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Festival
| IL TRENTO FILM FESTIVAL 2008: PER VIVERE LA MONTAGNA E LA NATURA |
 Trento, 30 aprile 2008 (da una nota di cronaca locale inviata da Bernadette Arceri). Sono lontani i giorni in cui lo schermo del festival di Trento si riempiva delle cronache delle grandi spedizioni alpinistiche. Che sono divenute ormai merce rara. Hanno trovato sviluppo invece sempre più ardite arrampicate in solitaria. E proprio a queste performances è stata dedicata una serata speciale al Santa Chiara. Solo climbing. Affidata a Piero Del Prà, uno dei tormentati e insieme gioiosi eroi di questa disciplina, protagonista sulle pareti verticali del mondo. Con lui altri tre "colleghi" tra i più rinomati oggi di questo alpinismo che risponde a sollecitazioni intime spesso incomprensibili all'uomo comune di pianura. Sono stati con Del Prà, assieme alla proiezione di filmati che di ognuno tracciano qualche momento dei loro singoli exploit, il tedesco Ansiorg Auer, l'italiano Rossano Libero, la catalana Silvia Vidal. Disarmante la filosofia di Del Prà espressa al pubblico in una forse troppo lunga dissertazione (concetti volti a spiegare la spinta alimentata dal suo ego a sfidare talora l'impossibile). Dice: «Alla domanda "perchè vai in montagna" è già difficile rispondere. Alla domanda "perchè da solo", è ancora più difficile.
| L'alpinismo è una attività, dal punto di vista pratico, assolutamente inutile...». Poi aggiunge: «al primo posto metterei il bisogno viscerale di "urlare" alla vita". Scalare è salire, è un ascendere. Non solo fisico». La serata era stata aperta da Maurizio Nichetti che ha invitato Cesare Maestri, gloria dell'alpinismo trentino, a parlare di Cesarino Fava, mitico personaggio con il quale egli condivise decenni di arrampicate, scomparso il 22 aprile. E la commozione ha coinvolto fragorosamente la vasta platea. La montagna è talora, anche, sinonimo di drammi funesti. E Trento nelle prime due giornate ha ospitato due importanti documentazioni. Alpinistica una, legata ad un disastro aereo la seconda."Storm over Everest", la prima, dell'americano David Breashears, riprende un discorso lasciato incompiuto o quanto meno pieno di interrogativi e dubbi: è cioè l'analisi pirandellianamente sui limiti della verità anche di chi è stato protagonista dell'infausto evento, cioè i sopravissuti all'improvvisa tempesta che si abbattè la sera del 10 maggio 1996 sugli esausti scalatori impegnati sull'Everest, dei quali cinque morirono. Film scarnamente sincero. Consapevole Breashears di doversi accontantare di un avvicinamento a come veramente si arrivò, quel giorno, ad uno dei momenti più tragici della storia dell'Everest. "Stranded - Live come from a Plane that Crashed on the Mountains" dell'uruguayano Gonzalo Arijòn (produzione francese) affronta con lo stesso taglio narrativo drammatico e fatalistico, la tragedia del 12 ottobre 1972 quando a causa del maltempo un aereo che trasportava tra l'altro da Montevideo diretto a Santiago del Cile una allegra squadra di giocatori di rugby, precipitò sulle Ande, 45 le vittime e i sopravissuti in un isolamento di tre mesi "costretti" a cibarsi dei compagni di viaggio morti. C'era già stato nel 1993 un film-fiction, "Alive - i sopravvissuti delle Ande" di Frank Marshall. Con qualche speculazione spettacolare. Il film odierno vi si è accostato con intima sofferta partecipazione. http://www.discoveryalps.com/461,gallery.html
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