prostituta aspetta in strada

Prostituzione o attività vecchia come il cucco? Undici minuti per una scopata a rischio di contagio di malattie infettive e galera

Pubblicato il Pubblicato in Erotismo, Varie

“(…) e questo eccitava tremendamente Maria, perché anche lei si sentiva libera di pensare ciò che voleva. Gli chiedeva di toccarla con dolcezza, spalancava le gambe, si masturbava davanti a lui, pronunciava frasi romantiche e volgari quasi fossero la stessa cosa, aveva un orgasmo dopo l’altro, svegliava i vicini, destava il mondo intero con le sue grida. (…)”, da “Undici minuti”, di Paulo Coelho, ed. Bompiani, 2003.

Prostituzione, Via a Luci Rosse, Lucciole, Sporcizia, Centri sociali di recupero, Suicidi, Criminalità organizzata, retate notturne, insufficiente attività di contrasto delle forze dell’ordine, un Sindaco compassionevole, un’attività vecchia come il cucco ma sicuramente meno illegale di altre molto sviluppate nella zona di competenza comunale.

Piuttosto di andare a fondo del problema e risolverlo con adeguati mezzi (il sesso c’è e ci sarà sempre) si preferisce chiudere un occhio, comportarsi da “razzisti” (con cani mastini) e peggio ancora divenire complici di atti che violano la salute pubblica, l’ordine pubblico, la salvaguardia del patrimonio. Un Sindaco che non sa affrontare il fenomeno “sesso a pagamento” con ragionevolezza e laicità è un verme. Forse darà fastidio il confronto zoologico, ma come dice una parabola del Vangelo, anche il verme è una creatura divina. Tutto dipende da come lo s’intende. Anche le “lucciole” e i “maschi in calore” che le cercano sono creature divine. Non si capisce allora perché questa vita terrena debba essere sempre più difficile, ingarbugliata e criminalizzata. In fin dei conti si tratta solo di una “scopata” da “undici minuti”, quasi lo stesso tempo per leccare un buon gelato di Piazza Giorgione o assistere ai rigori finali del derby Milan – Juventus. Il sesso è pur sempre mosso da un desiderio coltivato dalla nascita. Un Sindaco che non conosce queste elementari regole è un egocentrico.

“Voglio fare l’amore con te, voglio sposarti, voglio portarti all’orgasmo, voglio avere un figlio». No, il desiderio era una sensazione libera, fluttuante nello spazio, che vibrava e colmava la vita con la brama di possedere qualcosa” .

“Chi osserva – e scopre – la persona che ha sempre sognato, sa che l’energia sessuale si scatena prima del sesso. Il piacere più grande non è il sesso, ma la passione con cui viene praticato. Quando è intensa, il momento sessuale serve ad alimentare la danza, non è mai l’elemento principale”. Dal romanzo “Undici minuti”, di Paulo Coelho, Bompiani, dal 4 giugno nelle migliori librerie. (Vedi allegato)

Un articolo apparso il 29 maggio 2003, su La Tribuna, firmato da D. Liviero, intitolato “Pulite via per San Floriano. Disagio dei residenti per resti delle notti a luci rosse” ci spinge di fare alcune osservazioni di carattere culturale e politico. L’unica cosa spiacevole è la sporcizia che si accumula in molte parti del territorio castellano, non solo nella via per san Floriano. Se ci fosse un costante presidio degli addetti ai lavori tutto passerebbe liscio. La confusione regna nel mondo post-agricolo della Castellana, dall’abbondanza di prodotti e servizi messi in commercio. Non si capisce perché il “servizio del piacere” dev’essere più sporco di altre attività discutibili (evasioni fiscali, lotterie, malversazioni, lavoro in nero, laboratori artigianali clandestini, contraffazione, sofistificazioni alimentari) e di altri comportamenti (pirateria stradale, inquinamento acustico e atmosferico, degrado storico-architettonico, imbrogli politici).

Il Sindaco di Castelfranco Veneto così si esprime: “Anche mercoledì (11 giugno 2003), verso le 23, ero in contatto con i carabinieri per chiedere una verifica nell’area a sud della statale 53. Le segnalazioni mi arrivano da privati tramite telefono o posta elettronica” – continua il Sindaco spiegando che – le forze dell’ordine non lavorano tanto sull’effetto della retata ma sullo sgominare chi gestisce il traffico di donne. “Noi non abbassiamo la guardia – chiarisce il sindaco – e fino ad oggi, attraverso i servizi sociali e alcune strutture di prima accoglienza, abbiamo potuto strappare alla strada soprattutto le minorenni”.

Perché non colpire i clienti ? (incalza la cronista) “Quando la situazione a sud della statale 53 (a Salvarosa) era critica avevamo ragionato su questo ma poi i suicidi di alcuni clienti ci ha fatto optare a puntare sullo sgominare gli sfruttatori”.Da queste elementari osservazioni di Maria Gomierato, primo cittadino donna del paese più maschilista della provincia di Treviso (in cinquant’anni di regime democristiano e post-democristiano la presenza femminile tra i banchi del Consiglio comunale è stata pressoché nulla, se non per qualche sporadica presenza in sede di Giunta o come consigliere), traspare una incapacità a governare il suo territorio. Ha il coraggio di ammettere che il fenomeno non si debella con “retate e rappresaglie” che hanno l’odore di “ricordi fascisti” e nemmeno con sporadiche forme assistenziali e previdenziali che alla società costano di più che di regolarizzare un’attività legata alla sfogo sessuale di un cittadino, sia esso residente nella Castellana, sia proveniente da altre province. Dunque trattasi di un tursimo giornaliero e canalizzato potrebbe dare maggiori introiti alle casse comunali. Il fenomeno del “sesso a pagamento” è di diverse categorie, e il sindaco Maria Gomierato dovrebbe saperlo. Se non si vedono più a Salvarosa e dintorni “le ragazze dell’Est europeo” molto probabilmente queste sono state dirottate vicino ai luoghi balneari o le più “fortunate” sistemate in appartamenti di condomini residenziali della zona. La maggior parte delle ragazze di colore che arrivano a piedi a Salvarosa e dintorni arrivano in treno, dalla stazione di viale Cesare Battisti. Il Sindaco, se avesse perlomeno un barlume d’intelligenza, potrebbe attuare con le sue forze dell’ordine (i cosiddetti vigili urbani che a volte sembrano degli imbranati e degli imboscati in biblioteca) azioni di disturbo. Invece di aspettare le ore 23 di caldi notti estive a “rompere le scatole ai Carabinieri” per far sloggiare due o tre “lucciole” dalla periferica via di Salvarosa. Ma crediamo che faccia solo finta di darsi da fare e s’incroci le mani come fanno centinaia di altri sindaci in tutt’Italia, specie quelli che sono arrivati al potere non per meriti propri ma per spinte sul sedere da patronati, canoniche, centri sociali e categorie hobbistiche sempre in agguato.

Un’altra osservazione di fondo merita di essere trattata. Il Sindaco Maria Gomierato non ce la fa a considerare legittima un’attività che è vecchia come il cucco. Non riesce a passare il confine tra “il normale” e il “paranoico”. Sa che con la repressione potrebbe rendersi complice di “suicidio” o addirittura vittima di eventuali “ricatti”, allora preferisce starsene nel suo ufficio con l’aria condizionata e la finestra spalancata per gustarsi la bella veduta delle cupole del Duomo. Manda messaggini ai figli, ne riceve altrettanti dal marito. Ma il fenomeno “prostituzione” può rimanere come e dov’è. Quando capirà che al di sopra di tutto ci sta la salute pubblica, l’ordine pubblico, l’igiene, la convivenza, l’intimità, … e il bisogno di sopravvivere? Una donna Sindaco avrebbe dovuto capire meglio di altri uomini (passati) tutti questi aspetti sociali e individuali. Lei lo sa che l’infezione è più frequente in attività del genere, obbligatoriamente volute “clandestine”. Lei lo sa che, se sulle strade castellane circolano mediamente 236 mila autoveicoli giornalieri, basta un “1 per cento di clienti” potenziali per la domanda del piacere. Ha una risposta da dare a questo bisogno turistico, Lei che va dire in giro che Castelfranco ha le carte in regola per essere una città d’arte?

Salvarosa e dintorni hanno tutto: il 90 per cento di uffici amministrativi, territoriali, nazionali, la più alta concentrazione di super mercati, nuovissimi condomini, mille nuove ditte del terziario, un patronato ed un asilo da invidiare, discoteche, bowling, fitness, alberghi e ristoranti 4 stelle. Non hanno ancora l’ufficio postale e un cinema multisala, ma una palestra-teatro in centro. Presto arriverà anche la piscina olimpionica, lo ha promesso il Sindaco. E si lamentano per una decina di “lucciole” che tirano su il morale ai tanti maschi “rifiutati dalle donne”?

Suvvia Sindaco, si faccia coraggio, sottoscriva il progetto di legge della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania e di Alleanza Nazionale per riaprire “le case del piacere” e così potrà decretare il “divieto assoluto” di passeggiare per le strade senza marciapiede. Le ragazze che passeggiano lungo il ciglio della statale o lungo una via interna sono libere. E di questo principio anche il Sindaco lo sa.

Altra cosa è invece associare il lavoro svolto dalle “lucciole” con l’inquinamento acustico e ambientale. Il Sindaco dovrebbe provvedere a mantenere un presidio reale del nostro territorio e non fregarsene. Si metta il casco e venga con noi in motocicletta in un giorno qualsiasi: si accorgerà che il territorio appartenente alla città d’arte e di storia è ben sporco e lurido. Che serve combattere a parole la prevenzione contro “zanzare tigre”, “ratti e pantegane”, “scarafaggi”, quando fuori di casa trovi di tutto per terra, lungo i fossati e in centinaia di ruderi nel centro storico?

La retorica del Comune è sempre la stessa da dieci anni. Si ripete come la musica di un CD strisciato.

DIECI PUNTI PER UNA DISCUSSIONE PUBBLICA

1. “Tristemente nota come la via a luci rosse”. “Tristemente nota come la via a luci rosse”, forma iniqua di un modo di pensare cattolico di sinistra o di destra (?). Infatti in quel “tristemente nota” c’è un buon grado di compassione per le donne che esercitano questo mestiere vecchio come il cucco.

2.”Via a luci rosse”, mai saputo che nella frazione di san Floriano ci fosse una via del genere, grazie per la pubblicità indiretta. I prezzi al metro quadro saliranno e la terra da agricola passerà a quella residenziale. Le “nostre” operatrici africane giungono tutte le sere in quelle vie a piedi con il solo regolare biglietto delle FFSS da Padova o Mestre per Castelfranco. Non camminano con lanterne in mano e nemmeno dispongono di mini locali, vetrine o quant’altro. Qualcuna è più fortunata ed ha uno stanzino in un capannone tutto nuovo, nello stesso c’è anche una ditta di pompe funebri (vedere per credere alle ore 20,30), ma non dispone di lumino. Abbiamo scoperto un individuo, anche collaboratore della Pro Loco, che fa la guardia. Qualche altra invece “sparisce” tra le vetrate di condomini di fronte alla stazione, in borgo Pieve, alle Logge…

San Floriano non è ad Amburgo, Parigi, Amsterdam, Zurigo, Ginevra, Lugano, Insbruck o Monaco di Baviera. Qui fa ancora scandalo. Siamo comunque arretrati di trent’anni con la terminologia adoperata dai cronisti locali e dalle forze dell’ordine. Nel XXI secolo, con un’Europa allargata a tutti paesi dell’Est, dove il sesso è libero, a Castelfranco vige il bigottismo terminologico. Negli anni settanta si favoleggiava su queste città che disponevano di vie e quartieri interi per il piacere. Certi rotocalchi italiani ne facevano persino un fiore all’occhiello per le notizie precise che venivano diramate. Si creava così un “turismo” sessuale per l’uomo italico. Nell’ultimo decennio invece siamo diventati più ricchi ed esigenti, Brasile, Cuba, Indonesia, hanno avuto un aumento di turisti italiani in cerca del piacere facile e a pagamento. La prima volta che vidi una di queste vie fu Amsterdam e Rotterdam, in ristrettisimi quartieri ben tenuti con le “vie delle vetrine” o “a luci rosse”. Abitando a Ginevra parecchi anni, conobbi un tale di Riese Pio X che gestiva un bistrot nella rue de Berne. La via ha la più alta concentrazione di operatrici del esso, tutto legale. I Cattolici e i Protestanti ginevrini non si scandalizzano e quella parte della città (accanto alla Stazione) la vita prosegue con negozi ti ogni tipo, con residenti e passanti, e non poco lontano vi sono anche istituti scolatici di quartiere. Il Sindaco di Castelfranco si è fatto pagare più di un viaggio all’estero ma non ha evidentemente imparato nulla.

3. Sulle cronache locali si identificano “luci rosse” con “prostitute”, quando quest’ultime sono costrette a fornire il piacere sessuale al maschio dentro la sua auto, dunque come essere in “casa propria”. Al contrario di quanto è stato da più di trent’anni stabilito negli altri paesi europei.

Le “vie a luci rosse” dispongono di locali molto particolari per l’intrattenimento sessuale, orale o anale, attrezzati di servizi igienici, e di attrezzature o aggeggi per mille modi di massaggi. Ogni appartamentino con finestra, ogni vetrina con portoncino, o semplici balconcini dispongono di lumicino rosso che sta per indicare che l’operatrice del sesso è occupata. Un modo come un altro per non essere infastidita nel momento dell’orgasmo…del cliente. Finita l’operazione, il lumicino diventa verde o si spegne, e la bella riappare alla finestra o dietro alla vetrina o accanto all’uscio di casa. In Olanda, Germania, Danimarca non ci si vergogna di questo mestiere. Il Comune ne dà la concessione, rientrando tra le attività artigianali come gli estetisti, massaggiatori, parrucchieri, in accordo con la polizia e il distretto sanitario. L’attività è regolamentata dalle disposizioni di ordine pubblico e commerciali. In Svizzera, per esempio, ci sono permessi di soggiorno di tre mesi per chi opera in questo settore “turistico”. La polizia controlla abbastanza con pignoleria che non si verifichino soprusi e giri viziosi. Si tende a “normalizzare” e non a criminalizzare “per chi la dà e per chi la riceve”. Polizia e salute pubblica sono al servizio degli utenti e dell’intera comunità. Anzi le prestatrici del sesso possono versare dei contributi per il proprio fondo pensionistico e di assistenza. Da noi invece è l’inverso. Chi pratica quest’attività rischia la galera. E se lo fai a casa tua con altre, puoi incorrere al favoreggiamento alla prostituzione, con pedinamenti, spionaggio e violazione della privacy, come è successo a Roma, Verona, Torino e a Padova nei mesi scorsi. Abbiamo saputo di tutto: calciatori noti, industriali, professionisti, prelati che venivano pedinati e spiati dalle forze dell’ordine.

Allora si fa in periferia, o in certe località ancora sprovvedute di presidio militare. La via di San Floriano è uno dei tanti esempi. La chiesa cattolica condanna fermamente questo mestiere e chi ne fa uso. Non dà alternative. Vorrebbe che tutti vivessero casti, senza televisione, rotocalchi, internet. La chiesa nella sua storia ha gestito per secoli i postriboli, le case delle donzelle, i bagni pubblici con meretrici. La chiesa mantiene ancora molti monasteri dove si commettono sevizie (vi ricordate del film “Magdalene” premiato a Venezia nel 2002?) e diversi sono i casi di pedofilia curiale. Lo Stato preferisce attuare una politica repressiva. Poi per andar d’accordo con una minuscola parte della chiesa, quella impegnata con i centri sociali, finanzia progetti per il recupero dell’individuo. Ma quante povere sventurate riescono ad inserirsi nella società? Ogni tanto si leggono i comunicati stampa della polizia che vengono eseguite delle vere e proprie retate di “prostitute”. L’inventario sarebbe copioso se ogni settimana le forze dell’ordine facesse solo questo. Si intaserebbero gli uffici della magistratura e della Digos. La maggior parte di esse è sprovvista di regolare soggiorno e furbescamente non sono più “collocate” sul territorio da individui tenebrosi. Arrivano con il treno regionale, a volte col Pendolino, o sono scaricate molte chilometri prima. Gli investigatori dello Stato sono insufficienti per capire il vero meccanismo del traffico di donne africane, albanesi, rumene, ucraine, brasiliane. Dall’Africa arrivano persino sotto i diciott’anni e sottoposte a violenze tribali (“excision…”). Spesso passano qualche mese in Francia o in Belgio. Il cliente italiano forse non lo sa o forse se ne frega. Una volta “acciuffate” sono espulse con un biglietto dell’Alitalia (per bilanciare le perdite) oppure sbattute in galera se vi sono complicità con droga ed altro. La Chiesa con i suoi moniti obbliga lo Stato laico a seguirne i dettami (la lobby è trasversale, va dai buttiglioniani ai veltroniani). E come salvacondotto si propone di gestire centri di assistenza ma con i soldi dello Stato (vedi il caso di Caserta e Venezia). Per trovare un lavoro da segretaria, bisogna passare attraverso la prostituzione, droga e prigione. “Lo Stato paga tutto purché ti penti e sputi fuori qualche nome o indizio. A noi, invece, che siamo cittadini onesti, lo Stato manco ci caga.” E’ quanto sentiamo spesso da chi cerca un impiego.

4. Un giro vizioso, dato che la prostituzione è ormai dappertutto e sotto gli occhi di tutti. Non chiediamo che la Chiesa inverta il proprio credo sulla “verginità” e sulla fedeltà prima e durante il matrimonio. La religione si basa su una fede, i suoi dogmi vanno rispettati. Ma che lo Stato sia l’ “esecutore di una sola verità”, questo proprio non riusciamo a digerirlo. Lo Stato deve preoccuparsi della salute pubblica e della condizione sociale dei suoi cittadini, anche di quelli che non hanno un permesso di soggiorno regolare, non della salute dell’anima secondo questa o quella fede religiosa. Il fare sesso a pagamento in via san Floriano o lungo la circonvallazione Est Ovest di Castelfranco Veneto, o dentro le vie della nuova zona artigianale (vicino all’Ascom), generalmente con operatrici extracomunitarie significa che il Comune permette lo sfruttamento dell’individuo, il comodato d’uso del suolo pubblico o di proprietà privata senza il versamento di un determinato canone o tassa commerciale. La libertà di passeggiare lungo il ciglio della strada per farsi “rimorchiare” è la “compravendita di un servizio”, senza la dovuta ricevuta fiscale. Non vi è nemmeno un contributo forfetario come spesso il Comune richiede a chi vuole vendere due volte alla settimana in piazza Giorgione. Due pesi e due misure, che mantengono una disparità sociale che favorisce evasione fiscale, malattie infettive, inquinamento e sporcizia.

5. Ma è lo Stato il primo responsabile di tali attività “illegali ma vecchie come il cucco”. Lo stesso soggetto di diritto non lascia spazio per una “regolare scopata con scontrino fiscale”, come se tutti i suoi cittadini dovessero seguire i dettami della religione cattolica. Perché allora lo Stato non vieta la masturbazione sessuale e ne punisce il trasgressore? E piazza telecamere in tutti gli uffici ministeriali, ospedalieri, amministrativi?

L’on. Merlina (Merlin per l’anagrafe) abolì le “case di tolleranza”. Da quel momento storico furono sbattute sui marciapiedi le donne e gli uomini che facevano quel mestiere. Si iniziò così a chiamarle “puttane” (Milano), “mignotte o bocchinare” o “frocci” (Roma), “battone” (Torino), “prostitute” (Firenze), “babe” (Genova). DC e PCI favorirono l’instaurare di un regime che ha “criminalizzato” il fare sesso a pagamento, nonostante sappiamo che, nella città dei Papi, postriboli, massaggerie sado-maso, operatrici della strada, travestiti, gay, fioriscono come funghi. Lo scandalo sorge se si scopre che tra i clienti vi siano noti calciatori, prelati, industriali, professionisti e qualche grammo di cocaina. Poi non sai se una volta fatta piazza pulita, tutto ritorni nella normalità. Da un’indagine di un’organizzazione specializzata dell’ONU sembra che l’Italia sia al terzo posto per numero di prostitute presenti sul territorio e che movimentino un giro di capitali di circa 500 milioni di euro all’anno. Tutto rigorosamete in nero.

6. “Tristemente nota”, per chi? Per i residenti di san Floriano che vedono residui di sporcizia che fanno pensare a “cose proibite” consumate con… preservativi, fazzoletti di carta, capelli, lattine, mozziconi di sigarette, ogni tanto una mutandina… D’altronde in quante altre parti di Castelfranco la sporcizia abbonda? Non sono “tristi” bensì divenute “normali”. Normale è tutto quello che produce malattie cancerogene come lo smog e l’inquinamento atmosferico.

7. Il cronista riporta uno stato d’animo che lui stesso percepisce: è “triste” vederle a lavorare di notte e in quelle condizioni. Ma chi va a puttane trova un piacere straordinario e molte di queste lo fanno da consenzienti per una retribuzione guadagnata sul campo. L’offerta è abbastanza varia, sia per colore che per taglia. Nigeriane, senegalesi, congolesi, moldave, rumene, ucraine, albanesi sono solo alcune specie della fauna presente a Castelfranco e dintorni. Chi può ha un appartamento “collettivo” (non è difficile scovarle).

8. Perché il Comune non prevede di installare delle toilette chimiche e dei cestini porta rifiuti nelle vie erotiche? Si vergogna? Il caso di san Floriano di Castelfranco Veneto non è il solo nella provincia di Treviso.Come mai il Comune non pulisce i fossati, i cigli delle strade, le aiuole spartitraffico?

9. Il caso di san Floriano, descritto dal cronista locale, solleva un altro aspetto collaterale, di carattere linguistico e culturale. “Quello che ultimamente sta dando più fastidio è un bruttissimo odore che proviene dal fossato”, ha dichiarato un cittadino della zona. Notate come il “dire comune” associ al fenomeno “via a luci rosse con un bruttissimo odore che proviene dal fossato, forse di un animale morto”. Un luogo d’incontro per fare sesso ha un “bruttissmo odore .. di animale morto”. Più macabro di così, non si poteva esprimere il cittadino “esausto da cattivi pensieri”. Questa è la cultura che traspare dalla cronaca di un giornale del Gruppo L’Espresso, paladino della rivoluzione culturale all’italiana e di una virtuale rimonta dei catto-comunisti. Nel Gazzettino, l’argomento straripa di aneddoti e “salmi” contro “il sesso a pagamento”, cercando spesso di propagandare dichiarazioni solenni di prelati e politici per “strappare le giovani schiave dal marciapiede” e ingigantendo le saltuarie scoperte di “massaggerie sado-maso” in centro città. Non esiste la figuara del giornalista indagatore che riesca a muoversi anche con le proprie gambe.

10. Salute pubblica a rischio di malattie infettive trasmissibili? Già qualcuno pensa di stampare un volantino per insegnare che si “usi il preservativo quando si va a puttane o in discoteca”. Il Sindaco si vergogna di lanciarsi in una campagna pubblicitaria di prevenzione. Ci volle il matto di Oliviero Toscani con le magliette Benetton. Di nuovo la nostra mente ci porta esempi di altre realtà europee dove i loro distretti sanitari in concerto con gli uffici comunali organizzano annualmente campagne pubblicitarie per la prevenzione e dispongono di un gabinetto medico al servizio del cittadino e dell’operatrice del sesso. Negli altri paesi europei si cerca di canalizzare un’attività del piacere che spesso ha confini labili, restringendo il campo d’azione di malavitosi. Da noi si chiude un occhio ma si finisce … in sala operatoria o in prigione.

ALLEGATI

Proseguono gli articoli sul sesso a pagamento a Castelfranco e dintorni.

Pulite via per San Floriano. Disagio dei residenti per resti delle notti a luci rosse

Castelfranco Veneto, 29 maggio 2003, La Tribuna, D. Liviero. “Sacchetti di plastica con rifiuti alimentari, scarpe, capelli, preservativi e bottiglie di vetro. Questi sono solo alcuni degli oggetti che si possono trovare nel fossato di scolo di via per San Floriano, la strada che costeggia la circonvallazione, proprio davanti alla Officine Michieletto. Questa via è già tristemente nota come la «via a luci rosse». Tante sono infatti le prostitute che, durante la notte, «lavorano» in questa zona ed utilizzano il fossato come un vero e proprio bidone dell’immondizia scaricando dentro di tutto. «Sono anni che lavoriamo in mezzo ad una discarica – spiegano alcuni lavoratori – Quello che ultimamente sta dando più fastidio è un bruttissimo odore che proviene dal fossato. Forse c’è qualche animale morto. Speriamo che il Comune intervenga al più presto». Nella zona sono intervenuti anche gli agenti della polizia municipale di Castelfranco che hanno verificato la situazione e dato istruzioni agli uffici competenti di provvedere alla pulizia. Pulizia che dovrebbe venire effettuata entro qualche giorno dagli operai del Comune. Per bonificare il fossato dovranno indossare attrezzature adeguate: mascherine e tute per proteggersi dai cattivi odori e dagli oggetti che possono rappresentare un pericolo come vetro e preservativi”.

A Salvarosa prostitute, protettori e clienti creano disagi a un quartiere. Telefonate a raffica a carabinieri e sindaco. Assediati in casa dalle lucciole. I residenti: «Di notte non dormiamo, di giorno puliamo»

Castelfranco, 13 giugno 2003 (D. Liviero). Proteste degli abitanti di un quartiere di Salvarosa, usato dalle lucciole per «ricevere» i clienti. Via San Gottardo è assediata da una decina di prostitute che si posizionano davanti alle case, disturbano il sonno dei residenti. «Urlano, gridano e sporcano, Non riusciamo più a dormire, perché il Comune non interviene? Servirebbe un sindaco come Gentilini». Durante il giorno il quartiere residenziale situato nell’incrocio tra Via Staizza (la strada che porta al Bowling), via San Gottardo e via Loreggia, è una zona molto trafficata, sia per la vicinanza con la circonvallazione che va da Treviso a Vicenza ma soprattutto per i molti esercizi commerciali situati in zona. Con l’imbrunire però tutto questo scompare per lasciare il posto a un altro tipo di traffico. L’area nelle ore notturne viene usata, come luogo di lavoro, da una decina di prostitute che trasformano questo incrocio in un vero e proprio quartiere a luci rosse, dove le lucciole «esercitano» liberamente la professione. I primi a lamentare questo fatto sono ovviamente i residenti che si ritrovano ogni sera con una decina di prostitute davanti a casa e con un costante via vai di macchine e scooter. Gli abitanti puntano il dito soprattutto sul fatto che le lucciole sporcano in modo indecente e che la loro presenza disturba la quiete notturna. Decine le telefonate al 112. «E’ una vergogna, non riusciamo proprio a liberarcene – osservano alcuni residenti – Anche mercoledì sera abbiamo avvisato i carabinieri, c’era moltissima confusione: urla, grida, litigi. Una situazione insopportabile che ci disturba notevolmente, specie in questi giorni in cui il caldo ci obbliga a lasciare le finestre aperte per rinfrescare l’interno della casa. Abbiamo paura, in queste case abitano parecchie persone anziane e una situazione del genere ci preoccupa: non sappiamo mai cosa possa succedere». I residenti criticano duramente l’operato del Comune: secondo loro non pulisce l’area come dovrebbe e non impedisce alle lucciole di «lavorare», «Un altro grave problema è lo sporco – continuano i residenti – Al mattino troviamo di tutto, dai preservativi usati alle bottiglie di vetro rotte, e tutto questo proprio davanti al marciapiede di casa nostra. Il Comune pulisce una volta ogni tanto, così se vogliamo mantenere l’ingresso di casa in ordine dobbiamo eliminare ogni mattina i rifiuti per conto nostro. Tutti sanno che la prostituzione è illegale perché le autorità non bloccano questo fenomeno? Almeno nei quartieri residenziali dove vivono anche dei bambini. Servirebbe anche a Castelfranco un sindaco alla Gentilini, forse impedirebbe una simile vergogna».

LA RISPOSTA DEL SINDACO MARIA GOMIERATO

IL SINDACO: “Richieste d’aiuto anche via e-mail”

Castelfranco, La Tribuna, 13 giugno, Stefania Miotto. «Anche mercoledì, verso le 23, ero in contatto con i carabinieri per chiedere una verifica nell’area a sud della statale 53» afferma il sindaco. Con la bella stagione aumenta il numero di prostitute di colore, uniche ormai a presiedere i marciapiedi dal momento che non ci sono più le ragazze dell’est europeo. «Le segnalazioni mi arrivano da privati tramite telefono o posta elettronica» continua il sindaco spiegando che le forze dell’ordine non lavorano tanto sull’effetto della retata ma sullo sgominare chi gestisce il traffico di donne. «Noi non abbassiamo la guardia – chiarisce il sindaco – e fino ad oggi, attraverso i servizi sociali e alcune strutture di prima accoglienza, abbiamo potuto strappare alla strada soprattutto le minorenni». Perché non colpire i clienti? «Quando la situazione a sud della statale era critica avevamo ragionato su questo – risponde il sindaco – ma poi i suicidi di alcuni clienti ci ha fatto optare a puntare sullo sgominare gli sfruttatori».

Firmato ieri il “Progetto Speranza”. Venezia aiuterà le lucciole di Caserta. Lavoro per chi lascia il marciapiede

Venezia, Il Gazzettino, 3 giugno 2003. Sarà Venezia ad offrire occasioni di lavoro alle prostitute di Caserta vittime della tratta che vorranno abbandonare il marciapiede. È quanto prevede il “Progetto Speranza” che è stato varato ieri, appunto a Caserta, durante un incontro tra il presidente di quella Provincia, Riccardo Ventre, e il responsabile del Servizio marginalità urbane dell’assessorato alle Politiche sociali del Comune, Claudio Donadel. Alla riunione ha partecipato anche la responsabile veneta del numero verde sulla tratta (800-90290), Cinzia Bragagnolo.

Il progetto punta a un progressivo avvicinamento delle donne che la Provincia di Caserta ha in protezione al mercato del lavoro del Nord est, con la precondizione della regolarizzazione delle ragazze.

Il Comune di Venezia curerà in modo particolare la formazione professionale, da effettuare su di un campione di donne recuperate dalla prostituzione, analizzando la domanda che arriva dal mercato del Triveneto, e che orienterà gli esperti casertani nello specializzare i soggetti attualmente in protezione. Al momento, le due figure più richieste operano nel campo della comunicazione e dell’estetica: per questo, la Provincia di Caserta sta già tenendo dei corsi per segretaria e per parrucchiera. Completato questo passaggio, si inizierà il vero e proprio intervento di sostegno.

Provincia di Caserta e Comune di Venezia hanno sottoscritto un protocollo d’intesa e chiesta formalmente l’erogazione di contributi ai sensi dell’art. 18 del Testo Unico sulla finanza locale, relativamente ai programmi di assistenza e di integrazione sociale dell’immigrazione e alle norme sulla condizione dello straniero.

UNA LETTURA CONSIGLIABILE: l’ultimo romanzo di Paulo Coelho

“Undici minuti” (ed. Bompiani, giugno 2003)

Dal Brasile alla Svizzera, i sogni di Maria

(Da corriere.it, 30 maggio 2003). La scoperta del sesso di Paulo Coelho arriva in Italia. Nell’ultimo romanzo, Undici minuti (tempo medio di un rapporto, secondo Coelho), lo scrittore brasiliano approfondisce per la prima volta questo tema – dalla masturbazione al sadomasochismo, passando per il «punto G» – anche se prevale la ricerca spirituale, cara ai milioni di fan che lo hanno eletto a idolo new age . Maria, la protagonista, è notata da un impresario a Rio de Janeiro e portata in Svizzera per ballare il samba. Presto scopre che, per realizzare i suoi sogni (tornare in Brasile, comprare un’azienda agricola e sposare un principe azzurro) ha bisogno di soldi. E la strada per farli si chiama Rue de Berne, quartiere a luci rosse di Ginevra, dove finisce per prostituirsi in un night. Non è una denuncia di abusi: il sesso «sacro» diventa il mezzo per conoscere il mondo e se stessa.

ANTEPRIMA : ESCE IN ITALIA IL ROMANZO EROTICO DI PAULO COELHO

Maria notò il cambiamento negli occhi dell’uomo. Sapersi desiderata la eccitava più di qualsiasi altra cosa. Niente a che vedere coi canoni convenzionali – «Voglio fare l’amore con te, voglio sposarti, voglio portarti all’orgasmo, voglio avere un figlio». No, il desiderio era una sensazione libera, fluttuante nello spazio, che vibrava e colmava la vita con la brama di possedere qualcosa. E ciò bastava: questa volontà faceva muovere ogni cosa, abbatteva le montagne e le rendeva umido il sesso. Il desiderio era la fonte di tutto: la partenza dal suo paese, la scoperta di un nuovo mondo, lo studio del francese, il superamento dei preconcetti, il sogno di un’azienda agricola, l’amare senza chiedere nulla in cambio, il sentirsi donna solo grazie allo sguardo di un uomo. Con lentezza calcolata, abbassò l’altra spallina e il vestito le scivolò lungo il busto. Poi sganciò il reggiseno. E rimase lì, con la parte superiore del corpo nuda, chiedendosi se lui le sarebbe saltato addosso, se l’avrebbe toccata giurandole il suo amore, o se fosse stata abbastanza sensibile per provare, nel solo desiderio, lo stesso piacere del sesso.

Intorno a loro le cose cominciarono a mutare: i rumori non esistevano più e, a poco a poco, scomparirono anche il caminetto, i quadri, i libri, sostituiti da una sorta di trance in cui c’era soltanto l’oscuro oggetto del desiderio, e nient’altro aveva importanza.

L’uomo non si mosse. All’inizio, una certa timidezza velò il suo sguardo, ma non durò a lungo. Lui la fissava e, nel mondo della sua immaginazione, la titillava con la lingua, facevano l’amore, sudavano, si abbracciavano, fondevano tenerezza e violenza, urlavano e gemevano insieme.

Nell’universo reale, però, non dicevano nulla: nessuno dei due si muoveva, e questo eccitava tremendamente Maria, perché anche lei si sentiva libera di pensare ciò che voleva. Gli chiedeva di toccarla con dolcezza, spalancava le gambe, si masturbava davanti a lui, pronunciava frasi romantiche e volgari quasi fossero la stessa cosa, aveva un orgasmo dopo l’altro, svegliava i vicini, destava il mondo intero con le sue grida. Lì c’era il suo uomo, a darle piacere e gioia; con lui poteva essere se stessa, parlare dei propri problemi sessuali, raccontare come avrebbe voluto passare insieme il resto della notte, della settimana, della vita.

Il sudore cominciò a stillare dalla fronte di entrambi. Per via del fuoco del camino, si dicevano mentalmente l’un l’altro. Ma sia l’uomo che la donna in quella stanza erano giunti al limite: avevano usato tutta la loro immaginazione, vissuto insieme un’eternità di momenti belli. Dovevano fermarsi: un passo oltre, e quella magia sarebbe stata cancellata dalla realtà.

Con gesti molto lenti – giacché la conclusione è sempre più difficile dell’inizio -, lei si rimise il reggiseno, celando i capezzoli. L’universo riprese il suo posto, gli oggetti intorno ricomparvero. Maria si tirò su il vestito che le era scivolato fino alla vita, sorrise e, delicatamente, gli sfiorò il viso. Ralf le prese la mano e la premette contro la sua guancia, senza sapere se tenerla lì o con quanta intensità stringerla.

La ragazza avvertì il desiderio di dirgli che lo amava. Ma questo avrebbe rovinato tutto: avrebbe potuto spaventarlo oppure, peggio, far sì che rispondesse che anche lui provava lo stesso sentimento. Ed era qualcosa che Maria non voleva: la libertà del suo amore consisteva nel non avere nulla da chiedere o da aspettarsi.

«Chi è capace di sentire, sa che si può provare piacere ancor prima di sfiorare l’altra persona. Le parole, gli sguardi… racchiudono il segreto della danza. Ma il treno è arrivato: ognuno se ne va per la sua strada. Spero di poterti accompagnare in questo viaggio fino a… Fino a dove?».

«Al ritorno a Ginevra», disse Ralf.

«Chi osserva – e scopre – la persona che ha sempre sognato, sa che l’energia sessuale si scatena prima del sesso. Il piacere più grande non è il sesso, ma la passione con cui viene praticato. Quando è intensa, il momento sessuale serve ad alimentare la danza, non è mai l’elemento principale».

«Stai parlando di amore come se fossi un’insegnante».

Maria decise di continuare, perché era questa la sua difesa, la sua maniera di dire tutto senza compromettersi: «Chi è innamorato sta sempre facendo l’amore, anche quando non lo fa. Il momento in cui i corpi si incontrano è solo il traboccare della coppa. Si può restare insieme per ore, addirittura per giorni. Si può iniziare la danza un giorno e concluderla un altro, o magari non terminarla nemmeno, se il piacere è tanto. Niente a che vedere con undici minuti».

«Che cosa»?

«Io ti amo».

«Anch’io ti amo».

«Scusami, non so cosa sto dicendo».

«Neanch’io».

Maria si alzò, gli diede un bacio e uscì. Ora poteva aprire la porta perché, secondo la superstizione brasiliana, il padrone di casa doveva farlo solo la prima volta che il visitatore se ne andava.

Dal diario di Maria, la mattina seguente:

Ieri sera, quando Ralf Hart mi ha guardato, ha aperto una porta, come se fosse un ladro. Ma, andandosene, non ha portato via niente di me: anzi, ha lasciato un profumo di rose – non era un ladro, ma un innamorato che veniva a trovarmi.

Ogni essere umano vive il proprio desiderio. Questo fa parte del suo tesoro e, benché sia un’emozione che potrebbe allontanare, generalmente avvicina chi è importante. È un’emozione che la mia anima ha scelto di vivere, ed è talmente intensa che può contagiare tutto e tutti intorno a me.

Ogni giorno scelgo la verità con la quale intendo vivere. Cerco di essere pratica, efficiente, professionale. Ma vorrei poter scegliere, sempre, il desiderio come compagno. Non per obbligo, né per attenuare la solitudine della mia vita – semplicemente perché è bello. Sì, è molto bello. © Paulo Coelho 2003

Questo brano è un’anticipazione dal nuovo romanzo di Paulo Coelho «Undici minuti» che uscirà in Italia mercoledì 4 giugno edito da Bompiani (traduzione di Rita Desti, pagine 262, 15)

Tutto nasce da una storia vera

IL ROMANZO: “Undici minuti” , l’ultimo libro di Paulo Coelho ( sopra la copertina ) sarà in libreria da mercoledì 4 giugno (editore Bompiani, pagine 262, 15, traduzione di Rita Desti)

LA STORIA : Lo scrittore si è ispirato alla storia di Sonia, una prostituta brasiliana che, a Mantova qualche anno fa, gli aveva consegnato un dattiloscritto dove raccontava la propria vicenda, dal Brasile alla Svizzera

LA FORTUNA: I libri di Paulo Coelho, pubblicati in più di 150 Paesi e tradotti in 56 lingue, hanno venduto oltre 43 milioni di copie “L’Alchimista” e gli altri bestseller

L’AUTORE: Paulo Coelho è nato a Rio de Janeiro il 24 agosto 1947

I SUCCESSI: Nei suoi romanzi (pubblicati in Italia da Bompiani) tratta prevalentemente il tema della ricerca spirituale. Fra i suoi successi: «L’Alchimista», che lo ha reso celebre in tutto il mondo, «Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto», «Manuale del guerriero della luce», «Monte Cinque», «Veronika decide di morire», «Il Diavolo e la Signorina Prym» e «Il Cammino di Santiago», suo primo romanzo, tradotto in Italia lo scorso anno.

Condividi questa pagina