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| A Pierluigino Bersani | Mi scopro essere stato il maestro di dottrina cristiana (per la prima comunione) di Pierluigino Bersani della parroccia di San Bernardino, Bettola (PC), ottobre 1958 (muore Papa Pacelli eleggono il patriarca di Venezia , c'era anche Bartolomeo Sorge...) lui (Pierluigino) sette anni, io quindici e mezzo. Ti scrivo qualcosa su... |
| Costantino Nivola |  Il padre era muratore e da lui Costantino apprese i primi rudimenti del mestiere. Nel 1926 iniziò a lavorare come apprendista presso Mario Delitala, pittore e incisore, che stava lavorando alla decorazione dell'aula magna dell'Università di Sassari. Dal 1931, grazie a una borsa di studio, frequentò a Monza l'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) dove si diplomò come grafico pubblicitario nel 1936. A Monza ebbe come compagni di corso Fancello e Pintori, sardi come lui.
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Millecolori di M. Brusatin
| PINOCCHIO GRANDE FRATELLO |
Alghero, 28 ottobre 2009 (di Manlio Brusatin, nostro corrispondente). Le Avventure di Pinocchio non sono un racconto ma la storia d’Italia a puntate non solo metaforiche. Colpi di scena e atti pubblici in cui tutti siamo maschere e burattini, ma Pinocchio è il più vero e sincero fratello grande di tutti noi. Si sa che Pinocchio vende il suo sillabario per andare a vedere il Gran Teatro dei Burattini. I libri non hanno futuro davanti all’immagine-spettacolo “che parla e si muove da sé”. Per il Pinocchio di Carlo Collodi (1883) il cinematografo non c’è ancora ma arriverà dieci anni più tardi con le favole moderne dei fratelli Lumière.
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Ma qui in apertura c’è una scena del teatro nel teatro, in cui - ti pareva - Arlecchino litiga con Pulcinella e sta per finire a sganassoni e randellate di cui entrambi sono piuttosto esperti. Se non che la presenza di Pinocchio tra il pubblico, nuova maschera del paese degli spettacoli, viene riconosciuta con gran festa: “ E’ il nostro fratello Pinocchio”. E questo frena la rissa all’istante e si rincomincia con una sarabanda festaiola in cui tutti si divertono fra di loro e dimenticano che sono in un palcoscenico e “devono” continuare lo spettacolo: The Show must go on. La festa de’ noantri ha un limite non può divertire quanto una bella commedia recitata che ha una regia e diventa una fatica vera e propria per chi la fa e un lecito divertimento per chi la guarda – e ha pagato il biglietto. La storia che potete seguire al Capitolo X del libro, ha alterne situazioni di tragedia incombente e pericolo scampato. Forse meglio, il preciso momento delle avventure di Pinocchio in cui la dimensione personale si intreccia con il sociale e gli accidenti della storia diventano sofferenze e pericoli che si scontano individualmente, ognuno per conto suo. Un burattino di legno può diventare (per l’orrendo Mangiafuoco) un semplice pezzo di legno per cucinare a puntino il suo montone arrosto. E Pinocchio si salva dal rogo con un convincente piagnisteo che commuove Mangiafuoco fino scatenargli una raffica di starnuti liberatori quanto propiziatori. Ma chi ne va di mezzo allora sarà l’amico Arlecchino che dovrà andare a fuoco con il suo manganello, al posto di Pinocchio. Si tratta qui di un Arlecchino particolarmente indifeso e pauroso, mentre invece nella Biografia di Arlecchino, quella autentica, l’Arlecchino cittadino della Repubblica di Venezia riesce sempre a salvarsi dalle condanne anche da quelle capitali, che gli capitano spesso. Tanto che non volendo spogliarsi del suo abito a colori per indossare la divisa grigioverde del soldato avrà il coraggio di replicare al colonnello del plotone di esecuzione che gli chiede perché ci tiene tanto al suo ridicolo vestito a colori. Qui il fiero Arlecchino a domanda risponde: “La mia casacca è fatta con le bandiere dei nemici uccisi”. Scompiglio dei soldati del plotone che per paura di jella nera, lasciano cadere i fucili e se la danno a gambe. Ecco che Arlecchino può tornare alla vita di sempre, servitore di due padroni, cioè del padrone di turno e di se stesso. Ma sentiamo in questa storia, cosa ha il coraggio di dire Pinocchio per salvare Arlecchino da quel fuoco bestiale che perseguita come la peste tutti i burattini di legno. Perché qui Arlecchino non può salvarsi da solo ma ha bisogno del fratello Pinocchio che implora:
“Pietà, Signor Mangiafuoco!” “Qui non ci son signori”replicò duramente il burattinaio”. “Pietà signor Cavaliere”! “Qua non ci son cavalieri”. “Pietà signor Commendatore!” “Qua non ci son commendatori”. “Pietà, Eccellenza!” A sentirsi chiamare Eccellenza il burattinaio fece subito il bocchino tondo e, diventato tutt’a un tratto più umano e più trattabile…
Qui Pinocchio, fuori dalla storia, meriterebbe una medaglia per aver salvato Arlecchino l’eroe di una pezzo d’Italia, mentre Pulcinella ha imparato da sempre a salvarsi da solo, e sa ancora oggi tenere il segreto. Questa la nuova e moderna storia di Pinocchio illustrata da Gian Paolo Berto, la quale ha un senso più preciso e deciso, perché disegna in maniera del tutto nuova un Pinocchio a Venezia e meglio un Pinocchio veneziano (che ha già parlato in lingua veneta grazie a Piero Zanotto) ma che qui non ritrova solo le maschere amiche, ma una città che rischia con i suoi sparuti abitanti di diventare abitata da sole maschere, in qualche mese, e da fantasmi e zombi per il resto dell’anno. Una città dei balocchi che chiude. Il segno di Berto, nasce e ritorna come un’eco adriatica nel vasto territorio dominato da un vento dialettico, e in quella Venezia “Civitas Methaphysica dove la verità della metafisica sono le verità delle maschere” (Oscar Wilde), e dove è il legno dei manichini dechirichiani semoventi e galleggianti che salva filosoficamente la pietra d’Istria, sempre più immersa nel verde gelato della laguna. Pinocchio a/da Venezia sarebbe il progetto realissimo e ambizioso per il prossimo Carnevale di Venezia, magari saltando sopra la piazza-ponte di robusta costituzione di Santjago Calatrava. Gian Paolo Berto con i suoi disegni rappresentati qui e altrove ha fatto anche di più. In un’agenda figurata ogni giorno dell’anno, per i prossimi 365 giorni del 2010 d. C., delinea un Pinocchio nuovo e non immaginario. Il nostro fratello Pinocchio, con un giusto naso da bambino mostra a tutti, in modo naturale e non burattinesco, di vivere ogni giorno come fosse il primo. Re-impariamo da lui.
In occasione del Pinocchio in televisione 1-2 novembre 2009 e del volume di prossima uscita: Le avventure di Pinocchio, illustrate da Gian Paolo Berto, Corbo e Fiore editori, Venezia 2009.
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| SARDEGNA: ISOLA DEL NORD? | Alghero, 18 febbraio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Il tempo influisce sulla politica. No. La politica ormai influisce sul tempo. Da quando Soru si e dimesso fino al fatidico 17 febbraio, in Sardegna c’è stato un tempo orrendo, da paragonare al più umido inverno del nord, ventoso, nevoso, accidioso. Da ieri un tempo splendido, merito della vittoria del cavaliere il quale ha confezionato un cappotto al rivale che girava in giacchetta, e ora dice da coccodrillo: “Se uno di alto livello come Soru perde, non è colpa sua”. Infatti, quando cadono le maschere, dietro la faccia di Berlusconi c’è un Cappellacci qualsiasi ma dietro la maschera di Soru, c’è nientemeno che Weltroni, il quale obbiettivamente in Sardegna si è speso come il cavaliere e si beccato un pallettone al cuore.
Testo e foto aggiunti dalla redazione di Aidanews (Qui nella foto: particolare di una testa in pietra dei misteriosi giganti nuragici. "La resurrezione dei Giganti di pietra del Sinis può essere seguita anche on line collegandosi al sito www.monteprama.it/
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| BIENNALE ARCHITETTURA 2008 |  Breve repertorio di foto della Biennale di Architettura 2008 a cura di A. Boaretto
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| CARCERI VERDI. PROGETTO DI ANGELINO ALFANO ARCHITETTO & ASSOCIATI |  Alghero, 25 gennaio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Siccome l’Italia non sarà più la terra dei perdoni, condoni, indulti si comincino finalmente a costruire case per i carcerati. Le case per i carcerati e per la polizia di sorveglianza si chiameranno carceri verdi o ecologici. Così almeno se li immagina il Ministro Angelino Alfano che riconosce l’idea luminosa alla collega siciliana Stefania Prestigiacomo. “L’idea di pensare a carceri ecosostenibili a emissione zero... cioè strutture che sfruttano al massimo le possibilità di efficienza energetica e di riciclaggio delle scorie. Puntiamo ad un risparmio perché si abbattono le emissioni di Co2 …”. (Corriere della Sera, 24.01.08).
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