
| MENU | :: :: :: :: :: :: :: :: ::
|
|
|
Archivio
| Il caso della Biga etrusca rapita da Monteleone di Spoleto e rinvenuta al Met di New York |
Brevi di cronaca, a cura di A. Miatello (in Aidanews, 10 dicembre 2007). Qualche giorno fa, il sindaco di Monteleone di Spoleto, Nando Durastanti, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, per denunciare le eventuali violazioni penali, con particolare riferimento ai comportamenti omissivi dei ministri dei beni culturali e dei ministri degli Esteri, a partire dal 2004. Per quanto riguarda i beni culturali, sono chiamati in causa i ministri Giuliano Urbani e Rocco Buttiglione, che facevano parte del precedente governo di Silvio Berlusconi, e Francesco Rutelli, ministro in carica con il governo di Romano Prodi. Per gli esteri, sono coinvolti Franco Frattini, ministro del precedente governo e il ministro in carica, Massimo D’Alema. I ministri citati nell’esposto alla Procura della Repubblica entrano a pieno diritto nella storia della Biga rapita, perché sono accusati dalle autorità amministrative di Monteleone, della provincia di Perugia e dalla Regione Umbria, di essersi rifiutati di tentare ogni operazione, legale e diplomatica, per rientrare in possesso del carro etrusco che il Metropolitan Museum di New York detiene illegalmente dal 1903. Il ricorso alla Procura della Repubblica è stato preparato e scritto dagli avvocati Iolanda Caponecchi e Tito Mazzetta. L’esposto del sindaco di Monteleone parte dalla diffida inviata al Metropolitan Museum dall’avvocato Tito Mazzetta, con studio legale ad Atlanta, Georgia, Usa, il 18 ottobre 2004, nell’interesse del Comune, con la quale veniva richiesta la restituzione della “Biga rapita”. In seguito, il sindaco aveva interessato lo Stato, scrivendo direttamente al ministro degli Esteri, FrancoFrattini, e al titolare del dicastero dei Beni culturali, Giuliano Urbani.L’istanza del sindaco Durastanti era sostenuta dalla Regione Umbria e da tutti i comuni umbri. Successivamente, la Regione, di propria iniziativa, si rivolgeva ai due ministri con una istanza firmata dalla presidente, Maria Rita Lorenzetti. I due ministri, Frattini e Urbani, pur riconoscendo l’originaria appartenenza del bene al patrimonio culturale di Monteleone, negavano l’intervento dello Stato sulla scorta di due specifiche argomentazioni: regolare alienazione della biga al Met e impossibilità di applicazione al caso concreto dell’accordo Italia-Stati Uniti del 2001 in materia di beni archeologici. Se sul piano giornalistico tutto è ammesso, su quello invece strettamente giuridico le difficoltà per risolvere la questione non sono poche. Invocare che si tratta di una esportazione illecita risalente al 1902 è pura teoria, in quanto in quell’epoca non vi era ancora formata una norma consuetudinaria che vietasse su tutto il territorio nazionale il traffico di reperti archeologici. Tant’è che in molte abitazioni di accademici, intellettuali e “ricchi cittadini” tenevano belle collezioni in vista, senza mai incorrere a sgradite pene. La normativa per la tutela del patrimonio artistico, cioè tutela delle cose d'antichità e d'arte, vide la luce - dopo l'insuccesso del progetto Correnti del 1872 – il 12 giugno 1902 n. 185, cosiddetta Legge Nasi. Si vietava, si raccomandava ma nello stesso tempo non si prevedevano mezzi e personale adeguati e sufficienti per arginare traffici illeciti, scavi clandestini, falsificazioni. D’altra parte, se si prendono i giornali del tempo, al Parlamento regnava un'opposizione che, permeata di ideologia liberale dell'epoca, invocava "contro l'intervento dello Stato, i sacri principî di libertà e di inviolabilità dei diritti dei proprietari". Si può dunque invocare un’azione illegale risalente al 1902 (sottrazione di un reperto archeologico ed esportazione all’estero) quando lo Stato non era in grado di assumere il ruolo di tutore? Bastava votare una legge per essere scagionati? Più che far causa al Museo newyorkese e spender un sacco di quattrini (“e farsi rider dietro”) sarebbe ora che si intentasse una causa contro lo stato centrale romano, burocratico e reazionario. Che fa un sacco di leggi ma poi con gli uomini che ha e i mezzi che mette a disposizione sembra quasi che si metta d’accordo con i tombaroli e i trafficanti di opere trafugate. L’Italia è il paese che ha il più alto numero di tombaroli, trafficanti d’arte e naturalmente vu cumprà! |
La biga etrusca di Monteleone di Spoleto
La biga etrusca di Monteleone di Spoleto è un vero reperto. Nel 1902 in località Colle del Capitano venne ritrovata l'antica biga contenuta all'interno di una tomba a tumulo. Tra i vari oggetti rinvenuti nella tomba, tra cui vi erano anche i corpi di un uomo e di una donna, sono state portate alla luce anche due Kylix (coppe) databili intorno al 530 a.C. Grazie al ritrovamento di queste è stato possibile far risalire la biga alla metà del VI° secolo, in concomitanza con la dominazione etrusca nel territorio. La prestigiosa biga è realizzata in legno di noce, interamente ricoperta di lamiere in bronzo dorato (metallo di Corinto) e decorata con pregevoli figurazioni a sbalzo. La biga etrusca fu portata al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1903 da dei mercanti fiorentini in maniera clandestina e smontata a pezzi. A Monteleone di Spoleto è presente una copia della biga in legno interamente rivestita di lamine di bronzo dorato lavorato a sbalzo con scene della vita di Achille. Il carro rientra in quegli oggetti di tipo sontuoso che avevano una funzione puramente rappresentativa; carri del genere erano infatti utilizzati solamente in parate e cortei trionfali ed accompagnavano nella tomba i loro possessori. http://www.umbriaearte.it/biga_etrusca_monteleone
|
|

| Archivio | :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: ::
|
|