pio solero quadro

Pio Solero. Radici e colori fra natura e sentimenti

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Grazie all’instancabile Bepi Pellegrinon, già sindaco di Falcade, che da anni colleziona materiali ed organizza eventi culturali di grande spessore per la valorizzazione storico-artistica del Cadore, il grande maestro delle vedute dolomitiche e dei “bronzi fioriti” Pio Solero ritorna di nuovo in auge. I Comuni di Auronzo di Cadore e Sappada gli dedicano una mostra antologica con settanta opere, molte delle quali inedite, raccolte in un catalogo di Nuovi Sentieri Editore e stampato da Grafiche Antiga di Cornuda.
Pio Solero, vernice mostra: Bepi Pellegrinon Pio Solero, vernice mostra
Sono trascorsi trent’anni dalla scomparsa dell’artista sappadino, lasciandoci ancora molto da studiare e capire i suoi sentimenti ed il suo modo di dipingere che si trasmettono attraverso incantevoli paesaggi invernali, estivi, autunnali, primaverili, nature morte e le vivacissime composizioni di bronzini con gerani, genziane, rododendri, calta delle paludi, zinnie, anemoni, fiori di campo, ranuncoli, cardi, orchidee di montagna, regine delle montagne, margheritine settembrine o fiori di vario tipo, ma sempre esplosivi di colore, che da vicino sembrano “macchie impastate di vario colore ma da due o tre metri si trasformano in splendidi composizioni floreali. Quasi che il sommo artista lavorasse zoomando il soggetto ed il punto focale”. (1)
Pio Solero, vernice mostra: Bepi Pellegrino con Carlo Malaguti Pio Solero, striscione pubblicitario
Ma, se vogliamo essere sinceri, una giusta collocazione di Pio Solero fra i massimi pittori del Novecento è ancora da “sognare”, fintanto che si rimane ad un uso localistico e non si riesce a portarlo a Venezia, dove ormai da anni si svolgono mostre, studi, ricerche, seminari sulla generazione di artisti che hanno frequentato l’Accademia di Belle Arti, Ca’ Pesaro, Bevilacqua La Masa e la Biennale.
Pio Solero, Rustico Pio Solero, Sappada Pio Solero, Cima Sappada
Mancanza di fondi?
Non crediamo proprio perché anche da noi non mancano i ricchi, “i neoberlusca”. Piuttosto è una questione di maturità sociale, nel senso che una società fondata sui valori della propria esistenza, delle proprie origini storico-culturali, dovrebbe soffermarsi un po’ di più sui propri artisti ed intellettuali di un tempo, approfondendo la loro vita personale attraverso le loro opere, percorrendo le loro strade e cercando di trovare punti in comune con altri artisti contemporanei. La nostra società, quella più avanti economicamente e politicamente, sembra refrattaria, lasciando a sporadiche iniziative individuali, encomiabili ma limitate, la “rivalorizzazione dell’arte”.
Pio Solero, Cima Sappada (partic.) Pio Solero, Cima Sappada (partic.) Pio Solero, Monte Ferro (partic.) Pio Solero, La catena del Sorapis dal lago d Antorno
Abbiamo visto quanto sia stato lungo e laborioso arrivare a costituire la Fondazione Tiziano a Pieve di Cadore, e quanto il Comune e l’intera Comunità montana abbiano tentennato per la soluzione del caso. Ma come siano stati abbastanza veloci invece nel mettere in piedi il Museo dello scultore Murer o quello della Grande Guerra sopra Cibiana. Non è possibile che solo in Svizzera ci siano eredi che lascino al Comune di Berna cinquecento opere di Paul Klee, a condizione che costruisca un “centro museale” tutto per l’artista poliedrico, quando già il Kunststalle Museum aveva una parte a lui solo dedicata. E che, siccome non bastano i soldi per un tale ambizioso progetto “adatto ai tempi” (costo circa 75 milioni di euro), si presenti Herr Mueller, ricco professionista che ha fatto i soldi con la fabbricazione di protesi di anche, disponibile a sborsare tutti i quattrini necessari per l’infrastruttura, anzi a pretendere che ne sia l’architetto Renzo Piano l’esecutore del progetto. In dieci mesi si è costruito l’avveniristico centro museale, utilizzando “1.200 tonnellate di acciaio, 330 spezzoni d’arco, 2.900 elementi accessori, 35 km di saldature, 5.000 bulloni e 15.000 ore di lavoro in cantiere, realizzati dal gruppo italiano Sitindustrie, tramite la propria controllata svizzera Zwahlen & Mayr. Il Centro “Paul Klee” è costituito da tre costruzioni decrescenti a forma di onda che occupano una superficie complessiva di 11.500 metri quadrati. Si tratta di fluttuanti onde in un oceano d’acciaio mimetizzato nel verde: si presenta così l’avveniristica realizzazione dell’architetto Renzo Piano, destinata ad ospitare la permanente del grande artista Paul Klee.
L’ “onda” nord, la più grande, misura 70×75 metri, occupando una superficie di 5.250 m2 con un’altezza di 21 metri; la costruzione centrale ha dimensioni 55×70 metri, per una superficie di 3.850 m2 ed un’altezza di 14 metri. L’ “onda” sud, la più piccola, misura 40×60, per un totale di 2.400 m2 ed un’altezza di 12 metri. Il progetto iniziale, studiato anche attraverso numerosi modelli, è stato eseguito con estrema precisione ed un attento controllo della qualità della messa in opera: il margine d’errore ammesso era infatti inferiore ai 20 mm.
Considerata l’imponenza delle gittate e la grande complessità geometrica su una sagoma ridotta, la struttura portante della copertura delle onde rappresenta una vera e propria sfida progettuale. In questo contesto, l’utilizzo dell’acciaio risulta fondamentale grazie alla sua grande flessibilità, leggerezza e resistenza”. (2)
Pio Solero, La catena del Sorapis dal lago d Antorno Pio Solero, Verso la Terza Grande Pio Solero, Chiesetta di Cima Sappada Pio Solero, Monte Cimone
Qui siamo in Italia, nel Cadore, regione una volta prettamente agreste, di emigranti gelatieri e maestri artigiani ebanisti, fabbri ed operai nelle miniere, oggi invece costellata di piccole aziende del settore manifatturiero e turistico, dove in certe località il costo del metro quadro sale spropositatamente come fossimo nell’Engadina, senza avere però la stessa cultura per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente. Le nuove generazioni posseggono come minimo un diploma, l’auto, il telefonino, vestono abbastanza alla moda e sono digiuni di arte e cultura. Danno poca importanza ai passaggi pedonali. Sono quasi spariti del tutto gli alpeggi, i caseifici e i contadini. La grande emigrazione non esiste più, se non quella dalla montagna alla pianura, verso centri urbanizzati del Veneto orientale. Impossibile arrivare all’esempio svizzero, tanto meno alla costituzione di fondazioni con il precipuo scopo di catalogare, repertoriare, approfondire, rivalorizzare l’artista del Secolo scorso. Potrebbe essere la città di Belluno, come capoluogo di provincia, a stabilirne le fondamenta per simili iniziative. Purtroppo si sonnecchia, si rimane su se stessi ed il tempo cancella tutto, frantumando e polverizzando ricordi, documenti, materiali, opere che si disperdono e diventeranno sempre di più frammentarie. A volte si pensa che sia colpa della classe politica, inconcludente e pasticciona. Ma altre ragioni di carattere socio-culturale, di educazione scolastica e famigliare sembrano determinanti. Il turismo di massa automobilistico ha totalmente trasformato quei valori per il rispetto della natura, in un usa e getta, in un continuo immondezzare parchi e luoghi sacri. (3)

Pio Solero, Gallo Forcello Pio Solero, Gallo Forcello Pio Solero, Gallo Forcello (partic.)
Ci sono istituti di credito zeppi di capitali che preferiscono consumare milioni di euro per frivole manifestazioni pseudo culturali, per speculative operazioni fuori del territorio. Ci sono fondazioni bancarie che “sperperano” ingenti capitali per mega mostre di artisti stranieri o per antiche civiltà che rimarranno nell’immaginario comune una sorta di messaggio pubblicitario dell’ente promotore e nient’altro. Chi capirà qualcosa tra un vaso del ‘300 ed una statuina del 1700 del Celeste Impero? E perché tutto su Vincent Van Gogh o sugli Impressionisti e poco sul Novecento Veneto? Scelte di questo genere, quasi tutte politiche e personali, in Svizzera non si sarebbero fatte, se non in parallelo con altrettante mega mostre e/o la nascita di strutture per la “valorizzazione di artisti e intellettuali autoctoni o che abbiano scelto il paese di Guglielmo Tell per la loro seconda cittadinanza. Istituzioni che sostengono manifestazioni ed eventi culturali annuali di grande spessore…, trasformandosi persino in agenzie per la promozione culturale…”. (4)
Pio Solero, Lepre bianca (partic.) Pio Solero, Lepre bianca (partic.) Pio Solero, Bronzino con gerani
Da noi, nel Veneto, persiste l’alto e il basso, chi fa troppo per gli altri e chi non fa nulla per il prossimo. Sembrava che le nuove ondate di localismo sfrenato degli anni ’90 del Secolo scorso giungessero ad una consapevolezza per la rivalutazione storico-artistica. Invece si sono concentrate sulla contestazione fiscale, burocratica e paradossalmente a considerare il dialetto/le parlate come una lingua etnica da chiedere protezione all’ONU. Consumata ormai questa parentesi di stupidità locale, che persiste con tante folcloristiche scemenze di rievocazioni storiche medievali di massa, si assiste ad una ‘hamburgherizzazione’ o meglio ad una ‘salsicciezzazione’ di piccoli eventi subculturali. E si ricorre astutamente al coinvolgimento delle scuole primarie per marcare un’immaginazione infantile che mescola il carnevale con la storia. Non c’è un comune nel Veneto che non si sia inventato un “palio” rigorosamente con personaggi vestiti d’epoca. Medievalisti inzuppati di cronistorie inventate e farciti di birra alla spina, grigliate e fette di formaggio francese con polenta precotta rigorosamente da mais americano (transgenico?). Scusatemi per queste divagazioni, ma mi sento sempre troppo coinvolto psicologicamente per non parlarne.
Pio Solero, Genziane Pio Solero, Genziane (partic.)
Ritornando all’artista Pio Solero, tanto per incominciare, basterebbero alcune iniziative per poter un giorno regalare alla società una struttura stabile che ne conservi la memoria per la sua arte impareggiabile che dopo di lui nessuno d’altro da queste parti ha mai più uguagliato o superato. “Ha dipinto quasi tutte le montagne del Cadore ed ha nobilitato ‘comuni’ fiori di montagna o ‘nature morte con fiori’, attraverso la scelta di un oggetto di artigianato cadorino, il bronzino, simbolo di una società montanara”. (5)
Pio Solero, Genziane (partic.) Pio Solero, Genziane (partic.)
Ci si potrebbe immaginare un premio d’arte dedicato a Pio Solero, tematico, combinato con una ricerca sulla sua vita, ripercorrendone le tappe attraverso i suoi dipinti, i luoghi scelti, con quel particolare approccio verso la realtà inerte e di profondo rispetto verso la natura ed il mondo cadorino. C’è da mettere un po’ d’ordine nel suo archivio, sparpagliato fra eredi, qualche acerrimo collezionista e quanto ci potranno svelare le biblioteche delle istituzioni che custodiscono materiali soleriani. Sicuramente a Venezia, Padova, Roma, Monaco, Vienna, Buenos Aires, Parigi, Il Cairo, Bologna, Milano, Trieste, Napoli e Belluno, dove Solero ha soggiornato o partecipato a mostre ci sono ancora molte cose da scoprire. La sua arte è inconfondibile. Ama la solitudine, cerca l’emozione attraverso un linguaggio pittorico che ha un colorismo vivace, attento alle minime variazioni della luce con tonalità tipiche dell’arte veneta. I suoi rosa, verdi, azzurri, gialli sono mescolati nel bianco delle nevi, dei boschi, delle montagne dolomitiche. Un paesaggio invernale che emana riflessi multicolore, con una dolcezza tonale prettamente soleriana.
“L’arte è il mio ultimo mestiere – disse assaggiandol’intingolo – prima di tutoi sono cacciatore, poi pescatore, terzo cuoco e, a tempo perso, pittore”. E rocciatore? “Solo durante la guerra per tenere di là gli austriaci, fu un episodio, non un mestiere”. E ciclista? “Adesso la pittura mi ha regalato una Seicento”. Venendo a parlare di pittura, era fiero dei suoi bronzi dipinti, dorati e risonanti alla luce, di fronte ai quali tanti pittori hanno cercato la loro misura. E la sua abilità nell’eseguirli rimane unica, perché, pur avendo avuto molti imitatori, nessuno fu capace di valersi del suo stile per un nuovo compito creativo”…. (5)
Il Maestro, o pittore come lui stesso preferiva dichiararsi, preferisce dipingere in open air, dopo lunghe passeggiate per trovare il posto e la luce adatti ai suoi sentimenti, munito di tavolozza, pennelli, e spatole, tubetti di colori e di piccole tavole di faesite o compensato. Sono vedute stupende, molte delle quali oggi sono cambiate per lo sviluppo edilizio abnorme e per la luce che forse è diversa da quella di settant’anni fa. “Anche gli animali dipinti senza vita sulle tele da Pio Solero acquistano una forza ed una grandezza, che forse non avevano neppure da vivi. Sono delle icone che mostrano il piacere della vita montana ed il desiderio soddisfatto per aver conquistato una preda ambita”. (6)
Pio Solero, Sappada con le Terze (partic. del raggio di sole che illumina il paese) Pio Solero, Sappada con le Terze Pio Solero, Sappada con le Terze (partic. del raggio di sole sul paese)
“La schiaritura dei colori, le tonalità violette, il severo equilibrio compositivo sono molto vicini e affini al lirismo mitteleuropeo di Poggioli”, scrive la Bortolatto, aggiungendo che il suo “controllo formale – costruttivo dell’immagine di natura – è perseguito per realizzare un ordine mentale che costruisce forme pittoriche modellate plasticamente dal colore, ispessito dalla stesura eseguita dalla spatola”.

Ormai siamo alla terza o quarta mostra in pochi anni, ciò significa che l’Artista non stanca e non mancano mai le sorprese di nuovi quadri che vengono per così dire alla luce, grazie alla costanza di chi al momento organizza l’esposizione. Già la mostra tenutasi a Sappada nell’agosto 1998 ed il volume su “Pio Solero e un cenacolo a Sappada” a cura del grande M. Goldin e L. Ciabatti, pubblicato da Electa, hanno messo in evidenza i risultati artistici raggiunti negli incontri sappadini con i vecchi amici dell’Accademia ed i nuovi amici incontrati in giro per il mondo. Condividiamo pienamente l’idea di trasformare lo studio dell’Artista e la casa fra gli abeti a Borgata Lerpa in un Museo-Fondazione, augurando alla Signora Mariuccia, ai beneffatori, agli eredi Solero, alla Comunità montana e ai tanti suoi estimatori che la debbono assolutamente sostenere. Sono pagine di arte e di storia di cui Sappada, Auronzo e la città di Belluno devono molto a questo piccolo grande Artista. Non è cosa importante se Solero non abbia fatto “scuola”, o se i suoi “bronzi fioriti” ce ne siano a centinaia. E’ e rimarrà, come ha sottolineato il Pellegrinon “il cantore delle bellezze della valle e financo il suo ambasciatore per il mondo”.

Pio Solero, Baita in Montagna (anni trenta) Pio Solero, Baita in Montagna (anni trenta)
Info
Auronzo, Sala esposizioni del Municipio
Pio Solero. Radici e colori fra natura e sentimento.
Mostra antologica a 30 anni dalla morte dell’artista sappadino (Sappada, 3 marzo 1881-19 aprile 1975)
Da lunedì 2 a domenica 24 luglio 2005
tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 ingresso libero
Organizzazione Comune di Auronzo di Cadore. Curatore della mostra Bepi Pellegrinon.
Catalogo: Nuovi Sentieri Editore – Belluno, realizzazione e stampa Grafiche Antiga – Cornuda. Contributi di Bepi Pellegrinon, Luigina Bortolatto, Carlo Malaguti, Vico Calabrò e Loris Santomaso.
Il servizio fotografico on line è di A. Miatello (C)

Note:
1. Carlo Malaguti, vernice stampa Auronzo 2 luglio 2005.
2. “Inaugurazione a Berna del nuovo museo di Paul Klee progettato da Renzo Piano”, 18/06/2005, testo ripreso dalla rete. Per informazioni: Ufficio Stampa Locomia, Barbara Piovella, via San Damiano 4, 20122 Milano (tel. 02 783807 / fax 02 76005788). E-mail: [email protected]
“Renzo Piano incontra Paul Klee. A Berna apre i battenti al pubblico il nuovo Centro Paul Klee. Disegnato dall’architetto Renzo Piano”.
(27-06-2005) Più che un museo, la struttura concepita straordinariamente come un flusso di tre onde di vetro ed acciaio ospita un tempio dedicato a Paul Klee. Luogo di nuova concezione nel quale sono accolti i lasciti degli eredi e della fondazione omonima e oltre quattromila opere dell’artista, tra piccoli e grandi disegni, acquerelli e dipinti a olio. Realizzato nel giro di otto anni, costato 110 milioni di franchi svizzeri, il progetto di Renzo Piano ricorda gli studi per gli marchingegni leonardeschi.
Sedicimila metri quadrati di superficie, coperti da 1100 tonnellate d´acciaio, e luce naturale: questi gli ingredienti per un´architettura paesaggista e integrata nella natura. La struttura principale si compone di una successione di 29 archi paralleli, larghi 2,50 metri. Strutture secondarie disposte tra gli archi assicurano la stabilità generale del sistema tramite la distribuzione di spinte orizzontali sui muri in cemento alle spalle delle costruzioni. Esiste una coincidenza singolare tra queste idee di Piano e la concezione dell’arte incarnata da Paul Klee. Klee, lo scopritore inesausto di mondi magici, l’inventore di microcosmi, il cercatore di un ordine supremo.
Le colline di acciaio e vetro non ospitano solo grandi spazi espositivi, ma anche una sala ben attrezzata, adatta per concerti e manifestazioni organizzate dal Centro o per gruppi ospiti. Spazio inoltre per un museo per bambini a partire dai 4 anni, pensato per stimolare la creatività dei piccoli e avvicinarli all’arte. Presenti inoltre un percorso animato ricco di diversi strumenti informativi e zone relax – la via dei musei -, nonché saloni e stanze equipaggiate con le più moderne infra-strutture per congressi nazionali e internazionali.
Centro Paul Klee, Monument im Fruchtland 3 Berna (Tel. +41 (0)31 359 01 01 / Fax +41 (0)31 359 01 02). www.zpk.org ; E-mail: [email protected]
3. Da Venezia alle Sorgenti del Piave (mt. 1817), verrebbe da dire, ormai siamo costernati nel vedere fossati, rii, piazze, campi veneziani, campagne, e naturalmente lassù, dove persone come Pio Solero non si sarebbero mai sognate nel farlo, pieni di rifiuti. C’è chi si diverte (?) di gettare per il finestrino dell’auto sacchetti di immondizie domestiche. Ci siamo recati all’indomani della vernice dedicata a Pio Solero ad ammirare i paesaggi montani di Cima Sappada. Meravigliosi! Una piccola nota va però ricordata, a titolo di cronaca. Attorno al rifugio delle Sorgenti del Piave, non troppo lontano dalla Cappelletta dedicata ai Caduti, di fronte ad una vista stupenda, abbiamo con disgusto notato sporcizia abbandonata che forse risale a qualche anno o a diversi mesi. Un grido d’allarme per costringere le autorità locali sappadine nel prendere provvedimenti seri ed urgenti contro chi sporca o pensa che i prati ed il bosco siano dei gabinetti volanti. La vita di una lattina può superare un secolo, mentre quella di un filtro di sigaretta anche trent’anni ed il rotolo di carta igienica persino cinque anni. Se questo è turismo escursionistico e culturale….
4. Riflessioni durante un recente viaggio a Ginevra, quasi tutte le Banche svizzere partecipano attivamente alla promozione e diffusione di eventi di carattere culturale, senza essere in special modo “Casse di Risparmio”. L’UBS, mastodontico gruppo bancario svizzero, fa da tramite per incrementare festival musicali, teatrali, mostre antologiche, acquisire patrimoni artistici, sostegno di eventi sportivi. Ai suoi clienti non vende solo prodotti bancari, bensì biglietti per il teatro ed i festival canori. Una strategia della comunicazione che rende un’immagine più “umana” e “artistica” di prodotti e servizi dediti in special modo alla pura speculazione. Strutture bancarie ultramoderne, robotizzate ma molto effervescenti nel brand comunicativo. Da noi una cosa simile è impensabile. Una sola persona o un CdA da anni decide la nostra sorte. Ne è un esempio qualsiasi fondazione bancaria da Nord a Sud. Spesso non c’è ricambio ai vertici e “i capi” diventano una specie di nomenklatura.
5. Bepi Pellegrinon, vernice stampa Auronzo 2 luglio 2005.
6. Vico Calabrò e Loris Santomaso, Catalogo.
7. Carlo Malaguti, Catalogo

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