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LA VIA ANNIA RIVOLUZIONA IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PADOVA

I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto,
che dai Greci furono trascurate, cioè nell’aprire le
strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel
sottosuolo le cloache

(Plinio il Vecchio)

Era una delle fondamentali vie di comunicazione nell’ambito dell’Impero Romano, essenziale per consentire il collegamento con il centro dell’Europa e dunque la penetrazione non solo militare ma anche culturale di Roma; era la spina dorsale su cui si sono sviluppate le identità dei territori circostanti; il filo rosso che ha unito storie di uomini e paesi, in bilico tra mare e terra, laguna e corsi d’acqua dolce.

E’ la Via Annia il soggetto di un importante progetto di recupero e valorizzazione del tracciato che collegava Aquileia - attraversando i territori di Padova, Altino e Concordia - ad un capolinea meridionale che gli studiosi ancora discutono se individuare in Adria o in Bologna.
Un progetto articolato e complesso avviato nel 2005, che sta ancora impegnando studiosi e ricercatori, tecnici
ed informatici, enti territoriali ed Università, Musei e Soprintendenze e che con l’apertura, il 25 ottobre, delle sale
dedicate all’antica via nel percorso dei Musei Civici di Padova–Museo Archeologico, raggiunge un primo step
importante e percepibile dal pubblico (dopo indagini, scavi archeologici, restauri, campagne di telerilevamento)
che sarà seguito - entro dicembre 2009 - dagli allestimenti museali tematici nei Musei di Adria, Altino, Concordia
e Aquileia, dalla musealizazione dei reperti riconducibili alla Via Annia conservati a San Bruson, a Dolo, da stazioni multimediali, convegni e da una serie di altri interventi mirati.
Oggi, per i più, la via Annia - rapida via di collegamento orizzontale tra il Delta del Po ed Aquileia - è un non luogo:
un puro riferimento storico non identificabile nella sua interezza e di cui, difficilmente, si colgono rimandi culturali e ambientali.
Le vicende climatiche e i dissesti idrogeologici di epoca tardoantica e altomedievale ne hanno cancellato le tracce; il tempo e la mancanza di interventi specifici ne hanno fatto perdere a lungo la memoria e il senso. Eppure il suo tracciato è ancor oggi parzialmente riproposto dalla strada statale Triestina e la funzionalità del sistema viario antico sembra quindi conoscere nel tempo una significativa persistenza.
Finanziato da ARCUS S.p.A. - che ha stanziato 1.800.000 euro - su proposta e con il contributo della Regione del
Veneto e del Comune di Padova e attuato da questi, insieme ai Comuni di Concordia Sagittaria, Dolo, Aquileia e
Rovigo e dall’Università degli Studi Padova con la collaborazione delle Soprintendenze per i Beni Archeologici
del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia – il progetto ha dunque come obbiettivo principale quello di rendere questa
arteria risalente al II secolo a.C., un patrimonio culturale accessibile; una realtà percepibile capace di rievocare le
vicende e le trasformazioni che si sono susseguite nei secoli lungo i suoi 200 km e di veicolare – oggi come ieri – idee e culture.
Il suo percorso – ricavato dai Romani su precedenti piste protostoriche – è ricostruibile con certezza grazie ad alcuni dati archeologici (come il rinvenimento dei miliari), al recupero di strutture e infrastrutture connesse alla strada tra cui lacerti stradali e, soprattutto, ponti in pietra, alla toponomastica e all’analisi delle riprese aeree; e - per quanto riguarda il tratto Padova-Aquileia - anche grazie a numerose testimonianze storiche: la strada era infatti menzionata, tra l’altro, in tre Itinerari antichi, con l’indicazione delle distanze tra i principali centri attraversati e la menzione delle più importanti tappe intermedie, per la sosta e il cambio dei cavalli.
Molti aspetti restano tuttavia ancora da indagare; molto resta ancora da capire e da scoprire.
Il progetto ha previsto prima di tutto interventi di indagine e di approfondimento, miranti a ricostruire il tracciato
della via e le realtà su essa insistenti.
E’ stata dunque effettuata, a cura dell’Università degli Studi di Padova, una specifica raccolta dati, con conseguente elaborazione di un sistema di schedatura informatica, ed è tuttora in corso una campagna di riprese fotografiche oblique da aereo - lungo tutta l’arteria - mirata ad identificare possibili tracce sepolte: e già ci sono i primi risultati eclatanti, come la documentazione dell’antica città di Altino, nucleo urbano originario da cui partirà la fondazione di Venezia.
Ancora gli scavi archeologici, che sono effettuati, per il momento, nella Tenuta di Ca’ Tron (a tre chilometri da Altino), ad Aquileia presso l’importantissimo insediamento abitativo della cosiddetta “Casa delle bestie ferite” e a Concordia Sagittaria, laddove vi erano nodi critici irrisolti o ricche potenzialità informative. Risulta così ora databile con sicurezza alla prima metà del I sec. d. C. (grazie alle indagini endometriche e dendocronologiche sulla palificata di fondazione) il ponte romano di pietra individuato a Ca’ Tron, mentre sono riemersi ulteriori edifici del complesso rustico già individuato nel settore nord orientale della Tenuta, a 800 metri dalla strada consolare, e nuove informazioni sono state raggiunte ad Aquileia, in ordine alla planimetria della domus e alla sua costruzione.
Numerosi sono i restauri programmati nel Progetto Via Annia e in parte già effettuati - come nel caso delle tombe
emerse nella necropoli preromana e romana di Via Tiepolo a Padova, scavate in laboratorio dalla Soprintendenza
per i Beni Archeologici del Veneto - relativamente a reperti archeologici riconducibili al percorso dell’infrastruttura
romana, soprattutto in vista della loro esposizione nelle nuove sale che saranno dedicate a questa importante via
di comunicazione in ciascuno dei musei interessati dal passaggio dell’antico tracciato: i Musei Archeologici di
Adria, Padova, Altino, Concordia e Aquileia.
In particolare, a partire dall’inaugurazione del nuove sale dell’età romana dei Musei Civici agli Eremitani-Museo Archeologico di Padova, tutte le sedi coinvolte attueranno un progetto museografico e allestitivo di valorizzazione
dei materiali attinenti alla via – alcuni importantissimi – realizzando appositi ambienti dedicati, con pannelli
esplicativi e didascalie che illustrino il tracciato dell’Annia, approfondendo le peculiarità specifiche della zona, e con una stazione multimediale, in ogni museo, che permetta ai visitatori di conoscere tutto ciò che dell’antica via di comunicazione è noto, mettendo in rete tra loro i siti.
Un biglietto d’ingresso unico ai Musei consentirà – a percorso progettuale completato - di rafforzare l’idea di visita
lungo il tracciato, reso ulteriormente percepibile da una segnaletica turistica capillarmente distribuita e da pannelli
didattico–informativi dislocati sui territori urbani; mentre verranno prodotti altri materiali divulgativi e di
approfondimento e avviate iniziative ed eventi per la valorizzazione delle specificità dei territori lungo la Via Annia .
Recuperare e valorizzare allora questa antichissima via, attraverso nuovi strumenti di comunicazione; approfondire lo studio e le ricerche; ricostruirne simbolicamente il tracciato e – infine – mettere in rete il complesso delle evidenze archeologiche conosciute, significa soprattutto valorizzare la storia e la cultura dei territori toccati dall’asse viario, recuperarne l’identità e dunque tradizioni, prodotti, enogastronomia. Un impegno importante, i cui primi risultati sono già stati indicati in una giornata di studi organizzata dal Comune di Padova nei mesi scorsi (saranno pubblicati a breve gli atti) e di cui si darà adeguatamente conto in un convegno conclusivo, al termine delle azioni previste dal Progetto Via Annia.
 
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