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Architettura
| ROVIGO, L'ADIGETTO E IL CORSO DEL POPOLO: CATTIVO GUSTO NELL'ARREDO URBANO |
Rovigo, 30 ottobre 2010 (di Graziella Andreotti, la foto è tratta liberamente dalla Rete di Google Image). Sparita la spalletta del ponte del Sale, coperto d'asfalto il tracciato della porta di San Giovanni. Dov'è finita la spalletta del ponte del Sale? Prima dei lavori per il rifacimento del Corso del Popolo, si trovava in un'aiuola tra il palazzo Roverella e il caffè Nazionale, visibile su entrambe le facce. Le altre tre spallette, visibili da una faccia, sono sotto il peristilio della chiesa della Beata Vergine del Soccorso, detta la Rotonda. Altri elementi del ponte sono murati sulla facciata del Roverella che guarda il Corso e alcune iscrizioni sempre alla Rotonda. Le quattro spallette, con maschere, stemmi, nastri ed iscrizioni, si trovavano ai quattro capi del ponte del Sale che collegava la piazza ora Vittorio Emanuele II al duomo. La spalletta in oggetto, che originariamente si trovava dalla parte del duomo, venne spostata dalla parte della piazza accanto alle scalette per l'imbarco. Da un lato vi è l'arma del podestà e capitano Antonio Calbo con l'anno di reggimento 1555, dall'altro quella del vicario Luigi Querini. Forse converrebbe portarla accanto alle altre per ricostituire i segni di quel ponte sotto il peristilio della Rotonda, da sempre “refugium peccatorum” di lapidi, oppure all'interno del cortile del Roverella oppure dov'era. Pare si trovi in un magazzino del Comune con l'intenzione di farla ritornare alla luce.
| Questi pilastri furono disegnati e descritti nel 1750 dal canonico Marco Antonio Campagnella che raccolse tutte le iscrizioni pubbliche e private di Rovigo. Il loro valore storico è significativo per il periodo veneziano e per il ricordo dell'Adigetto che attraversava una graziosa e vivace città murata fino agli anni trenta quando si decise di interrarlo e deviarlo. Tutte le città venete sono attraversate da un fiume. Rovigo ha cancellato questa identità. Non solo: ha raso al suolo il ghetto, molti dei suoi palazzi e una ventina di oratori e conventi; negli anni settanta dall'ex casa del Balilla, poi scuola e ora università, sono state tolte le lapidi con i caduti della grande guerra e mai più rifatte. Quale paese ha compiuto simile gesto? Nel nuovo Corso del Popolo, con lastre di calcare rosa e bianco ammonitico, già macchiate dalla ruggine che cola dai cubi da un quintale che fanno da paracarri, non siamo riusciti a cogliere un'elementare sensibilità storica. Di ogni muro affiorato è stata cancellata la memoria, persino del perimetro dell'oratorio di San Rocco. Si sarebbero potuti evidenziare, con una semplice linea bianca e con costo irrisorio, i tre ponti, Roda, del Sale e di San Giovanni, le riviere dell'Adigetto, il limite del palazzo di via Angeli che segnava la strettoia che portava al ponte del Sale. Altre amministrazioni hanno disegnato la chiesa di Santa Giustina in piazza Garibaldi e la porta di San Giovanni all'ingresso di via Umberto I, dimostrando un po' d'amore per questa città. Purtroppo qualche mese fa anche i cubetti bianchi che delimitavano metà della porta di San Giovanni sono stati coperti dall'asfalto. Quello che un'amministrazione fa, l'altra distrugge. Si prova un senso di disagio e di impotenza quando si va in un'altra città e si legge sulle strisce di marmo bianco: fin qui arrivava..., questo era il limite del palazzo... Amore a parte, le soprintendenze interessate sono venute a conoscenza delle emergenze storiche o sono state male informate? Ora grandi cartelloni da scuola elementare, disseminati sul Corso, raccontano con vecchie cartoline la storia di Rovigo, una storia triste di distruzioni.
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| L'11. ARCHITETTURA VISTA DA ALCIDE BOARETTO | |
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