
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 04.09.2002
In breve:
«C'è una rivoluzione rispetto alla storica immutabilità alla quale l'architettura legava la sua identità. Questa immutabilità era lo specchio di una società ferma, mentre oggi noi sappiamo che la società si muove molto velocemente...
"Torre dei Venti", un fantastico cilindro innalzato vicino alla stazione di Yokohama, che con 12 anelli luminosi modifica la sua immagine a ogni ora del giorno in funzione del vento, della luce, della temperatura e dei rumori urbani.
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La vita delle persone è molto più avanti dell'architettura che dovrebbe ospitarla, io mi sforzo soltanto di diminuire questa distanza.
Angelo Miatello
La Biennale Architettura ha scelto quest'anno Toyo Ito per il Leone d'Oro della carriera che gli sarà consegnato sabato 7 settembre con l'apertura ufficiale della NEXT, 8.Mostra internazionale di Architettura. L'avevamo già apprezzato l'anno scorso nella mostra a lui dedicata nella Basilica Palladiana di Vicenza con «Toyo Ito architetto». La mostra, come molti si ricordano, era supportata dal video e dal sonoro che aiutavano il grande pubblico anche quello più esperto ad entrare nelle sue varie architetture, nel suo modo ragionare per giungere ad un progetto finale. Un modo diverso questo tipo di allestimento per "comunicare architettura", spesso relegata a soli plastici, schizzi e fotografie, più o meno giganti. Nella Palladiana vi erano sovrapposte alcune lastre di policarbonato, che, nella loro astrazione, alludevano alla natura stratificata, come lui spiegava di essere propria dell'architettura."Non è forse l'architettura un'arte stratificata da tanti uomini e tante epoche?" Inoltre si potevano ascoltare lunghe interviste fatte agli abitanti che spiegavano con le proprie maniere com'erano composte le loro abitazioni. Una mostra che mirava a spingersi verso il linguaggio della parola e della testimonianza diretta, spessissimo accantonati dai professionisti che hanno la cattiva tendenza di sviluppare progetti per privati o per enti pubblici standosene seduti ore e ore sui propri sgabelli davanti ad un computer con la musichetta di sottofondo (CD o Radiocapital per gli italiani), scopiazzando progetti di altri ricavati da riviste, rimaneggiati con i programmi CAD, sempre più costosi e complicati.Non parliamo poi chi riceve il mandato di "restaurare l'antico per il presente", commettendo errori grossolani di superbia e di violenza nei confronti della salvaguradia del patrimonio. L'architetto Ito invece ha concepito la sua mostra di Vicenza come un'occasione per il visitatore a cercare di sperimentare direttamente, in primo luogo sul piano delle emozioni, le potenzialità che l'architettura contemporanea offre all'umanità all'inizio del terzo millennio. E debbo dire, a chi scrive, è molto piaciuta, perché mi permise di entrare fisicamente all'interno di un nuovo modo di guardare all'architettura, per capirne di più le componenti che hanno influenzato le sue varie realizzazioni.
Toyo Ito non vuole imporsi al mondo, come lui stesso precisa, è convinto che l'architettura sia un'arte che riesce a dare risposte credibili, in termini di spazialità e di tecniche costruttive. La sua ricerca è stata continuamente sperimentale in tutte le direzioni: da quella sociale come la residenza per anziani a Yatsushiro o l'asilo infantile a Francoforte, a quella civica come il complesso teatrale a Nagaoka o la mediateca di Sendai, a quella artistica come le diverse scenografie per la danza contemporanea in Giappone o l'installazione «Health Future» all'Expo di Hannover del 2000. "Leggerezza, scorrevolezza, provvisorietà, trasparenza" sono le categorie che sembrano ispirare le sue architetture. E gli esiti, anche quelli formali, sono necessariamente diversi ma tutti accomunati dall'adesione decisa e al tempo stesso trasfigurante, al mondo che li ospita. Ma in un mondo sempre più frantumato e permeato dal fluttuare e dal sovrapporsi di messaggi complessi «C'è una rivoluzione rispetto alla storica immutabilità alla quale l'architettura legava la sua identità. Questa immutabilità era lo specchio di una società ferma, mentre oggi noi sappiamo che la società si muove molto velocemente. L'architettura deve rappresentarla, e dunque pensare se stessa diversamente. E la sua nuova scorrevolezza va percepita da chi guarda e da chi la progetta». (...) «Do molta importanza al fluttuare, alla trasparenza. Con questi termini vorrei indicare il tentativo di collocare un'architettura all'interno di un ambiente in continua trasformazione. L'ambiente esterno è vento e luce che cambiano. L'architettura deve cambiare come l'ambiente che la ospita». Ci colpì l'edificio denominato "Torre dei Venti", un fantastico cilindro innalzato vicino alla stazione centrale di Yokohama, che con 12 anelli luminosi modifica la sua immagine a ogni ora del giorno in funzione del vento, della luce, della temperatura e dei rumori urbani. Un grande architetto che comunque è cosciente che «La vita delle persone è molto più avanti dell'architettura che dovrebbe ospitarla, io mi sforzo soltanto di diminuire questa distanza».