L’eccidio di Beslan, dossier per chi vuole riflettere

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Nella guerra a Grozny un missile russo gli uccise moglie e figlio… Basayev, il più odiato da Putin. Il leader indipendentista ceceno, artefice di sequestri finiti nel sangue, è in cima alla lista dei «most wanted» del Cremlino.
Militare, leader religioso, terrorista. Shamil Salmanovich Basayev è l’uomo più ricercato e temuto di tutta la Russia. «E’ stato eliminato, anche se non abbiamo trovato il suo cadavere», disse un alto militare russo nell’aprile del 2002. Purtroppo per lui, e per molti altri, Samil Abdullah, il nome di battaglia che Basayev si è scelto da tempo, è vivo e vegeto. E negli anni è diventato il più noto e carismatico leader della guerriglia secessionista cecena. Ha rivendicato una serie di attentati su territorio russo, l’ultimo dei quali quello della presa di ostaggi e la strage nella scuola di Beslan. Accompagnato dalla fama di essere invincibile, ha attraversato tutta la prima guerra cecena (1994-1996).

Il capo dei terroristi ceceno

(Basayev ai tempi della sua candidatura alle presidenziali in Cecenia. Era il 1997.) Capo di una colonna di volontari ceceni al fianco degli abkhazi in lotta nel Caucaso per l’indipendenza dalla Georgia (1993), si rivelò al mondo nel 1995 come autore di uno dei più colossali sequestri di persona della storia recente: alla testa dei suoi uomini prese in ostaggio un migliaio di ammalati e di lavoratori dell’ospedale di Budionnovsk, città russa a poca distanza dalla Cecenia, e li lasciò liberi dopo una lunga trattativa con l’allora premier russo Viktor Cernomyrdin. È nato 39 anni fa nel villaggio di Vedeno. A soli 26 anni si presentò come candidato alle elezioni presidenziali cecene. All’inizio della guerra cecena un missile russo gli distrusse la casa in cui trovarono la morte la moglie e un figlio. È ritenuto il liberatore di Grozny: nell’agosto del 1996 guidò l’offensiva dei guerriglieri contro le truppe russe che controllavano la capitale della repubblica cecena, dichiarata indipendente nel 1991. La città capitolò dopo alcuni giorni di furiosi combattimenti e i russi furono costretti ad abbandonarla.

Accusato da Mosca di legami con settori del terrorismo internazionale, il «signore della guerra» annunciò il 20 settembre di cinque anni fa la creazione di un reparto speciale di combattenti «pronti a morire per la fede» musulmana, denominato Shahid (martiri) e formato da 300-400 volontari. Nel febbraio del 2000, mentre si ritirava da Grozny, capitale della Cecenia, rimase gravemente ferito dall’esplosione di una mina russa e perse una gamba.

L’8 agosto 2003 il segretario di Stato statunitense Colin Powell ha annunciato il congelamento degli averi di Basayev e l’inserimento del suo nome nella lista nera di coloro che minacciano la sicurezza americana. Ciò non ha impedito alguerrigliero ceceno di rivendicare l’ennesimo assalto ad un ospedale militare in Ossezia avvenuto pochi giorni prima (primo agosto 2003, 50 morti) e soprattutto di essere accusato dai comandi militari russi per la strage dello scorso 9 maggio allo stadio di Grozny, costata tra l’altro la vita al presidente Akhmad Kadyrov (17 settembre 2004).

Beslan, Basayev rivendica la strage. In un sito Internet il messaggio del leader separatista ceceno: «La colpa è del vampiro Putin che ha dato ordine di attaccare»

C’è la firma sulla strage dei bambini. Il leader separatista ceceno Samil Basayev si attribuisce con un messaggio su Internet il sequestro nella scuola di Beslan, dove il 3 settembre scorso sono morte 400 persone tra le quali molti bimbi. La rivendicazione è stata pubblicata sul sito Kavkazcenter.com. Sulla sua autenticità è difficile pronunciarsi, ma l’indirizzo è quello solitamente usato dai terroristi ceceni. Basayev, nello stesso messaggio, rivendica anche l’attentato ai due Tupolev esplosi in volo il 24 agosto e la bomba scoppiata il 31 agosto presso la metro Rijskaia a Mosca.
“Grazie ad Allah, le brigate martiri di Salikhin hanno avviato e portato a termine con successo una serie di operazioni militari nel territorio russo”. Il comunicato è firmato Samil Abdullah, il nome di battaglia che Basayev si è scelto da tempo. Riferendosi ai fatti di Beslan, Basayev rivendica l’azione ma scarica sul Cremlino e su Putin la responsabilità del tragico esito della vicenda. «A Beslan si è verificata una terribile tragedia. Il vampiro del Cremlino ha distrutto e ferito mille persone tra bambini e adulti dando l’ordine di attaccare la scuola per soddisfare le sue ambizioni imperiali e conservare il suo trono».
“Non conosco Osama Bin Laden e non ho preso soldi da lui”: è quanto si legge nella dichiarazione. L’operazione di Beslan – che Basayev ha provocatoriamente battezzato Nord-west, rifacendosi al massacro del teatro Dubrovovka di Mosca dell’ottobre 2002, dove era in programma lo spettacolo Nord-Ost – “è costata in tutto 8.000 euro”. “Dagli stranieri – si legge nel comunicato con cui Basayev si attribuisce una delle più sconvolgenti stragi terroriste degli ultimi anni – ho avuto solo 10.000 dollari e 5.500 euro. Praticamente faccio la guerra solo con i soldi del bilancio della Federazione russa. Armi, automobili, esplosivi sono tutti nostri trofei. Le uniche spese sono per l’alimentazione e i vestiti. Per arrivare a Mosca quei soldi non bastavano”. “All’operazione Nord-West – prosegue il terrorista – partecipavano 33 mujaheddin, fra cui due donne. Ne avevo preparate quattro, ma due sono state spedite a Mosca il 24 agosto per salire sui due aerei che poi abbiamo fatto
esplodere”.
Nel suo comunicato, Basayev si rivolge anche alla Russia e rilancia la sua linea politica:”indipendenza (per la Cecenia) in cambio di sicurezza”. Se la Russia ritira le sue truppe, dice il leader ceceno nel messaggio, “noi possiamo garantire che tutti i musulmani di Russia rinunceranno alla lotta armata per almeno 10, 15 anni, a patto che sia rispettata la libertà di religione per tutti”. (17 settembre 2004).

È Ruslan Kuchbarov, ricercato dal 1998 per omicidio. Beslan: identificato il capo del commando ceceno. “Il “Colonnello” è morto nel blitz”, la procura generale russa conferma, dando un taglio alle voci di fuga

Mosca, 10 settembre 2004. Il capo del commando ceceno autore della strage della scuola di Beslan si chiama Ruslan Kuchbarov, 32 anni. Secondo le autorità russe era «il colonnello» che ha diretto l’assalto in Ossezia del nord. Kuchbarov è ricercato dal 1998 per omicidio nella regione di Orlov e avrebbe partecipato ad altri attentati terroristici. Lo riporta il quotidiano russo «Vremya Novostei». Secondo alcuni sopravvissuti, Kuchbarov era il più inflessibile del commando. Anche Nur Pashy Kulaiev, l’unico terrorista catturato a Beslan, accuserebbe Kuchbarov.

Ossezia

La cartina geografica di Ossezia

I servizi segreti russi hanno preso misure per proteggere dalle vendette ossete il figlio di Kuchbarov, che si troverebbe nella regione di Orlov. “Sono pronti a scannarlo”, avrebbe riferito un testimone. Così viene ricostruita la storia criminale di Kuchbarov. Un suo amico, di nome Tipsaiev, si era azzuffato con alcuni armeni e russi. I due amici hanno poi ucciso gli aggressori. Kuchbarov e Tipsaiev fuggono dalla polizia e si rifugiano in Cecenia dove entrano in contatto con i guerriglieri indipendentisti. Tipsaiev muore nel 2002, mentre cerca di valicare il confine russo-georgiano. Kuchbarov diventa uno dei collaboratori più stretti del terrorista ceceno Shamil Basaiev. Secondo i servizi di sicurezza russi (Fsb) sarebbe stato coinvolto nell’assedio del teatro Dubrovka a Mosca nell’ottobre 2002 e nell’attentato al palazzo dell’Fsb in Inguscezia il 15 settembre 2003. La procura russa conferma: “Il “colonnello” è morto nel blitz”.
Il Senato russo formerà una commissione d’inchiesta sulla strage di Beslan. Lo ha annunciato il suo presidente Mironov dopo avere informato Putin. “Dobbiamo sapere la verità su quanto è successo per prevenire situazioni analoghe nel futuro”, ha
detto Mironov all’agenzia Itar-Tass.
Secondo il più recente bilancio ufficiale della strage di Beslan i morti sono 339 (tra i quali dieci soldati delle forze speciali). A questi vanno aggiunti i 31 terroristi uccisi (dieci identificati: sei ceceni e quattro ingusci, nessuna presenza di “arabi” come detto in un primo momento). Da identificare ancora 91 cadaveri, tra i quali quelli di 54 bambini. Il bilancio sembra però destinato a crescere perché circa 60 del centinaio di ricoverati è in gravi condizioni. Inoltre molte voci danno per certo che il bilancio delle vittime sia già oggi di molto superiore ai dati ufficiali. Le autorità russe e ossete negano che vi siano dispersi, ma già non si parla più di 1.200 ostaggi, ma di “1.200 persone che hanno sofferto durante il sequestro”.

L L Un terrorista ceceno prepara la sua bomba nella scuola di Beslan I militari russi cercano di stanare i terroristi di Beslan

Le immagini della violenza. Coraggio, meglio guardare nel fondo dell’abisso di B.S.

Varsavia, aprile 1943. Beslan, settembre 2004. Guardate queste fotografie: due bambini, con le braccia alzate, s’arrendono alla stupidità malvagia degli uomini. Nessuno ha detto, ieri, che gli orrori del nazismo non si dovessero mostrare. Alcuni
sostengono, oggi, che la mattanza cecena vada invece attenuata.Certe immagini – si dice – sono troppo crude per essere mostrare sui giornali e in Tv. Meglio limitarsi a descrivere, sottintendere, lasciar immaginare. Mi domando, e vi domando:
rifiutando lo spettacolo dell’orrore, siamo pietosi oppure chiediamo di non essere (dis)turbati?
Problema vecchio, dirà qualcuno. Problema nuovissimo, invece: perché l’orrore aumenta, insieme alla possibilità di riprenderlo (quando non sono i giornalisti, sono i terroristi). Non c’è solo la scuola in Ossezia. Immagini raccapriccianti arrivano
dalle strade di Israele, dal metrò di Mosca, dai cortili bianchi dell’Iraq, dalle stazioni spagnole. (Sabato è l’11 settembre).

Tre anni fa intorno ai grattacieli d’America sono accadute cose sconvolgenti: uomini bruciati, donne disintegrate, gente che saltava verso la morte in una mattina di sole. Oggi gli americani rifiutano di rivedere quelle scene. Domanda: rigettano la
spettacolarizzazione della tragedia o chiedono l’anestesia del ricordo? La sensazione è che la barbarie di Beslan abbia segnato un punto di svolta. I media – non solo in Italia – hanno pubblicato immagini che, pochi mesi fa, avrebbero rifiutato. Anche il C.d.S. La prima pagina del 4 settembre era sconvolgente: in apertura, una fila ordinata di piccoli cadaveri; al centro, un soldato che corre con la sigaretta in bocca, portando in braccio una bimbetta allucinata e seminuda. La prima reazione – anche la mia – è stata: no.
Queste immagini sono intollerabili. Ma poi ho pensato: forse è giusto che contempliamo l’abisso in cui siamo caduti. In passato le stragi, le foibe, i gulag e le fosse comuni non hanno provocato le reazioni che avrebbero dovuto, anche perché, in fondo, abbiamo visto poco (talvolta, niente).
L’enormità dei campi di sterminio nazisti è apparsa chiara appena qualcuno ha visto cosa succedeva. Le voci e i sentito-dire avevano consentito al mondo di illudersi: forse non è vero, forse non sono capaci di tanto. Erano capaci: di tanto e di qualcosa di più.
Mi chiedo e vi chiedo: e se gli uomini, vedendo di quali cose sono capaci altri uomini, uscissero dal torpore? La morte – quella di ieri e quella di oggi – puzza, brucia, scalcia, grida e vomita: non è pulita come un videogioco, anche se qualche generale, in conferenza stampa, ama presentarla così. Il mondo ha reagito all’11 settembre, ma non ne ha capito fino in fondo l’enormità: un angolo del nostro
cervello ha continuato a vedere un film di Hollywood (si accendono le luci, si va tutti a casa).
Se dai televisori del mondo fosse uscito l’odore dolciastro che aleggiava intorno alle macerie delle Torri Gemelle, allora sì: forse avremmo capito e avremmo reagito meglio.
Credo che nessuno capisca fino in fondo l’abominio di un’autobomba tra la folla, se non s’è trovato in mezzo. La stoltezza di chi giustifica una tale nefandezza in nome di qualche causa si spiega solo così: tanta gente non sa di cosa parla. Per sopravvivere – per circoscrivere il caos, per non sentire la puzza, per difendere le proprie penose teorie – ha bisogno di rimuovere l’orrore.
Ma questa rimozione – ripeto – è pericolosa: perché consente di cullarsi nelle illusioni, che sono una forma di narcotico. Capire com’è ridotto il mondo, invece, “può provocare una sorta di improvvisa lucidità mentale” come ha scritto una giovanissima lettrice bresciana, Costanza D., da principio perplessa davanti all’uso di alcune immagini di Beslan sul C.d.S.
E’ ovvio, i bambini vanno risparmiati: quello che per noi è una dolorosa educazione per loro sarebbe un inutile trauma. E certamente ci sono trabocchetti in cui non bisogna cadere: la decapitazione come forma di spettacolo, il sito terrorista che pubblica la foto del cadavere di Baldoni. Ma ripeto: cerchiamo d’essere onesti con
noi stessi.Chiediamo rispetto della nostra sensibilità, oppure difendiamo il nostro quieto vivere? Che non è più quieto comunque.Tanto vale, quindi, guardare il mostro negli occhi. Chissà che non li abbassi lui.

Le immagini trasmesse dalla tv russa Ntv. Una delle immagini girate dai terroristi e mostrate dalla tv russa Ntv

Arrivano le immagini dalla scuola del terrore. Quelle girate dai terroristi. Nella tarda
serata di martedì la televisione russa Ntv ha trasmesso un video di circa un minuto e mezzo girato dal commando filoceceno all’interno della palestra della scuola sequestrata. Ntv non ha spiegato come ne sia entrata in possesso. La videocamera si muove molto ma è chiaro che i sequestratori cercavano di filmare il loro ispositivo
esplosivo. Si vedono i terroristi incappucciati, degli ostaggi seduti con le mani sulla testa e sosprattutto numerose cariche di esplosivo collegate tra loro da fili. Si vede anche un lanciarazzi. (8 settembre 2004)

Terrorismo globale, come combatterlo?

La strage di Beslan: 394 morti, 156 bambini 448 i feriti: 248 minori. 260 persone non ancora rintracciate. Il premier russo: “Blitz non pianificato”. Italia, candele alle finestre

Alcune bare dell

Beslan, Ossezia, Russia, 7 settembre 2004. Sono stati completati i lavori di recupero dei corpi nella scuola Numero 1 di Beslan: la cifra ufficiale del macabro conto sale a
394 morti, di cui 156 bambini. Questo il tragico bilancio del blitz di venerdì da parte delle forze speciali russe nella scuola di Beslan. I feriti ricoverati negli ospedali osseti sono 448, di cui 248 bambini, e 80 sono in gravi conidizioni. Sono da aggiungere a questo bilancio i sei bambini trasportati a Mosca, in condizioni quasi disperate. E questo senza contare che 260 persone che avrebbero potuto in teoria essere nella lista degli ostaggi non sono state ancora rintracciate con certezza (ma potrebbero essere tornate nelle loro case o aver fatto perdere le tracce). Finora solo
270 cadaveri sono stati identificati: per altri, il processo è difficile perchè i corpi sono semicarbonizzati. La scuola verrà rasa al suolo: non è stato ancora deciso se il terreno verrà riutilizzato per un nuovo istituto, o se verrà piuttosto edificato un monumento in ricordo della tragedia.
Il ministero dell’Interno dell’Ossezia ha specificato che la maggior parte delle vittime tra gli ostaggi è stata causata dallo scoppio di ordigni piazzati dai terroristi dentro la palestra della scuola. Tra i membri delle forze speciali ci sarebbero invece più di dieci morti, secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax. Altri 18 militari feriti sono ricoverati in un ospedale di Vladikavkaz, capitale dell’Ossezia del Nord. Per quanto riguarda i terroristi, 27 di loro sono stati uccisi (di questi otto sono morti all’interno della scuola e dieci erano arabi), tre sono stati fatti prigionieri mentre quattro sarebbero riusciti a fuggire.

Elenco dei principali titoli

Mansurov, il presidente che rifiutò la liberazione dei figli (6 settembre 2004)
Roma sfila per i bambini di Beslan (6 settembre 2004)
Russia in lutto, gli interrogativi sulla strage (6 settembre 2004)
Beslan comincia a seppellire i suoi morti (5 settembre 2004)
La strage di Beslan: 394 morti, 156 i bambini (4 settembre 2004)
Italia, una candela alla finestra per ricordare la strage. L’Imam senese: tre giorni di digiuno per protesta (4 settembre 2004)
Putin in tv: “Mai più deboli contro il terrore” (4 settembre 2004)
La Russia: “Nessun spiegazione alla Ue” (4 settembre 2004)
“Almeno 250 morti”. “Putin: blitz non pianificato” (4 settembre 2004)
“27 terroristi uccisi” (3 settembre 2004)
“Ossezia: l’area di crisi. Gli attentati che hanno colpito Mosca
Rilasciati 26 ostaggi: sono donne e bambini” (2 settembre 2004)
Ossezia, tra spari e trattative (2 settembre 2004)
Putin:”Ogni sforzo per salvare gli ostaggi” (2 settembre 2004)
I genitori implorano Putin:”Accetta le richieste” (1°settembre 2004)
“Ossezia: 130 bambini in ostaggio dei kamikaze” (1°settembre 2004)
“Kamikaze a Mosca: 10 morti e almeno 30 feriti” (31 agosto 2004)
“Aerei caduti in Russia:”È stato un attentato” (30 agosto 2004)
“Armi da tempo nella scuola. Putin:”Mai più deboli contro il terrore”

FORUM Terrorismo globale

Un terrorista ceceno prepara la sua bomba nella scuola di Beslan

(Vedi foto: un terrorista intento a confezionare un esplosivo nella Scuola di Beslan.)

5 settemnre 2004. Un’altra terribile notizia è arrivata dai servizi di sicurezza dell’Ossezia: le armi e gli esplosivi di cui si sono serviti i guerriglieri erano stati messi già da tempo all’interno della palazzina, e non semplicemente nell’area circostante. Secondo l’agenzia Interfax, che cita fonti della sicurezza, esplosivi, armi ed equipaggiamento militare erano stati portati dentro alla scuola durante l’estate, mentre nell’edificio erano in corso lavori edili.
Secondo quanto riportato dal sito di informazione russo Gazeta.ru, il commando terroristico sarebbe stato aiutato dalla polizia locale nell’organizzazione del sequestro. La terribile accusa arriva da alcune ragazzine sopravvissute, che hanno riferito al sito internet quanto avrebbero appreso dagli stessi terroristi. Gazeta.ru riporta per intero la testimonianza degli ostaggi. “Ci hanno raccontato che sono arrivati a Beslan grazie alla copertura della polizia osseta. Ci hanno detto: veramente volevamo agire a Vladikavkaz (la capitale dell’Ossezia del Nord, ndr), ma lì i poliziotti si sono rivelati troppo esosi”. I membri del commando non avrebbero neppure saputo, nelle prime ore del sequestro, dove si trovavano esattamente. Gli ostaggi hanno riferito:”Ci chiedevano: in che città siamo? Ci hanno detto che
hanno chiesto ai poliziotti di portarli in una qualsiasi scuola della repubblica”.

Il Presidente Putin

Nella cittadina è arrivato a sorpresa nelle prime ore della mattina di sabato il
presidente russo Vladimir Putin, che ha visitato i feriti ricoverati nell’ospedale. Il premier ha ribadito che il blitz non era stato pianificato e ha dato poi ordine di chiudere tutte le frontiere dell’Ossezia del Nord e di bloccare la città di Beslan, per non perdere le tracce dei quattro terroristi in fuga.
Secondo Putin l’impiego della forza non era stato pianificato: ma l’evoluzione degli avvenimenti “è stata troppo veloce e si è svolta in maniera inaspettata”. Parlando alla nazione, in diretta sul primo canale, Putin ha detto che “tutta la Russia
soffre con voi, piange e prega con voi”.
Per quanto riguarda la ricerca degli autori dell’atto terroristico, è stata pubblicata su internet una dichiarazione delle Brigate Islambuli, il gruppo integralista islamico filoceceno che ha rivendicato recenti attentati in Russia, che ha detto di non aver alcun legame con la presa di ostaggi di Beslan. Secondo il comunicato, pubblicato in un sito integralista islamico, le Brigate affermano che “per quanto esse appoggino gli sforzi dei fratelli ceceni nella difesa del loro onore e della loro religione, le nostre cellule non hanno alcuna relazione con l’operazione d’Ossezia, e rigettiamo sul sozzo governo russo le conseguenze di questa operazione le cui rivendicazioni sono giuste”. Le Brigate Islambuli avevano rivendicato gli attentati simultanei contro due aerei russi esplosi in volo il 24 agosto e la strage kamikaze a una stazione
della metropolitana di Mosca di martedì scorso.

Ossezia

Ossezia e Inguscezia, le regioni «calde». L’Ossezia è un unico territorio diviso in due distinte regioni appartenenti a due diversi Stati: l’Ossezia del Nord rientra nella Federazione russa, mentre quella del Sud fa parte della Repubblica di Georgia.

L’Ossezia del Nord è una repubblica presidenziale autonoma. Poco più di 600 mila abitanti, con una prevalenza di osseti, cristiani ortodossi di ceppo europeo e una minoranza di musulmani, fa parte della Federazione russa; estesa per 8000 chilometri quadrati (poco meno delle Marche) sul versante settentrionale del Caucaso, è attraversata dal fiume Terek. Il capoluogo è Vladikavkaz, altri centri importanti sono Mozdok, Beslan (la città dove si trova la scuola nella quale hanno fatto irruzione i terroristi e cerchiata nella mappa a fianco) e Alagir.

L’Ossezia meridionale, regione autonoma della Georgia, popolata in gran parte da osseti, vuole unirsi alla Ossezia Settentrionale e a questo scopo si è proclamata “sovrana”. Il nuovo governo georgiano presieduto Mikhail Saakashvili è comunque fermamente intenzionato a riportare la regione ribelle sotto la sovranità di Tbilisi e non sta lesinando gli sforzi per raggiungere questo obbiettivo. La strategia di Tbilisi è un misto di minacce di azioni militari, lotta al contrabbando, accenni al ritiro, strette di mano: più che altro, la decisiva leadership del presidente georgiano sembra la carta in più di Tbilisi per arrivare a una soluzione positiva.

In passato forte tensioni ci sono state tra Ossezia settentrionale e Inguscezia, la piccola repubblica autonoma creata nel 1992 dal popolo inguscio, da sempre vicino a quello dei ceceni. Gli ingusci costituiscono infatti con i ceceni una etnia caucasica a sé stante, i veinakh. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Inguscezia ha dovuto cedere all’Ossezia del Nord una parte consistente del suo territorio. Oggi nelle due repubbliche vige lo stato di emergenza dopo che tra il ’92 e il ’95 scontri tra opposte fazioni hanno provocato centinaia di morti. Nell’agosto 2003 un’autobomba esplode nei pressi di un ospedale militare Mozdok, al confine con la Cecenia. Cinquanta persone restano uccise.

Ossezia: 130 bambini in ostaggio dei kamikaze. Terroristi irrompono a Baslan (Russia) e sequestrano centinaia di persone tra cui molti studenti: assassinati 7 insegnanti

I militari russi cercano di stanare i terroristi di Beslan

Beslan (Russia), 1 settembre 2004. Nuovo atto terroristico ai confini con la Cecenia. Un commando di 17 tra uomini e donne armate, di cui alcuni con la cintura piena di esplosivo tipica dei kamikaze, hanno fatto irruzione in una scuola della città di Beslan, nella regione russa dell’Ossezia del nord, al confine con la Cecenia, prendendo in ostaggio un numero imprecisato di persone tra cui almeno 130 scolari e aprendo il fuoco contro la polizia accorsa per liberare gli alunni.
Oltre agli studenti sarebbero stati presi in ostaggio un numero imprecisato di insegnati e genitori degli alunni, che hanno un’età compresa tra i 7 e i 18 anni dato che l’edificio comprendeva classi delle scuole primarie, secondarie e superiori. Cinquanta scolari sarebbero però riusciti a fuggire questa mattina al momento dell’irruzione, mentre altri 15, secondo quanto riferisce l’agenzia Itar-Tass, sarebbero stati liberati più tardi dai sequestratori, notizia però smentita dal ministero degli Interni.

I terroristi hanno poi lanciato una nuova terribile minaccia per intimorire le autorità e impedire eventuali blitz della polizia: uccideranno infatti 50 ostaggi per ogni guerrigliero ucciso e 20 per ogni ferito.
Dopo circa due ore dal sequestro sono stati uditi spari e scoppi di granate provenire dall’interno della scuola sequestrata da un commando a Beslan. Secondo fonti locali sembra che i terroristi abbiano sparato contro un gruppo di poliziotti e genitori che si erano avvicinati troppo all’edificio.
Gli aggressori avevano inizialmente aperto il fuoco contro la polizia giunta sul luogo del sequestro – compiuto nel giorno della riapertura delle scuole – e 2 poliziotti sarebbe rimasto ucciso. Morti vi sarebbero anche all’interno della scuola, i terroristi avrebbero ucciso alcuni insegnanti, almeno 7 secondo fonti ospedaliere. Vi sarebbero anche 4 feriti, sempre tra i docenti.
Alcuni bambini sarebbero invece utilizzati come scudi umani: sarebbero stati legati davanti alle finestre della scuola per rendere più complessa un’eventuale irruzione delle forze speciali.
Unitá della polizia e truppe del ministero dell’Interno hanno raggiunto rapidamente la scuola.
L’edificio è circondato e sembra che si cominci ad avviare un contatto tra le autorità e gli assalitori. Questi ultimi però minacciano di far saltare in aria la scuola se ci sarà un blitz della polizia. Beslan è una città di circa 40 mila abitanti, a 20 km dalla capitale dell’Ossezia del Nord, Vladivkavkaz. L’Ossezia del Nord è una repubblica meridionale della Federazione russa limitrofa alla Cecenia.
Il commando ha detto di aver minato l’edificio e ha chiesto di avviare una trattativa con i presidenti dell’Ossezia del Nord, e dell’Inguscezia – due repubbliche autonome della Russia meridionale – e con il medico e attivista dei diritti umani Leonid Roshal il quale aveva già partecipato ai colloqui con il commando terroristico del teatro Dubrovka, nel 2002.
Tra le altre richieste del commando della scuola di Beslan, secondo quanto affermano fonti della protezione civile locale, c’è il rilascio di alcuni guerriglieri arrestati in seguito ad un sanguinoso raid compiuto da un commando ceceno e inguscio nel giugno scorso in Inguscenzia. Una successiva richiesta fatta dai terroristi sarebbe quella relativa all’esodo delle truppe russe dalla Cecenia. 1 settembre 2004 – Corriere.it

L’elenco degli attentati che hanno colpito la capitale russa:

8 SETTEMBRE 1999: una bomba esplode di notte e distrugge un edificio di nove piani, nel quartiere Piciatniki, alla periferia di Mosca. Nell’attentato muoiono 92 persone, i feriti sono 200.

13 SETTEMBRE 1999: una bomba esplode e distrugge un edificio di sette piani a Mosca, lungo il viale Kashirskoe. Nell’attentato muoiono 118 persone, tra cui 13 bambini. Neanche questo è rivendicato, ma sarà una delle cause dell’intervento russo in Cecenia, il 1 ottobre dello stesso anno.

8 AGOSTO 2000: 13 morti e 92 feriti, nell’ attentato compiuto con una ordigno esplosivo nei sottopassaggi di piazza Puskhin, a poca distanza del Cremlino.

23-26 OTTOBRE 2002: il sanguinoso episodio del sequestro collettivo nel teatro Dubrovka di Mosca. Uccisi i 41 guerriglieri del commando ceceno, muoiono però 129 ostaggi la quasi totalità avvelenati dai gas usati dalle forze speciali della polizia.

5 LUGLIO 2003: nell’aerodromo di Tushino (Mosca) due ragazze, di cui una di origine cecena, fanno esplodere le loro cinture al plastico in mezzo a una folla di giovani che attendevano di entrare a un raduno di musica rock. Nell’attentato restano uccise 15 persone, comprese le due terroriste, 59 i feriti.

9 DICEMBRE 2003: una donna kamikaze si fa esplodere davanti all’hotel National, nella centralissima via Tverskaia di Mosca, a poche decine di metri dalla Duma causando sei morti, fra cui la stessa attentatrice, e 13 feriti.

6 FEBBRAIO 2004: una bomba, forse trasportata da uno o più kamikaze, esplode su un convoglio della metropolitana tra le stazioni Paveletskaia e Avtozavodskaia, a ridosso del centro di Mosca. L’esplosione causa 41 morti e 134 feriti.

L’attentato rivendicato da un gruppo islamico sul Web. Kamikaze a Mosca: 10 morti e almeno 30 feriti. Una donna si fa saltare in aria nei pressi della stazione della metropolitana di Rizhskaia

Nuovo attentato a Mosca, rivendicato da un gruppo islamico su un sito Internet. Una donna kamikaze si è fatta esplodere nei pressi della stazione del metrò Rizhskaia, a ridosso del centro provocando 10 morti e almeno 30 feriti, 12 gravi, tra cui anche alcuni bambini. La deflagrazione ha danneggiato i vetri della stazione della metropolitana e l’emporio. La stazione Rizhskaia è stata chiusa, anche se la metropolitana continua a funzionare, mentre nella zona è un via vai di ambulanze e vetture della polizia, riferiscono testimoni.
Secondo alcuni teerstimoni l’attentato sarebbe stato opera di una donna che avrebbe fatto detonare un ordigno, contenente esplosivo, chiodi e bulloni. L’ordigno è forse esploso all’interno di un’automobile Zhigulì. Alcune fonti hanno parlato di due vetture esplose, ma sembra che la seconda sia stata coinvolta e si sia incendiata solo perchè era vicina alla prima. Sul posto sono arrivati gli artificieri dei servizi di sicurezza federali (Fsb), il sindaco di Mosca, Iuri Luzhkov, e il capo della polizia cittadina.
Il gruppo che ha rivendicato l’attentato si autodefinisce «Brigate Islambuli», lo stesso che rivendicò il duplice attentato aereo del 25 agosto sui cieli russi, e che minaccia nuovi attacchi contro la Russia, che definisce «infedele». «Le Brigate Islambuli – si legge nel comunicato diffuso stasera sul Web – si assumono la responsabilità per questa operazione…che viene in appoggio ai musulmani della Cecenia». (1 settembre 2004)

Alcune bare dell L

Beslan, riaprono le scuole. Pochi i bambini. A due settimane dalla strage alunni di nuovo in classe. I sopravvissuti sono rimasti a casa. Genitori preoccupati

Mosca, 17 settembre 2004. Sono tornati a scuola i bambini di Beslan. Due settimane dopo la carneficina compiuta dal commando di terroristi ceceni, nella cittadina dell’Ossezia è suonata la campanella che segna l’inizio delle lezioni. Un minuto di silenzio ha ricordato la strage in cui morirono 400 persone, tra cui molti bimbi. All’appello però, questa mattina, mancavano in molti. Chi paralizzato dalla paura, chi obbligato dai genitori a rimanere a casa. In un’atmosfera caratterizzata dal dolore e da feree misure di sicurezza. Con gli ingressi degli istituti presidiati dai poliziotti armati di fucile e da unità cinofile.

Non c’erano gli alunni della scuola numero uno, teatro della tragedia del 3 settembre. Tutti, anche i sopravvissuti alla furia terrorista, non si sono presentati in classe. Per loro si prepara una vacanza con i familiari sul Mar Nero, dove la presidenza russa ha messo a disposizione alcuni rinomati alberghi e case di cura. «Lì trascorreranno almeno un mese», ha spiegato l’assessore cittadino all’istruzione, Zarema Burgalova:”Tutti gli psicologi sostengono che per le vittime dell’attentato è necessario un periodo di riabilitazione, durante il quale parteciperanno ad escursioni, si riposeranno e giocheranno”.

I funerali per l

“Ho acconsentito all’apertura delle sei scuole e dei dieci asili della città solo dopo la conclusione delle scrupolose verifiche di tutti gli istituti – ha detto il sindaco di Beslan, Vladimir Khodov – verifiche a cui hanno partecipato anche reparti cinofili, esperti di esplosivi e genieri”. Le misure adottate in questi giorni dai silovikì (gli uomini della sicurezza russi) non bastano però a tranquillizzare gli abitanti della cittadina osseta. Irina Azimova, preside della scuola numero sei, spera “che la maggioranza degli alunni venga alle lezioni”, ma non esclude che, soprattutto a causa dei timori degli adulti, possa scoppiare il “mal di scuola”. In Ossezia i più coraggiosi sembrano gli alunni. “Qualche giorno fa non me la sentivo di tornare in classe – ha raccontato Piotr, 15 anni – poi però io e il mio fratellino, Kazbek, siamo andati a vedere cosa succedeva a scuola e abbiamo trovato la polizia con i cani che controllava dappertutto: siamo più tranquilli, a lezione ci andremo”.

Fiaccolata per le vittime, senza bandiere e slogan: Sabato mamme e bambini con le candele accese sui davanzali in tutta Italia. L’imam di Colle Val d’Elsa: tre giorni di digiuno

Roma, 5 settembre 2004. Una fiaccolata in ricordo delle vittime della tragedia in Ossezia. Si snoderà lunedì sera dalle 19.30 per le strade della capitale, su iniziativa della Giunta capitolina. Il corteo sfilerà in silenzio dal Campidoglio al Colosseo. Ci saranno il sindaco Walter Veltroni ed esponenti della Giunta comunale. Adesioni all’iniziativa della Giunta romana arrivano da parte di molte forze politiche. Ci saranno i consiglieri comunali di Alleanza Nazionale, gli esponenti della Margherita e dei Democratici di Sinistra, accanto a quelli di Forza Italia e ai gruppi di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani. E poi i Verdi, la Provincia di Roma. Anche il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha fatto sapere che sfilerà ai Fori. Saranno presenti anche la Comunità ebraica di Roma, le associazioni dei commercianti e le organizzazioni sindacali. Presente anche l’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani. Ha dato il suo assenso alla manifestazione anche la Fondazione Gorbaciov. Il sindaco Veltroni si è augurato che la fiaccolata sia un «piccolo, grande segno di speranza nell’orrore che non finisce» e ha invitato tutti a «camminare in silenzio, senza bandiere, senza slogan, senza segni di appartenenza a questo o a quello schieramento». Come segno di unione di tutte le religioni, parteciperanno alla fiaccolata l’Imam della Moschea di Roma, il Rabbino capo della capitale e il Vicariato. Candele accese in ricordo delle vittime in Ossezia sono apparse su molte finestre di città e paesi italiani. L’iniziativa, nata da un’idea di un gruppo di docenti universitari di Roma, si è diffusa per tutto il sabato pomeriggio via e-mail e, soprattutto attraverso sms telefonici. Dietro alle finestre e sui balconi molte madri con i figli, a controllare che la fiammella restasse accesa. Lumi accesi anche sul davanzale del Campidoglio a Roma, dove ha sede l’amministrazione comunale, e al balcone dell’ufficio del sindaco Walter Veltroni. Intorno alle 21 è cominciata l’accensione: sul davanzale delle finestre dove si trovano gli uffici dei vigili urbani sono state sistemate le candele, bianche tradizionali. Tre di esse sono state sistemate anche sul balcone di Veltroni, all’esterno. Il sindaco ha ripetuto la stessa iniziativa anche nella sua abitazione privata. “Rivolgo un appello ai gestori telefonici affinché devolvano il ricavato degli sms di un giorno alle famiglie delle vittime e ai feriti della scuola di Beslan”. Lo ha dichiarato il senatore Roberto Calderoli, ministro per le Riforme e la Devoluzione. Jabaren Feras, imam della numerosa comunità musulmana di Colle Val d’Elsa (Siena), ha iniziato tre giorni di digiuno per protestare contro coloro che usano il terrorismo e uccidono come è accaduto in Ossezia e per esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Jabaren Feras ha invitato ad affiancarsi a lui «chiunque ama la civiltà. Nel nostro futuro ci sono rischi gravi – sottolinea – compreso quello di dividerci. Siamo molto addolorati per quanto è accaduto. Una vergogna che durerà trecento anni. Per quanto mi riguarda ho già cominciato oggi il digiuno». Jabaren Feras, che già nei giorni scorsi aveva preso posizioni molto critiche su quanto sta accadendo in Iraq, a partire dall’uccisione del giornalista italiano Enzo Baldoni, anche in questo caso ha parole molto dure. “Questo terrorismo è neonazismo – aggiunge – perciò dobbiamo protestare e far sentire la nostra voce. Perché deve emergere che siamo tutti una famiglia che rifiuta questa barbarie”.

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Lido di Venezia – Treviso, 2 settembre – 25 settembre 2004. Questo dossier sull’eccidio di Beslan ci viene suggerito da diversi lettori che seguivano lo svolgimento della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ci chiedevano che aria c’era in giro.
Non vedevamo grandi cambiamenti, sebbene la presidenza della Biennale abbia diramato alcune note di solidarietà e rispetto per le vittime. Tutto sembrava procedere in un’atmosfera “normale”. E’ cambiato invece il nostro rapporto con la società degli effimeri gusti che per raccontarli a “voi” avremmo dovuto “far finta di niente”.

Ecco perchè abbiamo detto basta e siamo tornati a casa anzitempo, interrompendo il nostro servizio di giornalisti accreditati alla Mostra.

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