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Itinerari Culturali
| LE MANIFESTAZIONI GARIBALDINE A LENDINARA E DINTORNI |
Rovivigo, 27 aprile 2009 (dal nostro corrispondente Graziella Andreotti). Garibaldi a Lendinara: Manifestazioni. Domenica 17 maggio 2009 Lendinara rievoca per la terza volta la storica visita di Giuseppe Garibaldi. Piazze e vie saranno animate da 80 figuranti in divisa garibaldina e da 50 donne in costume ottocentesco. Gradita una camicia rossa. Una serie di manifestazioni si snoderà dal mattino alla sera, con la rievocazione storica alle ore 19 e il ballo finale in piazza, attraverso danze popolari, spettacoli di burattini e teatrali, musiche risorgimentali eseguite dalla banda civica, visite guidate a luoghi e mostre. Annullo per mille francobolli del bicentenario della nascita di Garibaldi. Da non perdere “Lendinara di fine '800”, mostra fotografica dalla collezione Marchiori, e l'esposizione di cimeli appertenuti ad Alberto Mario e di materiale iconografico, primi pezzi del futuro museo del Risorgimento nel palazzo Boldrin. | Alle ore 15 visita guidata al giardino di Ca' Dolfin, ideato nella seconda metà dell'800 da Domenico Marchiori. E' il parco-giardino più suggestivo del Polesine, ricco di essenze pregiate, con una torretta-belvedere, con un gioco d'acque e ancora con la caretteristica collinetta di una ghiacciaia. Proprio in questa villa cinquecentesca, su probabile disegno di Vincenzo Scamozzi, visse Giuseppe Marchiori (Lendinara, 1901-1982), pittore, scrittore e critico d'arte, padre dell'attuale proprietario.
Dalla Cronaca di Pio Mazzucchi. Il 25 febbraio 1867 Giuseppe Garibaldi con la figlia Teresita, il capitano Alberto Mario con la moglie Jessie White e il colonnello Giovanni Acerbi giunsero in treno da Firenze alla stazione di Rovigo. A riceverli, alle ore 16.30, c'era Domenico Marchiori, primo sindaco di Lendinara. Il viaggio proseguì con due carrozze: in una, Garibaldi, la figlia e Marchiori; nell'altra, i Mario con Acerbi. Ci fu una prima breve tappa a Rovigo per un saluto ai cittadini dal balcone di palazzo Angeli. Poi il viaggio verso Lendinara delle due carrozze precedute da una staffetta a cavallo. Appena fuori della città, una trentina di ex garibaldini in divisa, comandati dal sottotenente Carlo Baccaglini, garibaldino lendinarese, e un picchetto della Guardia nazionale erano in attesa. I garibaldini presero d'assedio la carrozza del generale che strinse a tutti affettuosamente le mani. Poco dopo, le carrozze scortate dalla Guardia nazionale ripresero il viaggio e giunsero a sera a Ca' Dolfin, prestigiosa residenza del Marchiori. La folla stipata sulla via chiamava al poggiolo Garibaldi che si affacciava assieme a Teresita, ad Acerbi e ad Alberto Mario, salutando cordialmente. Così prosegue la cronaca: “Cessati gli evviva ed il rumore del popolo, il generale, indirizzandosi a tutti, pronuncia ad alta voce un discorso: ricorda che l'Italia non è ancora libera del tutto, che è d'uopo difenderla, che è un bel giardino agognato da tutti i potenti d'Europa, ma che ora noi soli possediamo; raccomanda gli esercizi alle armi; promette, se occorre, di prestar l'opera propria, benchè vecchio e rotto, unito ai lendinaresi; e, dopo una staffilata ai preti, perchè nemici della patria, rientra salutando. La folla lo acclama, lo invita a ripresentarsi, ed egli si riaffaccia, sorridendo benignamente. Parte, il giorno dopo, da Lendinara”.
Lendinara. Lendinara, borgo di origine romana, feudo dei Cattaneo di Verona, terra prima degli Estensi e poi dei Veneziani, conserva l'identità veneta con il corso sinuoso dell'Adigetto, diversivo dell'Adige che esce a Badia Polesine, con i suoi ponti, con i palazzi eleganti, che furono di nobili famiglie: dei Cattaneo, dei Leopardi, dei Dolfin, dei Malmignati, dei Petrobelli, dei Boldrin, dei Perolari. Lendinara è un luogo di memorie estensi, venete e risorgimentali, artistiche e musicali. Qui nacquero i fratelli intagliatori e pittori Lorenzo e Cristoforo Canozi, il liutaio Domenico Montagnana, l'architetto Giacomo Baccari, lo scrittore garibaldino Alberto Mario, il diplomatico e giornalista Adolfo Rossi, il musicista Aureliano Ponzilacqua. Camini veneziani si contendono il cielo con ciminiere di archeologia industriale. Qui sorse nel 1900 il primo dei quindici zuccherifici del Polesine e uno dei rari iutifici italiani. Qui il sacro convive con stridenti ricordi anticlericali. A pochi passi dal duomo di Santa Sofia c'è il monumento ad Alberto Mario ornato di simboli massonici, opera del repubblicano Ettore Ferrari, autore del Garibaldi in bronzo di Rovigo; sulla via del Santuario della Madonna del Pilastrello, laggiù in fondo nella pace olivetana, si passa davanti alla casa di Alberto Mario e Jessie White, alle case operaie sorte nel brolo dei Mario, alla lapide con il medaglione bronzeo di Policronio Carletti dedicato a Jessie.
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