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Itinerari Culturali
| LA GIUNTA DI ASOLO SI ESPRIME PER IL VITIGNO RECANTINA |
N. 39 Reg. Del. COMUNE DI ASOLO Provincia di Treviso DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE Sessione ordinaria – seduta pubblica in prima convocazione del giorno 29/10/2007 OGGETTO: Approvazione del Regolamento Comunale per la valorizzazione dei prodotti e delle attività agro-alimentari tradizionali locali. Istituzione della De.C.O. – Denominazione Comunale di Origine
Relazione SINDACO: Do la parola all'Assessore Franco Dalla Rosa. ASS. DALLA ROSA: Vediamo che cos'è la De.C.O., la De.C.O. è la denominazione comunale di origine. Facciamo un po' di cronistoria di questo fenomeno. Il fenomeno della De.C.O. nasce a seguito della legge dell'8 giugno del '90, la n. 142 che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare nell'ambito dei principi sul decentramento amministrativo la materia della valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali che risultano presenti nelle diverse realtà territoriali. | In seguito ed in forza di questa potestà concessa ai Comuni l'ANCI, l'Associazione Nazionale Comuni Italiani nel 2000 ha redatto una proposta di legge di iniziativa popolare, recante l’istituzione delle denominazioni comunali di origine per la tutela e la valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali locali. Ma soprattutto è a Veronelli che dobbiamo dire grazie, perché nel suo girovagare in giro per l'Italia nel conoscere tutti i posti possibili e immaginabili, nel riscoprire determinati prodotti che non si possono neanche definire di nicchia, ma sono prodotti che erano destinati anche a scomparire, ha tanto voluto e tanto interessato la stampa e un po' tutti perché si cercasse di dare una valorizzazione, una valenza a questi prodotti. E in che modo? Cercando di dare origine a questa denominazione comunale. Come si può definire? La De.C.O. in pratica è un’attestazione che lega in maniera anagrafica un determinato prodotto, o produzione, al luogo storico di origine, cioè non è un attestato di qualità, ma è un attestato anagrafico, cioè quel prodotto si identifica su quel posto. E' un bene quindi con forte valenza identitaria. L'attribuzione della De.C.O. infatti sancisce, in pratica, un passaggio dal generico prodotto tipico, quello che si nomina sempre, a prodotto di territorio. E' un vero censimento di produzioni che rappresentano storia, usi, costumi di una comunità. Infatti, è un’opportunità per far conoscere e valorizzare le risorse della propria terra, nel tentativo di garantire la biodiversità, che sta un po' alla volta scomparendo, apportando anche dei possibili vantaggi dal punto di vista economico e turistico, anche se non è questa la finalità. Come se noi stabilissimo dei punti fissi di autocoscienza di una comunità, in un dato momento storico, codifica un suo bene di forte valore identitario. Le De.C.O. sono un elemento di distinzione che evidenziano e rafforzano il valore di un territorio. Difendere l'identità di un territorio vuol dire anche promuovere e a mantenere produzioni e tradizioni. Volendo stare un po' distanti dal concetto economico mercantile, un vero e proprio progetto culturale della De.C.O. non è privilegiare tanto i prodotti, ma indagare un'attività che si può chiamare conservazione della memoria. Da qui nasce, quindi, la necessità di non perdere questa memoria storica, di certe piccole importanti produzioni locali, a volte tanto piccole da finire inevitabilmente dimenticate, o poco produttive o poco remunerative, in confronto ad altri prodotti nazionali e internazionali più importanti. Però nel divenire, nel futuro della nostra agricoltura e nel cambiamento che avrà l'agricoltura soprattutto nei prossimi anni, è necessario mantenere in vita questi prodotti, soprattutto potranno avere molta importanza e molta valenza quando avremo questa trasformazione della agricoltura, quando ci sarà la filiera più corta, quando ci saranno i mercati diretti con la vendita diretta. Ecco che la De.C.O., quindi, può diventare anche sotto questo profilo economico, importante. Ma non è l'aspetto più importante, l'aspetto più importante è veramente conservare una memoria storica del prodotto. Questa in sintesi la De.C.O. Cosa faremo stasera. Intanto noi dobbiamo stabilire di farla questa De.C.O., di valorizzare i nostri prodotti, la nostra identità storica. Per valorizzarla è necessario avere un regolamento, l'ho fatto avere tempo fa ai Capigruppo, fatto in 12 punti. Citandoli uno per uno, l'art. 1 è la finalità e ambito di applicazione; il punto 2 istituzione di un albo comunale delle iniziative e manifestazioni. Cosa vuol dire? Che qualsiasi cittadino può presentare una richiesta in carta semplice di valorizzare un determinato prodotto. Terzo punto è l'istituzione del registro delle De.C.O., cioè una volta che una Commissione apposta nominata stabilisce che quel prodotto è valido, per quel territorio, viene inserito in un apposito registro delle De.C.O. Importante, quindi, anche che la Commissione sia ampia, che ci sia la presenza dei tecnici, che ci sia la presenza della parte politica, che ci sia la presenza dei produttori. Oltre a questo è necessario caratterizzare la De.C.O. con un marchio. Mi sembra che forse lo dovreste avere in cartellina, ed è un marchio che reca alla sinistra lo stemma di Asolo, in alto De.C.O. - Denominazione Comunale di Origine, e sotto Città di Asolo. Nella bozza del regolamento era messo Comune di Asolo, ma per un fatto di spazio è stato sostituito Comune in città di Asolo. Alcune richieste di prodotti da evidenziare con la De.C.O. sono l'olio, c'è stato un notevole incremento dell'olio, della produzione dell'olio, questo è molto importante, ma è molto importante che anche a livello qualitativo l'olio asolano sia uno dei migliori oli italiani, sia sotto un profilo organolettico, ma sotto anche un profilo salutistico. E questo è il primo prodotto. Il secondo prodotto è l'uva Recantina, un vecchio vitigno presente in Provincia di Treviso, ma soprattutto nell'asolano, ci sono cenni storici dal '700, praticamente un vitigno scomparso. E' stato ripreso 4-5 anni fa, con notevoli difficoltà in quanto, non essendo stato inserito nel catalogo nazionale dei vitigni, è come se questa uva non esistesse Ci sono voluti circa tre anni per farlo reinserire, e come testimoniare che era viva questa pianta? E' stata fatta un'indagine genetica, perché non sia stata fatta confusione, poteva essere qualsiasi altro vitigno portato su, per esempio anche dal meridione. E' stata fatta un'indagine genetica, e a sorpresa, siccome questo vitigno era presente nel territorio, nella zona di San Martino, a sorpresa abbiamo scoperto che sono esattamente tre le Recantine, non più un unico vitigno, ma tre individui diversi e tutti portanti il nome Recantina. Stabilire quale sarà la vera Recantina sarà molto difficile perché sono tre realtà diverse, però non assomiglia a nessuno degli altri vitigni presenti in Italia. Quindi sono realtà nostre, della nostra zona. Ecco perché bisogna volerle difendere a tutti i costi. Oltre all'indagine genetica, sono state fatte delle micro vinificazioni, proprio delle piccolissime vinificazioni di 20-30 litri, perché non ce n'erano più, per vedere anche sotto un profilo qualitativo se valeva la pena insistere su questa produzione e, sotto questo punto di vista, dobbiamo essere molto contenti perché questo tipo di vitigno può dare origine a dei grandi vini rossi. Ecco, però, la necessità di fare anche presto, perché è anche vero che dopo 3-4 anni che stiamo lavorando su questa riscoperta, in collaborazione con l'Istituto di Conegliano, ci sono delle aziende che vorrebbero portarci via la patata, come si suol dire. Quindi, sarebbe opportuno accelerare la formazione e l'inserimento della De.C.O. di questo vitigno. La terza proposta era per la patata di Pagnano, che anche questa sarà valutata dalla Commissione che andremo a fare. Grazie.
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