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Diario di guerra degli inviati del Corriere

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Riportiamo tel quel i loro brevi racconti quotidiani. Finita la guerra (quando?) estrapoleremo le frasi più significative per incollarle in un volumetto da noi preziosamente confezionato. Ci interessano certe frasi e certi ragionamenti di esperti della comunicazione. Arte è anche questa: l’unione tra il verbo e l’immagine ricavata da tante foto che si vedono con progressione insistente sul web. Un augurio ai nostri inviati che ritornino sani e salvi.

Quattro “sciacalli” iracheni arrestati dai soldati Usa e fatti inginocchiare di fronte a una statua di Saddam Hussein.

Bassora – Francesco Battistini – ore 14.45 (11.45 italiane) Entrando a Bassora, alle porte della città, ho visto una postazione della polizia irachena mitragliata e a fianco tre camion bruciati che non hanno ancora smesso di fumare.

Poche decine di metri più avanti c’erano quattro “sciacalli” iracheni arrestati dai soldati Usa e fatti inginocchiare di fronte a una statua di Saddam Hussein.

Gli inviati del Corriere

Israele-Libano Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina

Tel Aviv, Israele – Guido Olimpio

Giordania Amman, Giordania – Antonio Ferrari

Iran Teheran – Paolo Conti

Teheran – Fabio Cavalera

Irak Bagdad, Iraq – Lorenzo Cremonesi

Bassora- Safwan, Iraq- Francesco Battistini –

Bassora – Renzo Cianfanelli

Erbil – Andrea Nicastro

Ibrahim Khalil, frontiera Iraq-Turchia – Andrea Nicastro

Prima linea di Kalak, Kurdistan settentrionale – Andrea Nicastro

Qatar As-Saliyah, Qatar (Comando Usa) – Luigi Offeddu

Doha, Qatar – Luigi Offeddu

Arabia Saudita Riad, Arabia Saudita – Cecilia Zecchinelli

Dagli occhi dei nostri inviati nel Golfo

21 marzo 2003

Riad, Arabia Saudita – Cecilia Zecchinelli – ore 1.30 (23.30 italiane) La parte della città in cui mi trovo è deserta. Non c’è più la tempesta di sabbia. E’ tutto molto fermo. In giro si vede soltanto molta polizia perché è alto il timore di attentati mentre sono praticamente nulle le possibilità che arrivino missili sulla città.

Amman, Giordania – Antonio Ferrari – ore 22 (20 italiane) Sono di ritorno dalla casa di un amico giordano che ha un fratello a Bagdad. Di solito è molto ben informato. Il mio amico ha appena parlato con il fratello e ha cercato di interpretare le sue parole, pronunciate praticamente in codice, per capire che cosa fosse successo a Saddam e se fosse vera la voce del suo ferimento. Impossibile interpretare una risposta che sia anche una certezza. Il fratello si è tenuto sul generico: «Qui tutto bene, ci sentiamo domani».

Tel Aviv, Israele – Elisabetta Rosaspina – ore 19,50 (17,50 italiane) Sono sulla cima di un grattacielo assieme a due poliziotti che hanno un compito quasi irreale. Nel caso che vengano lanciati missili su Tel Aviv, loro devono controllare in quale punto della città cadono per guidare i soccorsi dall’alto. In una condizione di non emergenza questi poliziotti fanno lavoro di routine e proprio per questo conoscono perfettamente le strade della città e sono in grado più di chiunque altro di gestire dall’alto il flusso del traffico per raggiungere una zona disagiata. Per adesso, però, il binocolo che gli agenti portano al collo non è servito a segnalare nessun punto d’emergenza. La situazione è tanquilla. dal binocolo si vede soltanto la normale vita in città.

Gerusalemme, Israele – Guido Olimpio – ore 18,30 (16,30 italiane) A Gerusalemme sta suonando la sirena ma non è quella d’allarme. E’ la sirena che segnala l’inizio dello Shabbat, il giorno di riposo che qui cominicia dal tramonto del venerdì fino al tramonto del sabato. Per le strade è tutto tranquillo. La gente non sembra aver paura. Qualcuno gira con le maschere antigas, soprattutto i bambini ma la situazione si può dire rilassata . E’ la solita Gerusalemme.

Prima linea di Kalak, Kurdistan settentrionale – Andrea Nicastro – ore 13,25 (10,25 italiane) Qui ci sono due ponti che potrebbero essere usati per far arrivare i peshmerga, i soldati curdi, dall’altra parte del fiume, e poi fino a Mossul e Kirkuk, le due principali città del nord dell’Iraq. Sono nascosto dietro la casa di un villaggio sotto il tiro dell’artigleria irachena. Ma tutto è tranquillo, dopo l’inizio dei bombardamenti a Bagdad su questo fronte non si è mosso quasi nulla. In questo momento non sparano, hanno sparato questa notte qualche colpo di mortaio. C’è però grande tensione perché sulla collina a 4-500 metri si vedono i cannoni dell’artiglieria irachena, che potrebbero sparare e fare esplodere i due ponti. Ma la sensazione è che potrebbero piuttosto disertare in massa.

Doha, Qatar – Luigi Offeddu – ore 12,55 (9,55 italiane) È appena finita la preghiera del venerdì,che è stata insolitamente lunga e insolitamente infiammata. L’America, la Gran Bretagna e Israele sono stati più volte insultati, ed è riecheggiato il richiamo alla guerra santa. E nella moschea centrale, davanti alla quale mi trovo ora, è stata nominata più volte l’organizzazione di Al Qaeda. La situazione è tesa in Qatar, ma, sotto l’occhio attento della polizia, non si scorgono vere manifestazioni al di fuori della moschea. Nel comando centrale americano, alla base di As-saliya, si mantiene un silenzio quasi assoluto

22 marzo 2003

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – ore 18 (16 italiane) Sono appena tornata da Tel Aviv e ora mi trovo a Gerusalemme dove la situazione sembra più che tranquilla. Anche a Tel Aviv si direbbe scomparso ogni timore della prima ora. Oggi sul lungomare della città si vedevano coppiette a passeggio, bambini e ragazzini che giocavano: l’allarme è di fatto sceso a zero anche se nessuno lo ha dichiarato.

Ibrahim Khalil, frontiera Iraq-Turchia – Andrea Nicastro – ore 17 (15 italiane) Sono sulla frontiera tra Iraq e Turchia, nel Kurdistan. Sono venuto da Erbil, a un’ora e mezzo di auto da qui, per verificare la notizia sull’ingresso dei soldati turchi nella zona irachena. Qui però non c’è nessuno. E il rappresentante del Pdk, il Partito democratico del Kurdistan mi ha confermato che non c’ è stato alcun sconfinamento. «Se i turchi volessero invaderci, faremmo saltare i due ponti che ci collegano con il loro Paese». (ascolta il racconto in audio).

Umm Qasr, Iraq – Francesco Battistini – ore 12.25 (10.25 italiane) Sono sull’autostrada, sulla mia automobile. Mi sto spostando verso la città di Nassiriya perché i militari ci hanno detto che nessun luogo in Iraq è da considerarsi «safe», sicuro. Faccio parte di una colonna di mezzi, con alcuni colleghi italiani, americani e inglesi. Cerchiamo di capire dove andare: ci siamo resi conto che le mappe dell’Iraq disponibili sono assolutamente vecchie, ci sono molte strade non segnate. I soldati ne sanno quasi meno di noi. Stiamo cercando una sistemazione per l’elettricità e le altre cose pratiche. Quello che abbiamo visto stamattina è più che sufficiente (ascolta il racconto in audio).

23 marzo 2003

Bassora – Francesco Battistini – ore 14.45 (11.45 italiane) Entrando a Bassora, alle porte della città, ho visto una postazione della polizia irachena mitragliata e a fianco tre camion bruciati che non hanno ancora smesso di fumare. Poche decine di metri più avanti c’erano quattro “sciacalli” iracheni arrestati dai soldati Usa e fatti inginocchiare di fronte a una statua di Saddam Hussein.

24 marzo 2003

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – 20.40 (18.40 italiane) Qui lo stato d’allarme rimane alto anche se l’arrivo di missili era più probabile nei primi giorni. La vita, per strada, sembra del tutto normale. Il ministro della difesa ha appena detto che l’allarme per la possibilità di un attacco missilistico durerà ancora giorni. Che non si ridurrà finché Saddam sarà inoffensivo.

Amman, Giordania – Antonio Ferrari – ore 19 (17 italiane) Sono nel quartiere Jebel Webde di Amman, una zona residenziale abitata soprattutto da iracheni. Qui l’atmosfera è cambiata radicalmente. La gente, sorpresa dalla resistenza dell’Iraq, ora fa festa per le strade: canta e balla di fronte alla televisione. C’è una grande euforia: tutti pensavano che l’Iraq sarebbe caduto in pochi giorni. Non è andata così e sono felici.

Bagdad, Iraq – Lorenzo Cremonesi – ore 17 (14 italiane) Soprattutto nei quartieri popolari, la città è tornata a vivere. Si vede il fumo delle trincee piene di petrolio che bruciano, ma anche mercatini piene di frutta e verdura portate in città dai contadini dei dintorni. E gente che fa il pieno di benzina ai distributori, temendo il peggio per i prossimi giorni.

Teheran, Iran – Paolo Conti – ore 16.45 (13.15 italiane) Sono in pieno centro città. Oggi Teheran è deserta, perché si celebra il capodanno persiano. I negozi sono chiusi, non ci sono giornali, nessuno in giro. L’atmosfera fa pensare a tutto tranne che a un Paese che confina con il teatro di guerra.

As-Saliyah, Qatar (Comando Usa) – Luigi Offeddu – ore 15.15 (12.15 italiane) Vedo un passaggio sempre più frequente di aerei per il trasporto di truppe di rinforzo verso il fronte e di colonne di carri. Quello che si avverte nella base è che nelle ultime 48 ore è aumentata la tensione.

Safwan, Iraq- Francesco Battistini – ore 14.00 (11.00 italiane) Ho ancora in mente l’immagine della colonna di 25 auto nella notte, a fari spenti e con il nastro adesivo sui fari posteriori per non far vedere la luce degli stop agli iracheni, diretta a un campo in mezzo al deserto circondato da mine. Era l’unico posto sicuro – ci hanno detto gli inglesi – dove poter passare la notte. Abbiamo dormito lì per tre ore.

25 marzo 2003

Bagdad, Iraq – Lorenzo Cremonesi – ore 21,30 (18,30 in Italia) Dietro alla tempesta di sabbia che sta sferzando la capitale irachena una cosa si comincia a intravedere con chiarezza: il regime di Saddam non sta affatto perdendo i pezzi. Il ministero della comunicazione, per fare un esempio che ci tocca da vicino, riesce ancora controllare da vicino il lavoro dei giornalisti che si trovano qui.

Riad, Arabia Saudita – Cecilia Zecchinelli – ore 20,20 (17,20 in Italia) Piove a dirotto il che, per questa città, è un fatto assolutamente straordinario. In giro c’è meno gente del solito, anche se non esiste nessuna preoccpuazione per possibili bombe o missili iracheni. La paura è concentrata soltanto attorno ai palazzi diplomatici e del governo, dove sono state rafforzate le misure di sicurezza perché si temono attentati. L’umore delle persone è quello di una rabbia crescente contro l’intervento americano.

Kurdistan iracheno – Andrea Nicastro – ore 19,30 (16,30 in Italia) C’è un tempo terribile: piove a dirotto, c’è vento e si alzano nuvole di sabbia. In questo momento vedo dei miliziani curdi peshmerga che si stanno unendo alle forze alleate.

Amman, Giordania – Antonio Ferrari – – ore 17.50 (15.50 in Italia) Qui sta nevicando. Poco fa si è sparsa la notizia dell’ambasciata svizzera in fiamme. Sto cercando di capire cos’è successo ma a quanto pare si è trattato di un incidente. Sembra quasi certo che sia stato un corto circuito e che il fuoco abbia divorato tutto l’ultimo piano dell’edificio. Andare a verificare non sarà facile. La città è bloccata dalla neve.

Teheran, Iran – Paolo Conti – ore 16.30 (ore 12.00 in Italia) Qui in città l’atmosfera è di totale vacanza. Sembra incredibile, ma Teheran ha l’aspetto di Roma o Milano il 1° gennaio. Negozi chiusi, nessun giornale, la gente in villeggiatura. C’è chi è andato in vacanza addirittura nelle zone di confine, nonostante la guerra. Anche le attività istituzionali sono ferme: ministeri e governi sono infatti chiusi.

Area di Umm Qasr, Iraq – Francesco Battistini – ore 12.45 (ore 9.45 in Italia) Sono sotto una tettoia di latta a ripararmi dalla pioggia. Sono con altri quattro colleghi sulla linea smilitarizzata dove l’Onu ha abbandonato la sua postazione e non siamo al seguito di nessuna truppa. Abbiamo ancora delle scorte di acqua, di cibo e di benzina con noi e finché durano restiamo qui perché muoversi è un problema. Poco fa sono venuti bambini a chiedere acqua. Non c’è più acqua, qui, da quando non arrivano più le cisterne degli aiuti umanitari, cioè da dicembre. Se sono proprio piccoli un po’ d’acqua gliela diamo, ma dobbiamo tentare di mantenere scorte di sopravvivenza anche per noi che ne abbiamo poca. Non possiamo darla a tutti.

26 marzo 2003

Amman (Giordania) – Antonio Ferrari – ore 18.15 (17.15 italiane) Qui c’è una nebbia fittissima. La visibilità è ridotta al lumicino e per di più piove. Ho appena saputo un dato piuttosto curioso. Ad Amman si aspettavano migliaia di profughi iracheni e il governo aveva predisposto tutto per accoglierli ma di profughi non se ne sono visti. Nemmeno uno. Mentre si è saputo poco fa che sono stati 4280, finora, gli iracheni partiti dalla Giordania per rientrare in Iraq.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 17.30 (15.30 italiane) Qui non si placa la tempesta di sabbia. La visibilità è ridottissima. Un misto di polvere finissima cade da cielo mescolata alle particelle della combustione del petrolio. Il tutto sotto forma di una melma scivolosa che rende difficoltoso ogni spostamento. Sta calando il buio e in strada c’è pochissima gente. Dal punto in cui sono vedo il Tigri e in questo momento non sento l’eco di nessuna esplosione. L’ultima volta che si sono sentiti boati è stato dieci minuti fa.

Sulaimaniya – Kurdistan iracheno – Fabio Cavalera – ore 14.30 (12.30 italiane) Qui fa molto freddo. Ha nevicato tutta notte e ancora adesso sta nevicando. Questo è un altopiano molto bello, con grandi pratoni che in questo momento sono coperti da uno spesso manto bianco. Dal punto in cui sono si vede anche un villaggio di poche case in mattoni e davanti alle case ci sono anche piccoli greggi di pecore. Gli iracheni che ci vivono non sembrano ostili.

Al-Salyiah, Qatar – Luigi Offeddu – 14.00 (12.00 ora italiana) – Ci sono 37 gradi e il vento soffia a oltre 30 nodi. La visibilità massima non arriva a 30 metri e senza qualcosa sulla bocca è praticamente impossibile riuscire a respirare. Ieri un marines che proceva a piedi a fianco dei compagni sulla prima linea a sud di Bagdad è rimasto disperso e isolato per otto ore a causa delle nuvole di sabbia.

Umm Qasr, Iraq – Francesco Battistini – ore 11,45 (8,45 ora italiana) In mezzo alla tempesta di sabbia che riduce la visibilità a pochi metri, nelle prime luci del giorno, un marine cerca di liberare dai granelli di sabbia il radiatore di una jeep usando una spazzolina minuscola, che di solito si utilizza per gli apparecchi elettronici.

27 marzo 2003

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 20,06 (ore 18,06 in Italia) Qui a Bagdad il cielo è tornato pulito, dopo il fumo dei giorno scorsi causato dal petrolio in fiamme e la tempesta di sabbia. Il grosso problema per noi giornalisti è girare da soli: continuiamo a farlo, rischiando però l’espulsione. I nostri movimenti sono comunque controllati. Tra l’altro, sembra che sia ormai imminente il bombardamento del ministero dell’Informazione. Anche noi, come il resto della gente, ci stiamo abituando alla guerra.

Harir (Kurdistan iracheno) – Andrea Nicastro – ore 19,03 (ore 17,03 italiane) Grosse esplosioni e bombardamenti lungo la prima linea sulla strada che porta a Mossul. Sembra che questa notte sia stata centrata in pieno e distrutta un’antica fortezza, fatta di grosse pietre bianche. Le fiamme hanno rischiarato a lungo il cielo.

Intanto, l’arrivo dei paracadusti Usa è destinato ad aprire un nuovo fronte, qui al Nord. Kuwait City – Renzo Cianfanelli – ore 13,20 (11,20 italiane) Sono arrivato qui ieri, rientrando dall’Iraq. L’immagine che mi resta fissa in mente è quella degli iracheni che, sia nei dintorni di Bassora che di altre cittadine, mi ha chiesto se avevo con me dell’acqua pulita da poter bere. Loro hanno inziato a bere quella contamintata e lo fanno sapendo quello che rischiano.

Bassora (Iraq) – Francesco Battistini – ore 12.10 (10.10 italiane) C’è un forte vento sul ponte di Bassora. Si sta ancora combattendo. Una lunga fila di profughi esce dalla città. Alcuni giorni fa ero passato in questo punto e la zona era libera, ora si vedono mezzi iracheni abbandonati e distrutti, le forze anglo-americane sono arretrate lievemente rispetto alla linea di controllo precedente. Un padre di 7 figli vuole tornare a Umm Qasr a piedi da dove era scappato per fuggire ai bombardamenti, e adesso sta scappando dalle bombe di Bassora.

28 marzo 2003

Amman – Antonio Ferrari – ore 19,05 (ore 17,05 italiane) E’ una sera dolcissima e tranquilla, sono andato a bere un caffé in un bar al prezzo di un dinaro, ma la moneta giordana mi è stata restituita con un certo fastidio: «E’ falsa» mi è stato rimproverato. «Ma a me è stata data questa mattina» ho risposto. «Domani vada in banca, gliela cambieranno, in questi giorni circolano molti soldi falsi» ha consigliato il barista.

Harir – Kurdistan iracheno – Andrea Nicastro – ore 18,30 (ore 16,30 italiane) In Kurdistan, dopo una settimana di pioggia ininterrotta, finalmente è tornato il sereno. Questo significa che le squadre speciali di «puntatori» americani, i soldati che indicano al comando con mezzi elettronici gli obiettivi da colpire, possono tornare al lavoro. Dal momento che i peshmerga, i guerriglieri curdi, hanno avanzato le loro linee, le città irachene come Kirkuk e Mosul dovranno aspettarsi momenti difficili.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 18,20 (ore 16,20 italiane) Sono stato alla sede della Croce Rossa Internazionale. Mi hanno appena riferito che le cifre fornite dalle autorità irachene sulle vittime civili dei bombardamenti sono corrette. La propaganda, insomma, non «gonfia» il bilancio per non demoralizzare l’opinione pubblica e mostrare comunque che il regime ha tutto sotto controllo. Finora sono morti circa cinquanta civili, mentre i feriti sono circa ottocento.

Teheran – Paolo Conti – ore 18,10 (ore 15,10 italiane) Qui tutto è tranquillo, le strade sono quasi deserte: il venerdì è giorno di preghiera e di festa, come la domenica da noi. I pochi che si avventurano a passeggiare in un clima dolce, da primavera incipiente, hanno ovviamente il pensiero rivolto a quanto accade in Iraq. Sono angosciati soprattutto dalle vittime civili della guerra: donne e bambini. Ma per il resto, gli echi dei bombardamenti appaiono davvero lontani.

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – ore 16,10 (ore 14,10 italiane) In città si avverte una certa tensione, anche se più sfumata rispetto all’inizio della guerra. Le preoccupazioni maggiori sono rivolte ai problemi interni, soprattutto quelli economici. Secondo un sondaggio di «Ma’ariv», solo la metà degli israeliani ha aperto il kit di emergenza contro attacchi biochimici all’inizio del conflitto; e soltanto una persona su quattro gira abitualmente con le maschere antigas.

Chamchamal – Kurdistan iracheno – Fabio Cavalera – ore 14 (12 italiane) Sono vicino al confine che separa la zona del Kurdistan iracheno dall’Iraq controllato dai soldati di Saddam Hussein. Vedo gli effetti dei bombardamenti americani sulle postazioni militari irachene. Ci sono trincee distrutte, cadaveri e rottami ovunque. In un’atmosfera irreale, i civili dei villaggi circostanti si avvicinano furtivi per raccogliere qualche cosa di utile: vestiti, armi, pezzi di ferro, razioni di cibo.

29 marzo 2003

Kurdistan iracheno – Andrea Nicastro – ore 19,10 (ore 17,10 italiane) Qui al confine tra il Kurdistan iracheno e i territori sotto il controllo di Bagdad continuano le diserzioni dei soldati iracheni. Nell’esercito di Saddam esiste però un «Comitato delle esecuzioni», che cerca i disertori ovunque, per giustiziarli. I soldati iracheni che sono fuggiti e che hanno raggiunto il Kurdistan ne parlano con terrore.

Teheran, Iran – Paolo Conti – ore 17,40 (ore 14,10 in Italia) Bellissima giornata di sole: il cielo della capitale è limpido, il vento ha spazzato via lo smog. L’atmosfera è più che tranquilla: continua il lungo ponte di vacanza per il Capodanno persiano. La gente segue le notizie sulla guerra soprattutto sui canali stranieri, perché la Tv iraniana non dà molto spazio al conflitto.

Fahaheel, Kuwait – R. Cianfanelli – ore 14,42 (ore 12,42 italiane) Kuwait city si sta ancora riprendendo dall’attacco iracheno: il missile arrivato nella capitale ha distrutto in parte un centro commerciale. Dove mi trovo io, a Fahaheel (a poche decine di chilometri da Kuwait City), la situazione è tranquilla: non si tratta di un obiettivo militare, anche se qui davanti c’è un terminal petrolifero.

Al-Salyiah, Qatar – Luigi Offeddu – ore 14,15 (ore 12,15 italiane) A causa dell’imprevista resistenza degli iracheni, il Comando centrale Usa sembra ormai deciso a rallentare l’avanzata, per rinforzare le linee. La situazione appare tesa: i portavoce militari affermano che tutto sta andando secondo i piani, anche se hanno sempre maggiori difficoltà a rispondere alle domande dei giornalisti. Del resto, i dati sulle perdite militari e civili indicano che le cose non stanno andando come era previsto: i soldati caduti sarebbero 50 secondo le stime ufficiali, ma in realtà si parla di 80 morti. Il numero sarebbe dunque quasi raddoppiato nel giro di 48 ore.

30 marzo 2003

Amman – Antonio Ferrari ore 20,05 (ore 19,05 italiane) Una studentessa giordana di computer mi racconta delle discussioni in famiglia. Lei partecipa alle manifestazioni, anche se non sopporta Saddam, l’altro giorno ha bruciato una bandiera israeliana. I genitori le dicono: «Ma cosa pensi di fare, tanto non cambia nulla». La ragazza non è d’accordo: «Spero che almeno questa guerra ci aiuti ad essere consapevoli della nostra cultura e della nostra identità araba. L’arma migliore per me sono i libri, sappiamo poco del mondo, ci scaldiamo ma non siamo stati abituati a ragionare».

Teheran – Paolo Conti ore 18.30 (ore 16.00 italiane) Qui nella capitale iraniana, continua da nove giorni il lunghissimo ponte festivo del capodanno sciita. Tutti i negozi, banche e uffici pubblici sono chiusi, le autorità politiche in larga parte in vacanza. Ci si chiede come funzioni l’economia di questo Paese. Intanto sulla frontiera con l’Iraq le popolazioni del confine hanno avuto alcuni vetri rotti e danneggiamenti di case a causa delle bombe andate fuori bersaglio.

Kuwait City – Renzo Cianfanelli – ore 13,26 (ore 12,26 italiane)Ieri un missile intelligente americano è finito fuori rotta, provocando paura e un certo scompiglio. Subito è scattato l’allarme: credendo che si trattasse di un missile iracheno, i soldati hanno indossato immediatamente le maschere anti-gas, temendo un attacco chimico. Poi l’allarme è rientrato.

Al-Salyiah, Qatar – Luigi Offeddu – ore 12,00 (ore 11 italiane) Al Comando centrale Usa i portavoce americani sono sempre più imbarazzati. In una sala stampa costata 250 mila dollari le domande dei giornalisti si fanno di giorno in giorno più aggressive, e gli ufficiali devono fronteggiare a fatica i dubbi sull’effettivo andamento della campagna militare. «Ma valeva la pena spendere tutti questi soldi per questa sala stampa se poi non ci date informazioni?» è stata la domanda rivolta a un ufficiale da un giornalista americano.

Riad, Arabia Saudita – Cecilia Zecchinelli – ore 12,45 (ore 10,45 italiane) In tutta l’Arabia Saudita sotto un’apparenza di tranquillità sta covando una rabbia latente, un sentimento di ostilità nei confronti degli Usa e di Israele. Il ruolo di Internet e della tv risulta decisivo: il regno non è più impermeabile come nel ’91 alle informazioni provenienti dal fronte di guerra e al dibattito politico. Le discussioni, in ogni luogo, hanno come unici temi il conflitto in Iraq e le relazioni con l’occidente.

31 marzo 2003

Antonio Ferrari – Damasco – ore 23,15 (ore 23,15 italiane) Davanti all’ambasciata americana, che si trova nei pressi di quella italiana, c’è un imponente soldato siriano: segno che i rischi sono altissimi. Eppure qui tutti ricordano la proprietaria del ristorante Oxygene, che nel 2000, dopo i missili americani su Bagdad, rifiutò la prenotazione del console degli Stati Uniti. Ha perso un cliente importante, ma in compenso ha avuto un successo strepitoso con la clientela araba.

Andrea Nicastro – Kalak – Kurdistan iracheno – 20,30 (ore 18,30 italiane) Sul fronte di Kalak a un certo punto mi si è avvicinato un miliziano curdo che mi ha raccontato con grande orgoglio di aver guidato i soldati americani lungo la linea del fronte, spiegando loro dove fossero piazzate le postazioni irachene.

Fabio Cavalera – Kadir Karam – Kurdistan iracheno – 14.45 (ore 13.45 italiane) Ho visto, a Kadir Karam, una collina a est di Kirkuk, una scena che ben riassume il momento: tre soldati iracheni si sono avvicinati in abiti civili alle linee tenute da americani e guerriglieri peshmerga. Avevano una bandiera bianca. Si volevano arrendere. Ma il loro aspetto era tanto dimesso che nessuno voleva credere che fossero davvero militari della 15esima divisione. Alla fine hanno tirato fuori delle vecchie piastrine di identificazione e così sono stati presi in consegna dagli americani.

Costantino Muscau – Kabul – 15.45 (ore 13.15 italiane) Ho appena parlato con Jamila Mujahid, 39 anni, la direttrice dell’unica radio «femminile» dell’Afghanistan. Ha inaugurato le trasmissioni lo scorso 8 marzo e può trasmettere, a causa della povertà dei mezzi tecnici, soltanto per un’ora al giorno. In onda mandano soprattutto musica e canzoni con interpreti donne: i talebani avevano «rubato» alle afghane non solo il volto, ma anche la voce. Anche se lentamente, tutto procede verso la normalità: ora cantare non è più vietato.

Massimo Nava – Bagdad – 12.35 (ore 11.35 italiane) Dal punto in cui sono vedo la riva del Tigri e, dietro, lunghe colonne di fumo nero che si addensano nel cielo. Fino a pochi minuti fa ci sono stati bombardamenti ma in questo momento sembra tutto tranquillo. Fa impressione, in una città sotto attacco, vedere nelle pause fra un bombardamento e l’altro i tentativi della gente di ripristinare la normalità.

Renzo Cianfanelli – Strada al confine Kuwait-Arabia Saudita – ore 11,30 (10,30 italiane) Sto guidando da un paio d’ore diretto al campo Usa di Arifjan, in Kuwait, e ho visto numerosi posti di blocco degli americani che però non fermano frequentemente, almeno la mia macchina. In giro si vede pochissima gente.

1 aprile 2003

Paolo Conti – Aowkz, Iran – ore 20.30 (18.30 italiane) Sono in questa cittadina di frontiera e qui è tutto molto tranquillo. C’è un’aria rilassata e si celebra la Festa della Repubblica. Fa caldo: ci sono 32 gradi, non riesco proprio a immaginarmi come riescano a sopportare le temperature nel deserto iracheno, a soli 300 chilometri da qui.

Luigi Offeddu – Al-Salyiah, Qatar – ore 13.10 (12.10 italiane) Fa molto caldo: siamo a 38 gradi. Fra i militari del Comando centrale statunitense la preoccupazione maggiore in questo momento non è il caldo ma il vento. Qui il vento cambia rapidamente e se si alza troppo forte porta la sabbia, un incubo che non si può capire del tutto se non lo si vive. Nessun documentario o programma televisivo può spiegare come brucia la pelle , come non si respira e come sia impossibile vedere, muoversi e fare qualsiasi cosa con una tempesta di sabbia in corso.

Costantino Muscau – Kabul (Afghanistan) – ore 14.30 (12 italiane) Sono appena uscito dall’ospedale ortopedico della Croce Rossa. E’ qui che sono sempre arrivate le persone amputate secondo i dettami della sharia. C’è un commesso-fattorino, in questo ospedale, che mi ha molto colpito. Si chiama Faruk. Non ha il piede destro e la mano destra perché i talebani glieli hanno amputati tre anni fa nel famigerato stadio di Kabul. Gli hanno detto che era un ladro e stop. Non una parola di più. Mi ha detto: «Non so ancora adesso che cosa avrei rubato».

Renzo Cianfanelli – Nord Kuwait, sulla strada verso il confine con l’Iraq – ore 12.45 (11.45 italiane) Qui c’è un gran sole e la temperatura è di 32 gradi. Sono a pochi chilometri dal confine iracheno, nella zona smilitarizzata. Su questa autostrada a sei corsie il traffico scorre tranquillo. Si vedono colonne di autocarri militari. Sono convogli di rinforzi appena sbarcati nei porti kuwaitiani.

2 aprile 2003

Kalak, Kurdistan iracheno – Andrea Cremonesi – ore 23,45 (ore 21,45 in Italia) Ieri notte un soldato iracheno ha disertato, è sceso dalla collina ed è arrivato a Kalak a braccia alzate in segno di resa e disarmato. I curdi sono usciti per accoglierlo: lui li ha visti, è scappato ed è tornato sulla collina, rischiando così di essere ammazzato due volte: dai Comitati di esecuzione iracheni e dai suoi stessi compagni. Non si sono sono sentiti spari: forse questo disertore non troppo convinto è riuscito a sopravvivere.

Bagdad, Iraq – Lorenzo Cremonesi – ore 22,20 (ore 21,20 in Italia) Non si fermano i raid sulla città. Vedo quello che ho visto negli ultimi giorni: bombardamenti a sud di Bagdad, lampi, esplosioni, missili mirati contro i palazzi presidenziali e gli edifici del potere. Intanto, gli alleati si avvicinano: ormai sono a circa 30 chilometri dalla capitale.

Al-Salyiah, Qatar – Luigi Offeddu – ore 17,45 (16,45 italiane) Negli occhi degli ufficiali si vede una grande eccitazione repressa. Si vede la voglia di raccontare una svolta positiva e l’impossibilità, momentanea, di farlo. C’è la sensazione di essere alla vigilia di un momento importante dall’inizio del conflitto. Lo si vede anche guardando i volti di molti sottoufficiali, non solo tra i responsabili del comando.

Bagdad, Iraq – Massimo Nava – ore 17,30 (16,30 italiane) Un elemento forte di questa giornata è l’arrivo di volontari islamici da tutti i Paesi del Medio Oriente, pronti a combattere e a difendere la terra irachena. Sinora erano voci o comunque dichiarazioni anche dal sapore propagandistico, stamattina invece li abbiamo visti in carne e ossa, almeno alcuni, in modo particolare un gruppo in arrivo dallo Yemen. Ora ho sotto gli occhi il panorama consueto di una città ferita, circondata da intensi fumi, di trincee incendiate. Si vedono i segni dell’ultima ondata di bombardamenti e di alcune esplosioni in lontananza. Il sole sta tramontando in vista di un’altra notte molto difficile.

Damasco, Siria – Antonio Ferrari – ore 15,40 (14,40 italiane) Incontro Massimo Morelli, uno dei più bravi paracadutisti del nostro Paese, figlio d’arte, perché suo padre Marcello, anch’egli paracadutista, fu protagonista della missione in Libano (1982/84). Massimo è uno dei due italiani che prestano servizio tra i 50 soldati dell’Untso, l’agenzia Onu che sopravvede all’armistizio sulle alture del Golan, al confine con Israele. «Si lavora molto – dice Massimo – ma almeno su quel fronte non ci sono problemi»

Mina al Ahmadi, Kuwait – Renzo Cianfanelli – ore 11,30 (10,30 italiane) Questa località, a circa 120 chilometri dal confine con l’Iraq, nella quale si è installato un altro comando militare Usa, in origine era un villaggio turistico che si affaccia sul golfo Arabico. Poi si è trasformato in un terminal petrolifero e ora il suo porto viene utilizzato per lo sbarco della IV divisione di fanteria arrivata oggi.

3 aprile 2003

Deserto kuwaitiano, a sud di Kuwait city – Renzo Cianfanelli – ore 13,12 (le 12,12 italiane) In queste ore nelle basi alleate sta arrivando la Quarta divisione di fanteria Usa. I primi sbarchi sono cominciati ieri. Vedo centinaia di blindati e carri armati. Inizialmente queste forze dovevano essere dislocate a nord, nella zona di Mossul: invece adesso stanno portando dei rinforzi all’offensiva da sud.

Kabul, Afghanistan – Costantino Muscau – ore 13,30 (ore 11,30 italiane) Da queste parti, mentre continua la guerra dimenticata, è successo un episodio singolare, ma significativo. Al confine tra Pakistan e Afghanistan, nell’area della base di Khost, è stato bloccato un mulo tirato da due talebani: addosso aveva due mine anticarro, dieci piattaforme a pressione per le mine, dieci razzi e venti proiettili da venti millimetri. Un vero e proprio arsenale ambulante a quattro zampe, insomma.

Al-Salyiah, Qatar – Luigi Offeddu – ore 11,40 (ore 10,40 in Italia) «Da dove ci troviamo vediamo le luci di Bagdad» dicono le avanguardie del settimo cavalleggeri americano ormai alle porte della capitale irachena. Ma la situazione è confusa: dagli alti comandi precisano che la vera offensiva non è ancora cominciata. Nelle prossime ore, forse, ci saranno sviluppi decisivi.

4 aprile 2003

Teheran, Iran – Paolo Conti – ore 18 (15,30 italiane). Qui la vera novità è che è scoppiata l’estate. E’ il primo venerdì della stagione calda, ultimo giorno del lunghissimo capodanno persiano. A Teheran c’è assoluta tranquillità e pace, come del resto nelle ultime settimane.

As-Salyah (Comando Usa in Qatar) – Luigi Offeddu – ore 14,30 (13,30 italiane). Oggi c’è stata un’improvviso innalzamento della temperatura: fa un caldo che non consente quasi di stare all’aperto sotto il sole e sono molti i soldati che pensano ai loro compagni vicini a Bagdad che, da oggi, indossano le tute e gli scarponi anti armi chimiche. Combattere con 40° e con addosso quella roba fa impressione al solo pensiero.

Damasco – Antonio Ferrari – ore 14.00 (le 13.00 italiane). Ho visto un’auto, coperta di polvere e fango come dopo un lungo viaggio, davanti a un hotel. La targa non c’è più ma non ci vuole molto a capire che arriva dall’Iraq. Ha trasportato in Siria una famiglia, probabilmente benestante, fuggita dal paese in guerra. Perchè dico benestante? Perché la giovane signora scesa dall’auto insieme al marito e ai due figli è più tardi uscita dall’Hotel vestita elegantemente e ingioiellata. Vuole dimenticare di essere fuggita dall’inferno.

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – ore 13,24 (le 12,24 italiane). In Israele non è ancora cessato l’allarme per un eventuale attacco di Saddam. Nei bunker anti-bomba sono finiti anche i «rotoli del Mar Morto», risalenti al II secolo avanti Cristo, uno dei più importanti reperti archeologici del mondo. I manoscritti, trovati nel ’43 a Qumran, non saranno visibili per un anno, anche a causa dei lavori di restauro al Santuario del libro.

Deserto iracheno – Renzo Cianfanelli – ore 12,13 (le 11,13 italiane). Mi trovo nel deserto iracheno assieme al 225° reggimento dei marines, in un luogo che non posso rivelare. All’orizzonte vedo però un nuvolone nerastro, come una cappa di smog che si allunga per chillometri e chilometri, provocata dai pozzi di petrolio in fiamme e forse anche dagli effetti dei bombardamenti. La giornata, infatti, è serena e fa anche piuttosto caldo.

5 aprile 2003

Kabul – Costantino Muscau – ore 21.30 (19 italiane). Sono nel campo militare italiano dove è possibile utilizzare i computer fino alle 11 di sera. In più qui al sabato sera si sfornano le pizze e dopo giorni e giorni di cibo pericolso stare in compagnia dei militari italiani e mangiare qualcosa di sicuro è una sensazione gradevole. Fra i soldati italiani c’è una certa tensione, dopo i due attentati di questi giorni. Loro sono un po’ tesi. Raccontavo, poco fa, a uno di questi ragazzi della mia giornata. Oggi ho girato con un infermiere della Croce Rossa i bassifondi di Kabul. Vi lascio immaginare la povertà ma più di tutte una cosa mi è rimasta impressa: Mohammed, un ragazzo senza gambe che per vivere alleva piccioni viaggiatori. Ne ha 28. Per curarsi di loro si trascina come può fin sul terrazzo. E in mezzo a tanta miseria si ritiene fortunato.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 17.45 (15,45 ora italiana). Voglio denunciare le crescenti difficoltà di noi giornalisti qui a Bagdad. Lavorare è sempre più difficile: il ministero dell’Informazione ci controlla a vista, non possiamo girare liberamente e si moltiplicano gli atti di intimidazione contro chi cerca di riferire liberamente – e non secondo quanto fa comodo alla propaganda del regime – quello che accade intorno a noi. Stanotte l’inviato del «New YorkTimes» è stato derubato nella sua camera d’albergo da due finti poliziotti.

Harir – fronte curdo-iracheno – A. Nicastro – ore 11.30 (10,30 ora italiana). Sono stato un’ora a fare un giro nella base americana di Harir e ho visto come stiano rafforzandone i confini. Al momento dalla pista decollano soltanto elicotteri diretti al fronte ma da quello che si capisce potrebbe presto diventare anche una base dove possono arrivare rinforzi e rifornimenti.

6 aprile 2003

Bagdad – Massimo Nava – ore 19.05 (ore 17.05 italiane). Qui da circa un un’ora è scattato per la prima volta il coprifuoco. Si sentono botti da ogni direzione. Escluso il loro rumore per il resto c’è un silenzio irreale. Non c’è corrente elettrica, comincia a mancare l’acqua, i negozi sono chiusi da un pezzo e le strade sono deserte. La situazione è quella di una città ormai assediata.

Damasco – Antonio Ferrari – ore 18 (17 in Italia). Qui fa molto caldo ma gli oltre 30 gradi sono mitigati dal clima secco. Poco fa in un bar mi sono imbattuto in una ragazza siriana piuttosto provocante che indossava una camicetta attillata. Sulla camicetta aveva cucito una bandierina statunitense. «Bel coraggio» ha detto il barista vedendola. In un angolo la televisione trasmetteva immagini della guerra in Iraq.

Nassiriyah – Renzo Cianfanelli – ore 18,20 (16,20 italiane). Sono nella sede della ex XI armata delle truppe di Saddam, insieme al XXV reggimento del Secondo battaglione di marines. Teoricamente sicura, ma proprio pochi minuti c’è stato un attacco con granate vicinissimo a noi. La notte si profila inquieta.

Teheran – Paolo Conti – ore 18 (15,30 italiane). Qui a Teheran è finalmente ripresa l’attività lavorativa dopo il lunghissimo ponte di 15 giorni per il Capodanno persiano. Le strade sono affollate, il traffico è ripreso a riempire la città con il consueto caos. Il caldo è reso ancor più insopportabile da un’afa appicicosa che rende l’aria irrespirabile.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 15,10 (13,10 italiane). La gente di Bagdad vive di miti. In queste ore drammatiche si è sparsa la voce che il presidente Saddam Hussein sia sceso in piazza con il figlio Qusay e il vicepresidente Taha Yassin Ramadan e abbia preso parte alla battaglia per l’aeroporto. Insomma, persiste la leggenda di un presidente militante che sostiene i combattenti e anzi rischia con loro. Ovviamente è impossibile verificare quale sia la verità.

As-Saliya (Comando Usa in Qatar) – Luigi Offeddu – ore 13,45 (12,45 italiane). Al Comando centrale gli ufficiali americani e britannici mostrano sentimenti contrastanti. Da una parte c’è la gioia, l’orgoglio per come stanno andando le operazioni, per le notizie che danno Bagdad per accerchiata e il regime ormai agli sgoccioli. Dall’altra c’è un grande imbarazzo e la tristezza per gli ormai troppi incidenti di «fuoco amico». Errori gravi che in alcuni casi hanno anche connotazioni politiche, come nel caso della probabile uccisione di un importante leader curdo e nei morti e feriti causati a un convoglio diplomatico russo. Insomma, nonostante la tecnologia bellica, orgoglio degli alleati, le cosiddette «bombe intelligenti» non risparmiano da errori tragicamente umani.

Dal fronte curdo-iracheno – Andrea Nicastro – ore 13,45 (11,45 italiane). Sono a venti chilometri dal fronte dei combattimenti. I peshmerga hanno interdetto la zona dei bombardamenti americani ai giornalisti. E’ in corso un’operazione per conquistare il ponte di Khazr. Soltanto un’auto della televisione satellitare curda ha osato infrangere il divieto e correre sul posto: sono tornati indietro in fretta e furia quando sono stati colpiti dal fuoco di una mitragliatrice antiaerea irachena. Nessun ferito, solo tanto spavento. E buoni affari: i giornalisti curdi hanno rivenduto un minuto di riprese per 300 dolari a una Tv francese: tre volte il loro stipendio mensile.

7 aprile 2003

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – ore 12.30 (ore 11.30 italiane). Mentre a Bagdad sono entrati i soldati americani, a Salah el Din, la principale strada commerciale della parte araba di Gerusalemme, un altoparlante fuori da un negozio di dischi diffonde incessantemente dal mattino la voce di un imam del Cairo che invita a partire per la capitale irachena e a combattere gli americani. Il tutto tra l’indifferenza più totale della gente che passa. Il commento sull’imam del cartolaio accanto: «È facile parlare…»

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 12.55 (ore 10.55 italiane). In pratica noi giornalisti siamo confinati nella zona degli alberghi, all’interno – circa 100 metri – dello spazio tra il Palestine e lo Sheraton. Gli iracheni ci hanno portato con gli autobus al ministero dell’Informazione per farci vedere che era in loro mano, ma poi non ci hanno fatto neanche scendere. Ci sono state anche violenze contro alcuni giornalisti, che erano usciti dall’albergo con le telecamere: sono stati malmenati, gli è stata portata via la videocamera e la polizia voleva arrestarli. E’ difficile lavorare.

Nassiryah, Iraq – Renzo Cianfanelli – ore 12.40 (ore 10.40 italiane). Quando siamo entrati con in marines in questa città sulle rive dell’Eufrate, la popolazione, sopratutto i ragazzini, hanno accolto la lunghissima carovana militare in maniera anche festosa. Per il resto c’è atmosfera diffidente, la gente cerca di sopravvivere. Mi ha colpito che mentre i marines davano l’assalto a un complesso industriale c’era un uomo con il figlio sulle spalle, la moglie vestita di nero, che passeggiavano lì vicino come nulla fosse.

Bagdad – Massimo Nava – ore 10.30 (ore 8.30 italiane). L’attacco è cominciato già da un paio d’ore. Dall’albergo riesco a vedere le esplosioni, il fumo e i combattimenti in corso sulla sponda del fiume. Sull’Hotel Rachid, dove eravamo alloggiati in precedenza, sventola già la bandiera americana. Tutto fa pensare che la battaglia stia già volgendo verso la sua naturale conclusione.

8 aprile 2003

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – 19,45 (17,45 in Italia). Oggi mi è capitato di correre negli ospedali della città non solo per vedere che cosa accade ai civili irachena, ma anche per capire come stavano i nostri collleghi feriti dal colpo sparato da un carro armato americano contro l’Hotel Palestine.

Damasco – Antonio Ferrari – ore 16 (15 in Italia). Aspettavo di partecipare a una conferenza stampa dell’ambasciatore russo in Iraq, per parlare dell’attacco al suo convoglio da parte, pare, degli americani. Ma la conferenza stampa è stata annullata e l’ambasciatore ripartirà per Mosca con i suoi segreti.

Iraq sud-occidentale – Renzo Cianfanelli – ore 13.15 (12.15 in Italia). Dalla località in cui sono, della quale non posso rivelare il nome, vedo passare autocarri carichi di pomodori che fino a oggi non si erano visti in giro. Ci sono tutt’attorno anche ragazzini che chiedono cibo con le mani tese.

Barzan (Kurdistan Iracheno) – Andrea Nicastro – ore 11.45 (9.45 in Italia). Sto aspettando una risposta per un’intervista e intanto sento il rumore dei caccia statunitensi. La temperatura è di 18 gradi circa. C’è vento e c’è molta umidità. Questo crea una forte foschia che limita la capacità di azione dei caccia perché i piloti non riescono a controllare bene i bersagli prima di sganciare le bombe. Così i bombardamenti di queste ultime ore si sono concentrati sui grandi obiettivi militari, più facili da individuare.

Bagdad – Massimo Nava – ore 11.15 (9.15 in Italia). Sono in un edificio dal quale vedo il fiume e uno dei tanti ponti che collegano questa sponda all’altra. Ci sono movimenti militari sul ponte e più in là si vedono esplosioni. Si sentono botti in continuazione e bisogna cercare di tenersi lontano dalle finestre perché c’è il rischio di ferirsi con l’esplosione dei vetri.

9 aprile 2003

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 19,30 (17,30 italiane). Anche per noi giornalisti oggi finisce un incubo. Si può tornare a lavorare senza avere sempre il fiato sul collo da parte di qualche funzionario del regime. Io ero qui senza permesso di soggiorno ed ero praticamente in ostaggio, così come tutti gli altri colleghi che avevano voci critiche nei confronti del governo iracheno. Continue minacce di sequestro del computer, del telefono e delle altre attrezzature. Ora tutto questo è finito.
Iraq centrale – Renzo Cianfanelli – ore 17.10 (15.10 italiane). La situazione è meno tesa rispetto ai giorni passati, anche se poco fa qui vicino è esploso un colpo di mortaio. La gente ha cambiato completamente atteggiamento: fino ieri era diffidente, oggi festeggia i soldati americani. Sui muri sono comparse bandiere americane disegnate con mezzi artigianali e frasi in arabo di benvenuto. E gli iracheni scrivono sugli edifici le due sole parole inglesi che conoscono: Usa e Pepsy Cola.

Bagdad – Francesco Battistini – ore 14.15 (12.15 italiane). In questo momento sono con i colleghi liberati. Stiamo tutti bene e siamo ancora qui all’hotel Palestine. Siamo stati depredati di telefoni e altre cose che portavamo con noi. Il solo telefono satellitare che siamo riusciti a tenere eludendo i controlli degli iracheni è il mio. Sono riuscito a darlo di nascosto al collega spagnolo che è morto ieri. In questi giorni di tanto in tanto – quando è stato possibile – ce lo ha passato e abbiamo potuto chiamare le nostre famiglie. Lo teneva nella sua borsa, in camera sua ed è lì che ieri l’abbiamo trovato dopo la sua morte. Era un ragazzo d’oro. Un amico.

Dibagan (Kurdistan) – Andrea Nicastro – ore 13,30 (ore 11,30). I curdi aspettavano oggi l’intervento dei caccia americani per conquistare alcune postazioni irachene, ma si sono accorti che nella zona dove sarebbero dovute cadere le bombe c’era la casa di un anziano contadino curdo che non aveva voluto abbandonare la sua abitazione. Allora hanno preferito non proseguire nell’azione.

Bagdad – Massimo Nava – ore 11.45 (ore 9.45). C’è una strana calma per le strade. Non si hanno segni di combattimenti, gente che è arrivata qui in albergo ha riferito di iracheni che deponevano le armi. Intorno al Palestine si vedono meno funzionari del regime, all’ingresso non ci sono più guardie ma mendicanti. C’è un clima da fin de reigne, ma bisogna vedere se è reale. Ora cercherò di muovermi dall’albergo.

10 aprile 2003

Bagdad – Francesco Battistini – ore 13 (11 italiane). Sono nella residenza di un fratellastro di Saddam Hussein. Decine e decine di iracheni entrano per saccheggiarla sotto gli occhi indifferenti di quindici marines. Appena entrati, sulla destra, c’è una grande scarpiera con eleganti modelli firmati, sia da uomo sia da donna. Per terra, una scarpa da sera gialla, femminile. Curiosamente, nessuno tocca le calzature, che per numero ed eleganza ricordano quelle di Imelda Marcos. Forse il timore reverenziale nei confronti dei «grandi» del regime non è del tutto scomparsa. Ci vorrà ancora un po’ di tempo.

11 aprile 2003

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 18,45 (16,45 italiane) . Oggi ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi caos e anarchia. Con l’inviato del Washington Post divido auto e autista. Siamo andati nella zona dei palazzi presidenziali per osservare gli avvenimenti e abbiamo parcheggiato, chiudendo bene l’auto, vicino a un posto di blocco americano. Quando siamo tornati, il posto di blocco non c’era più. E nemmeno l’auto: qualcuno aveva approfittato dell’assenza dei soldati per portarsela via. Indisturbato.

As Saliya (Comando Usa in Qatar) – Luigi Offeddu – ore 16,30 (15,30 italiane). Il Comando americano ci ha mostrato un curioso mazzo di carte, 55 per la precisione, simili in tutto e per tutto alle normali carte da gioco italiane. La differenza? Al posto di re, donne e fanti ci sono le effigi di tutti i gerarchi del passato regime iracheno, da Saddam Hussein, ai suoi figli al vicepresidente Tareq Aziz e così via. Servono, ci hanno spiegato, come aiuto informativo per riuscire a catturarli o addirittura ucciderli nelle prossime settimane. C’è, dicono, anche una carta «jolly»: l’ormai ex ministro dell’Informazione Al Sahaf.

Bagdad – Francesco Battistini – ore 17 (15 italiane). A Bagdad non si trova più nulla da mangiare né, soprattutto, da bere. Persino l’acqua bollita è introvabile. E, come sempre accade in queste situazioni, impazza il mercato nero. Un cartone di sei bottiglie da un litro e mezzo adesso può costare anche 15 dollari, circa 15 euro.

Amman – Antonio Ferrari – ore 14 (13 italiane). Alla moschea, nel giorno della preghiera, migliaia di persone. Tra esse, il principe Hassan, ex erede al trono, fratello di re Hussein, che all’uscita viene accolto da un fragoroso applauso. Di lui si parla come un possibile candidato al trono (per ora molto ipotetico) dell’Iraq.

Mosul (Kurdistan iracheno) – Andrea Nicastro – ore 12,30 (10,30 italiane). Sono appena entrato in città, immersa in un caos indescrivibile. Gli arabi sembrano spariti, per le strade ci sono solo curdi. Tutti si danno al saccheggio. I guerriglieri peshmerga lasciano fare. Ma quando un ragazzino ruba loro una mitragliatrice pesante, due guerriglieri lo inseguono immediatamente. Non so come sia andata a finire: il ragazzino correva a gambe levate. 12 aprile 2003

Mosul (Kurdistan iracheno) – Andrea Nicastro ore 18.05 (ore 16.05 italiane). Ho lasciato dopo poco meno di due ore la casa in cui ero ospitato perchè non sentivo più gli spari. Girando per le strade ho visto due cadaveri e diversi incendi, ma non è chiaro chi siano i protagonisti degli scontri. Se a spararsi siano arabi e curdi o cittadini di Mossul che respingono i saccheggiatori. Colleghi della Cnn mi hanno poi spiegato di aver sbagliato strada e di essersi diretti per caso a Tikrit e non a Mossul. Sono stati attaccati da fedayn di Saddam, ma sono riusciti a scappare.

Mosul (Kurdistan iracheno) – Andrea Nicastro – ore 16,25 (ore 14,25 italiane). In questo momento sono chiuso in una casa privata nel quartiere della città dove forse ci sono i maggiori scontri. Qui a Mosul infatti la situazione è piuttosto difficile. Per ora non mi muovo, e aspetto che le acque si calmino.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 16,16 (14,16 italiane). Non si fermano i saccheggi nella capitale. E’ stato preso di mira soprattutto il Museo di Bagdad: migliaia di reperti sono stati portati via durante le razzie. Per ricostruire l’archivio storico ci vorrà tempo e lavoro.

Teheran – Paolo Conti – ore 16,00 (13,30 italiane). In Iran la discussione politica è incentrata sui rapporti diplomatici con gli Stati Uniti. Ma sui giornali di oggi viene dato un certo risalto a un dato riguardante il traffico cittadino: è stato calcolato che in media ogni giorno muoiono per incidenti stradali sulle vie della capitale 110 persone. 13 aprile 2003

Amman (Giordania) – Antonio Ferrari – ore 18,45 (ore 17,45 italiane). Tutti i giornali pubblicano oggi la foto del re e della regina nell’atto di donare il sangue per i feriti iracheni. E’ l’inizio di una campagna avviata in tutto il Regno. Nella fotografia, Re Abdallah, in jeans e maglietta nera, ha il volto accigliato. Sembra provato dal peso di enormi responsabilità.

As Saliya (Comando Usa in Qatar) – Luigi Offeddu – ore 18,38 (17,38 italiane). Al Comando americano c’è aria di smobilitazione. Ci è stato annunciato che non sono previsti altri briefing nei prossimi giorni. Molte troupe giornalistiche stanno partendo. L’impressione è che le dichiarazioni di oggi del generale Tommy Franks rappresentino l’ultima mossa della campagna mediatica messa in piedi dagli Usa nei giorni del conflitto.

Bagdad – Lorenzo Cremonesi – ore 19,05 (ore 17,05 italiane) . Ho visitato la prigione di Abu Grahib, la più grande dell’Iraq, nella quale erano stati rinchiusi 30-40 mila prigionieri durante gli anni del regime di Saddam. Qui migliaia di persone sono state giustiziate, soprattutto dopo la Guerra del Golfo del ’91. Ho visto la cella delle impiccagioni: due corde appese in una stanza bianco-sporco. Il meccanismo è quello classico: con una manopola si apre una botola nel pavimento, e il prigioniero cade nel vuoto.

Gerusalemme – Elisabetta Rosaspina – ore 17,30 (ore 16,30 italiane). Due cortei hanno attraversato oggi la città. Da una parte, la processione per la Domenica delle Palme, partita nei pressi del Monte degli Ulivi, a Beit Paggi, e diretta al Santo Sepolcro. Migliaia le persone presenti, tra le quali molti filippini. Ma oggi è stata anche la giornata dei funerali del rabbino capo di Gerusalemme, un sefardita di 90 anni. Strade chiuse e controlli accurati della polizia per evitare incidenti.

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