clotilde courau

Meravigliosa favola del XXI secolo: Emanuele Filiberto di Savoia sposa Clotilde Courau

Pubblicato il Pubblicato in Cronaca italiana e internazionale, Gossip e intrattenimento

Il dossier completo è leggibile nel sito www.associazioneaida.net. Queste le parti:

Parte I. La meravigliosa favola del XXI secolo: Emanuele Filiberto di Savoia sposa l’attrice Clotilde Courau (Parte prima)

Parte II. Schede di Clotilde Courau ed Emanuele Filiberto di Savoia

Parte III, IV, V, VI, VII con gli Allegati

1. Intervista a Emanuele Filiberto di Savoia: “Le mie nozze commuoveranno l’Italia”. Domani il matrimonio con Clotilde Coureau in diretta tv. «Basta polemiche, nessuno provi a rovinarmi la festa».

2. L’abito della sposa esalta il pancione. Il bozzetto dell’abito da sposa, disegnato da Valentino per Clotilde Courau. Non camuffa la maternità l’abito da sposa realizzato da Valentino per l’attrice francese Clotilde Courau, che giovedì convolerà a nozze a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, con il principe Emanuele Filiberto di Savoia.

3. Movimenti neoborbonici e altri gruppi manifestano contro il rientro. I Savoia a Napoli tra curiosità e contestazioni. Vittorio Emanuele: «Grazie a tutti gli italiani per aver reso possibile il ritorno». Qualche tafferuglio davanti al Duomo

4. Le tappe della vicenda e le norme di legge

5. Agenda fitta d’impegni per la visita napoletana degli ex regnanti. Tornano i Savoia. E i Borbone se ne vanno. Gli ex delle Due Sicilie: Napoli non è la loro città, il crollo del Sud è colpa loro. Vittorio Emanuele: «Voltafaccia incomprensibile»

Roma, 26 settembre 2003. Emanuele Filiberto di Savoia si è sposato a Roma con la francese Clotilde Courau ieri, 25 settembre 2003. Un bel matrimonio molto semplice ma con tanta allegria da parte dei rispettivi genitori. Si sono dati appuntamento alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, la stessa in cui nel 1896 il bisnonno Vittorio Emanuele III portò all’altare la regina Elena. Nozze «riparatrici», dicono all’Unione Monarchica Italiana. A dispetto di tante osservazioni maligne, quasi tutte di carattere ideologico, gli sposi novelli hanno voluto dimostrare la loro volontà di sentirsi europei e non svizzeri e di amare la sobrietà. Almeno per il principe Filiberto che, per colpa del nonno, ha dovuto vivere fuori dei confini della propria patria naturale e farsi una cultura italiana “per sentito dire”. Una stupida legge catto-comunista “repubblicana” vietava agli eredi Savoia di calpestare il suolo italiano. Divieto questo che cozzava contro la dichiarazione universale dei diritti umani (ogni individuo ha diritto di una patria) e contro la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea.

Non sappiamo quanto si debba riconoscere all’evoluzione europea o a quella della classe politica italiana per il diritto sacrosanto degli eredi Savoia di poter usufruire del passaporto italiano. Già da tempo (1992 sulle pagine del Corriere) avevamo sollevato il problema senza essere mossi da spirito monarchico e la signora Isabella Bossi Fedrigotti si dimostrò “freddolina” al loro rimpatrio, anzi con spirito ironico ci bollò con questa storica frase: “oh, poverini anche i principi sanno di essere tristi”, come dire che possono anche loro soffrire per un po’, dopo tutto il male che il loro antenato aveva causato al Bel Paese.

Non ci piacque questa affermazione della giornalista-scrittrice, con tanto sangue “repubblicano”, lei che comunque non discende da poveri popolani.

La cronaca ci dice che il principe Emanuele Filiberto, 32 anni, sia un juventino e che lavori come fiduciario a Ginevra in rue de Rhone. Mentre Clotilde, 34 anni, sia una “militante di sinistra” ed assai affermata attrice di cinema e teatro. Il principe Filiberto vestiva di tight mentre Clotilde era avvolta in una longuette bianco perla stile Impero firmato da Valentino. Clotilde sarà mamma fra qualche mese.

L’altare della chiesa romana, non lontana dalla stazione Termini, era ornata di 13mila lilium bianchi e rose sulle note di un Allegro Maestoso di Angelo Corelli. Tutto è pronto per le nozze reali più chiacchierate dell’anno. E’ scattato il conto alla rovescia per il fatidico sì per il rampollo di casa Savoia, Emanuele Filiberto, 32 anni, che si appresta a impalmare l’attrice francese Clotilde Courau, Il rito è stato officiato a porte chiuse: l’accesso è stato riservato ai 1.360 invitati oltre ai 120 giornalisti accreditati. Il cardinale Pio Laghi, ex nunzio apostolico in Terra Santa e Stati Uniti, ha benedetto l’unione nella veste di patrono dell’Ordine di Malta. Fuori, nella piazza antistante la Basilica, a pochi passi dalla Stazione Termini, erano schierate centinaia di metri di transenne in ferro e decine e decine di vigili urbani, poliziotti e carabinieri per tenere a debita distanza i curiosi e appassionati di cose reali e «gossip».

L’intera cerimonia è stata ripresa in diretta da Sky tv del magnate Murdoch, amico di famiglia Savoia. Chi non aveva il satellite, ha potuto «spiarla» in parte attraverso le telecamere di RaiUno, con “La vita in diretta” di Michele Cocuzza e di “Striscia la notizia” di Canale 5. Delle nozze se ne è occupato pure “Porta a porta” alle 23,25, sempre sulla prima rete Rai, con il conduttore Bruno Vespa.

“Una cerimonia mediatica ma senza sfarzi regali”, così la stampa accreditata ha cercato di stigmatizzare il bell’evento, forse l’unico dell’anno che non abbia a che fare con scandali, tragedie, sofferenze. In chiesa sono stati vietati i cappelli (si indossano solo al mattino), gli abiti lunghi così come il bianco o il nero e ai gioielli troppo vistosi. Per il ricevimento di sera poi meglio indossare lo stesso vestito, come ha scelto di fare la madre dello sposo. Ci sono stati due festeggiamenti: un ricevimento-cocktail nella terrazza dell’hotel Exedra, alle 19, a cui sono arrivati più di 500 invitati. E a Palazzo Ruspoli una cena dai conti Antonio e Daniela D’Amelio per circa 200 ospiti. Menu anticonformista: al buffet (e non self service come una cronista di un giornale calabrese aveva riferito), con mozzarelle di bufala, aragostelle e niente champagne ma spumante rigorosamente italiano. La musica di Jennifer Lopez farà da colonna sonora.

Niente viaggi esotici per la luna di miele. Dopo il sì gli sposi passeranno soltanto qualche giorno a Firenze. Poi rientreranno subito a Ginevra dove Emanuele Filiberto tornerà al lavoro nella finanziaria dove presta consulenza.

Originale anche la lista nozze, depositata in un vivaio di Ginevra. Il principe avrebbe gradito piante di pomodoro, limoni e cedri rossi del Libano per abbellire il suo giardino.

E per smorzare i toni delle polemiche con i monarchici dell’Umi che in questi giorni hanno parlato di “nozze riparatrici”, il principe ha detto: “Se pensano che con queste cialtronerie da due soldi possano rovinarmi la festa si sbagliano. Io e Clotilde ci sposiamo perché ci amiamo, la nostra è una bellissima favola. Non potevo chiedere di più dalla vita”.

La meravigliosa favola del XXI secolo: Emanuele Filiberto sposa Clotilde. Schede (Parte seconda)

Schede

Clotilde Courau

Trentaquattro anni, attrice, campionessa di fioretto, Clotilde Courau, sposa di Emanuele Filiberto, è diventata nota in “Franciaquando” nel 1991, per il film “Le petit criminel”, vinse il premio europeo «Felix» come migliore attrice protagonista. Contrariamente a quanto si dice, nelle sue vene scorre sangue blu: la famiglia della madre discende dal capostipite della dinastia reale francese, Ugo Capeto. (…)

Clotilde ha conosciuto il suo prossimo sposo a Monaco, durante il vip master di pentathlon. Gareggiavano in due squadre diverse e si sono scontrati, faccia a faccia, nella gara di fioretto. Ma ha preferito lasciare Emanuele Filiberto sulle spine per quasi un anno: “Non avevo alcuna fiducia – ha detto lei -, non ho mai amato gli uomini ricchi e potenti. La sola nobiltà in cui credo è quella del cuore. Ma Emanuele è un uomo determinato, mi ha bombardato di telefonate”. (…)

Emanuele Filiberto di Savoia

Trentadue anni, due in meno della sua futura sposa. Alto, biondo e con gli occhi azzurri. Super-sportivo. Un passato da rubacuori alle spalle che lo hanno reso popolare quasi come i suoi interventi a “Quelli che il calcio” dell’epoca Fazio e delle imitazioni del comico Maurizio Crozza. Uno dei partiti più ambiti dell’aristocrazia internazionale. Eppure Emanuele Filiberto, non ha mai gradito essere accostato al “principe azzurro” delle fiabe: “Non ho mai creduto di essere il “principe azzurro” sognato dalle donne italiane, ma mi fa piacere suscitare simpatia”. (…)

Emanuele Filiberto studia al Collegio Rosey di Losanna (equiparabile al nostro Liceo Scientifico). Spinto molto probabilmente dal padre che stava investendo a Malta per un mega progetto turistico-portuale, s’iscrive al Politecnico di Losanna per diventare architetto. L’università è assai impegnativa e non combina gran che. Quindi viene a Ginevra per frequentare i corsi di laurea a Scienze politiche. Non era molto convinto della nuova facoltà, soprattutto perché nelle sue vene correva tanta voglia di confrontarsi con gli italiani del suo naturale paese. A Ginevra, la facoltà di Scienze politiche ha una matrice prettamente pubblicista e amministrativa. Un super italiano come Filiberto non si sarebbe fatto nulla dei suoi programmi che preparano un futuro personale burocratico cantonale o confederale. Peccato che in Italia non ci sia stato un governo che potesse affrontare il problema sotto l’aspetto della formazione culturale. E’ stata una cattiveria di una classe dirigente per lungo tempo macchiatasi di “intolleranza e stupidità”. (…)

Emanuele Filiberto lascia gli studi. Approfondisce la sua preparazione professionale con uno stage di sei mesi nella sede svizzera di una banca americana. Conosce molte lingue, l’italiano, il francese, l’inglese e lo spagnolo. Attualmente è un collaboratore finanziario per una banca internazionale: si occupa di fondi di investimento e dei rapporti con i grandi clienti. (…)

“Figlia d’ operai o principessa, che importa. Mi sposerò soltanto per amore. Come potrei pensare diversamente, con il magnifico esempio dei miei genitori? La famiglia Savoia non sarà meno bella, se non sposerò una ragazza dal sangue blu”. Così Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele, prima di rendere nota la sua storia d’amore con Clotilde Courau aveva ritratto la sua donna ideale.

Del suo trascorso sentimentale, Emanuele Filiberto ha detto: “Ho vissuto, come molti, varie fasi. Quella dove mi facevo crescere la barba, per nascondere i brufoli, quella in cui mi facevo crescere i capelli per sembrare adulto, quella dei flirt. Oggi mi rendo conto di essere una persona diversa”.

E della sua futura sposa: “È una donna speciale, unica meravigliosa che amo profondamente. Clotilde mi ha lasciato sulle spine per oltre un anno prima di dirmi sì, oggi sono un uomo felice. Il 2003 è un anno che porterò sempre nel cuore, il rientro in Italia, il matrimonio e un figlio. Non potevo chiedere di più dalla vita”.

La meravigliosa favola del XXI secolo: Emanuele Filiberto sposa Clotilde. Allegati (Parte terza)

1. Intervista a Emanuele Filiberto di Savoia: “Le mie nozze commuoveranno l’Italia”. Domani il matrimonio con Clotilde Coureau in diretta tv. «Basta polemiche, nessuno provi a rovinarmi la festa»

2. L’abito della sposa esalta il pancione. Il bozzetto dell’abito da sposa, disegnato da Valentino per Clotilde Courau. Non camuffa la maternità l’abito da sposa realizzato da Valentino per l’attrice francese Clotilde Courau, che giovedì convolerà a nozze a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, con il principe Emanuele Filiberto di Savoia.

3. Movimenti neoborbonici e altri gruppi manifestano contro il rientro. I Savoia a Napoli tra curiosità e contestazioni. Vittorio Emanuele: «Grazie a tutti gli italiani per aver reso possibile il ritorno». Qualche tafferuglio davanti al Duomo

5. Agenda fitta d’impegni per la visita napoletana degli ex regnanti. Tornano i Savoia. E i Borbone se ne vanno. Gli ex delle Due Sicilie: Napoli non è la loro città, il crollo del Sud è colpa loro. Vittorio Emanuele: «Voltafaccia incomprensibile»

Parte quarta

Addio al celibato con mamma e papà

Ultima notte da scapolo accanto a mamma e papà e ai suo testimoni, Alberto di Monaco, il cugino Serge di Jugoslavia, Ottavio Mazzola e Arturo Barone, per Emanuele Filiberto di Savoia che domani alle 17 convolerà a nozze con l’attrice Francese Clotilde Courau, 34 anni incinta di 6 mesi (si sussurra di una bambina). Ad assicuralo, anche se in pochi ci credono, è il futuro sposo che conferma così la sua fama di bravo ragazzo che ha voluto mettere una pietra sopra al suo passato di rubacuori e amante delle scorribande by night: “Sono troppo esausto – spiega – per una festa di addio al celibato, voglio passare una notte tranquilla insieme ai mie genitori e agli amici più cari cenando in Albergo (l’Aleph, quartier generale dell’evento, 400 ospiti tra i più vicini alla famiglia)”. (…)

Parte quinta

Movimenti neoborbonici e altri gruppi manifestano contro il rientro. I Savoia a Napoli tra curiosità e contestazioni. Vittorio Emanuele: «Grazie a tutti gli italiani per aver reso possibile il ritorno». Qualche tafferuglio davanti al Duomo

“Sbarcando nella città partenopea assolvo a un obbligo morale verso Napoli, da me e dalla mia famiglia particolarmente amata” ha detto Vittorio Emanuele in un messaggio in tre lingue, italiano, inglese e francese. “Il calore dei napoletani così come del resto quello degli italiani tutti, – prosegue il principe- è stato in questi lunghi 56 anni un valido aiuto per sopportare l’esilio. Una sensazione terribile, il non potere entrare in Patria, che solo chi ha patito può comprendere. Ma non voglio rovinare questo momento di gioia straordinaria ricordando il dolore sofferto a causa dell’esilio prolungato da un gravissimo incidente”. (…)

Parte sesta

Le tappe della vicenda e le norme di legge

Tornano i Savoia. E i Borbone se ne vanno (15 marzo 2003)

I Savoia sabato a Napoli: «Potremmo abitarci» (11 marzo 2003)

I Savoia in Italia: «Un’emozione indescrivibile» (23 dicembre 2003)

«Viaggio lampo in Italia per incontrare il Papa» (3 dicembre 202)

I Savoia: «Abbiamo il passaporto italiano» (24 novembre 2002)

Savoia: «Leggi razziali macchia indelebile» (10 novembre)

Rientro dei Savoia, sì definitivo della Camera (11 luglio 2002)

Rientro dei Savoia, secondo «sì» del Senato (15 maggio 2002)

Rientro dei Savoia, primo sì del Senato (5 febbraio 2002)

Caso Savoia, i Ds voteranno per il rientro (5 febbraio)

I Savoia: «Saremo fedeli alla Costituzione» (3 gennaio)

Le tappe e le norme

La Costituzione – Il rientro in Italia dei discendenti maschi dei Savoia è vietato dalla XIII Disposizione transitoria della Costituzione: «I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici nè cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli».

Le proposte – La prima proposta di legge per abrogare tutti e tre i commi della disposizione transitoria fu presentata nel 1979 dal Msi-Dn. Altre ne sono state presentate senza successo in seguito, compreso un disegno di legge approvato il 9 maggio 1997 dal governo Prodi. A dicembre del 1997 la Camera lo approva in prima lettura. La legge si blocca però al Senato.

La svolta dall’Europa e il ricorso – Il Parlamento europeo ha approvato un emendamento a una risoluzione sui diritti umani nel quale si pronuncia in favore del rientro in Italia degli eredi maschi dei Savoia e «raccomanda al nuovo Parlamento italiano di onorare la promessa fatta dal precedente governo italiano di abrogare rapidamente l’articolo XIII transitorio della costituzione che esilia in perpetuo i discendenti maschi della casa reale di Savoia». Il 21 settembre la Corte europea dei diritti umani ha dichiarato «ricevibile» il ricorso presentato contro lo Stato italiano da Vittorio Emanuele di Savoia.

Il Consiglio di Stato: serve la modifica costituzionale – In marzo dello scorso anno il Consiglio di Stato risponde alla richiesta di parere del governo escludendo la possibilità di “scorciatoie” e confermando che Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia potranno rientrare in Italia solo quando verrà approvata una legge costituzionale che modifichi o cancelli il veto della disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Il disegno di legge – Il 31 luglio 2001, in commissione Affari Costituzionali del Senato, comincia la discussione su un disegno di legge del centrodestra per il rientro dei Savoia. Il provvedimento si propone di eliminare gli effetti, oltre che del secondo, anche del primo comma della tredicesima disposizione Transitoria. I Savoia potrebbero quindi non solo rientrare in Italia, ma anche votare ed essere candidati alle elezioni.

Parte settima

Agenda fitta d’impegni per la visita napoletana degli ex regnanti. Tornano i Savoia. E i Borbone se ne vanno. Gli ex delle Due Sicilie: Napoli non è la loro città, il crollo del Sud è colpa loro. Vittorio Emanuele: «Voltafaccia incomprensibile»

(…) Come d’altronde fanno da giorni, all’ombra del Vesuvio, gli ultimi ultras delle due corone scambiandosi accuse al vetriolo, roba che scortica la faccia degli «invasori» (questo e nient’altro, infatti, sono i «sabaudi» per i nostalgici del Regno di Napoli) e incartapecorisce i lineamenti dei «franceschielli» (epiteto adoperato, con malcelato disprezzo, dai sostenitori di Vittorio Emanuele per marchiare i rivali). Insomma, è bastato un appiglio di cronaca a riattizzare il fuoco dei vecchi contrasti dinastici. E Napoli, che di quella rivalità fu il palcoscenico, torna dopo un secolo e mezzo al centro della contesa. «Potevano scegliere Roma e Torino – tuona Carlo di Borbone dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno – Questa non è la loro città. Invito i napoletani a non dimenticare che l’unità d’Italia fu un’annessione forzata del Sud che la storiografia si è poi occupata di cancellare. Ai Savoia si deve il crollo economico del Meridione: con loro sono scomparse tutte le industrie, le concerie, l’artigianato».

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