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| LISTE DI COLLOCAMENTO COMUNALI PER LA VENDEMMIA | Venezia, 26 luglio 2012. “Un'idea semplice, geniale, funzionale, pratica, a costo zero, spese postali a parte. Invito tutti i Comuni interessati alla prossima imminente vendemmia a farla propria. L'istituzione si fa garante del contatto tra chi vuole essere della partita e le aziende”. Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto, è entusiasta dell'iniziativa del Comune trevigiano di Godega di Sant'Urbano, Sinistra Piave, il cui sindaco Alessandro Bonet ha ideato le liste comunali dei cittadini che desiderano vendemmiare o hanno bisogno di questo lavoro e si fa carico di mettere in contatto le esigenze degli iscritti alle liste con quelle delle aziende che hanno bisogno di mani capaci per un'attività solo apparentemente semplicissima.
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| IL LAZZARETTO NUOVO | Lazzaretto Nuovo è un'isola della laguna veneta di circa nove ettari di area posta all'inizio del canale di Sant'Erasmo. Monastero benedettino durante il Medioevo, nel 1468, per decreto della Serenissima, divenne lazzaretto con compiti di prevenzione dei contagi: ospitava i magazzini che servivano per esaminare le merci sospettate di essere infettate dal morbo della peste.
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Curiosità
| PER IL SALONE DEI BENI CULTURALI: UN'ORA DALLA STAZIONE SANTA LUCIA |
Verona, 3 dicembre 2010 (dal corripondente Beppe Massaro). Il Salone, anzi i saloni dei beni culturali si è aperto il 2 dicembre al Terminal del Tronchetto. Per arrivarci ci vogliono mediamente quattro ore e mezzo da Porta Nuova. Prendi il treno giusto, scendi al Santa Lucia, incamminati verso Piazzale Roma per il ponte Calatrava, poi attraversa la piazza più caotica d'Italia (bus, taxi e auto private sono stressanti), sali sul People Mover (specie di trenino sopraelevato), scendi al Tronchetto e fatti un'altra bella passeggiata nel porto per entrare al Terminal, trasformato in stand fieristico. Un'ora esatta dal binario 6 per circa tre chilometri in linea d'aria. Vento, pioggia, bora sono la cornice della passeggiata. Beati quelli che ci vengono in auto blu, in taxi da Rialto o san Marco o con i propri mezzi rimborsati. Il XIV Salone dei Beni Culturali si riduce di anno in anno, sempre meno espositori, pubblico e materiale divulgativo.
| Basato essenzialmente sullo sfruttamento dell'immagine con gigantografie, display, monitor, qualche simpatica ragazza, non riesce comunque ad attirare un folto pubblico. Gli standisti pagano salata la loro vetrina che difficilmente ci ritornano. Altri invece sostenuti da istituzioni pubbliche (regione in primis, comune di Venezia, fondazioni agganciate all'ente comunale, qualche università) si danno alla pazza gioia. Dov'è la crisi? Per loro è un atto dovuto in quanto devono esserci per non dimostrare di essere moribondi. Poi ci sono le case editrici, con piccoli o assemblati stand dove si vorrebbe far credere che l'editoria è a gonfie vele. Ma anche qui, il rovescio della medaglia lo scopri appena vedi che nello stand non ci sta nessuno e che è controllato a vista dal dirimpettaio. Le vetrine o i tavoli hanno solo la funzione di mostrare le copertine. Guai avvicinarti e sfogliare un libro perchè pensano che te lo metti nella borsa. I professionisti dell'industria culturale piangono per i tagli governativi. Ma sarà mai possibile che in Italia si continui a decantarla come la Nazione (Stato) più ricca al mondo di giacimenti culturali ma la più povera per introiti e servizi? In cinque stati, grandi nostri alleati e consumatori (Svizzera, Austria, Germania, Francia e Inghilterra) spendono il doppio rispetto all'Italia. Hanno saputo trasformare la cultura in un'industria del tempo libero, dell'istruzione e della ricerca. Tutto questo, con tanti politici e direttori generali (stipendi da circa 100mila euro annui) non siamo mai riusciti a studiare i "paesi alleati e consumatori", copiarne i sistemi per farne tesoro. Abbiamo la testa dura. Molte volte siamo come gli struzzi la mettiamo sotto la sabbia. Se il Veneto vive anche di turismo (per Zaia, quand'era alla Regione Veneto come assessore all'agricoltura e turismo, sarebbe stato il primo fattore economico di sviluppo con 75milioni di presenze annue!) non si capisce perchè un Salone dei beni culturali debba essere fatto in un terminal portuale, lontano dai centri, quasi tutto venexiano (apparatkit) e sostenuto a spada tratta dalla Regione che sborsa ogni anno milioni di euro (la somma fino ad ora dei XIV saloni dovrebbe essere pari a tre milioni e mezzo di euro), ci confida un addetto ai lavori andato in pensione. Non si capisce comunque perchè si abbia la testa dura di restringere il campo alla sola cultura e non inserirla al salone dell'Arte, dell'editoria e del turismo. Settori questi che sono sfruttati separatamente (come Arte inFiera, Antiquariato, Turismo) dagli enti fieristici di Padova, Vicenza o Verona ma mai coordinati. Perchè la Regione Veneto deve lavorare in questo modo? Per un piccolo premio d'onore?
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