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| A Pierluigino Bersani | Mi scopro essere stato il maestro di dottrina cristiana (per la prima comunione) di Pierluigino Bersani della parroccia di San Bernardino, Bettola (PC), ottobre 1958 (muore Papa Pacelli eleggono il patriarca di Venezia , c'era anche Bartolomeo Sorge...) lui (Pierluigino) sette anni, io quindici e mezzo. Ti scrivo qualcosa su... |
| Costantino Nivola |  Il padre era muratore e da lui Costantino apprese i primi rudimenti del mestiere. Nel 1926 iniziò a lavorare come apprendista presso Mario Delitala, pittore e incisore, che stava lavorando alla decorazione dell'aula magna dell'Università di Sassari. Dal 1931, grazie a una borsa di studio, frequentò a Monza l'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) dove si diplomò come grafico pubblicitario nel 1936. A Monza ebbe come compagni di corso Fancello e Pintori, sardi come lui.
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Millecolori di M. Brusatin
| MEDITERRANEO. LA STRADA DEI COLORI (parte sesta) |
Genova, 3 novembre 2010 (di Manlio Brusatin), testo pubblicato anche nel catalogo della mostar a cura di Marco Goldin. Il signor Francesco Moreno e il genero Borelli si faranno in quattro per rendergli il soggiorno interessante e produttivo, dai quali ha necessità di essere raccomandato, e per fortuna, in un seguito di incidenti doganali che gli succederanno. Importante per un pittore plein air, e soprattutto per un ruvido lavoratore di Le Havre come Monet, la cui cultura, anche figurativa è stata sempre messa in discussione rispetto a personaggi come Manet e Degas, aureolati di un sapere oltre che pittorico di un notevole stile personale, è un utilizzo forzato del tempo. Manet in fondo ha amato Monet pur detestando apertamente Cézanne, consigliando non bonariamente a Renoir “di cambiare mestiere”. Degas si alzava il bavero per le correnti d’aria movimentate da Monet, e dai suoi quadri. La ruvidità di Monet si faceva tuttavia apprezzare e non era certo prossima al frequente turpiloquio di Cézanne ― Monet acquistava quadri di Cézanne non solo per solidarietà ma per stima autentica, quando il vero povero e indigente era Pissarro.
| Questo tempo produttivo è il tempo meteorologico che comanda e quindi Monet diventa necessariamente un meteoropatico, ora esaltato ora preoccupato dalle belle e lucide ma instabili giornate di inizio primavera in Riviera, da febbraio a ad aprile, “con la gioia e il piacere che danno” e la voglia di scoprire un’aria molto lontana dalle nebbie e dalle acque fumose di Giverny. I cambiamenti di luce da un giorno all’altro diventano però un banco di prova faticoso e difficile per inseguire quella realtà che ha il colore dominante delle sfuggenti sfumature non solo di un giorno bello e brutto ma di una stagione che viene e di una che se ne va. La presenza del Mistral a Cap Martin, vicino a Mentone (1884) sfianca letteralmente Monet, vento “terrible” e instabile ma alla fine inebriante che riuscirà magistralmente a domare solo quattro anni più tardi in un quadro di una serie (Cap d’Antibes, Mistral) dove si sente soffiare questo vento che fa apparire immerse nel mare le Alpi Marittime ancora totalmente innevate. La neve lontana immersa nell’acqua diventa la suggestione più viva e quasi un perfezionamento consolidato di una impressione che si va via affermando di fatto anche negli occhi di osservatori e collezionisti. Prima di questa pienezza a tuttotondo, Monet deve ancora onorare vecchi quadri e vecchi debiti per cominciare veramente la sua vita di pittore, non ancora “uno degli artisti più importanti di Parigi” ― così come viene presentato a Bordighera dal solerte signor Moreno. Cominciano però a prendere corpo i rosa, i blu, i verdi: la vera scoperta di questa vacanza mediterranea, tanto che il carniere del lavoro di Bordighera diventa fin troppo abbondante. Si tratta di una quarantina di tele che riprendono dintorni e vedute (Borgo Marina, Borghetto, Dolceacqua, Sasso, la vallata della Nervia…) e il nuovo degli agrumi dipinti sulle piante. I visitatori invitati a una mostra improvvisata dall’ospite esprimo tutta la loro ammirazione, ma non si sognano neppure di chiedere il prezzo. Questa avarizia si riflette anche sul rustico Monet che si guarderà bene di fare in questa e in altre occasione un piccolissimo omaggio al signor Moreno. La grande cassa di questi quadri trasportata a Ventimiglia, ha difficoltà insormontabili di passare alla dogana. È curioso al 1884 la puntigliosità dei doganieri che chiedono la documentazione della provenienza di questi quadri. Che siano fatti da lui stesso non gli crede nessuno ― non certo per stima dei quadri ma esiste in quel momento una notevole esportazione illegale di veri quadri e di falsi. Quello che più importa è la necessaria certificazione liberatoria da parte dell’Accademia di Belle Arti di Genova, dove il sedicente pittore-proprietario dovrebbe recarsi per risolvere la questione. È interessante come ogni quadro prodotto da Monet, prima di un non tanto imminente riconoscimento del pubblico e dei musei, abbia bisogno di un accurato elenco e descrizione di tutti i pezzi, per ottenere il visto d’ingresso dall’ Italia alla Francia, con la situazione tipica in cui prima tutto sembra impossibile e poi tutto si aggiusta. Resta la domanda di quanto potere effettivo avessero le Accademie di Belle Arti all’inizio dello stato unitario per la protezione dei beni artistici. Autorità forse ma in realtà nessun vero potere effettivo che non c’è stato nemmeno con l’istituzione delle Soprintendenze alle Belle Arti (1909) per ostacolare il grande sacco di opere d’arte avvenuto nella seconda metà dell’ottocento ― Monet a parte. Lontano da questi incidenti alquanto seccanti, nel 1888, egli avrà altra occasione più pacificante, in una situazione molto più solida come pittore, di dipingere un paesaggio che già conosceva per i suoi orizzonti, per le sue acque e per la pietra aurea delle fortezze mediterranee come le mura di Antibes. Dieci di questo piccolo bottino di quadri, verranno trattati da Théo Van Gogh per conto del mercante Goupil, che propone a Monet un contratto molto di favore, garantendogli, una volta pagati i quadri, un ulteriore 50 per cento per ogni singola vendita. Su questo, si registra una larvata e legittima invidia del fratello Vincent (D. Wildenstein, Monet o il trionfo dell’impressionismo, Taschen, Colonia 2000, p. 240). Per gli amanti della cabala cronologica il 1888 diventa un anno decisivo che si proietta nel moderno e vede la tour Eiffel crescere a dismisura per completarsi l’anno seguente, mentre nei vigneti della Francia la devastazione dalla fillossera imperversa per rinascere con il “piede” della vite americana, modificando radicalmente il paesaggio. I Nabis con Gauguin e Sérusier inaugurano il loro gruppo a Pont-Aven e Walter Richard Sickert fonda il New English Art Club degli impressionisti mentre Londra era sotto la cappa di terrore di Jack the Ripper. (Continua 7)
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| SARDEGNA: ISOLA DEL NORD? | Alghero, 18 febbraio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Il tempo influisce sulla politica. No. La politica ormai influisce sul tempo. Da quando Soru si e dimesso fino al fatidico 17 febbraio, in Sardegna c’è stato un tempo orrendo, da paragonare al più umido inverno del nord, ventoso, nevoso, accidioso. Da ieri un tempo splendido, merito della vittoria del cavaliere il quale ha confezionato un cappotto al rivale che girava in giacchetta, e ora dice da coccodrillo: “Se uno di alto livello come Soru perde, non è colpa sua”. Infatti, quando cadono le maschere, dietro la faccia di Berlusconi c’è un Cappellacci qualsiasi ma dietro la maschera di Soru, c’è nientemeno che Weltroni, il quale obbiettivamente in Sardegna si è speso come il cavaliere e si beccato un pallettone al cuore.
Testo e foto aggiunti dalla redazione di Aidanews (Qui nella foto: particolare di una testa in pietra dei misteriosi giganti nuragici. "La resurrezione dei Giganti di pietra del Sinis può essere seguita anche on line collegandosi al sito www.monteprama.it/
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| BIENNALE ARCHITETTURA 2008 |  Breve repertorio di foto della Biennale di Architettura 2008 a cura di A. Boaretto
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| CARCERI VERDI. PROGETTO DI ANGELINO ALFANO ARCHITETTO & ASSOCIATI |  Alghero, 25 gennaio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Siccome l’Italia non sarà più la terra dei perdoni, condoni, indulti si comincino finalmente a costruire case per i carcerati. Le case per i carcerati e per la polizia di sorveglianza si chiameranno carceri verdi o ecologici. Così almeno se li immagina il Ministro Angelino Alfano che riconosce l’idea luminosa alla collega siciliana Stefania Prestigiacomo. “L’idea di pensare a carceri ecosostenibili a emissione zero... cioè strutture che sfruttano al massimo le possibilità di efficienza energetica e di riciclaggio delle scorie. Puntiamo ad un risparmio perché si abbattono le emissioni di Co2 …”. (Corriere della Sera, 24.01.08).
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