Claude Lebey, critico gastronomico, prepara una guida

Pubblicato il Pubblicato in Cibo e alimentazione

A Parigi, esistono trecento ristoranti ” italiani “. Le virgolette sono d’obbligo perché, malgrado la loro etichetta, non tutti questi locali propongono l’autentica cucina del Bel Paese. Così Claude Lebey, celebre critico gastronomico francese, da 17 anni autore di una collezione di guide molto apprezzate, è andato a curiosare nelle cucine targate Italia della capitale. Ne ha visitate 230 e selezionate 165 per una nuova guida – la prima di questo genere – delle tavole italiane di Parigi, che esce in questi giorni in Francia (editore Albin Michel).

Per compiere questa impresa si è avvalso di una squadra di ‘esperti’ e in particolare di una ‘consgliera speciale’ che non poteva che essere italiana e che nella fattispecie è la veneziana Roberta Lombardo Hurstel. E’ a lei che è anche toccato il compito di scrivere la prefazione, nella quale i francesi apprendono le due regole d’oro della buona cucina transalpina: semplicità a fantasia. Suo è anche il consiglio prodigato ai cuochi di queste ‘trattorie’ che si fregiano di offrire ai loro ospiti i veri sapori italiani: evitate di accomodare i piatti secondo le abitudini culinarie francesi, perché così facendo le aspettative dei clienti sono tradite. Nove ristoranti, secondo Lebey, si distinguono, per qualità degli ingredienti e creatività, dagli altri e meritano il massimo dei voti. Tra questi, segnaleremo l’Osteria di Tony Vianello, veneto trapiantato a Parigi che propone, a detta unanime del critico e di Roberta Lombardo Hursel, il ‘miglior risotto della città’. Il miglior chef, sempre stando alla nuova guida, è Paolo Petrini.

Nel libretto si trova anche una classifica delle migliori pizze (dieci locali segnalati), un glossario che spiega alcuni termini italiani (i grissini o il culatello, ad esempio, entrambi poco conosciuti in Francia) e due pagine in cui sono illustrati i diversi formati di pasta. Insomma, un contributo prezioso per i francesi amanti della buona cucina, ma anche per i ristoranti italiani che, sentendosi più ” osservati “, faranno probabilmente d’ora in poi più attenzione ai tempi di cottura della pasta o alla qualità degli ingredienti dei loro piatti.

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