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Società
| FABIO POLES MOLTO CRITICO NEI CONFRONTI DELLA MOSTRA PINAULT ALLA PUNTA DELLA DOGANA |
| Venezia, 14 giugno 2009 (brevi di cronaca). «Manca il senso e la speranza». Giudizio netto, pesante, mitigato solo dal parere positivo per il recupero di un grande e storico edificio come Punta della Dogana. Un parere non da poco. Ma questa volta non giunge da un critico d’arte o da un prestigioso architetto, ma da Fabio Poles, segretario generale della Fondazione "Studium Marcianum", l’istituto a due passi dal nuovo Museo d’arte contemporanea di Francois Pinault, che sulle pagine di "Gente Veneta", il settimanale diocesano, non ha parole tenere per i "contenuti" esposti dalla collezione del magnate francese. Poles, in un articolo in punta di penna, ma che in qualche modo sottolinea anche un senso di disagio e di dubbio sulle opere d’arte presentate, riconosce come l’intervento dell’architetto Tadao Ando abbia saputo "innestare il nuovo nell’antico. «A entrare nell’area espositiva - sottolinea Poles - continua l’ammirazione per gli ampi saloni ricavati negli antichi padiglioni dove la promessa di Ando (...) di mantenere in equilibrio il vecchio (pavimento e mura nei materiali originali) e il nuovo, con gli innesti di cemento e cartongesso, risulta alla fine mantenuta». | Ma al di là della valutazione positiva per il progetto di Tadao Ando, Poles precisa le sue perplessità sulle opere d’arte esposte. «Sono le collezioni - scrive il segretario dello "Studium Marcianum" - a cancellare velocemente ogni slancio dell’anima. Per quanto possano essere minuziosi i dettagli di ognuna delle opere esposte, segno di grande cura realizzativa, è la mancanza di senso e speranza che subito respiri, a prevalere. Ed è questo il primo contrasto. (...) Il secondo è tutto collegato alle opere d’arte. L’amore nella sua dimensione più sensuale e meccanica; e la morte, come disfacimento fisico (...). Il terzo contrasto è relativo alla capacità di richiamo di questa nuova realtà cittadina (...). La risposta arriverà dai numeri dei prossimi mesi. Nel mentre ci chiediamo se l’arte, rinunciando ad un orizzonte di senso e, in ultima analisi, ad esprimere l’aspetto religioso, non perda davvero qualcosa rendendosi alla fine poco interessante per i più». Gli fa da contro-eco il lettore Matteo Confortin che ci scrive così: "ad ognuno può piacere o meno una mostra, ma parlare di mancanza di senso e di speranza, mi sembra un po' esagerato. Se non altro per il numero di opere esposte, di cui molte straconosciute ed entrate ormai nella letteratura dell'arte contemporanea. Certo che vedersele a qualche metro dalla Chiesa della Salute e dallo studio Marcianum (da secoli luoghi di culto e di ricerca) è come un pugno nell'occhio. La libertà di crtica e di cronaca (in Gente Veneta) sono sacri, forse ancora di più del fare arte. Ma dire che manca la speranza, è una presunzione. A ma invece sembra che tutti i temi siano stati trattati all'interno del nuovo museo di Punta della Dogana. Il busto di Koons e Cicciolina abbracciata non ha forse un po' d'amore e speranza?"
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