Sant’Erasmo: l’isola delle castraure doc! La regola d’oro di Giovanni Vignotto

Pubblicato il Pubblicato in Cibo e alimentazione, Vacanze e turismo

Quando parla di castraure gli brillano gli occhi, come se fosse innamorato. Giovanni Vignotto, santerasmino classe 1935, ha un’irrefrenabile passione per la coltivazione del carciofo violetto di Sant’Erasmo. Conosciuto nel circuito delle regate con il nomignolo di “Brassilonghi”, per dei buoni piazzamenti in Storica in coppia con i fratelli Benito e Candido, ora Giovanni – in passato commerciante- si dedica solo alla coltivazione dei campi. Attualmente è completamente concentrato nella raccolta delle castraure iniziata solo qualche giorno fa.

Quando è iniziata la raccolta delle castraure?
“Il 23 aprile. Abbiamo raccolto per prime quelle coltivate da mio fratello Benito che ha un campo in posizione ottimale, dove la verdura matura prima del tempo. Solitamente la raccolta delle castraure coincide con la festa di San Marco. Ma quest’anno molti dovranno aspettare ancora qualche settimana. Quest’anno siamo stati molto fortunati, perché se fosse continuato il lungo periodo di siccità avremmo perso tutto il raccolto. Menomale che ha iniziato a piovere. I nostri vecchi, dall’alto della loro esperienza, dicevano: la pioggia d’està, benedetta chi la gà.”

Da cosa è nata questa sua passione per la coltivazione della terra?
“Abbiamo avuto la fortuna di nascere nel bel mezzo dell’orto della Serenissima. Siamo contadini e ne andiamo fieri. Una volta, quando da Sant’Erasmo raggiungevamo a remi Venezia, i cittadini residenti del Centro Storico ci chiamavano campagnoli, pensando di offenderci. Per noi, invece, non ci può essere complimento più grande. Un contadino isolano vale dieci lavoratori del centro storico. Abbiamo il carattere temprato dalle difficoltà: bastava un’acqua alta per dover ricominciare tutto daccapo. Quelli di noi che sono andati a lavorare il vetro a Murano dovevano sopportare frasi del tipo: va a sboassar le vacche oppure un più banale va a lavorar la terra. Eppure, nonostante l’ostilità dei colleghi sono diventati tra i più richiesti maestri vetrai.”
Laguna di fronte a Sant
Quali sono i ricordi d’infanzia più cari legati alla coltivazione dei campi?
“Ho ancora ben in mente il rito della consegna della frutta e della verdura al mercato di Rialto. Vogavamo ininterrottamente da Sant’Erasmo a Venezia. Una volta raggiunto il Centro Storico venivamo seguiti da flotte di bambini urlanti che, correndo sulle fondamente, ci chiedevano un po’ di frutta e verdura. Mio padre ci lasciava lanciare un po’ della nostra merce. All’epoca c’era molta fame, noi a Sant’Erasmo eravamo fortunati ad avere gli orti.”

Ritorniamo alle castraure. Di che tipo di carciofo si tratta?
“È il primo carciofino partorito dalla pianta. Ho usato il verbo partorire perché la castraura ha una gestazione di nove mesi. Il cardo da cui nasce la pianta si seleziona in agosto e viene piantato nella terra a novembre e ad aprile nasce la castraura. La pianta ha bisogno di coccole come una mamma in attesa del suo piccolo, ma in questo caso le carezze si fanno con il badile e la zappa. Con questi due strumenti dell’agricoltura si deve rompere delicatamente la crosta del terreno formatasi attorno alla pianta per darle ossigeno. Poi quando la castraura è pronta si deve asportare con un taglio preciso, che noi scherzando paragoniamo a un taglio cesareo, cercando di non rovinare le gemme dei carciofi che si trovano sotto la castraura. A questa infatti seguono i botoli, i sottobotoli, e le mosete.”
La Chiesa di Sant
È vero che esistono delle false castraure di Sant’Erasmo?
“Purtroppo alcuni mascalzoni vendono i carciofini toscani come castraure di Sant’Erasmo. Le vere castraure si trovano solitamente al mercato di Rialto e in alcuni tra i migliori ristoranti di Venezia che ce le prenotano in anticipo. La cassetta che li contiene ha riportato il marchio del Consorzio del Carciofo Violetto di S. Erasmo. Quelli che vogliono far passare i carciofini toscani per castraure di Sant’Erasmo sono degli imbroglioni che vanno smascherati. Sono da considerararsi alla stregua dei ladri di castraure.”

Quali sono le altre specialità di Sant’Erasmo?
“Oltre la frutta e la verdura in genere, la gente del posto va orgogliosa del vino locale. Uno dei produttori più appassionati è il mio amico Giuliano Bubacco che lavora all’Azienda Agricola Garuda. Produce Trebbiano, Raboso Veronese, Cabernet Franc e … il Garuda. Quest’ultimo è un vino nato a Sant’Erasmo grazie a una vite anomala che, una volta trapiantata, ha assunto una sua identità. È lo champagne di Sant’Erasmo, l’abbiamo dato da assaggiare anche a Massimo Cacciari.”

I suoi figli continueranno le tradizioni di famiglia?
“Le mie due figlie hanno preso strade diverse: una fa l’infermiera, l’altra la ragioniera. Mio figlio Cristiano, regatante di buon livello, è più interessato all’agricoltura anche se attualmente svolge un lavoro completamente diverso. Se un giorno deciderà di dedicarsi alla coltivazione sarei l’uomo più felice del mondo.”

Condividi questa pagina