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  I VENETI D'EGITTO

V. Gazzotto,. Ritratto di G.B. Belzoni, Mostra Padova, 29 ottobre 2011. Un altro medico di consolato fu Prospero Alpini di Marostica che in Egitto studiò la pianta del caffè da lui poi introdotta in Europa.


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  In copertina

Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia pe l'Expo Milano 2015

Roma 26 gennaio 2010 (brevi di cronaca). L'amministratore delegato di Expo 2015 Spa, Lucio Stanca, e il Presidente della Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, Giuliano Urbani, hanno siglato oggi la convenzione che sancisce la collaborazione in vista dell'esposizione universale. "La convenzione - si legge in una nota - prevede lo sviluppo di progetti educativi e culturali, con l'obiettivo di sviluppare per il grande pubblico tematiche tecnico-scientifiche correlate al tema di Expo ''Nutrire il pianeta, Energia per la vita''.


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Galan introduce la conferenza stampa su Cima da Conegliano
Venezia, 26 gennaio 2010 (servizio dall'inviato A. Miatello). ''A ogni generazione va riconosciuto il diritto di cimentarsi con il ''suo'' Tintoretto, con il ''suo'' Giorgione, con il ''suo'' Tiziano e, finalmente, con il ''suo'' Cima da Conegliano. C'e' quindi da essere orgogliosi che la nostra generazione abbia avvertito il desiderio di potersi confrontare con il segreto di un'arte a suo modo perfetta, quella di Cima appunto, e questo mi pare giustifichi in abbondanza una mostra che fa onore al Veneto e a tutti coloro che l'hanno voluta''. Lo ha detto e ripetuto stamattina a Palazzo Balbi, l'on. Giancarlo Galan, Presidente della Regione, introducendo la conferenza stampa di presentazione della mostra su Cima da Conegliano che si terrà nel "suo comune natio" dal prossimo 26 febbraio al 2 giugno 2010. E' la seconda delle tre mostre - Giorgione, Cima e Da Ponte - che la Fondazione della Banca Antonveneta e Monte dei Paschi sponsorizzano e "si sforzano di condurre le istituzioni locali verso una sinergia senza la quale si va poco lontani" - precisa il presidente Mario Carraro.  

BAMBINA E’ LA MEMORIA - A CHILD IS MEMORY

Bambina è la memoria.
 
Ricordi quando
giocavamo sotto un
grande albero verde
ed il vento gelido
dell’odio
non aveva ancora
sfiorato i  suoi turgidi petali bianchi?
 
Bambina è la memoria
che non vuole scordare
un orrore
quasi negato,
talvolta.
 
Nei colpevoli oblii del quotidiano rancore.
 
Bambina è la memoria
che ti urge
anche quando ti assonni.
 
Bambina è la memoria
che cerca la vita anche quando non c’è
- coerenza del non vivere -
che vuol crescere
per non dimenticare
ma anche per rinascere,
e per rivivere
infine – finalmente –
libera
ad un nuovo domani. 

Maria Cristina Nascosi Sandri


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Il Primo carnevale dei ragazzi organizzato dalla Biennale
Venezia, 19 gennaio 2010 (echi di cronaca). La Biennale organizza il primo Carnevale dei ragazzi, intitolandolo «Il Giardino della Creatività». Dal 6 al 16 febbraio, per dieci giorni il Palazzo delle Esposizioni ai Giardini di Sant’Elena (ex Padiglione Italia), verrà aperto per un programma di attività educational e iniziative creative rivolte ai bambini e ai ragazzi non solo della scuola dell’obbligo (già 1.200 gli iscritti), ma anche a singoli accompagnati dai loro genitori.
Ad annunciarlo è stato il presidente Paolo Baratta a Ca’ Giustinian, con il sindaco Massimo Cacciari e Piero Rosa Salva presidente di Venezia Marketing Eventi. I Giardini della Biennale a breve diventeranno «veri e propri giardini pubblici della città di Venezia - ha detto Cacciari - Questo Carnevale ci permette di valorizzare spazi ancora marginali nella vita della città». Il sindaco ha sottolineato l'aspetto dell'integrazione tra la Biennale e tutte le attività a Venezia. «Per anni - ha osservato - la Biennale ha fatto storia a sè: da qualche anno, questo handicap è stato superato». Per partecipare basta prenotare al numero 041-5218828. L’ingresso è gratuito.
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GLI ARCHITETTI POLITICI: PRESTAZIONI PER CAMPARE?

Padova, 17 gennaio 2010 (echi di cronaca). Da tempo si legge anche sui libri di giornalisti d'inchiesta che gli architetti si lanciano in poltica per sfondare come consulenti per gli enti locali. "I partiti sono pieni di professionisti alla ricerca di un tornaconto, altro che servire il popolo" - borbotta Carlo D'Asgrò. La stampa locale padovana ha messo un luce il giro vorticoso delle consulenze in Provincia: la giunta Casarin non ha "trascurato" gli amministratori locali. Dopo il Comune, anche palazzo Stefano finisce sotto i raggi X dell’operazione trasparenza. Sindaci, assessori, ex ammnistratori, professionisti prestati alla politica. Gli elenchi sugli incarichi esterni pubblicati dal sito del ministero dell’Innovazione (leggi Renato Brunetta) mettono nero su bianco le consulenze di palazzo Santo Stefano. Scorrendo una per una tutte le voci, di tanto in tanto saltano così all’occhio nomi più o meno conosciuti. Nomi di amministratori locali (tutti di centrodestra e titolari di studi professionali) scelti dall’allora amministrazione Casarin per svolgere incarichi a voltre profumatamente remunerati. Uno su tutti il sindaco forzista di Lozzo Atestino (e casariniano a 24 carati) Luca Ruffin che nella vita fa anche l’architetto. Il 29 dicembre 2006 Ruffin riceve un incarico per il coordinamento della sicurezza ed esecuzione dei lavori per 111 mila 504 euro (50.184 risultano già pagati alla fine del 2008), il 3 settembre 2007- quindi dopo la sua elezione a sindaco che avviene il 27 maggio dello stesso anno - riceverà un’altra consulenza da 34.110 euro (tutti liquidati) per un progetto di ampliamento del liceo Galilei e Selvazzano Dentro.


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SHOAH IN POLESINE: JUSTITIA POST MORTEM
Rovigo, 13 gennaio 2010 (di Graziella Andreotti). A Rovigo, la terza lapide della memoria ha fatto la sua comparsa già dai primi giorni di gennaio sul muro del vecchio cimitero israelitico. La prima fu subito rifatta nel gennaio 2005. La seconda elencava 27 vittime della shoah, ma fu danneggiata nel febbraio del 2009. Ed ora la terza con 43 nominativi: sono stati tolti Violetta Caro e Oscar Roger che si erano salvati; sono stati aggiunti Guido Anselmo Ravenna di Adria, ucciso a Mauthausen, Umberto Luzzatti di Rovigo e 16  arrestati in Polesine, quasi tutti stranieri. Anche questa volta sono state dimenticate due vittime di Rovigo e una di Badia Polesine.
La ricerca ha attinto al monumentale volume “Il libro della memoria” di Liliana Picciotto. Purtroppo per qualche errore nel libro e per il criterio, molto discutibile, adottato dalle autrici milanesi – i nati e gli arrestati in Polesine – si è finito per dimenticare chi in Polesine ha vissuto.
Un discorso a parte merita Umberto Luzzatti, morto non in un lager, ma a Rovigo nella sua casa di via Mazzini, sepolto nel locale cimitero israelitico. Una morte avvolta nel mistero, lo stesso mistero di Clelia Consigli, che forse non è mai partita da Rovigo.
Delle 13 vittime polesane, 11 sono di Rovigo, Bruno Levi di Ficarolo e Guido Ravenna di Adria. Il criterio adottato non è in grado di rappresentare l'immane tragedia che ha distrutto famiglie intere, lacerate ora dalle lapidi della memoria: mogli e mariti separati, figli divisi dai genitori come nei campi di sterminio. I fratelli  Franco sono in due a Rovigo, ma le vittime discendenti da Silene Ancona  furono sette; Argia Cavalieri è sola, ma morì con tre figli e un nipote; Silvia Usigli è  qui, il marito Cesare Fano altrove; Arturo Leoni qui, la moglie Irma Cuzzeri forse a Verona città natale.
Nei cimiteri degli ebrei, le stele di una stessa famiglia sono una accanto all'altra. Questi morti senza tomba, uniti in vita negli affetti e nel dolore, dovrebbero essere uniti nella memoria.


18 TOMBE NELLA CHIESA DI SAN GIACOMO: ANCHE QUELLA DI ZORZO BARBARELLA?
Castelfranco, 10 gennaio 2010 (echi di cronaca). Sono state ritrovate nella Chiesa di San Giacomo 18 tombe databili in un arco di tempo che va dalla fine del XV secolo e l’inizio del XVII secolo. Le tombe nel 1730 sono state ricoperte con l’edificazione della chiesa attuale, rimasta però con la stessa pianta (altar maggiore rivolto a Bisanzio). In pratica si tratta di cavità scavate nel terreno con le pareti intonacate. Solo alcune di esse sarebbero state poi riutilizzate dalla Confraternita dei Battuti e presentano delle decorazioni legate al culto dei santi. Non si conoscono, o meglio non sono state rese note le identità delle spoglie ritrovate. Il culto dei defunti a Castelfranco non è molto seguito come a Bolzano che per Otzi si conoscono molte particolarità aghiaccianti. Non si sa se si tratta di monaci morti per malattia o vecchiaia o addirittura per avvelenamento, com'era usanza all'epoca. Tutto è avvolto da mistero che la Chiesa e il Comune mantengono per il timore di essere derisi. (Photo by Gianni Desti Baratta's web site)



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Tsutomu Yamaguchi: addio all'ultimo Hibakusha

Tokyo, 5 gennaio 2010 (echi di cronaca). Si chiamava Tsutomu Yamaguchi ed era l’unico sopravvissuto alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki; è morto il 4 gennaio ed aveva compiuto 93 anni, ma un terribile cancro allo stomaco non gli ha lasciato una via di fuga.
Lui che era ingegnere, si trovava in un viaggio d’affari quando subì il bombardamento di Hiroshima e tornò a casa tre giorni dopo, in tempo per assistere anche a quello della sua città, a sud dell’arcipelago. Solo lo scorso marzo gli è stato riconosciuto di essere l’unico sopravvissuto alle due esplosioni, sopravvissuto prima alla bomba di Nagasaki,e poi divenuto anche reduce di Hiroshima. Perse il suo secondo figlio per cancro nel 2005, ma scampò all’olocausto nucleare quando era bambino; l’impegno dell’uomo è sempre stato rivolto all’orrore dell’atomica, che ha provato in ogni modo a mettere in risalto le sue terribile potenzialità disastrose. Yamaguchi è l’unico ad avere avuto il riconoscimento ufficiale di doppio hibakusha.

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François Monnier (Genève)
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Marica Rossi Salgarelli (Vicenza)
Lavinia Savini (Bologna)
Giorgio Sparisi (Treviso)
Madeleine Vallon (Genève)
Franco Vanzo (Treviso)
Giselle Walkievich (Roma)
Jacopo Zorzi (Venezia)


  Villa Emo a Fanzolo di Vedelago (Palladio 1558)

La villa palladiana quale esito di una nuova tipologia, dove le necessità pratiche della vita agricola sono tradotte in forme inedite e in un linguaggio nuovo ispirato all’architettura antica, ha senza dubbio un punto di approdo definitivo in villa Emo.


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