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Balthus, il pittore del silenzio

Quadri misteriosi, esseri separati dal mondo, quasi in estasi, sono le opere del grande Balthus nel percorso allestito a Palazzo Grassi (9/IX/2001-6/I/2002) da Gae Aulenti e Francesca Fenaroli che ci permettono di rivelare la perfezione inquietante di un maestro del Novecento. Con i suoi temi che vanno e vengono come le stagioni, dove però l'esterno della città sembra un salotto, la stanza con i primi piani di giovani adolescenti nude sembra la scena sotto i riflettori,  in cui le cose esistono per testimoniare una verità. Un non sense, dato che il suo adorato Nietzsche affermava il contrario, cioè che la Verità non esiste, che è la maschera infinita di tutte quelle metafore che la Storia ha sfogliato per noi, illudendoci che quelle fossero Verità incrollabili, sacre.

Per tutta la vita il conte Balthasar Klossowski de Rola, in arte Balthus, ha coltivato il proprio mistero. Si è quasi sempre estraniato dall'arte moderna, dalla mondanità e dai mass-media. Jean Clair, curatore della mostra veneziana, non ha dubbi che da una parte il grande maestro tendeva verso una propria solitudine, ma dall'altra da quanto si è potuto raccogliere e studiare sulla sua straordinaria vita artistica, era assai legato alle tendenze intellettuali e plastiche del suo mondo. L'influenza del poeta Rilke sulle sue prime opere è davvero strettissima. Altri legami cosmopoliti e mitteleuropei dimostrano che era molto più consenziente di quello che voleva far credere. Ha una fede incontrollabile nell'arte e nel suo potere di redenzione accompagna l'artista nella sua fortunata e lunga carriera. Duecentocinquanta opere ordinate secondo un duplice percorso cronologico e tematico, suddivise in trentasei sale che rendono al visitatore un quadro completo dell'opera pittorica di Balthus dal 1923 al 2000: una vita.

Fonti: Balthus, Catalogo Bompiani a cura di Jean Clair; Cartella Stampa di Palazzo Grassi, con serie di immagini su CD-rom per la riproduzione. Copyright Palazzo Grassi.   

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