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Teatro
| FRANCESCO MARIA PIAVE. Un veneziano per la musica. |
Murano, 15 ottobre 2010 (di Emilio Campanella). Questo il terzo dei quattro appuntamenti organizzati dai Musei civici Veneziani, in altrettanti luoghi monumentali della città ed intitolati SERATE D'ARTE. Questo era ospitato nel Salone da Ballo del piano nobile di Ca' Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano. Si è svolto mercoledi 13 Ottobre alle 19, relatore, il Professor Pier Luigi Pietrobelli docente di Musicologia alla Sapienza di Roma, insigne studioso che ha legato il suo nome a numerosissimi saggi, e che si incontra spessissimo fra gli autori di testi di programmi di sala di allestimenti di opere importanti, ed in particolare, ciò che interessa in questo caso, approfondito conoscitore dell'opera di Giuseppe Verdi.
| Al centro dell'interessantissima, ma troppo breve - a causa dei rtempi stretti a disposizione - esposizione del Professor Pietrobelli, era appunto Francesco Maria Piave, nome notissimo a chi ami il melodramma italiano, ma anche autore di versi per arie note in tutto il mondo, e non solo ai melomani.Un muranese di cui ricorre il secondo centenario della nascita ( 1810 - 1876 ). Ulteriore motivo di interesse per la celebrazione, la presenza, nel fondo del Museo Vetrario di Murano, di ventuno libretti autografi, ora, temporaneamente, nella Biblioteca di Casa Goldoni, che conserva testi di altri due insigni librettisti locali: Carlo Goldoni e Lorenzo da Ponte. Una tradizione nata probabilmente nel '500 con testi per madrigali,ed altre forme canrtate, ancora prima della nascita dell'Opera, fino poi ad arrivare a Pietro Metastasio ed agli altri grandi nomi appena citati. Piave fu a Venezia, a Roma, ed è docmentato uno stretto rapporto con l' Accademia Tiberina, poi a Milano. A Venezia ed a Milano, la collaborazione con Verdi è stata stretta, anche per l'approfondito interesse del bussetano, per la letteratura, infatti si inizia con ERNANI, da Victor Hugo, poi MACBETH da Shakespeare; CORSARO da Byron; STIFFELIO, da una commedia francese; RIGOLETTO da Le Roi s'amuse, ancora di Hugo ; TRAVIATA da Dumas; SIMON BOCCANEGRA da Schiller e LA FORZA DEL DESTINO da un drammone spagnolo.Questi sono solo alcuni dei libretti che scrisse per i maggiori musicisti del tempo. Certo la collaborazione, l'amicizia, la stima di Verdi fecero si che i risultati letterari avessero un accordo decisamente speciale con la musica, anche per l'esperienza che Piave condivideva con il muusicista, di quella che oggi si chiama regia, e che è chiara dalla precisione delle didascelie e dalla descrizione di ambienti e personaggi. Francesco Maria Piave, a Milano, nel 1867 fu colpito da ictus, e sopravvisse semiparalizzato sino alla morte. La sua situazione, come quella della famiglia, era di grande dificoltà economica, ed anche in quel caso Giuseppe Verdi gli dimostrò la sua grande amicizia sensibilizzando l'opinione pubblica ed i colleghi musicisti in modo che lo sfortunato maestro potesse essere soccorso economicamente. Il programma della serata si era poi concluso con un piccolo concerto di brani verdiani, sempre puntualmente introdotti dal conferenziere. Si trattava di giovanissime voci di allievi del Conservatorio Benedetto Marcello, accompagnati al pianoforte, con affettuosa partecipazione da Sara Cayero. Bisogna premettere che gli sforzi dei giovani cantanti erano particolarmente ostacolati dalla terribile acustica del pur magnifico salone. Maria Matveeva ha interpretato con trasporto un'aria di Medora dal CORSARO; Filippo Patron " Ah la paterna mano" con intensità, dal MACBETH; uno spaventato ( eh, sfido!) Korkmaz Safa, " Questa o quella" dal RIGOLETTO; Cristina del Tin è stata una Gilda bambina in " Caro nome" dalla stessa opera, ed in chiusura, Serena Colombera e Filippo Patron hanno dimostrato un buon accordo in " Parigi o cara" dalla TRAVIATA. Applausi meritati per tutti, e via giù dalle scale per l'Happy Hour alla caffetteria del museo!
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