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| A Pierluigino Bersani | Mi scopro essere stato il maestro di dottrina cristiana (per la prima comunione) di Pierluigino Bersani della parroccia di San Bernardino, Bettola (PC), ottobre 1958 (muore Papa Pacelli eleggono il patriarca di Venezia , c'era anche Bartolomeo Sorge...) lui (Pierluigino) sette anni, io quindici e mezzo. Ti scrivo qualcosa su... |
| Costantino Nivola |  Il padre era muratore e da lui Costantino apprese i primi rudimenti del mestiere. Nel 1926 iniziò a lavorare come apprendista presso Mario Delitala, pittore e incisore, che stava lavorando alla decorazione dell'aula magna dell'Università di Sassari. Dal 1931, grazie a una borsa di studio, frequentò a Monza l'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) dove si diplomò come grafico pubblicitario nel 1936. A Monza ebbe come compagni di corso Fancello e Pintori, sardi come lui.
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Millecolori di M. Brusatin
| SCHIZZO DI PROFILO PER SALVATORE SETTIS DETTO ARTEMIDORO |
Alghero, 1° marzo 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). A-settico, scettico, settario felicemente insopportabile Salvatore Settis, esce di scena dal vertice della Commissione ai Beni Culturali, ritornando alla sua Scuola Normale di Pisa, che è diventata un’eccellenza eccezionale soprattutto per la mancanza di una onesta quadratura dei conti che purtroppo gli si deve anche imputare data la lunga e iterata direzione (a partire dal 1999, confermata nel 2003 e strappata con sofferenza nel 2007). Anche l’eccellenza ha delle regole non tanto eccezionali. Ricordo un comune ingresso nella casa editrice dello Struzzo di Einaudi. Eravamo insieme, lui presentò il libro La Tempesta interpretata, io Venezia nel Settecento. I libri vennero entrambi pubblicati a distanza diversa di tempo, nella collana dei saggi rossi. Ricordo anche un semplice sguardo degli occhi elettrici di Giulio Einaudi che “liquidò” i due saggi dicendo: - Ecco il libro più sottile (di Settis) e quello più spesso (il mio). Senza nessuna altra considerazione critica, con una semplice occhiata del manoscritto, un editore sapeva scegliere i suoi libri. Poi i destini dei libri (e degli autori) sarebbero stati fatti loro.
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Salvatore Settis portava nel volto e nell’anima i segni di una colluttazione coniugale, commentata in ridicolo dai redattori della casa editrice. Nessun dramma. Ebbi cura di leggere il fantastico libro la Tempesta interpretata che coglieva con notevole opportunità l’occasione del grande Convegno del Quinto Centenario della nascita di Giorgione (al quale partecipò molto timidamente anche Vittorio Sgarbi). Il promettente Settis si esibì nel teatrino accademico di Castelfranco, con grande foga, dentro alla sua elegante giacca di spago. Nasceva una stella. Il testo e l’intervento su Giorgione erano una abilissima invasione di campo da parte di un archeologo che scendeva in piazza tra i cinquecentisti e giorgionisti, facendone scempio. I quali masticarono parecchio spago non tanto e non solo per la disquisizione stringente e probatoriamente archeologica. Fu il modo della comunicazione che stupì e frantumò i discorsi di André Chastel, di Cesare Brandi e perfino di Carlo Pedretti. La sua era comunque una tra le mille interpretazioni possibili della ininterpretabile Tempesta di Giorgione, contrassegnata anch’essa da quell’iconologia “di stampo ideologico” che prescinde dalla materialità e costruzione dell’opera. Ma chi sarebbero stati, secondo il Settis, i due personaggi enigmatici del famoso quadro alle Gallerie di Venezia?
Risposta: - Adamo ed Eva!
Passi, per la bella pastora che allatta alla selvaggia il piccolo Caino, ma francamente identificare come Adamo il personaggio perfettamente abbigliato in un costume alla moda, di color porpora come andasse ad una festa, era una bojata pazzesca. Ora alla cadenza del Quinto Centenario della morte di Giorgione (2010) la tempesta in un bicchier d’acqua di Settis diventa un argomento più che attuale, dopo quel gran sbattimento di porte e finestre seguito alle dimissioni della Commissione ai Beni Culturali del Ministero, tranne che per Paolo Portoghesi che avrebbe saggiamente qualcosa da dire e Antonio Paolucci che ha sempre qualcosa da aggiungere, tranne in questo caso. L’incursione in territorio culturale sempre più estensibile diventava una strategia di affermazione, non è sempre così, ma i saggi di Settis, per un modestissimo lettore come me, vanno assolutamente in questa direzione, soprattutto dopo il soggiorno non obbligato al Getty Foundation di Malibu (1994-97). Anche se c’è un corpus intermedio assolutamente autorevole dell’opera settisiana, come per l’acquavite nazionale, penso si debba buttare la testa, come ho detto, e la coda che dirò. Per esempio, diventa incomprensibile l’accanita e perseverata testimonianza a carico dell’autenticità del famoso Papiro di Artemidoro, che oramai è stato smontato filologicamente pezzo a pezzo da Luciano Canfora, anche nei disegni che potrebbero essere di qualsiasi dilettante innamorato della classicità (dagli architetti e archeologi, che hanno scoperto i segni e i colori della classicità, fino a un grande dilettante come Wolfgang Goethe) - così hanno confermato grandi connaisseurs di grafica e non solo, come la Ottani Cavina e Maurizio Calvesi. “Per conoscere i falsi non è necessario aver visto molti autentici ma aver visto molti falsi”- questo disse il grande e buon falsario Eric Hebborn, pochi giorni prima di essere assassinato, a Federico Zeri che di falsi e di rapine era un custode autentico. Visto e udito da chi scrive, ma di questa opinione è fondatamente anche Andrea Carandini che ora dovrà sostituire il Settis. Il Papiro di Artedmidoro è molto probabilmente un grandissimo falso, e un appellativo distorto Al Pollo d’Oro è stato burinamente attaccato come insegna alla premiata Fondazione San Paolo che ha finanziato tutta l’operazione, e si trova ora un fascio sfasciato di papiri, titoli comunque non così tossici. Le battaglie senza eroi (2005) cantate da Settis sulle macerie di un’Italia s.p.a, hanno comunque un’eccezione, la sua. Però bisogna dare a Salvatore quello che è di Settis. Su due argomenti in particolare ha stra-ragione, quelli che hanno fatto traboccare il vaso. 1. Che senso ha portare i Bronzi di Riace all’isola della Maddalena per l’incontro del G8 ? E’ un’assurdità in quanto già ci sono in Sardegna i colossi di Oristano, del Monte Prama che possono degnamente rappresentare tutti i potenti della terra (e il loro destino di polvere). 2. Il supercommissario ai Beni Culturali Mario Resca, poi, meglio venga impiegato in un progetto riparatore a promuovere veramente la cultura del buon cibo italiano, in un momento di protezionismo, invece delle orribili polpette McDonald’s. E ancora, circa i galloni di Grand Croupier presi al Casinò di Campione d’Italia, qualcosa bisognerebbe chiedere all’unico personaggio che se ne intende davvero, data la sua assidua frequentazione ai tavoli verdissimi di quel dorato casinò. E’ Emilio Fede, il quale è certamente da proporre come supercommissario all’apertura dei nuovi Casinò in Italia, oltre i quattro esistenti. Quanto alla nuova nomina ai Beni Culturali di due personalità come Elena Francesca Ghedini e Marco Romano che sono anche umanamente delle persone, ben vengano, rispetto ad una accolita di inflessibili che vagano nel territorio inquieto della tutela inapplicata e della valorizzazione vituperata. Questo quando i due siti archeologici più importanti al mondo come i Fori Romani e Pompei, sono in uno stato deprimente. Meglio Piranesi, il più grande testimone di quelle rovine che stanno diventando poco più che delle macerie. Riccardo Chiaberge come praticante e non credente di quanto servano le sue punture circa i Beni Culturali (Il Sole 24 Ore, domenica, 1° marzo 2009), deve chiedersi se un archeologo - se la formazione archeologica Carandini v/s Settis - possa o no servire a un programma di Tutela&Valorizzazione nazionale (ma forse meglio ancora regionale). Perché l’archeologia non è scienza antica ma moderna almeno quanto il design.
* vedi: Giorgione, Convegno internazionale di studi, Castelfranco Veneto 29-31 maggio 1978, Castelfranco Veneto 1979.
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| SARDEGNA: ISOLA DEL NORD? | Alghero, 18 febbraio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Il tempo influisce sulla politica. No. La politica ormai influisce sul tempo. Da quando Soru si e dimesso fino al fatidico 17 febbraio, in Sardegna c’è stato un tempo orrendo, da paragonare al più umido inverno del nord, ventoso, nevoso, accidioso. Da ieri un tempo splendido, merito della vittoria del cavaliere il quale ha confezionato un cappotto al rivale che girava in giacchetta, e ora dice da coccodrillo: “Se uno di alto livello come Soru perde, non è colpa sua”. Infatti, quando cadono le maschere, dietro la faccia di Berlusconi c’è un Cappellacci qualsiasi ma dietro la maschera di Soru, c’è nientemeno che Weltroni, il quale obbiettivamente in Sardegna si è speso come il cavaliere e si beccato un pallettone al cuore.
Testo e foto aggiunti dalla redazione di Aidanews (Qui nella foto: particolare di una testa in pietra dei misteriosi giganti nuragici. "La resurrezione dei Giganti di pietra del Sinis può essere seguita anche on line collegandosi al sito www.monteprama.it/
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| BIENNALE ARCHITETTURA 2008 |  Breve repertorio di foto della Biennale di Architettura 2008 a cura di A. Boaretto
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| Il Carnevale di Sardegna |  Il Carnevale è l’unica festa calendariale non collegata alla liturgia cattolica, una festa dalle evidenti funzioni sociali, che utilizza i moduli della finzione teatrale (maschere, travestimenti, satira, pantomima grottesca) per ribaltare forme, ruoli e gerarchie della normalità quotidiana.. In Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa di S.Antonio Abate, il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri. I festeggiamenti si concentrano soprattutto tra il giovedì e il martedì grasso. La festa conserva spesso il ricordo di riti arcaici di fine d’anno, quest’ultimo rappresentato da un re/regina (Re Giorgio di Tempio Pausania) o da un fantoccio di pezza che viene processato, condannato al rogo e pianto con un ridicolo lamento funebre (Gioldzi a Bosa e nel nord Sardegna, Maimone in Ogliastra, Cancioffali a Cagliari, ed altri ancora). Maschere mute d’antica origine caratterizzano invece il Carnevale dei centri barbaricini di Mamoiada, Ottana e Orotelli, mentre, soprattutto nell’Oristanese, le esibizioni equestri costituiscono il fulcro della festa (Sartiglia di Oristano, Sa carrela ‘e nanti di Santulussurgiu, Sa corsa a sa pudda di Ghilarza). I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zippulas) e abbondante vino. Fonte: http://www.paradisola.it/carnevale-sardegna/ |
| CARCERI VERDI. PROGETTO DI ANGELINO ALFANO ARCHITETTO & ASSOCIATI |  Alghero, 25 gennaio 2009 (dal nostro inviato Manlio Brusatin). Siccome l’Italia non sarà più la terra dei perdoni, condoni, indulti si comincino finalmente a costruire case per i carcerati. Le case per i carcerati e per la polizia di sorveglianza si chiameranno carceri verdi o ecologici. Così almeno se li immagina il Ministro Angelino Alfano che riconosce l’idea luminosa alla collega siciliana Stefania Prestigiacomo. “L’idea di pensare a carceri ecosostenibili a emissione zero... cioè strutture che sfruttano al massimo le possibilità di efficienza energetica e di riciclaggio delle scorie. Puntiamo ad un risparmio perché si abbattono le emissioni di Co2 …”. (Corriere della Sera, 24.01.08).
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| SPOLETO: XS - La Festa dei centri storici | Spoleto, 3 dicembre 2008 (brevi di cronaca). Secondo appuntamento della manifestazione itinerante ideata per analizzare e comunicare tutta la straordinaria ricchezza e le molteplici qualità dei centri storici. Nei tre giorni della manifestazione, una serie di conferenze e di incontri partecipativi, così come di appuntamenti con le arti e lo spettacolo, consentiranno al pubblico di immergersi nella conoscenza di tutti gli aspetti rilevanti che rendono peculiare il centro storico di Spoleto: dalle eccellenze urbanistico-architettoniche, alla qualità del suo patrimonio artistico-culturale, dalle dinamiche che interessano il tessuto sociale ed economico alle potenzialità del suo comparto turistico-promozionale. XS - Festa dei centri storici propone una visione del centro storico come un luogo fisico in cui lo sviluppo è legato non soltanto alle attività economiche (commerciali e produttive) ma anche ad altri sistemi, ugualmente capaci di generare attrattività, come quelli dei racconti, dei ricordi, dell'identità delle tradizioni delle popolazioni locali, dei beni immateriali che sono patrimonio di chi il centro storico lo abita o lo ha abitato. Oltre ai molti appuntamenti in programma ci sarà una ricca proposta di eventi Extra-festival come mostre fotografiche, proiezioni cinematografiche, interventi di arte pubblica e video-arte. Il tutto nelle location più belle della città: dalla Rocca Albornoziana a Palazzo Leti-Sansi, da Piazza Collicola e Piazza del Mercato. Evento promosso dal Comune di Spoleto, realizzato dal centro di ricerca Fo.cu.s e Master ACT, Sapienza, Università di Roma, e dalla società Monti&Taft, con il patrocinio della Regione Umbria.
Appuntamento: Spoleto, 6-7-8 dicembre 2008 Informazioni - www.extra-smallfestival.it/
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