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  Teatro
LA BIENNALE ORGANIZZA UN LABORATORIO INTERNAZIONALE DEL TEATRO DIRETTO DA MAURIZIO SCAPARRO. LE ISCRIZIONI SONO APERTE

Venezia, 21 agosto 2008 (brevi di cronaca a cura di A. Miatello). Per la prima volta la Biennale Teatro, diretta da Maurizio Scaparro, progetta la propria attività nell’arco di due anni e attorno a un unico tema, il Mediterraneo. Due momenti diversi di attività che sono però strettamente correlati fra loro, secondo modalità nuove.
Il Laboratorio Internazionale del Teatro, che si svolgerà a Venezia dal 27 ottobre al 27 novembre 2008, si sviluppa attorno all’idea di teatro come “cantiere d’arte”, in cui far germinare e sedimentare le opere di domani, offrendo allo stesso tempo ai giovani e futuri artisti la possibilità di una formazione, la trasmissione di un sapere e il confronto diretto nella ricerca.
Molti dei laboratori in programma a novembre, poi, confluiranno nel 40. Festival Internazionale del Teatro - che si svolgerà a ridosso del Carnevale, dal 20 febbraio all’8 marzo 2009 – questa volta in forma di spettacoli, dopo che se ne erano mostrate alcune fasi di elaborazione durante il Laboratorio Internazionale del Teatro.

A ispirare sia il Laboratorio che il Festival è il tema del Mediterraneo, visto come “luogo complesso di incontri e correnti, che implica lo spostamento di popolazioni, storie e culture, che sottolinea il senso continuo della trasformazione storica e della tradizione culturale che lo rende un luogo di transito continuo” (Iain Chambers) In un percorso che parte dalle nostre radici letterarie e culturali per giungere alle realtà brucianti della storia dei nostri giorni - dalla Palestina al Libano, da Israele ai Balcani - si snoda la prima parte del progetto.
Il Laboratorio Internazionale del Teatro si distribuirà attorno a cinque grandi temi in cui si articola, mostrandone le diverse sfaccettature, il Mediterraneo: Il mare di Shakespeare, I miti ritrovati, C’era una volta, Le lingue franche dei porti del Mediterraneo, Sans papiers.
Nelle giornate inaugurali del 27 e 28 ottobre, all’Auditorium Santa Margherita, si svolgerà un forum che introdurrà e approfondirà proprio queste tematiche con scrittori, attori, studiosi, critici e registi invitati al Laboratorio Internazionale del Teatro: Adonis, Carmelo Alberti, Roger Assaf, Iain Chambers, Francesca Corrao, Predrag Matvejević, Massimo Nava, Maurizio Scaparro, Piermario Vescovo.
- Il mare di Shakespeare – con cui si apre il Laboratorio Internazionale del Teatro – è un Mediterraneo segnato da naufragi e migrazioni, che unisce e separa – padri, figli, amanti – e che domina la geografia immaginaria di tante tragedie del drammaturgo inglese. Ed è a Shakespeare che, sorprendentemente, gli attori del Teatro Nazionale Palestinese di Gerusalemme Est pensano quando devono affrontare un laboratorio di formazione nelle arti dello spettacolo guidato da Gabriele Vacis. Nato dalla volontà di mettere in gioco l’espressione teatrale come possibilità di riscatto da condizioni sociali e vissuti drammatici, il laboratorio si svolge in una delle aree più calde del pianeta, nei territori occupati che si estendono tra il Mar Morto e il Mediterraneo coinvolgendo attori professionisti e non di Gerusalemme Est. Il lavoro sull’Amleto di Shakespeare che nasce da questa singolare esperienza sarà in anteprima in Italia per la Biennale di Venezia (6 novembre, San Servolo), dopo aver toccato le principali città dei Territori (Hebron, Gerico, Ramallah, Betlemme).
- Particolarmente densa di esperienze è la sezione dedicata ai Miti ritrovati: elemento fondante della “cultura mediterranea”, il mito rappresenta la capacità di rigenerarsi e di rinascere ogni volta sotto nuove forme. In questo quadro si colloca il laboratorio Elyssa/Didone: la regina errante – condotto da Renato Nicolini e Marilù Prati tra Nefta, alle porte del Sahara, e Reggio Calabria, prima di approdare a Venezia e alla Biennale (31 ottobre, San Servolo). È invece nell’eroina di Sofocle, Antigone, che il Teatro del Lemming, compagnia dal linguaggio personalissimo fondato sulla sensorialità dell’attore, riconosce il paradigma della cultura e della civiltà mediterranea. Di Progetto Antigone si potrà vedere una fase di elaborazione nel corso del Laboratorio (13 novembre, San Servolo), mentre l’esito finale dello spettacolo verrà presentato nel 40. Festival Internazionale del Teatro a febbraio 2009.
Roma-Tor Bella Monaca e Venezia-Marghera sono i due poli – caratterizzati da criticità simili – del laboratorio Ploutos, guidato da Massimo Popolizio e ispirato a una delle più belle commedie aristofanesche (10 novembre, Teatro Aurora, Marghera).

E ancora, si raccolgono attorno al tema dei Miti ritrovati: Il teatro come arte della navigazione, laboratorio curato dal regista Giuseppe Emiliani e ispirato alla rilettura del mito di Ulisse che ne fece Alberto Savinio (20 novembre, San Servolo), destinato a essere presentato in forma di spettacolo, Capitan Ulisse, nel prossimo 40. Festival Internazionale del Teatro, come Studio su Orlando, dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf, un laboratorio tra drammaturgia e musica coordinato da Stefano Pagin e Gabriella Zen; In volo verso Simurgh, in cui la regista lirica Betta Brusa elabora suggestioni mediterranee attinte al Verbo degli uccelli, poema del più grande poeta mistico persiano, Farid ad-din Attar (27 novembre, San Servolo). Conclude questo percorso attraverso i miti Un mare di angeli, recital di canti tradizionali dell’area greca e cretese per la regia di Raffaele Curi e interpretati dalla stupefacente voce di Myrtò Papatanasiu (27 novembre, Teatro Goldoni).

- C’era una volta
, terzo capitolo del racconto del Mediterraneo, affida alla forza evocativa della parola poetica e al potere incantatorio del racconto il compito di ricordare un sogno utopico di convivenza che superi i conflitti violenti di interessi e religioni.
Un laboratorio sulla scrittura poetica e drammaturgica e una lectio magistralis di Adonis, il più grande poeta arabo vivente. coadiuvato da Francesca Corrao, aprono questa sezione del Laboratorio, con in più l’eccezionalità del Concerto per il Cristo velato. È una sorta di “jam session” in cui la musicalità della lingua araba, riverberata e amplificata dal verso di Adonis – in scena dal vivo –, diventa strumento musicale che dialoga con il pianoforte di Francesco d’Errico, il contrabbasso di Daniele Esposito e la batteria di Salvio Vassallo.
È lo stesso direttore del settore Teatro, poi, Maurizio Scaparro, a curare il laboratorio intitolato C’era una volta, che vede la partecipazione di Massimo Ranieri, Mauro Pagani e Nazir Shamma (18 novembre, Teatro Piccolo Arsenale). Il laboratorio si svolgerà in uno spazio ideale, palcoscenico-piazza, dove è appena stata distrutta la strada dei librai a Bagdad. Frammenti di libri, fogli sparsi per l’aria, detriti di macerie, polvere, eco di spari. “È la storia del recupero dei sogni, dei racconti, delle musiche, delle parole scritte nelle varie lingue del mondo: è la storia di una speranza” (M. Scaparro). 

- Il Maghreb, Algeri, Alessandria d’Egitto, Il Cairo, Napoli, Creta, Malta, Tripoli, Costantinopoli, Barcellona, Spalato, Genova, Beirut, Aleppo, Venezia: testimonianza dei millenari incroci culturali sul Mare Nostrum, Le lingue franche dei porti del Mediterraneo, lingue miste del libero scambio delle persone e delle merci, illuminano dversamente il Laboratorio Internazionale del Teatro.
Un esempio è offerto dall’esilarante utilizzo che ne fa Bernard de Zogheb nel libretto Le sorelle Brontë, punto di partenza del laboratorio curato da David Livermore e Stefano Valanzuolo (17 novembre, Teatro G. Poli, S. Marta), che, riunendo cantanti e attori, mira alla creazione di un analogo meticciato musical-teatrale, in vista della futura produzione del testo di Zogheb che vedrà la luce nell’ambito del 40. Festival Internazionale del Teatro.
- Arcipelago Mediterraneo è il titolo del laboratorio di drammaturgia condotto da Biljana Srbljanovic, fra le voci più incisive degli ultimi anni, che sceglie la dimensione del miocrodramma per far raccontare ai suoi allievi scrittori il Mediterraneo attraverso la parola teatrale. 
- Sans papiers, banlieues, integrazione, passaporti, frontiere sono parole entrate nell’uso comune e che stigmatizzano ancora oggi la fatica del vivere civile nell’area del Mediterraneo. Ultimo momento di questo viaggio che il Laboratorio propone, Sans papiers pone l’interrogativo “se esiste un posto per l’arte in generale dove, malgrado tutte le difficoltà, si possa cogliere la grande potenzialità e l’energia che questi mutamenti comportano e che dovranno cimentarsi anche con la lingua e i gesti dei sentimenti” (M. Scaparro).
È in questa prospettiva che si colloca la testimonianza carica di valore umano e civile del regista, attore e drammaturgo libanese Roger Assaf, fondatore di SHAMS (girasole), collettivo culturale e teatrale che arriva per la prima volta a Venezia, invitato dalla Biennale. La guerra e il disagio giovanile sono il terreno di impegno della compagnia che impiega, ancora una volta, l’arte drammatica come strumento di resistenza e come caparbia affermazione di vita. Oltre a un seminario legato alla memoria collettiva e alle sue forme espressive (6 novembre, Teatro Piccolo Arsenale), Assaf presenta uno dei suoi ultimi spettacoli, La porte de Fatima, spettacolo nato dalla drammatica esperienza della guerra che ha colpito il Libano nel 2006 (7 novembre, Teatro Piccolo Arsenale).
Anche il lavoro di Ferdinando Vicentini Orgnani, regista di Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni, nasce da una esperienza unica. È l’incontro avvenuto sull’Isola di Sant’Erasmo, tra giovani coetanei israeliani (da Rishon Le Zion), palestinesi dei Territori (Nablus) e italiani, a dare inizio al lungo viaggio di Orgnani. Dopo aver seguito e testimoniato con la sua camera da presa lo straordinario incontro, Orgnani continua a filmare, spinto dalla volontà di capire, attraverso i protagonisti diretti di entrambe le parti, uno dei conflitti più controversi del nostro tempo. Da questo viaggio nasce il film documentario La sindrome di Sant’Erasmo, presentato in prima mondiale alla Biennale di Venezia (6 novembre, Teatro Malibran). La serata vedrà anche un concerto per strumenti e voce recitante con Paolo Fresu – autore delle musiche del lungometraggio, il suo ensemble e Lella Costa.
Con Ciao: a Est dell’Est, seminario a cura di Corrado Veneziano, oggetto di interrogazione e scoperta è l’area culturale slava e balcanica. La conoscenza dell’altro viene condotta attraverso le piccole testimonianze della vita quotidiana – uno scontrino ferroviario, una cartolina, un diario, un’inserzione pubblicitaria – ma anche attraverso testi più elaborati come poesie e copioni teatrali.
Salonicco 43, a cura di Ferdinando Ceriani, conclude l’attività laboratoriale attorno al Mediterraneo, mettendo in scena una vicenda portata alla luce soltanto di recente: il disperato tentativo di Guelfo Zamboni, console italiano a Salonicco, dove viveva la più grande e prospera comunità sefardita d’Europa, di salvare il maggior numero possibile di ebrei dalla tragedia della Shoah. In scena anche Evelina Meghnagi con musiche e canti dal vivo dell’area sefardita. 
Un omaggio particolare, dedicato a Pier Paolo Pasolini appassionato viaggiatore lungo le rotte del Mediterraneo, si estenderà lungo tutto il periodo del Laboratorio Internazionale del Teatro. L’omaggio a “Pasolini mediterraneo” si compone di una mostra e un ciclo di film: a Palazzo Mocenigo saranno esposti i costumi-sculture creati da Danilo Donati per molti dei film di Pasolini, mentre alla Casa del Cinema di Venezia e al Centro Culturale Candiani di Mestre verranno proiettati i diari di viaggio, i lungometraggi e i documentari che testimoniano della passione per i Paesi del Mediterraneo – dall’Italia meridionale alla Grecia alla Penisola Arabica e all’Africa - di questo grande uomo di lettere, di cinema e di teatro.
Oltre ai progetti già indicati, che avranno la loro genesi a Venezia, all’interno del Laboratorio, prima di venire presentati nella loro forma definitiva nel 40. Festival Internazionale del Teatro, la Biennale è in grado fin d’ora di anticipare alcuni degli appuntamenti più significativi del calendario 2009. Seguendo una linea immaginaria che lega le capitali europee del teatro come Parigi e Madrid a Venezia, il prossimo Festival presenterà la più prestigiosa compagnia di Francia, la Comédie Française con La festa di Spiro Scimone, uno dei maggiori autori italiani ed europei; il Teatro de la Abadía di Madrid con la versione radicalizzata, Alberto San Juan, del classico goldoniano Argelino servidor de dos amos per la regia di Andrés Lima; infine un Goldoni “esotico” e mediterraneo messo in scena da Luca de Fusco per il Teatro Stabile del Veneto con una compagnia di splendidi attori fra cui spicca Eros Pagni.

I laboratori sul Mediterraneo
si svolgeranno in molti luoghi della città di Venezia, coinvolgendo Mestre e Marghera: dai teatri storici - Goldoni e Malibran – alle sedi universitarie - Auditorium Santa Margherita, Teatro Giovanni Poli Santa Marta, Aule di Ca’ Foscari; dai luoghi della Biennale all’Arsenale con il Teatro Piccolo Arsenale agli spazi di San Servolo fino al Teatro Aurora di Marghera, cui si aggiungono Palazzo Mocenigo, la Casa del Cinema di Venezia e il Centro Culturale Candiani di Mestre.
La Regione del Veneto è partner di programma per il Teatro, rinnovando un rapporto iniziato in occasione delle manifestazioni goldoniane e riconoscendo a quest’attività della Biennale la capacità di saper guardare a Venezia e al mondo.
Avviata dal Campus nella scorsa edizione del Festival, con l’Università Ca’ Foscari di Venezia si rinnova una collaborazione che prosegue l’impegno del settore Teatro nel consolidare il rapporto fra teatro e giovani.
Anche le collaborazioni con Fondazione Teatro La Fenice, il Teatro Stabile del Veneto e il Comune di Venezia, collaudate da diversi anni, trovano nuovo alimento nella condivisione di obiettivi e programmi del Laboratorio Internazionale del Teatro.
Grazie inoltre alla collaborazione con San Servolo Servizi la Biennale utilizza un nuovo spazio per le attività del Laboratorio Internazionale del Teatro.

Si ringrazia infine la Venice International University.


 
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