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IL VENETO SI FA SCIPPARE L'EREDITA' DI CARLO SCARPA

Gli eredi Scarpa stanno trattando le cessione del "corpus" scarpiano con il Ministero dei Beni Culturali, per essere trasferito a Roma.

Perché la Regione Veneto non si muove?

Un'interrogazione parlamentare al Ministro Urbani

 

 

Jeanne BELHUMEUR

 

 

Nella sala della Fondazione Querini Stampalia, luogo sacro scarpiano, mercoledì scorso 28 febbraio 2001, durante un convegno nel XXIII della morte di Carlo Scarpa, il dr. Pio Baldi dirigente del Ministero dei Beni Culturali ha annunciato che il Veneto stava per perdere tutto il grande patrimonio degli studi e dei progetti di uno dei suoi figli più illustri, ritenuto tra i maggiori architetti contemporanei. Un "corpus" che lo Stato sembra intenzionato ad acquisiree a portarea Roma, visto che la sua Regione o un altro ente pubblico non ha l'interesse né la volontà politica per conservarlo. Non è la prima volta che questo succede in questa ricca terra di artisti. Già nel 1614, l'allievo di Palladio, Vincenzo Scamozzi vendette ad un architetto inglese, Indigo Jones, l'intero "corpus" dei disegni originali del Maestro vicentino (pardon, patavino).

Ma come si è potuto appurare, da diverso tempo l'archivio Scarpa, gran parte pubblicato in Italia e all'estero, è in vendita. Sembra che non ci siano i soldi per l'acquisizione e per una fattiva struttura che possa servire da centro di ricerca. "Sarebbe scandaloso, denuncia Aldo Businaro, uno dei suoi fedeli estimatori. Come si fa a lasciar partire una documentazione così straordinaria che per il 90 per cento le realizzazioni del Professore sono state realizzate proprio nel Veneto? Dunque, tenere qui disegni e progetti rappresenterebbe un tutt'uno indispensabile per realizzare un percorso di ricerca e avvicinamento alla sua opera. Ai tantissimi visitatori che vengono in continuazione nella nostra regione per ammirarne le opere, si potrebbe proporre un percorso che documenti la riflessione che c'è stata dietro". Rincara la dose Elio Armano "Le sue opere più importanti sonon in Veneto, e tra l'altro sono state opportunamente oggetto di restauro, di cure e di studi. E' impensabile che ci si faccia scappare la possibilità, offerta dagli eredi di Scarpa, di mantenere nel nostro territorio tutta l'opera grafica e l'archivio relativo".Sembrava  che il presidente regionale on. Galan fosse dell'avviso di trovare una soluzione adeguata.

I fatti comunque sono andati così. L'Archivio progetti di Carlo Scarpa lascia Venezia per trasferirsi a Roma. Il figlio arch. Tobia Scarpa l'aveva messo in vendita da tempo e chi lo frequentava ne era al corrente. Alla fine ha deciso di cederlo al Ministero dei Beni Culturali per 4 miliardi di lire (due milioni di €), rifiutando l'offerta dell'IUAV di Venezia (arrivato un po' in ritardo, ndr), per la stessa cifra come ha dichiarato il rettore Marino Folin. Ma almeno a Roma finirà nel nucleo costitutivo del Museo Nazionale di Architettura che si intende creare e sarà in temporanea custodia in un palazzo romano. Si tratta di 1700 tra disegni e progetti di Scarpa, che erano da tempo in vendita. Un'interrogazione parlamentare "trasversale" è stata inviata al Ministro Giuliano Urbani, mettendo in luce "la volontà di trasformare l'archivio progetti in fondazione culturale, e magari nella sede del polo veneziano del Museo nazionale della storia dell'architettura il Convento dei Tolentini", come ha dichiarato l'on. Andrea Colasio. I 12 deputati firmatari vogliono sapere dal Ministro "quale misure intenda adottare per evitare lo spostamento a Roma del Fondo Scarpa, privando in tal modo il Veneto e Venezia di un pezzo rilevante della loro stessa storia e identità culturale". 

La realtà comunque è che per anni (dal 1978) non si è fatto nulla per conservare le opere, e le polemiche sollevate all'indomani della dichiarazione dell'arch. Pio Baldi alla Fondazione Querini Stampalia sembrano grottesche. Da una parte ci sembra che sia una pura polemica politica di gruppi contrapposti che cercano più i difetti che le soluzioni. Da quando si parla nel Veneto tuttolavoro, tuttotasse, che si vorrebbe un federalismo "vero", pensando a Germania, Svizzera o al mio paese natale (Québec) sembra che le decisioni del Ministero vadano contro l'interesse generale dei cittadini veneti, forse non italiani? Il Ministero dei Beni Culturali ha il dovere costituzionale di attuare politiche ed assumere provvedimenti a vantaggio dello Stato, ossia di tutti i cittadini. Ne ha dato prova di lungimiranza acquisendo il "corpus scarpiano" dagli eredi e si spera che decida di assegnare l'archivio a una istituzione veneta. Ricordiamo tuttavia che per conservare un archivio di un architetto non basta lo spazio , ci vogliono attrezzature idonee, ambienti adeguati, personale specializzato. Mi viene in mente il piccolo ma funzionale archivio della Fondation Braillard di Ginevra, non unico nel suo genere. C'è stato lì un concorso di forze economiche ed amministrative che hanno premiato il lungimirante progetto dei fondatori. Ma in Svizzera le fondazioni di diritto privato, riconosciute dal Cantone o dalla Stato confederale, sono molto più frequenti anche per l'elevata cultura giuridica e sociale che prende spunto dal sistema statunitense e anglosassone.

 

(Cf. F. JORI, "Il Veneto perde l'eredità di Carlo Scarpa", Il Gazzettino, 1° Dicembre 2001; "L'Archivio di Carlo Scarpa dallo Iuav finirà a Roma", La Nuova Venezia, 2 dicembre 2001; "Archivio Scarpa: 'I soldi ci sono ma è tardi'. Però il ministro tiene aperto uno spiraglio", Il Gazzettino, 2 dicembre 2001; "Persi studi e progetti dell'archivio Scarpa", Il Gazzettino di Venezia, 2 dicembre 200; "Non toccate l'archivio Scarpa". Parlamentari di entrambi i poli uniti per bloccare il trasferimento a Roma dei documenti acquisiti dal ministero, Il Gazzettino di Venezia, 9 dicembre 2001; "No al trasloco del Fondo Scarpa", Interrogazione di 12 parlamentari, La Nuova Venezia, 9 dicembre 2001.)

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