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| LISTE DI COLLOCAMENTO COMUNALI PER LA VENDEMMIA | Venezia, 26 luglio 2012. “Un'idea semplice, geniale, funzionale, pratica, a costo zero, spese postali a parte. Invito tutti i Comuni interessati alla prossima imminente vendemmia a farla propria. L'istituzione si fa garante del contatto tra chi vuole essere della partita e le aziende”. Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto, è entusiasta dell'iniziativa del Comune trevigiano di Godega di Sant'Urbano, Sinistra Piave, il cui sindaco Alessandro Bonet ha ideato le liste comunali dei cittadini che desiderano vendemmiare o hanno bisogno di questo lavoro e si fa carico di mettere in contatto le esigenze degli iscritti alle liste con quelle delle aziende che hanno bisogno di mani capaci per un'attività solo apparentemente semplicissima.
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| IL LAZZARETTO NUOVO | Lazzaretto Nuovo è un'isola della laguna veneta di circa nove ettari di area posta all'inizio del canale di Sant'Erasmo. Monastero benedettino durante il Medioevo, nel 1468, per decreto della Serenissima, divenne lazzaretto con compiti di prevenzione dei contagi: ospitava i magazzini che servivano per esaminare le merci sospettate di essere infettate dal morbo della peste.
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Curiosità
| Ferrara festeggia alla grande il suo Garofalo ....dalla Russia con amore |
Ferrara, 1 aprile 2008 (servizio di Angelo Miatello con la collaborazione di Jeanne Belhumeur). Ormai fervono i preparativi per l'inaugurazione della prestigiosa mostra dedicata a Benvenuto Tisi detto il Garofalo, non solo per le sessanta opere che sono da vedere, un terzo delle quali mai arrivate prima in Italia, ma per il maxi rapporto bilaterale economico e culturale che si è instaurato fra i due Stati: la Russia di Putin e l'Italia (di ?). Dal nome del paese d’origine della famiglia che allora apparteneva al Ducato Estense – nasce probabilmente a Ferrara nel 1481 da Pietro Tisi e Antonia Barbiani. Alcuni critici anticipano la data di nascita al 1476 in base ad un documento del 22 marzo 1502 che attesta il coinvolgimento del pittore in un atto giudiziario per il quale era necessaria la maggiore età, allora fissata a 25 anni. È probabile in realtà che Garofalo, appoggiato dallo zio, fungesse in quella circostanza da rappresentante della propria famiglia, al posto del padre, morto l’anno precedente.
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Passa l'apprendistato presso la bottega di Domenico Panetti, tipico rappresentante della corrente pittorica pietista sviluppatasi sotto Ercole I d'Este nel 1497. Indi fu affidato dal padre, come apprendista, a Boccaccio Boccaccino (in città dal 1497 al 1500) affinché questi lo istruisse per tre anni nell'arte della pittura. L'opera di Garofalo fu influenzata dall'arte di Lorenzo Costa, che nonostante il trasferimento a Bologna continuava ad intrattenere rapporti con la natia Ferrara. La letteratura più recente lo vede a Roma intorno al 1513-14, riconducendo soprattutto alcune sue opere nella capitale. Garofalo si sposa forse a 55 anni (tra il 1529 e il 1530). Infatti nel 1528 è datato il suo primo testamento che si autodefinisce "da maritare", nel 1531 ha la sua prima figlia. Le noze con Caterina Scoperti, vedova di Nicolò Besuzzi, deve essere fatto risalire a questi anni. Particolarmente devoto a San Bernardino, verso il 1531 inizia a lavorare per il Convento ferrarese dedicato al Santo. Conosciamo dei documenti che attestano un lascito annuale nel suo terzo testamento. (Era sovente ricorrere al testamento, rifacendone o ampliandone le clausole.) Per questo monastero il patrimonio artistico è stato disperso, ma a Ferrara è giunta una delle sue opere più interessanti anche dal punto di vista della lettura autobiografica: "la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, in cui vi sarebbe la presunta effige del pittore che, secondo Ghedini (1753), si sarebbe ritratto insieme alla Madre Badessa nel gruppo di figure in baso a destra"- come già anticipato da noi in questa rivista. L'opera assai grande (3 metri di altezza per 2,50 metri di larghezza) è giunta dal Museo delle Belle Arti del Lontano Oriente di Khabarovsk (Siberia), grazie alla collaborazione del Ministero per le Emergenze russo che ha consentito l'utilizzo di un veicolo speciale della propria flotta per il trasporto merci, su richiesta espressa del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Di Garofalo sappiamo ancora che ha lavorato nel 1512 per il Duca Alfonso I d'Este. Mentre nel 1536 ritroviamo Garofalo alle dipendenze di Ercole II che, in una lettera datata, 22 luglio, scrive al segretario Bartolomeo Prosperi Sacrati perché faccia recare a Belriguardo, Benvenuto insieme a maestro Hieronimo [da Carpi] suo compagno. Nella decorazione, Garofalo lavora insieme ad altri artisti, quali Camillo Filippi, Battista Dossi, Girolamo da Carpi, Giacomo da Faenza. Per il duca Benvenuto porta a termine diverse altre opere: per la delizia della Montagnola presso San Giorgio a Ferrara (1541) e per il Castello, dove Vasari ricorda la Calunnia d'Apelle e il Trionfo di Bacco, già eseguiti nel 1543, di cui il papa Paolo III ne rimase particolarmente colpito. Il 6 settembre del 1559 viene a mancare. Seppellito nella chiesa di Santa Maria in Vado, nel 1829 le sue spoglie sono trasferite nel cimitero della Certosa di Ferrara dove nel 1841 gli viene dedicato un monumento nella Cella degli "Uomini Illustri", opera dello scultore Angelo Conti. E' la prima mostra che Ermitage Italia produce a Ferrara. Un omaggio alla città emiliana scelta come sede del grande museo russo in Italia (l’inaugurazione ha avuto luogo il 20 ottobre 2007 alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano) e un omaggio all’età rinascimentale, che ha visto Ferrara tra le principali capitali culturali d’Europa. I curatori dell’evento – Tatiana Kustodieva e Mauro Lucco, con la collaborazione di Michele Danieli e con il contributo dei direttori scientifici di Ermitage Italia, Irina Artemieva e Francesca Cappelletti e del presidente del comitato scientifico della neonata Fondazione, Michail Piotrovsky (direttore generale del Museo Ermitage di San Pietroburgo) – intendono realizzare la prima grande mostra monografica dedicata a Benvenuto Tisi detto il Garofalo, il “Raffaello ferrarese” secondo la definizione dei suoi contemporanei; e in tal senso una serie di prestiti superbi dai principali musei internazionali – tra cui la National Gallery di Londra, lo Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Museèe du Louvre di Parigi, il Kunstinstorisches Museum di Vienna, la Galleria Borghese e i Musei Capitolini di Roma, gli Uffizi di Firenze e il Museo di Capodimonte a Napoli – consentiranno di ricostruire la parabola artistica del grande pittore. Garofalo infatti non è stato ancora adeguatamente indagato in un’esposizione temporanea in Italia e, tuttavia, fu proprio questo artista – già definito “moderno” dal Vasari, per la sua pittura e per il suo stile di vita – ad influenzare, per molti aspetti, il percorso seguito dalla scuola locale nella prima metà del Cinquecento. In particolare appartengono alle collezioni del Museo sulla Neva tre eccezionali dipinti, di grandi dimensioni, realizzati da Garofalo per il convento di San Bernardino negli anni 1530: “Le nozze di Cana”, la “Cristo cade sotto la croce” e una strabiliante “Allegoria del Vecchio e del Nuovo Testamento” di metri 3,18 x 2,57. Quest’ultima tela, specialmente, risulta interessante non solo perché la composizione è una variante di un analogo soggetto conservato nella Pinacoteca di Ferrara, ma anche perché, per più di una cinquantina d’anni, l’opera era rimasta arrotolata e, solo quest’anno dopo un accurato restauro, è tornata ad essere fruibile per il pubblico. Inoltre il percorso espositivo si arricchisce di molte opere, dipinte da Garofalo per Ferrara, che tornano in città dopo secoli di dispersione, molte della quali esposte per la prima volta in Italia assicurando un quadro esaustivo della produzione dell’artista. Proprio la scelta di focalizzare l’attenzione sull’artista che operò per una committenza diversificata, compresa la corte degli Estensi, impone di limitare i confronti con altri esponenti della scuola ferrarese a poche, ma fondamentali, opere: la “Sibilla” di Dosso Dossi, fiore all’occhiello delle collezioni dell’Ermitage, e, sempre di Dossi, il “Paesaggio con scene di vita di santi” dal Puskin di Mosca o una bellissima Madonna dagli Uffizi; pochi importanti lavori di Domenico Panetti, considerato il maestro di Garofalo, e di Boccaccio Beccaccino e – impossibile da eludere in qualunque ricerca dedicata alla pittura del rinascimento ferrarese – alcuni capolavori di Francesco Francia, che dette un contributo fondamentale nella diffusione di una nuova comprensibilità e di un nuovo equilibrio nelle soluzioni delle strutture compositive. Dall’Ermitage giungono dunque per l’occasione uno straordinario dipinto firmato da Francia, eseguito nel 1500 per la cattedrale di San Petronio a Bologna - la “Madonna in trono con i santi Francesco, Lorenzo e angeli musici” - e ad un piccolo delizioso “Compianto su Cristo morto” La mostra si completerà con un itinerario cittadino attraverso le tante testimonianze lasciate nella città degli Estensi dal grande Garofalo. Online il sito della prima mostra di Ermitage Italia: Garofalo Pittore della Ferrara Estense salta i contenuti
 Attivo anche il numero di call center per informazioni e prenotazioniIl sito della mostra "Garofalo, pittore della Ferrara Estense" è disponibile all'indirizzo www.mostragarofalo.it Per informazioni e prenotazioni è attivo anche il call center 199.411.120 (costo: € 0,1188 al minuto senza scatto a r.). Orari: dalle 9 alle 18 dal lunedì al venerdì e dalle 9 alle 13 il sabato (domenica e festivi chiuso).
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