mai ‘l varìa dita

Che dopo i batimàn

Sarìa rivà de bòta, làgreme e luti in quantità?

Sie ani de guèra dura,

Che l’à ciapà ‘l mondo intiero,

e po’ la disfata:

Fradèi, contro fradèi, le idèe le jèra tante.

(…) Fanfare, gloria e vitòria,

queste, le promèsse;

e noialtri tant ingènui

a crèder, a speràr, a spetàr, a sofrir.

E pensar, che al 10 giugno del 40,

ghe jèra stàt el batimàn….

(Di Ester Zanatta Sòsero in El Sil, op. cit., n°6, Anno XXIX, giugno 2000, p. 2.

Cap. VI: raccolta iconografica in senso cronologico

Abbiamo tentato di seguire un ordine cronologico, con la piena consapevolezza che si tratta di una semplificazione arbitraria, di una scelta che comporta ripetizioni, contraddizioni e problemi ambigui di valore. Le opere di Mary Vardanega sono allo stesso tempo moderne e classiche.

Inizia con la pittura, ma intraprende una lunga carriera di ceramista.

Nella pittura, la ricerca di Mary Vardanega persiste nel valorizzare l’ambiente asolano con esperimenti innovatori: cogliere particolari della luce morbida ed avvolgente che esprimono una poesia ambientale. Le sue vedute registrano in modo univoco “una finestra trasparente sull’esperienza”. Per alcuni le sue opere vanno viste in un un’ottica neoimpressionista, per altri in quella neoespressionista, per noi invece Mary Vardanega può essere definita un’artista neorealista che avverte una sua congenita vocazione socio-culturale ben radicata nel territorio. Non fugge, si ferma davanti ad esse – incuriosita e appassionata com’è della bellezza delle cose – per “santificarle” su una tela, un vaso, un piatto, un pezzo di carta.

Cap. VII: Note biografiche

Mary Vardanega è nata a Possagno (Treviso), il 21 maggio 1946. Ha frequentato il Liceo Artistico di Venezia, per poi avviarsi all’attività di ceramista e di pittrice. Fonda una Galleria d’arte ad Asolo che per anni le permette di affinare la sua sensibilità “naturalistica” e di confrontarsi con altri artisti. Così scriveva di sé nel 1997: “La mia vita è amore, arte e musica.L’acquerello lo faccio qualche volta. Creare forme con l’argilla….vorrei poterlo fare di più. Sulla ceramica la pittura non è mai totalmente spontanea, causa la tecnica e le complicanze che io stessa aggiungo, perché pretendo molto da me stessa in questa tecnica. Una breve intervista ad Angelo Gatto che l’ha avuta come allieva.

Sulla tela metto soltanto momenti di estremo bisogno di esprimere sensazioni che, se non posso subito mettere in pittura, mi bruciano dentro da farmi star male, perché so che, passate quelle ore magiche, non proverò più la stessa sensazione guardando quel paesaggio….quell’oggetto…quel volto….Credo ci siano sempre momenti nei quali il nostro spirito e tutto ciò che ci circonda vivono un attimo così lirico e forte da creare una totale fusione tra l’anima e la natura”.

In quest’ultimo biennio decide di dedicarsi maggiormente allo studio della luce, del chiaroscuro, delle mille tonalità che un occhio preparato e sviluppato come il suo riesce a cogliere in certi momenti della giornata scorci di paesaggi assolati delle colline asolane. Dalle parti delle sorgive del Muson, con boschi e sottoboschi, ciliegi in fiore, covoli di fieno, anziani che falciano l’erba a mano… E con altrettanto piacere passa a motivi floreali, nature morte e figure femminili, che ama in particolar modo.

Percorso artistico di Mary Vardanega

Inizia gli studi al Liceo Artistico di Venezia, si perfeziona frequentando assiduamente il maestro Angelo Gatto, O. Stefani ed altri. E’ ceramista dal 1972 e dal 1976 si avvia all’attività in proprio con il forno a San Martino di Lupari (Padova).

1981: Mostra Mercato Internazionale dell’Artigianato a Firenze (cf. Rivista Artigianato,n°112, p. 40, ceramiche d’arte con motivi floreali)

1981: Venice Mart ’81, Rassegna di artigianato artistico patrocinata dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto, Commissione Provinciale per l’artigianato, (cf. Catalogo della Mostra, pag. 32 ceramiche d’arte con figure femminili canoviane)

1982 Venice Mart ’82 Rassegna di artigianato artistico, Palazzo Vendramin Calergi patrocinata dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto (cf. Catalogo della Mostra, pag. 28, ceramiche d’arte)

1983: VII Mostra Mercato Artigianato Artistico, Villa Fianchetti Preganziol-Treviso, con il patrocinio della Provincia di Treviso, Associazione Artigiani della Marca Trevigiana.

1986: Venice Mart ’86, Confartigianato, Associazione Artigiani Venezia CGIA (cf. Catalogo della Mostra, “scudo in ceramica”)

1986: nasce La Tribuna di Treviso, quotidiano del gruppo L’Espresso-De Benedetti

1986. Cronache Trevigiane, mensile di attualità, anno II, N° 4-5, aprile-maggio 1986, intervista di Giusi Vinello “Una donna, una storia: Mary Vardanega”, pag. 46 ss.

1987: Rassegna della Creatività Artigiana, Mostra organizzata dall’Associazione Artigiani della Marca Trevigiana, Consorzio dei Comuni Opitergino-Mottense, Casa Gaia Portobuffolè.

1987-88: 58° Fiera Internazionale di Padova, Mostra dell’Artigianato Veneto, premio di 100 mila lire offerto dalla Camera di commercio di Padova.

1988: Mobile d’Arte e Arredo”, Mostra organizzata dall’Associazione Artigiani della Marca Trevigiana, Villa Bolasco, Castelfranco Veneto (Catalogo della Mostra)

Fonda la prima “Galleria d’Arte Vardanega” in via Browing ad Asolo. L’inaugurazione ufficiale si svolge domenica 30 aprile 1989, con la presenza dell’on. Bernini, e la presentazione d’apertura di Paolo Rizzi. Sono invitati Albanese, Ambrogio, Bascherato, Boscolo, Calabrò, De Marchi, Gatto, Longinotti, Gagnolato, Milano, Pregnolato, Roma, Stefani, e la stessa Vardanega.

1989: Cade il muro di Berlino…”La porta della Libertà, questo potrebbe diventare il nuovo nome della porta di Brandeburgo se l’appello lanciato da Modrow alla folla berlinese giubilante sarà accolto nella pratica”, ritaglio di articolo del Gazzettino diretto da Giorgio Lago.

1990: Ex tempore di pittura “Aspetti di vita e paesaggi di Cavasagra”, Vedelago (Treviso)

1990: “E Zeri annuncia: ecco i 77 potenti dell’arte italiana” (ritaglio di cronaca del Gazzettino)

1990: soggiorni d’arte a Rapallo, sul golfo Tigullio.

1991: Venice Mart ’91, Rassegna dell’Associazione Artigiani Venezia-Confartigianato (scudi dipinti di pegonie)

1992: Prima personale di Mary Vardanega a Nove (Vicenza)

1992: 31° Concorso Nazionale di Pittura, Città di Arsero-Comunità Montana

1992: 7° Mostra extemporanea di Pittura Sant’Eulalia (Borso del Grappa – Treviso), Primo Premio 1993: Mostra di Pittura di Mary Vardanega presso la Nuova Ala della Gipsoteca Canoviana, Possagno (presentazione del prof. Giancarlo Cunial), con il patrocinio del Comune di Possagno, del Lascito Fondazione Canova e della Biblioteca Comunale

1994: Mostra d’Arte di Mary Vardanega “Pittura e Ceramica come esaltazione Poetica della Natura”, Saletta Baldassarri, Pesaro, con il patrocinio della città di Pesaro (cf. ritagli di cronaca tratti da Il Resto del Carlino, 17, 20, 21, 23, 26 agosto 1994. “La dolce inquietudine di un’artista di talento” di Riccardo Paolo Uguccioni)

1995: Premio di Pittura nel 50° di fondazione dell’Associazione Commercio Turismo e Servizi della Provincia di Treviso, Treviso, Premio di lire 1.000.000 della Banca Popolare di Castelfranco Veneto con il quadro “L’arte di continuare a stupire”.

1996: Mostra di pittura Mary Vardanega, Villa Balladoro di Povegliano Veronese, con il patrocinio del Comune di Povegliano Veronese, la Biblioteca Comunale e l’Associazione ARTA (ritaglio di cronaca tratto da Il Giornale di Verona)

1996: corrispondenza con l’amica Anna Parkinson ved. Fabbri, per l’organizzazione di una personale a Rapallo

1996: 2° Concorso di Pittura sul tema “L’Idroscalo di Milano nelle Quattro Stagioni”, con il Patrocinio della Provincia di Milano, Assessorato allo Sport, Turismo e alla Comunicazione Istituzionale. Organizzato dal Gruppo Artistico Forlanini-Monluè di Milano

1997: “Il Mare e la Natura”, dipinti e ceramiche. Mostra personale di Anna Parkinson e Marì Vardanega, Villa San Giacomo, Comune di Santa Margherita Ligure, Assessorato alla Cultura.

1997: 4° Rassegna Artisti Sanmartinari, a cura di Giorgio Segato, con il patrocinio del Comune di San Martino di Lupari, Assessorato alla Cultura (Catalogo pag. 45, La Fornace, olio su tela cm 50×50; La psiche ….ceramica ….

1998: International Balloon Meeting, Raasm Park Trophy, Bassano del Grappa, Mostra collettiva di ceramiche d’arte

1999: Artinsieme, con il patrocinio della Comunità Montana del Grappa, 34 Artisti del gruppo Artinsieme espongono in varie località: Asolo, Paterno, Sant’Eulalia, Cassanego, Borso del Grappa, Onigo, Possagno, Cavaso

1999: Marì Vardanega espone all’Oratorio dell’Assunta a Conegliano, con il patrocinio del Sindaco di Conegliano Floriano Zambon (presentazione di Sergio Biron) 1999: 5° Rassegna Artisti Sanmartinari, a cura di Giorgio Segato, con il patrocinio del Comune di San Martino di Lupari, Assessorato alla Cultura (Catalogo pag. 47, di schiena, olio su tela cm ….)

1999: 1° Concorso Nazionale di Pittura “Caffè, osterie, personaggi in Asolo”, sezione estemporanea – Caffè Centrale – Asolo sezione tema libero – TCS color service, con il patrocinio del Comune di Asolo in collaborazione con l’Associazione culturale Jacopo da Ponte Pro Loco-Asolo

2002-2001 Per motivi famigliari deve trascurare la produzione annuale di ceramiche e pitture.

2002: Personale di Mary Vardanega a Onè di Fonte, con il patrocinio del Comune di Onè di Fonte. Presenta in anteprima le sue nuove vedute del “Signore della terra”. E’ invitata dal Palio di Castelfranco di disegnare e dipingere il Palio dedicato al Castel d’Amore. Terza personale a Rapallo, con il patrocinio del Comune. Si prepara all’impegnativa mostra di Roma da svolgersi presso la Galleria di Castel Sant’Angelo.

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