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Società
| Ettore Burzi alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate |
Lugano, 12 marzo 2010. Un artista internazionale. La mostra presenta, attraverso un cospicuo numero di opere, la figura complessa e ancora quasi sconosciuta al grande pubblico di Ettore Burzi, vissuto tra Venezia e Lugano ma immerso nella temperie artistica europea e presente con esposizioni nelle principali sedi del continente. La mostra mira quindi a riportare alla luce le opere di questo artista poliedrico, che si dedicò non solo alla pittura ma anche all’incisione (puntasecca, acquaforte, acquatinta, monotipie, ecc.) e che si dimostra aggiornato sulle principali correnti europee, rielaborandone gli spunti e declinandoli in modo originale in emozionanti paesaggi e raffinate nature morte.
| Cenni biografici – L’attività di Burzi può essere suddivisa in due periodi: quello veneziano e quello luganese. Sebbene sia nato il 16 gennaio 1872 a Budrio, nei pressi di Bologna, dove frequenta l’Accademia d’Arte, verso la fine del 1891 Burzi si trasferisce infatti a Chioggia e l’anno successivo a Venezia, dove risiede sino agli albori del Novecento. Suo conterraneo e compagno di studi fu Augusto Majani, detto Nasìca (1867-1959), uno dei più importanti illustratori del secolo scorso. Nella città lagunare inizia la sua carriera artistica, che sarà costellata da numerose presenze in città italiane, tra cui Roma, dove nelle numerose esposizioni alle quali partecipa ha occasione di confrontarsi con l’opera di protagonisti della pittura italiana dell’epoca: Marius Pictor, Segantini, Previati, Nomellini o Giulio Aristide Sartorio. Frequenti sono i soggiorni anche a Bologna, dove espone con successo alla mostra annuale della Società Francesco Francia. I suoi quadri riscuotono apprezzamenti. Tra il 1901 e il 1902 Burzi fissa la sua dimora a Lugano, dove espone talvolta con i pittori Edoardo Berta e Pietro Chiesa e diventa membro attivo della Società Pittori Scultori Architetti Ticinesi. Nel 1905 sposa Ines Antonietta Giuseppina Pisoni, di famiglia patrizia locarnese, da cui, nel 1908, ha due gemelli, Massimiliano (Max) ed Ettore. Le sue presenze espositive diventano internazionali: nel 1904 presenta, fra l’altro, a Palazzo Strozzi a Firenze, otto tele di grande formato, le Canzoni veneziane; partecipa anche ad alcune Biennali di Venezia. Influenzato dalla pittura nordica (Arnold Böcklin), espone di frequente in Svizzera tedesca e in Germania, che diverranno i mercati a lui più congeniali. Nel 1919 divorzia da Ines Pisoni e nel 1920 si risposa con Clara Antonia nata Lendi, di origine grigionese (Tamins-Coira), docente di lingue in una scuola privata luganese. Sarà questa un’unione felice e sono numerosi i quadri che Burzi dedica all’adorata moglie. Col matrimonio sembra che Burzi si apparti maggiormente dal mondo artistico ticinese. Fu probabilmente la moglie, che prediligeva esprimersi in tedesco, ad inserire Burzi nel milieu culturale tedesco di Lugano. Espone le sue opere nel suo atelier Beau Site, dove tiene anche corsi di disegno e pittura e presso la loro villa si tenevano conferenze e concerti. L’artista muore nella sua casa di via Montarina il 28 marzo 1937, circondato dall’affetto della moglie Clara: sul quotidiano “Popolo e Libertà” un anonimo sottolineava che “se per il passato fu un romantico, seppe ultimamente liberarsi dalle strette pastoie della scuola e offrire una serie di luminose visioni esuberanti di ricerche e di palpiti. Viveva piuttosto ritirato e non ebbe molti contatti con i nostri artisti”.
Burzi pittore europeo – “L’opera di Ettore Burzi costituisce, in terra ticinese, un esempio rappresentativo del passaggio dai canoni stilistici ottocenteschi, desunti essenzialmente dalle tendenze sviluppatesi nella vicina Penisola, alle formulazioni novecentiste, marcate da una più ampia apertura, soprattutto verso il centro e nord Europa […]. La particolarità delle origini di Burzi, della sua formazione e degli esordi, che si muovono tra Bologna, Venezia e Roma, gli conferiscono un’interessante specificità. Il pittore si stacca, nel contesto artistico ufficiale del Canton Ticino, da quel compatto gruppo di artisti che vi operavano e che si erano formati essenzialmente a Brera, trovando quasi esclusivi riferimenti nel naturalismo lombardo […]. Burzi, che ha operato in un’epoca di passaggio, non è inoltre sfuggito all’eclettismo di natura provinciale, non tanto rivelatore d’inquietudini o sradicamenti, bensì di nuove sollecitazioni. Stimoli ai quali un artista intellettualmente curioso e disponibile doveva, per sua natura, esser attento” (Paolo Blendinger). “Dalle sperimentazioni divisionistiche si orienta poi verso tematiche simboliste, legate alla prima Secessione; la sua tavolozza con il passare degli anni si schiarisce, i paesaggi si fanno più aperti, con l’innesto di personaggi, sempre però appena delineati, mai figurativamente descritti. Certo c’è l’influenza dapprima di Cézanne, dei macchiaioli, del liberty, ma c’è soprattutto lo studio della luce e del colore, che sperimenterà in quella che è un’altra sua attività sempre svolta à coté della pittura: l’incisione (puntasecca, acquaforte, acquatinta, monotipie). Anzi, il ricordo di questa, coi forti contrasti di nero e di bianco, sembra spesso riaffacciarsi anche nella sua pittura” (Mariangela Agliati Ruggia e Ottorino Villatora).
Fortuna critica – “La sua pittura diventa oggetto di grande attenzione. La critica è unanime nel riconoscergli un grande talento pittorico, ne esalta le capacità tecniche nelle più diverse rese paesistiche ed atmosferiche, si sofferma lungamente nella descrizione della giustezza con cui il dato naturale è trasposto, apprezza l’assenza delle leziosità descrittive, sentimentalistiche ed aneddotiche della pittura di genere” (Paolo Blendinger). I giudizi più lusinghieri sono quelli di Marco Campana sul “Dovere” (1913): “È un mago del paesaggio e ha una personalità propria spiccatissima. Non esegue il vecchio e non è allievo di nessun novatore. L’arte che l’ha fatto conoscere apprezzare e premiare a molte esposizioni internazionali è tutta sua; tutto suo il modo di tinteggiare le tele in cui la luce scherza mirabilmente […]. I più sono effetti di luce ottenuti con poche pennellate sicure, nervose, quasi ruvide. Egli è capacissimo di attendere pazientemente per dei mesi interi, che il sole entri in una data ora […] negli alberi di Villa Ciani […], allora quasi condensando nell’attimo fuggente tutto il tempo dell’attesa, ferma sulla tela tutta la luce di quell’istante”.
Nonostante il successo riscosso in vita – le sue opere vengono acquistate da importanti collezioni pubbliche come Ca’ Pesaro di Venezia o il Museo d’Arte della Città di Lugano – Burzi è stato in seguito trascurato dagli studi storico-artistici. A settantatrè anni della sua morte, con la mostra organizzata alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, gli si rende finalmente memoria.
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