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| LE MOSTRE D'ARTE IN LUNGO E IN LARGO: VIVA L'ITALIA CHE LAVORA | Una magnifica estate dell'arte attende i molti che colgono l'occasione delle "ferie" per godere, in modo rilassato, di qualche bella mostra e delle città che ospitano questi eventi. Ecco alcune proposte che toccano diverse regioni italiane, e non solo, dall'estremo sud all'estremo nord, mostre ospitate in capitali della villeggiatura o in bellissime città d'arte. Questa del 2012 è veramente una estate bellissima per l'arte: l'offerta è ampia, molto diversificata, per ogni gusto si potrebbe dire e non resta, quindi, che coglierla.
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| I QUADERNETTI DI AIDANEWS © | PIANO EDITORIALE (nuova collana) A. MIATELLO, I furti d’arte. Scritti attorno ai crimini contro il patrimonio storico-artistico, pp. 1-68, Vol. I, €15,00 A. MIATELLO, I furti d’arte. Scritti attorno ai crimini contro il patrimonio storico-artistico, pp. 1-72, Vol. II, €15,00 A. MIATELLO, I furti d’arte. Scritti attorno ai crimini contro il patrimonio storico-artistico, pp. 1-74, Vol. III, €15,00 A. MIATELLO, Beni culturali e guerra, pp. 1-74, € 25,00 AA. VV., Scritti scelti su architettura e design AA. VV., Scritti scelti sulle più belle mostre d’arte vissute e raccontate dagli inviati di Aidanews AA. VV., Scritti scelti sulle Biennali di Venezia di arti visive, teatro, danza AA. VV., Scritti scelti sulle Mostre internazionali d’arte cinematografica J. BELHUMEUR, UMAC, Unione Mondiale degli Autori Cinematografici, Statuto e annotazioni AA. VV., Scritti scelti di politica e turismo culturale: commenti e proposte
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Attualità
| In vista delle elezioni politiche 2008 un messaggio del Consiglio Pastorale Diocesano |
Padova, 28 marzo 2008. A pochi giorni dalle elezioni politiche 2008 la presidenza del Consiglio Pastorale Diocesano desidera rivolgere un messaggio alle comunità cristiane della diocesi di Padova, in spirito di amicizia, per condividere alcune brevi riflessioni che aiutino a recuperare l’orizzonte entro il quale collocare questo appuntamento elettorale. Il voto è un’espressione di quell’impegno di partecipazione alla vita sociale e politica che discende direttamente dalla fede annunciata, celebrata e vissuta: «Tutte le realtà umane secolari, personali e sociali, ambienti e situazioni storiche, strutture e istituzioni, sono il luogo proprio del vivere e dell’operare dei cristiani laici» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 543). Dunque l’essere cristiani e comunità cristiane non si ferma alla soglia di quella realtà umana che è la politica. |
C’è un modo “cristiano” di partecipare e di impegnarsi in politica. Lo stile è, coerentemente con lo spirito evangelico, quello del servizio, segno ed espressione della carità, sia quando i cristiani vi prendono parte come cittadini esprimendo il proprio voto, sia quando vi si impegnano direttamente, assumendosi responsabilità precise. Solo con spirito di servizio e di carità autentica infatti si può servire il bene comune, vero fine della politica. Le due questioni fondamentali, che danno la misura del bene comune, sono la “questione antropologica” e la “questione sociale”, rispetto alle quali la politica è chiamata ad assumersi precise responsabilità. Solo così si può perseguire il «giusto ordine della società», che è «il compito centrale della politica» (Deus Caritas Est, 28): un compito che quindi è anche di natura etica. Nel comprendere cosa sia giusto è infatti necessario confrontarsi con la verità dell’uomo, verità antropologica e sociale. Senza questo riferimento, che va ricercato continuamente con la ragione illuminata dalla fede, con la pazienza del dialogo e del confronto, con l’umiltà e con il coraggio delle scelte, c’è il rischio che prevalgano l’interesse e il potere. Uno dei segni della mancanza di uno stile coerente è quando l’attività politica ha come scopo prevalente l’arricchimento di chi la esercita. Oggi i cittadini, anche a motivo delle difficoltà economiche, sono sensibili a questa contraddizione. La “questione antropologica” richiama l’impegno per il bene di tutto l’uomo. Qui si toccano tutti i temi inerenti alla vita: la necessità che la vita sia difesa dal concepimento fino alla morte naturale (contrastando l’aborto, l’eutanasia e ogni uccisione); che non sia impedita la generazione della vita a causa del poco sostegno e della poca tutela della famiglia fondata sul matrimonio; che la vita non sia offesa nella sua dignità e libertà, con lo sfruttamento (soprattutto di donne, bambini e immigrati), l’impoverimento, le condizioni disumane di esistenza e di lavoro che la mettono addirittura a repentaglio; la necessità di contrastare la guerra nelle relazioni internazionali e ogni tipo di violenza, fisica, psicologica, morale; l’urgenza di impegnarsi di più per un modello di sviluppo sostenibile, che consegni alle future generazioni terra, acqua, aria come beni comuni ancora fruibili. La “questione sociale” richiama l’impegno per il bene di tutti gli uomini. Qui si toccano le problematiche inerenti all’uguaglianza e alla solidarietà: la necessità di contrastare ogni forma di povertà e di esclusione sociale, di occuparsi dei poveri, di accogliere gli immigrati individuando un modello di integrazione rispettoso della loro dignità di persone; la necessità di uno stato sociale giusto, equo e senza sprechi; il dovere di contrastare un sistema economico e finanziario che crea strutturalmente miseria e morte in tante parti del mondo e a volte anche nel nostro paese; l’urgenza di governare la globalizzazione, e di favorire gli strumenti multilaterali internazionali; la necessità di pensare modelli di vita e di promuovere valori che favoriscano la coesione sociale, contro la disgregazione delle relazioni. I vescovi italiani ci hanno anche segnalato alcune emergenze, nell’auspicio che possano essere affrontate al più presto e con efficacia: «dall’aumento dei salari minimi, alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni, dall’emergenza abitativa alle iniziative di sostegno della maternità, dalle misure per una maggiore sicurezza nei posti di lavoro, al miglioramento di alcune fondamentali infrastrutture a servizio anche dei pendolari» (Card. Bagnasco, Prolusione al Consiglio Permanente CEI, 10 marzo 2008). A questo aggiungiamo la scuola e quella che il Papa stesso ha chiamato “l’emergenza educativa”, l’amministrazione della giustizia e la precarietà del lavoro. Senza dimenticare l’importanza del metodo dell’azione politica, che caratterizza la presenza, la scelta e l’azione del cristiano: democrazia, che è anzitutto rispetto delle opinioni altrui; legalità, che è rispetto delle regole di convivenza; sereno e costruttivo equilibrio tra i diversi poteri dello stato; pluralismo e correttezza dell’informazione; ricerca del consenso attraverso il dialogo e il confronto forte ma onesto tra chi governa e chi si trova all’opposizione. Questo metodo richiama alla responsabilità politica tutti i cristiani, come affermano i vescovi del Triveneto: una responsabilità «che grava su ciascuno senza eccezioni» e si esprime «nel leale rapporto con le istituzioni, nella consapevole sottomissione alle leggi in quanto espressive delle esigenze del bene comune, nell’adempimento puntuale dei doveri e delle prestazioni sociali richiesti, a cominciare dagli obblighi fiscali, nell’esercizio delle forme di partecipazione democratica» (CET, Per un’educazione cristiana alla politica, n. 5, 1993). Votando, come cristiani partecipiamo alla responsabilità della politica in ordine a tutto ciò, e dunque siamo chiamati a misurare la coerenza dei programmi (con la legge elettorale vigente possiamo solo misurare questi, e non le persone) con questi beni e con questa misura della giustizia, che discende dall’etica cristianamente ispirata. D’altra parte come cristiani dobbiamo sempre aver chiaro che anche la politica si pone nell’ordine dei mezzi. In quanto tale può esprimersi attraverso configurazioni provvisorie e contingenti sapendo che nessuna espressione o organizzazione politica potrà esprimere compiutamente il pensiero cristiano e la Dottrina sociale della Chiesa. Questa consapevolezza, se da un lato non è un motivo per sminuire l’importanza della scelta elettorale, dall’altro, soprattutto nella situazione specifica del nostro Paese, rasserena nella scelta da compiere e impedisce che le differenziazioni di opzione politica (possibili pur partendo dallo stesso vangelo, come ricorda la Gaudium et spes al n. 75) ricadano all’interno delle comunità cristiane in modo negativo come scontro tra appartenenze politiche diverse.
Se poi nelle comunità è forte il senso di appartenenza alla Chiesa, con la stima reciproca, l’ascolto autentico delle ragioni dell’altro e la capacità di cogliere sempre in ogni realtà umana la dimensione trascendente, anche l’occasione delle elezioni politiche, con il pluralismo della presenza dei cristiani, potrà trasformarsi in ricchezza, in possibilità di analisi e discernimento efficace e approfondito, non ideologico, in vista di una generosa e feconda azione e testimonianza cristiana nella polis.
Padova, 25 marzo 2008 La Presidenza del Consiglio Pastorale Diocesano www.diweb.it http://www.dicomunita.it/dcfiles/dcArt.cfm?iddc=304&idnotizia=34899
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