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Cronaca
| UNESCO E PROSECCO: FORSE UN GIORNO LA NOMINA |
Pieve di Soligo, 24 luglio 2012. È quasi certa la candidatura delle colline del Prosecco al titolo di Patrimonio dell’Umanità. Ieri, a Villa Brandolini di Pieve di Soligo, il Comitato promotore per la candidatura a sito Unesco hanno siglato un protocollo d’intesa il Consorzio per la Tutela Prosecco Superiore, l’Ipa Terre Alte della Marca, la Provincia e la Camera di Commercio di Treviso. | Un iter iniziato nel 2007. Il Comitato avrà due anni di tempo per redigere un dossier convincente e un piano di gestione. Documenti che saranno trasmessi al Ministero dei Beni Culturali, che deciderà se la candidatura è degna di essere trasmessa alla sede Unesco di Parigi. Difficile avere una risposta prima del 2015. Ma ci riusciranno? L’Italia vanta già 47 siti Unesco, e almeno altre 30 aree saranno candidate assieme alle colline del Prosecco. «Già quanto fatto finora può essere considerato un successo» ha spiegato Nardi, presidente del Consorzio di Tutela. «Abbiamo intrapreso un progetto che consegneremo alle generazioni future. Ci spingerà verso una maggiore tutela del territorio, promuoverà il nostro prodotto di punta, e rafforzerà la nostra identità culturale». A Nardi è stato chiesto come il Comitato intenda rispondere ai tanti perplessi, che sostengono che il paesaggio delle colline di Conegliano e Valdobbiadene sia già stato deturpato dalla coltivazione intensiva del Prosecco: «L’Unesco non riconosce solo le aree che conservano l’integrità naturale» ha detto Nardi «ma anche tutte quelle zone in cui l’uomo ha interagito, in maniera virtuosa, con l’ambiente fisico. È il riconoscimento di un patrimonio culturale, non solo naturale. E il Prosecco è un segno distintivo di queste colline». Con un export in costante ascesa in oltre 50 Paesi, 3000 viticoltori e 600 ore di lavoro all’anno nei vigneti per ciascuno di loro, la valorizzazione del Prosecco Docg è il principale motore della candidatura. Lo conferma Nicola Tognana, presidente della Camera di Commercio: «Questa candidatura è un’occasione per recuperare le posizioni perse a causa della crisi. La valorizzazione culturale di un territorio porta sempre ricadute positive nelle attività economiche e turistiche». Leonardo Muraro ha ricordato che si tratterebbe del settimo sito Unesco in Veneto, il primo in provincia di Treviso: «Una provincia che nel 2008 ha generato un Pil di 28 milioni di euro, ma che nei prossimi anni dovrà guardare ancora di più all’ambiente e alla sua tutela, valori che possono portare vantaggiose economie». Il Comitato, a sostegno della candidatura, ha più volte citato come esempi di eccellenza del territorio la Scuola Enologica Cerletti di Conegliano, fondata nel 1876, il maestro del Rinascimento Cima da Conegliano, il poeta Andrea Zanzotto. Appuntamento a Parigi nel 2015. Dai commenti a caldo dei responsabili, si denota una certa impreparazione, forse perchè si è abituati a combinare arte e potere. Nessuno di questi, nemmeno il gradasso Tognana, quello dei mattoncini, conosce con esattezza o si è fatto una cultura sulla scelta che l'Unesco opera ogni due anni per scegliere i siti da inserire nella Lista del patrimonio Mondiale. Il presidente Muraro da quello che afferma sembra suonato. Che c'entrano i milioni di euro di Pil per garantire al sito territoriale uno status internazionale? Si guardi bene le carte, almeno una volta. L'unicità e la salvaguardia del luogo, sono due fra le principali componenti per essere scelti. Se c'è il rischio che l'ambiente specifico rischia di scomparire per l'aumento di case e capannoni, allora forse Parigi può essere tentata a votare l'inserimento nella Lista Unesco, non certo sulla base di import-export!. L'Unesco è culturale non economico speculativo come Muraro e quel folto mondo di leghisti ormai si sono abituati a pensare. Forse per questo è giunto il momento di mandare a casa definitivamente i politici ignoranti.
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