Il progetto della Cappella fu infatti steso alla fine del Quattrocento da Tullio Lombardo e da Andrea Briosco, e i nove altorilievi coi miracoli del Santo presero i settant’anni compresi fra il 1505 e il 1577, l’altare che contiene la tomba di Sant’Antonio venne definito nella forma attuale solo nel 1593-94, da Tiziano Aspetti: ad arricchirlo c’erano sulla balaustra anche quattro statue, poi trasferite sull’altare maggiore della Basilica perché nascondevano ai fedeli l’ostensorio durante l’elevazione, e quindi (secondo le convinzioni dell’epoca) impedivano di ottenere l’indulgenza. «Il Comitato scientifico che ha assistito ai lavori di restauro - ha detto ieri il professor Saracini - ha consigliato di riportarle qui, al loro posto», a fare da contorno alle spoglie del Santo, come i due magnifici candelabri realizzati tra il 6 e ’700 dal veneziano Giovanni Balbi, e poi ricoperti di una patina bronzea nei decenni successivi, per una questione di gusto oppure come misura dissuasiva in funzione anti-ladri. |