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Società
| Olimpiadi 2020, il commento di Zaia: «Una vittoria annunciata mette quasi sempre in discussione l'imparzialità del giudice» |
Venezia, 20 maggio 2010 (di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto). Una vittoria annunciata quasi sempre mette in discussione l’imparzialità del giudice. È difficile spiegare ai veneti che, secondo il Coni, una Città come Roma che fa quasi nove miliardi di deficit di bilancio sia indicata, con il massimo del punteggio, a organizzare l’Olimpiade del 2020. Sono poco comprensibili le ragioni stesse che hanno portato il Coni a considerare meno valido rispetto a quello di Roma il dossier di Venezia relativo alla candidatura per le Olimpiadi 2020.
| Venezia è una Città che conta venti milioni di turisti all’anno: che cosa le sarà mancato? Noi abbiamo sostenuto in tutte le sedi questa candidatura e abbiamo cercato alleati a tutti i livelli. Non solo: abbiamo proposto una doppia candidatura (un bel segno per dire di una comunità nazionale coesa) e ci è stato detto di no. Poi, abbiamo proposto che almeno la parte acquatica dell’evento, si potesse svolgere in alto Adriatico. Ci hanno detto che il regolamento non lo consentiva. Se verificassimo che queste risposte non dicono la verità e che, ad esempio, Pechino ha organizzato l’Olimpiade avendo una città partner a 600 chilometri di distanza? La candidatura di Venezia era quella del sistema del Nordest. Anzi, era quella di tutto il Nord e delle sue aspettative. E sono sicuro che questa candidatura raccogliesse le simpatie di moltissime altre realtà territoriali italiane, Meridione compreso. Poteva essere la candidatura simbolo di un’Italia che vuole mostrare quanto vale, che non si adagia sul passato vivendo su posizioni di rendita, ma guarda al futuro. Che si apre all’innovazione. Che affronta a viso aperto la sfida di nuovi traguardi. Perché dare uno schiaffo di queste dimensioni al Nord? Ho più volte sostenuto che Roma aveva già avuto molte chances e che se l’era giocate in altre stagioni del nostro Paese. Oggi occorreva avere il coraggio di offrire alla competizione mondiale un territorio nuovo perché antico, innovatore perché capace di preservare il suo volto di aristocrazia popolare che ci rende così competitivi nel mondo del business internazionale. Non eravamo disposti a nessun compromesso. Non ci sono stati “giochetti” di alcun tipo, su tavoli più o meno paralleli rispetto a quelli ufficiali. Tutto è stato presentato alla luce del sole, facendo affidamento su una proposta affascinante, innovativa e di qualità, consapevoli, purtroppo, che gli ambienti romani sono permeabili ai condizionamenti e alle pressioni esercitate nei corridoi e nelle “segrete stanze”. Non è questa la sede per analizzare i motivi tecnici di questa sconfitta, ma garantisco che lo farò punto per punto nei prossimi giorni. A questa disamina non mancherà poi il controllo sui conti: lo Stato non deve farsi carico dell’Olimpiade romana. E devo rilevare che, forse per stornare l’attenzione da eventuali “lacune” di partenza, invece che fare autocritica, c’è, tra le calli cittadine, chi non trova di meglio che attaccare la Lega e Bossi, dicendo che non hanno sostenuto Venezia. Si tratta di una caricatura della realtà. La Lega si è schierata apertamente a favore di questa candidatura. Lo ha fatto al momento della presentazione e in tutte le fasi successive. Proprio a Palazzo Balbi, Bossi ha ribadito che Venezia può essere considerata la vera Capitale morale del Paese. Rispetto a Roma, Venezia ha infatti qualcosa in più: è amata da tutti. E ha aggiunto, il Ministro, che senza Venezia non ci sarebbero l’Europa e l’Occidente. Non mi pare siano parole di chi ha “svenduto” la candidatura di Venezia in favore di quella di Roma! Di sicuro c’è solo che la proposta di Venezia non è stata tenuta nella giusta considerazione dal CONI. Non escludo che il dossier presentato da Venezia abbia qualche debolezza, ma sconfina nel fantascientifico una bocciatura con le caratteristiche che i dirigenti del Coni hanno voluto dare. Ai Veneti posso solo dire che abbiamo maturato un’esperienza di cui terremo conto e un credito che esigeremo. Perché Venezia resta comunque la capitale mondiale della Bellezza. E nessuna commissione esaminatrice può toglierci questo primato.
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