
| MENU | :: :: :: :: :: :: :: :: ::
|
|
|
Teatro
| LO SPEZIALE DI HAYDN, REGIA DI SYLVIA NESCHER |
Venezia, 24 febbraio 2009 (di Albert Farchadi). Anche lo stanco rituale del carnevale veneziano, talvolta, riserva qualche sorpresa; quest'anno era costituita da uno spettacolo "da camera" colto e garbato, apparso a sorpresa e rappresentato il 22 e 23 febbraio a Casa Goldoni. E' stata una fortuna assistervi, poichè la sala del piano nobile del palazzetto non può ospitare più di quaranta spettatori, o poco più. Il luogo è noto per l'importantissima biblioteca, ed accanto al saloncino suddetto, dove fa bella mostra di sè, un magnifico lampadario di Murano, si trova una stanza dove è allestito un teatrino con marionette d'epoca. Un edificio, quindi, per svariati motivi, perfetto per ospitare Lo Speziale di Carlo Goldoni, godibilissimo libretto musicato da J. Haydn (di cui ricorre il secondo centenario dalla morte, e questa è la ragione della manifestazione). Opera poco rappresentata già all'epoca, poi, con lo smarrimento pressochè integrale della partitura del terzo atto, la cosa si è fatta, ovviamente, più difficoltosa. La sfida è stata raccolta dalla compagnia Austro-Israeliana Domino di Sylvia Nescher (anche regista) ed Yaier Nesher, che, con la collaborazione di Olga Manganotti ed Emilio Campanella, hanno dato vita, grazie a quattro magnifici pupazzi dai volti mobilissimi, alla rappresentazione. Si fingeva una prova aperta al pubblico, comprese introduzioni, chiose, interruzioni, osservazioni, incidenti, che rendevano estremamente agile ed interessante, lo spettacolo,rinnovando,a varie riprese,l'interesse per una vicenda "classica" vissuta da un tutore (Sempronio, lo speziale del titolo), il farmacista (Mengone, suo dipendente), uno spasimante sfortunato(Volpino,inutilmente innamorato della primadonna) e la pupilla dello Speziale(Grilletta,innamorata di Mengone,non-innamorata di Volpino). Si contano i "soliti" equivoci, i "soliti" travestimenti che culminano nel concertato del secondo atto in cui l'invenzione linguistica e musicale,contribuiscono ad un raffinatissimo gioco teatrale deliziosamente reso dai pupazzi che si destreggiano in una situazione di contratto matrimoniale stilato da,addirittura,due falsi notai!Complicazioni! E poi, sul più bello, tutto s'interrompe...che peccato, ci dicono i componenti della compagnia,a questo punto, la signora Nescher si fa venire un'idea per intrattenere il pubblico con un raffinatissimo teatrino delle ombre su una serenata...di chi?
|
 Ma di Haydn,naturalmente! Nel frattempo la briosa attrice e l'altro componente del gruppo hanno l'incarico di cercare nel testo e nella partitura, un modo per continuare la vicenda. Una farfalla fuggita dal mondo delle ombre provoca la loro illuminazione e la storia riprende con una turcheria alla moda del tempo su uno dei brani superstiti;poi si giunge alla chiusa della situazione con i quattro personaggi per il concertato finale! Calorosi applausi! Ah, già, il falso matrimonio fra Grilletta e Mengone, ha poi, in un modo o nell'altro, la sua validità, Grazie, dunque, all'organizzazione dei Musei Civici Veneziani, che hanno, ancora una volta, invitato la compagnia, già da anni ben nota a Venezia.
SPEZIALE (Il costume) Questo costume ci fa ricordare, che era dal corpo delle arti che sortivano i magistrati, i quali partecipavano alla amministrazione nelle città libere, oppure andavano alle corti dei principi stranieri a perorare per la difesa degli interessi della loro patria. Ci rammenta altresì questo costume un uomo illustre, Matteo Palmi, speziale di Firenze. Nato nell'anno 1400, egli impiegò tutta la sua vita in servigio della repubblica, consacrando le poche ore d'ozio che aveva nello studio della letteratura. Fra le opere varie che egli scrisse sono particolarmente notabili i quattro libri sulla vita civile, una storia in latino di Niccolò Acciajuoli gran siniscalco del regno di Napoli ed un poema in terza rima intitolato La città di vita, ossia divina. Matteo Palmi eri era ambasciatore a Napoli allorquando incominciò quel poema ad imitazione della Divina Commedia di Dante. Ne concepì l'idea andando a Cuma: quindi finge di avere per guida nel suo viaggio poetico la Sibilla Cumana, la quale lo conduce prima nei campi elisi e poscia alla eterna beatitudine nella città di vita. Il costume è copiato da una pittura di Domenico di Bartoli nell'ospedale di Siena. Questo speziale vi è rappresentato colla testa coperta da un turbante color di lacca. Il mantello è del medesimo colore e foderato di pelliccia bianca. Debbo qui far osservare che i medici e gli speziali avevano diritto di portare, come i nobili, le pellicce di ermellino e di vajo: questo diritto avevano pure coloro i quali facevano parte di uno dei corpi delle arti maggiori. L'abito è verde come anche la cintura: il rovescio delle maniche è giallo. Le maniche del giubbone e' la calzatura sono rosse. Tiene nella sinistra un piccolo vaso di medicamenti e nella destra una spatola.
Le foto sono state scattate da A. Miatello con una digitale EXILIM 6.0 Mega pixels (Casio) senza l'uso del flash, durante lo spettacolo di lunedì 23 febbraio 2009. Sono state inserite nella galleria da Alcide Boaretto di Padova.
|
|

| Pagine piu' visitate | :: :: :: :: ::
|
| Archivio | :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: :: ::
|
|