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A Casa di Andrea Mantenga a Mantova per ammirarne la bellezza e la perfezione

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Mantegna torna a vivere nella sua Casa mantovana. Dal 26 febbraio al 4 giugno, Andrea Mantegna è il protagonista di un’ampia esposizione, allestita nella sua Casa, a cura del grande esperto Rodolfo Signorini.
Documenti autografi, libri, sculture e dipinti degli anni mantegneschi sono concessi per questa mostra da musei italiani e stranieri. L’obiettivo che essa si pone è di illustrare il profilo artistico di Andrea Mantegna durante i quasi cinquant’anni della sua attività a Mantova al servizio dei Gonzaga, di far rivivere la vita della Corte, le figure dei committenti e dei letterati, assieme alla cultura nel marchesato mantovano negli anni della permanenza del Mantegna (1460-1506).

Particolare di strumenti musicali del Rinascimento Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

Un’importante sezione dell’ampia rassegna è riservata alla presentazione, questa volta ricorrendo a riproposizioni virtuali di straordinaria efficacia, di una serie di capolavori del Mantegna che neppure nell’anno del Centenario potranno tornare a Mantova: i Trionfi di Cesare pensati per il Palazzo di San Sebastiano a Mantova ed oggi ad Hampton Court, lo Studiolo e la Grotta di Isabella d’Este, e, proposta assolutamente inedita, la chiesa in cui era collocata la pala della Madonna della Vittoria (oggi al Louvre), unica opera del maestro esposta ai fedeli mantovani fino agli inizi dell’Ottocento. Ampio spazio sarà riservato anche alla Camera Dipinta detta degli Sposi del castello di San Giorgio che il visitatore della mostra avrà modo prima di studiare nella sua ricostruzione virtuale e successivamente di ammirare dal vero grazie ad un biglietto unico che permette la visita della mostra nella casa dell’artista e nella reggia gonzaghesca. L’itinerario mantegnesco si snoda poi in altri luoghi della città con la visita al Palazzo di San Sebastiano del marchese Francesco II Gonzaga dove era collocato il Trionfo di Cesare, alla basilica di Sant’Andrea dove si trova la cappella funeraria del maestro e alla chiesa di Santa Maria della Vittoria che sarà aperta per la prima volta al pubblico.

Particolare di un opera esposta Giancristoforo Romano, Busto del marchese Francesco II Gonzaga, Particolare di un opera esposta

La mostra, che rientra nel programma celebrativo nazionale del V centenario della scomparsa di Andrea Mantegna (13 settembre 1506), è promossa dalla Provincia di Mantova ed è curata da Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani e Gianfranco Ferlisi.
L’esposizione è suddivisa in due percorsi principali corrispondenti ai due piani della casa. Al pianoterra vengono affrontati alcuni temi della cultura cittadina alla fine del Quattrocento, insieme con i personaggi e le opere più significative del momento.
L’età tardogotica e la Dieta mantovana con la presenza di Pio II in città, il gusto rinascimentale e gli artisti che operano nella corte gonzaghesca come Leon Battista Alberti, i primi committenti del maestro padovano (Ludovico II Gonzaga e Barbara di Brandeburgo che richiesero la decorazione della Camera Dipinta detta degli Sposi), le figure di Francesco II Gonzaga e della moglie Isabella d’Este, i musicisti, gli intellettuali e letterati degli anni in cui Mantegna operò a corte. Il percorso al pianterreno si conclude con una sala dedicata ad un capolavoro del maestro, il Redentore del Museo di Correggio, e con un ambiente che presenta una nuova e approfondita riflessione sulla dimora progettata dal maestro in città. Le vicende costruttive dell’edificio si intrecciano necessariamente a quelle della vita del pittore e si connettono alla riflessione sull’edilizia residenziale a pianta centrale presente nella trattatistica del Quattro e Cinquecento. Particolarmente interessanti risultano i rilievi scientifici realizzati con innovative tecnologie informatiche dall’Università di Ferrara.

Particolare della struttura circolare della domus, vista dal cortile

Dopo aver assaporato l’atmosfera di un’epoca, eccola riprodotta al primo piano della casa questa volta ricorrendo ad un sofisticato laboratorio virtuale che si avvale di avanzate tecnologie che consentono al visitatore di accostarsi e interagire con le ricostruzioni virtuali di ambienti e cicli pittorici: tra le molte opere, inserite nel loro contesto, la Camera Dipinta detta degli Sposi di Palazzo Ducale, il Trionfo di Cesare oggi ad Hampton Court, lo Studiolo e la Grotta di Isabella d’Este, e la chiesa in cui era collocata la pala della Madonna della Vittoria oggi al Louvre. Sempre al primo piano della casa sarà ricostruita, con un progetto specifico destinato a stimolare la curiosità e l’interesse attivo dei visitatori di ogni età, la bottega dell’artista ripensata con tutti gli oggetti d’uso quotidiano del maestro.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

La Casa del Mantenga (via Acerbi, 47, Mantova)

La data di nascita di quel piccolo capolavoro di architettura che è la casa del Mantegna risale al 18 ottobre 1476, quando il pittore intraprese i lavori di costruzione della sua dimora, una casa come nessun altro artista, a lui contemporaneo, si era sognato di realizzare. Il terreno su cui edificarla, donatogli da Ludovico II Gonzaga, era stato forse riconoscimento e premio per l’incanto della Camera Dipinta, l’immortale affresco – ritratto della dinastia gonzaghesca: su quel terreno il Mantegna innalzò una costruzione che appare coerente con la sua genialità d’artista assolutamente completo e, che, allo stesso tempo, assume la peculiarità di presentarsi come opera nella quale il pittore diventa committente di sé stesso.

Andrea Mantegna Andrea Mantegna
Andrea Mantegna Andrea Mantegna

L’artista creò dunque ex novo, in piena libertà creativa, un palazzo su due piani, concepito su una pianta quasi quadrata, nel cui centro si iscrive un maestoso cortile circolare (1). La sua cultura antiquaria lo indusse a realizzare in concreto, nel linguaggio dell’umanesimo architettonico, la tipologia di un edificio residenziale a pianta centrale (2) in cui – evidente richiamo ai canoni della domus romana – l’atrium diviene un cortile attorno al quale si dispongono gli ambienti adiacenti. Come si può osservare nelle piante o nella sezione, cerchio e quadrato, cubo e cilindro sono moduli compositivi (3) destinati a riprodurre un’armonia analoga a quella musicale (4), resa intelleggibile mediante proporzioni (5) che garantiscono la replica di rapporti semplici e, tramite questi, l’equilibrio tra le parti e le tre dimensioni. Ma la casa ha altri significati che vale la pena di sottolineare. Essa non è solamente un raro e prezioso esemplare di edificio quattrocentesco giuntoci complessivamente integro attraverso più di cinque secoli, con l’inevitabile alternarsi di momenti di declino, di occultamento e di recupero. Questa dimora interpreta anche il desiderio dell’artista di realizzare un meccanismo di autorappresentazione e di autolegittimazione: è l’espressione dell’immagine che egli voleva tramandare di sé. Il suo significato socio culturale ci rimanda ad un artista erudito e aggiornato sui precetti albertiani del de pictura, padrone della geometria e della prospettiva, attento alla poesia e alla letteratura, un artista che non si considera un semplice artigiano ma che si pone nella dialettica delle classi sociali come antiquarius e cortegiano.

Particolare di un opera esposta Rodolfo Signorini

In questa direzione si comprende bene anche la scritta ab Olympo, posta su uno degli architravi del cortile: è un’attestazione di fierezza in cui, al di là dei molteplici altri riferimenti, riecheggia soprattutto la memoria dell’antica bottega di Fidia ad Olimpia, sulle cui pietre il fulmine di Zeus aveva inciso il perenne riconoscimento della grandezza. Il pittore è certo di essere degno dell’Olimpo: questa sua casa, monumento di eccellenza della sua arte, diventa rappresentativa non tanto della fama e dello status acquisiti ma, soprattutto, del dono divino dell’ingegno. La dimora diventa così autoritratto dell’uomo e dell’artista, anch’essa destinata ad entrare nel numero delle opere che contribuirono a suggellarne il mito. (gf)

(1) La tipologia edilizia a pianta centrale traduceva in pietra un ideale umanistico. Ma se tale ideale, negli edifici di culto, poteva trovare precisi riferimenti tipologici nel Pantheon o nella Santa Sofia di Costantinopoli o nelle tholos greche o nei battisteri e nelle chiese sepolcrali di epoca tardo-antica, per gli edifici residenziali non esistevano riferimenti altrettanto chiari. Non si erano conservati infatti modelli delle antiche domus e solo poche rovine e il de Architettura di Vitruvio divenivano fonti utili per ricostruire un’ideale morfologia di tale tipo di edificio. Artisti e architetti furono così costretti a reinventarsi una tipologia antichizzante.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

(2) La casa dei vizi e delle virtù (1460 – 1464 ca.) del Filarete fu il primo progetto rinascimentale per un edificio civile a pianta centrale. Negli anni successivi, quando, con palazzo Scala, nella Firenze di Lorenzo de’ Medici, si cercava di dare forma ad un palazzo con un atrium aperto all’antica, Andrea Mantegna, già formalizzava nella pietra un esempio reale di tale tipologia, anticipando le riflessioni di Francesco di Giorgio Martini o di Giuliano da Sangallo.
(3) L’Alberti aveva dimostrato che l’eredità dell’architettura classica utilizzava un sistema integrato e unitario e che, in ogni singolo edificio, solo il concorso di forme compiute, organizzate secondo adeguate proporzioni, cui nulla può essere tolto o aggiunto senza comprometterne l’armonia, determinava l’eccellenza del risultato finale. L’Alberti poi raccomandava, per ricreare l’antica concordanza, i semplici rapporti di 1:2, 2:3, 3:4. Ed è proprio quest’antica e sapiente geometria che emerge all’interno della dimora mantegnesca: qui le proporzioni agiscono come un’intelaiatura occulta, una trama che, senza mostrarsi, guida e governa il progetto.
(4) Il sapere arcano derivato dai tre accordi musicali di ottava, di quinta e di quarta, rappresentabili matematicamente attraverso i rapporti 1:2, 2:3, 3:4 (cioè i numeri perfetti della tetraktys: 1+2+3+4=10) si materializzava nella pietra. La concinnitas si esprimeva così attraverso tali rapporti e, più estesamente, anche con la proporzione 5:4, non contenuta nella tetraktys, ma derivata dalla divisione aritmetica della quinta (2:3).
(5) Due assi ortogonali sembrano essere le linee generatrici del sistema costruttivo mantegnesco, linee su cui si inseriscono i quattro portali del cortile. Sull’incrocio di questi assi, il cerchio iscritto nel quadrato determina una modularità che si rispecchia nel proporzionamento delle particircostanti. Quadrato e cerchio della rotonda diventano perciò misura per le parti edificio che da lì sono generate, quasi come in un quadrato magico. La differenza fondamentale, rispetto al metodo albertiano, è che nella casa, più che il ricorso a rapporti numerici finiti, ad un rigoroso sviluppo aritmetico, risulta applicato un processo dimensionale grafico geometrico: una traduzione da cantiere dei principi albertiani.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta Particolare delle armi d epoca esposte

Andrea Mantegna: cronologia

1430-31
figlio del falegname Biagio, nasce ad Isola di Carturo, presso Piazzola sul Brenta, allora in territorio vicentino, oggi padovano.
1442
Entro quest’anno viene registrato come figlio adottivo di Francesco Squarcione (1397-1468), l’artista padovano nella cui bottega verrà educato all’arte.
1446, 26 gennaio
Andrea si emancipa dal patrigno ad esercitare liberamente la professione;
1448-1453
Andrea partecipa, prima in società con Nicolò Pizolo, in seguito con Ansuino da Forlì, poi subentrando allo stesso Pizolo (morto nel 1453), all’ornamentazione della cappella Ovetari nella chiesa padovana degli Eremitani.
1452, 21 luglio
Termina la lunetta della porta principale della basilica del Santo.
1453, 1° agosto
I monaci di Santa Giustina gli commissionano la pala oggi a Brera.
1453-1454
Sposa Nicolosia, figlia del pittore Iacopo Bellini.
1454
Data in calce di sant’Eufemia, oggi al Museo di Capodimonte (Napoli).
1456
Il marchese Ludovico II Gonzaga offre ad Andrea l’opportunità di divenire suo pittore di corte.
1457-1459
Andrea accetta l’invito del principe e intanto lavora alla pala destinata alla chiesa veronese di San Zeno, commissionatagli dal protonotario apostolico Gregorio Correr. Alla fine del 1459 si stabilisce a Mantova.
1460-1464
Lavora alla decorazione della cappella di castello (oggi scomparsa).
1464
Con gli amici Samuele da Tradate, pittore, Giovanni da Padova (l’architetto?), Felice Feliciano (umanista e antiquario), visita località del lago di Garda in cerca di iscrizioni antiche.
1465, 16 giugno
Inizia a lavorare nella camera del castello che sarà detta Camera Dipinta e, in seguito camera degli sposi, titolo attestato per la prima volta nel 1648.
1466-1467
A Firenze e a Pisa.
1474
Porta a termine la Camera Dipinta.
1476
Riceve dal Gonzaga un fondo nella zona della chiesa di san Sebastiano per costruirvi la propria casa.
1478-1484
Al servizio di Federico I Gonzaga, terzo marchese di Mantova.
1484-1506
Al servizio di Francesco II Gonzaga, quarto marchese di Mantova, e, dal 1490, di sua moglie Isabella d’Este.
1486
Lavora al Trionfo di Cesare.
1488-1490
A Roma decora in Vaticano la cappella del papa Innocenzo VIII.
1495, 6 luglio
Battaglia di Fornovo. II Gonzaga gli commissiona la pala per la cappella votiva di Santa Maria della Vittoria, portata a termine l’anno successivo.
1502, 10 gennaio
Permuta la propria dimora con la Casa del Mercato.
1506
Vende ad Isabella d’Este il busto marmoreo di Faustina Maggiore per acquistare una nuova casa in contrada dell’Unicorno;
1506, 13 settembre, domenica.
Muore ed è sepolto nella basilica di Sant’Andrea.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

Le proposte didattiche per ragazzi (ma anche per gli adulti). L’invito è ad ammirare, imparare per poi fare

Imparare a scrivere con il piombo, preparare una carta dipinta, una tempera all’uovo, eseguire uno spolvero, un cartone, una preparazione per la pittura a fresco, oppure ricavare con la tecnica del “frottage” esemplificazioni de lapidario romano, scrivere un’epigrafe mediante l’acquisizione dell’alfabeto romano approfondendo il rapporto tra geometria e scrittura, realizzare il proprio monogramma, scrivere una lettera con la tecnica e gli strumenti antichi (penne, calamai, inchiostri) ed apporvi il proprio sigillo, realizzare degli ex libris……..
Sono alcune delle proposte dei Percorsi didattici ideati intorno alla mostra “A Casa del Mantegna”, percorsi rivolti ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori ma anche ai gruppi di adulti che vogliano, guidati da esperti, salire su questa singolare “macchina del tempo” e tornare nella Mantova del Mantegna, cimentandosi a lavorare come si faceva nella bottega del Mastro, con i materiali, le conoscenze, le idee dei suoi tempi.
In tutto sono cinque Percorsi per ammirare, imparare, fare.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

Intorno al tema “Andrea Mantegna: un artista rinascimentale alla corte dei Gonzaga”, i ragazzi vengono invitati a scegliere un ambito (ma, volendo, anche più di uno) di approfondimento.
I temi proposti sono quelli della ritrattistica, della lettura e il recupero dell’antico nell’opera del Mantegna; la natura e il paesaggio nell’opera del Mantegna; la narrazione e la concezione dello spazio nella Camera Dipinta “detta degli Sposi” degli Sposi e le tecniche artistiche nell’età del Mantegna.
Ogni percorso si articola su quattro incontri di due ore ciascuno, due lezioni storico-artistiche e due lezioni di laboratorio didattico.
La visita alla mostra, in cui tutti i temi sopra citati sono presenti e ben documentati, è la base di avvio per i successivi approfondimenti e per la messa in pratica di quanto visionato e discusso.
Con due obiettivi in più: acquisire gli strumenti per una fruizione stimolante e confidenziale dei musei e delle mostre, superando le barriere della sacralità dei luoghi e del tempo storico e, insieme, acquisire un metodo di osservazione e di analisi dell’opera d’arte che non sia né passivo, né superficiale ma realmente educativo e di sintesi rispetto alle vicende e al tempo di cui essa è “figlia”.

Particolare dell atelier del maestro Particolare di un opera esposta

Per la mostra torna finalmente visitabile la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Un evento nell’evento.

In occasione della Mostra “A casa del Mantegna” viene riaperta la chiesa di Santa Maria della Vittoria, l’edificio voluto da Francesco II Gonzaga per celebrare la vittoria che egli ottenne, al comando della Lega Veneziana, sui Francesi di Carlo VIII nella battaglia combattuta nel 1495 a Fornovo sul Taro.
La chiesa, inaugurata il 6 luglio del 1496, ad appena un anno dalla fortunata battaglia, conservava la celebre Pala di “Santa Maria della Vittoria”, capolavoro di Andrea Mantegna. L’opera, asportata in epoca napoleonica e mai restituita, è oggi al Louvre.
In mostra, la visita alla Chiesa è introdotta da un sistema multimediale che consente di “vederla” com’era in origine, seguirne le successive vicende sino alla attuale rinascita.
Per il Vasari, al Mantegna, oltre che la Pala si deve anche il disegno della Chiesa destinata ad ospitarla. Se non dell’intera architettura, certo il Mantegna si curò di alcuni particolari, sovrintendendo ad esempio alla decorazione interna affinché la stessa fosse funzionale “all’esaltazione della pala collocata sull’altar maggiore” (Ugo Bazzotti).
La storica chiesa, nel 1887, fu trasformata ad uso militare e poi a scuola. La navata venne divisa in due piani, vennero aperte nuove aperture, contribuendo a rendere irriconoscibile l’architettura originale.
Il restauro dell’edificio, voluto dal Comune di Mantova, Provincia di Mantova e Associazione degli Amici di Palazzo Te e dei musei mantovani, ha consentito l’eliminazione delle sovrastrutture ottocentesche interne, liberando le volumetrie originali. Dai saggi sono emerse ampie porzioni di superficie affrescata, rilievi in terracotta, eleganti decorazioni. Per riportare alla luce questi tesori nascosti serviranno ancora degli anni ma non per questo minore sarà l’emozione che si proverà nell’entrare in questo capolavoro dell’architettura rinascimentale mantovana, finalmente svelato, anche se ancora “cantiere”.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

Sulla paternità degli affreschi che stanno tornando alla luce, si possono ora formulare solo ipotesi. Certo è che il Mantegna non vi operò direttamente, essendo impegnato a realizzare la Pala. “Tuttavia – afferma Ugo Bazzotti nel saggio che ha dedicato a Santa Maria della Vittoria nel catalogo della Mostra – la dovizia dei motivi ornamentali profusi su pareti e volta, la rigorosa e dotta ispirazione classica, la fantasia sicura nelle variazioni sul tema portano a credere che il grande maestro sia responsabile del progetto complessivo della decorazione, e della forma dell’edificio, cui è strettamente legata la pala votiva”.
“In santa Maria dela Vittoria siamo quindi di fronte a un complesso apparato decorativo ideato e disegnato da Andrea Mantegna, eseguito da altri mastri che, presenti alla corte gonzaghesca, riescono a intonarsi al suo nobile eloquio”.
“L’ornamentazione pittorica di Santa Maria della Vittoria, per quanto è consentito cogliere dai saggi sinora praticati, è ricca, organizzata su temi iconografici e ritmi compositivi aggiornati, capace di conferire allo spazio interno una indubbia impronta rinascimentale. Superata la soglia di una chiesa dal profilo vieto e anodino, ci si trovava in uno spazio ritmato da lesene color dell’oro e del lapislazzuli, arricchite da candelabre alte sino ai capitelli, o incrostate da marmi orientali marezzati; levando gli occhi alla volta la si scopriva compartita, in ordinate geometrie, da fregi classici, e vi si ammiravano solenni figure di santi affacciati a oculi incorniciati di marmo e festoni verdeggianti. Uno scrigno veramente degno di accogliere il capolavoro sublime di Andrea, la pala della Vittoria”.

Il cortile a forma circolare della domus (con un libro scolpito in marmo) Il cortile a forma circolare della domus (con un libro scolpito in marmo)

INTRODUZIONE ALLA MOSTRA

Mostra nuova è questa voluta dall’Amministrazione Provinciale di Mantova, coordinata da Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani, e per più versi singolare, allestita da Roberto Soggia al piano terra e al primo piano in quella che fu la dimora di Andrea Mantegna.
Sono lettere autografe dell’artista, manoscritti, libri a stampa, ceramiche, monete e medaglie, fra le quali mirabili quelle del Pisanello e di Bartolomeo Melioli; sono tarsie, dipinti, armi, bronzi di Pier Iacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico provenienti dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze. Il Museo Liechtenstein di Vienna ha prestato il superbo bronzetto di Marsia mutato in San Sebastiano, riconosciuto fra quelli esposti nella Grotta di Isabella d’Este e di recente attribuito allo stesso Mantegna; il Museo Jacquemart-André di Parigi una testa in bronzo del marchese Ludovico II Gonzaga. Dal Palazzo Ducale di Mantova proviene un delizioso frontale di camino, scolpito a bassorilievi di eleganza tadogotica, e il busto di Faustina Maggiore, in cui la critica ha ravvisato per anni il marmo appartenuto al Mantegna e da lui venduto a Isabella d’Este.
Fra i manoscritti sarà esposta la Cronaca autografa di Andrea Stanziali (Vidali da Schivenoglia), il cui restauro eseguito per l’occasione, ha consentito un’ autentica scoperta nel recto dell’assicella anteriore, un incavo a croce che forse ospitava un oggetto in argento. Ma si segnalano pure il De principe del Platina e la Historia urbis Mantuae Gonzagaeque familiae di Paolo Attavanti, detto Paolo Fiorentino, preziosamente miniati, provenienti dalla Biblioteca Comunale “Teresiana” di Mantova, mentre dalla Biblioteca Capitolare di Treviso proviene il celebre codice anconitano I 138, scritto e illustrato dall’antiquario Felice Feliciano, nel quale si trova la descrizione della gita in barca sul lago di Garda compiuta nel 1464 dal Mantegna assieme agli amici Giovanni Antenoreo, Felice Feliciano e Samuele da Tradate. Dalla Kunstbibliothek di Berlino giungerà il Codice detto del Mantegna (codice Destailleur OZ 111), una stupefacente raccolta di disegni dei più vari soggetti ornamentali. Dal Museo di Palazzo d’Arco verrà il codice di mascalcia di Zanino Ottolengo a documentare la passione dei Gonzaga per i cavalli. Un esemplare di dedica dell’Hercules in bivio di mano di Felice Feliciano proviene dalla Biblioteca Civica di Padova (ms B. P. 1099).
Fra gli incunaboli, si potrà ammirare la prima edizione mantovana della Divina Commedia (1472), custodito nella Biblioteca Civica di Verona e dedicata al poeta ed umanista Filippo Nuvoloni, e l’Orologio di Pietroadamo de’ Micheli, descrizione della mirabile macchina astrologica-astronomica (1473) costruita da Bartolomeo Manfredi (che fu allievo di Vittorino da Feltre), del quale, per la prima volta, viene esposto un codice di studi matematici. Proveniente da Chiari (Brescia, Biblioteca Morcelliana, C. S. III 26) è il Vosonius Epigrammatum liber primus di Giovanni Stefano Buzzoni [1498 ca.].

Particolare di un opera esposta Particolare di ceramiche d epoca esposte

Nella mostra curata da Signorini, il Mantegna di continuo compare e scompare. Di lui solo un dipinto, ma magnetico: il Redentore benedicente, una tempera su tela, custodita nel Museo Civico di Correggio, alla quale sarà dato particolare risalto. L’artista è tuttavia sempre presente in queste vestigia della cultura del suo tempo, della civiltà di cui fu protagonista, dei lustri di equilibrio politico conseguenti alla pace di Lodi (1454), durante i quali anche Mantova conobbe la sua più rigogliosa fioritura delle lettere e delle arti. Frutti dell’humus coltivata con pazienza e amore da Vittorino Rambaldoni da Feltre, padre di ogni umanità durante ventitrè anni di magistero nel ginnasio della Casa Giocosa. Si comprenderà così la ragione del risalto che verrà dato ad umanisti quali Matteo Bosso (di cui si vedrà il ritratto proveniente dal Museo “Ala Ponzone” di Cremona), Battista Fiera, il cui ritratto, opera di Lorenzo Costa il Vecchio prestato dalla National Gallery di Londra, sarà esposto ad ornamento dell’edizione del suo dialogus fra Mantegna e Momo, De Iusticia pingenda. Altro celeberrimo umanista del tempo fu il carmelitano Battista Spagnoli, del quale si vedranno il secondo volume dell’edizione delle opere (Parigi 1513) e un busto marmoreo scolpito da Bernardino Germano. La variegata mostra presenterà anche alcuni pezzi della nota raccolta di tarocchi indebitamente assegnati al Mantegna, proprio per spiegare le ragioni dell’equivoco.
Anche i committenti del Maestro saranno presenti con i ritratti: il marchese Ludovico II e i suoi figli, Francesco II Gonzaga citato nel celebre busto in terracotta attribuito a Giancristoforo Romano (Mantova, Palazzo di San Sebastiano-Museo della città) e la moglie Isabella d’Este di cui si pone a confronto, per la prima volta, un’opera di oreficeria che la ritrae, la preziosa medaglia del Kunsthistorisches Museum di Vienna, un rilievo con un profilo di dama della National Gallery of Scotland di Edimburgo in cui si ravvisa ancora la marchesa ed una scultura in marmo di collezione privata spagnola.

Particolare di un opera esposta Nicolò da Verona, Madonna degli Angeli, particolare di un opera esposta Busto di Andrea Mantegna Particolare di un opera esposta

L’esposizione si avvale pure delle più avanzate tecnologie multimediali, che documenteranno il graduale divenire della Camera Dipinta “detta degli Sposi” del castello di San Giorgio e permetteranno di conoscere le vicende e i personaggi finora individuati che popolano il capolavoro assoluto del Maestro. La rappresentazione virtuale del Trionfo di Cesare sarà corredata da una rara riproduzione xilografica dell’opera eseguita da Andrea Andreani nel 1599 e da due scene del ciclo, “libere interpretazioni” di Pietro Paolo Rubens e Erasmus II Quellinus, dei primi anni del Seicento. Con uguale sistema multimediale si potranno vedere anche lo Studiolo di Isabella d’Este e i due dipinti del Parnaso e la Minerva caccia i vizi dal giardino delle virtù commissionati dalla marchesa al pittore ed oggi al Louvre. Si potrà anche capire l’armonia architettonica della stessa Casa del Mantegna, che la tecnologia consentirà di scomporre, ricomporre e conoscere nel suo sviluppo.

Rodolfo Signorini Particolare di un opera esposta

Il visitatore entrerà pure in un immaginario laboratorio del Mantegna e gli parrà di vedere l’artista al lavoro proprio nella sua casa, dalla quale il 6 luglio 1495 processionalmente fu portata in Santa Maria della Vittoria il dipinto che celebra Francesco II Gonzaga e che oggi trionfa al Louvre. Questi strumenti conoscitivi permetteranno di ricollocare virtualmente la pala nella cappella votiva che i restauri stanno rivelando degna cornice di tanta opera. Frammenti d’un mondo da noi lontano cinque secoli, fermatosi quando morì il Maestro il 13 settembre 1506. In lutto era Mantova, la sua seconda patria, cui largamente donò il suo genio e dove riposa nella cappella di Sant’Andrea, città che riverente, consapevole di tanta eredità, quarantacinque anni dopo la celebre mostra del 1961 ancora l’onora. Un ricco catalogo accoglierà saggi e schede redatti da vari studiosi italiani e stranieri.
Questa mostra costituita da più di centocinquanta pezzi – propedeutica alle altre celebrazioni che in autunno Padova, Verona e Mantova riserveranno al Maestro – intende far tornare idealmente il Mantegna a casa sua: per questo essa darà al visitatore suggestioni assolutamente impossibili altrove.

Particolare di un opera esposta Particolare di un opera esposta

“A CASA DI ANDREA MANTEGNA – 1506-2006”. Mantova, Casa del Mantegna, Via Acerbi n. 47, dal 26 febbraio al 4 giugno 2006. Mostra promossa dalla Provincia di Mantova in collaborazione con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del V Centenario della morte di Andrea Mantegna, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lombardia, il Comune di Mantova, il Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te.
A cura di Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani e Gianfranco Ferlisi.
Catalogo edito da Silvana Editoriale.

Orario
da martedì a domenica: ore 10.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.30)
lunedì chiuso
Biglietto mostra
euro 5,00 Intero,
euro 3,00 Ridotto (giovani dai 18 ai 24 anni, insegnanti, soci del Touring Club Italiano)
Gratuito (minori di 18 anni e oltre 65 anni, gruppi di scolaresche con prenotazione obbligatoria, docenti e accompagnatori di gruppi di studenti)
Biglietto Speciale: coloro che saranno in possesso del biglietto di Palazzo Ducale potranno accedere alla Mostra al costo di euro 3,00
Informazioni
Call center 0376 432432
www.turismo.mantova.it
www.provincia.mantova.it
www.acasadimantegna.it

Prenotazioni
www.vivaticket.it
www.mantova.it

Giancristoforo Romano, Busto del marchese Francesco II Gonzaga, Particolare di un opera esposta Giancristoforo Romano, Busto del marchese Francesco II Gonzaga, Particolare di un opera esposta

Questo lungo e completo dossier sulla mostra di Mantegna a Mantova viene messo in rete con un servizio fotografico esauriente di Alcide Boaretto, assistito da Angelo Miatello, condotto durante la vernice stampa. A nostra conoscenza è l’unico che sia così ricco d’immagini e promuove la nostra rivista fra il top dei siti culturali. Con circa 13.000 visite al giorno il gruppo aidanetwork si piazza fra i primi posti del giornalismo on line italiano. Un giornalismo semplice, puntuale, moderno e gratuito ma sempre con l’occhio vigile di corredare di esaurienti immagini sull’evento.

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