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  PUNTA DELLA DOGANA RISORTA DA MONSIEUR PINAULT

Punta della Dogana - F. Pinault FoundatuionVenezia, 4 giugno 2009 (di A. Miatello, J. Belhumeur di Ginevra). E' una rassegna fotografica di Alcide Boaretto per l'opening di Punta della Dogana del 3 giugno 2009. E' un'anteprima assoluta. La sera stessa abbiamo fatto un giro di consultazione nella Rete e dobbiamo constatare che siamo stati i primi a diffondere l'evento con 35 foto (cliccate sulla foto accanto per la rassegna). Ne seguiranno delle altre, questo per permettere a molti nostri lettori di avere un quadro generale, al di là delle proprie idee.
Due sono gli aspetti: il primo è la Rinascita di un sito storico (Punta della Dogana) che nell'ultimo secolo era stato "martoriato e degradato" dalle burocrazie cieche e polverose.


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  > 53.Biennale Arte 2009
Le Nozze di Cana di Paolo Veronese a quattro dimensioni di Peter Greenaway all'Isola San Giorgio
Venezia, 2 giugno 2009 (brevi di cronaca). «Un dipinto esuberante, un banchetto, un matrimonio, una festa, un evento grandioso, un tumulto, un turbinio di conversazioni brillanti e conviviali, risate, musica, una lecita promessa di futura sensualità e aspettative di felicità eterna». È questo il giudizio del celebre regista inglese, Peter Greenaway, relativo alle “Nozze di Cana” il capolavoro di Paolo Veronese, del 1562- 63, concepito per il refettorio palladiano dell’Isola di San Giorgio e restituito, due anni fa, in facsimile al suo luogo originario (la tela , come è noto, si trova al Louvre).

Visto l’entusiasmo di Greenaway, non meraviglia che il regista l’abbia inserito all’interno del suo programma di rivisitazione di “Nove classici dipinti”. Iniziato nel 2006 con la "Ronda di Notte" di Rembrandt e proseguito nel 2008 con la “Ultima Cena“ di Leonardo, approda adesso in laguna, per iniziativa della Fondazione Giorgio Cini e di Change Performing Art, che ha prodotto tutti gli ultimi eventi multimediali di Greenaway e con il supporto tecnico di Mediacontech. Le nozze di Cana – sempre a parere del regista – rappresentano il «culmine rinascimentale dell’interpretazione teatrale e classica della “società mista e potente“». Sono uno straordinario affresco della società del cinquecento veneziano, che Greenaway analizza nei 126 personaggi che lo compongono, tra cui solo sette donne (ed è una stranezza). La genialità di questa rilettura sta nel dotare i personaggi della parola, inventando i loro dialoghi, da quello del padrone di casa folgorato dal miracolo della trasformazione dell’acqua in vino; ai vari pittori rappresentati, Tintoretto, Tiziano, Veronese e lo stesso Palladio, travestiti da musici a significare il concetto di armonia. Dialoghi parte in inglese, parte in dialetto veneto, recitato, questo, per i personaggi popolari, da attori e per i notabili dagli autentici eredi delle famiglie patrizie. Poi i rumori e i canti degli uccelli che risuonano in tutto lo spazio. Insomma si fa rivivere “l’evento rumoroso e gioioso” in netto contrasto con il silenzio di una comunità claustrale benedettina. Per ottenere questo risultato Greenaway, in collaborazione con il direttore della fotografia, l’olandese Reinier van Brummelen estrae dal contesto i diversi personaggi e li proietta tutto intorno alla pareti del Cenacolo. È una lettura che aggiunge a una ritrovata tridimensionalità, una quarta dimensione, quella del tempo restituito. Sempre alla Fondazione Cini, ma nella non più usata piscina, è in programma, dal 3 giugno al 6 luglio “Purple desk” , l’installazione di Matthias Schaller che mette a confronto i ritratti di cardinali che lavorano in Vaticano (lo spazio spirituale) attraverso le foto delle loro scrivanie, con quelli degli astronauti (lo spazio astronomico) attraverso le loro tute.

“Le nozze di Cana di Paolo Veronese. Una visione di Peter Greenaway” Fondazione Giorgio Cini. Dal 6 giugno al 2 agosto e dal 24 agosto al 13 settembre. Orario: 11-19 (giovedì e venerdì: 11-21) Proiezione con inizio ad ogni ora. Biglietto: 10 euro.
 
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