
Articolo di: Giorgio Sparisi
Pubblicato il: 21.10.2002
In breve:
L'8.Mostra Internazionale di Architettura della Biennale all'Arsenale (Corderie, Artiglierie, Isolotto) e ai Giardini di Castello dall'8 settembre fino al 3 novembre 2002, sotto la direzione di Deyan Sudjic.
Proprio perchè domina l'incertezza, l'attenzione viene posta sulla concretezza. Rapporto tra industria e architettura, innovazione tecnologica e capacità dei migliori esponenti dell'architettura....
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La molteplicità delle ricerche e delle proposte sembrano smarrirsi nel labirinto dell'eclettismo formale e linguistico che caratterizza la "miseria del presente" e tuttavia l'ampio panorama è riconducibile ad una dialettica che ruota attorno a due poli "radicali" di riferimento che potremmo definire in modo schematico formale ed informale: da un lato la poetica dell'ordine, della geometria, del simbolico, della forma finita e riconoscibile, dall'altra la ricerca della complessità magmatica, della polisemia, delle forme fluide ed aperte, della frammentarietà e dell'estraneazione. Servizio fotografico di G. Sparisi e Alcide Boaretto.
Giorgio Sparisi
Con la consegna dei premi, presenti il presidente della Biennale, Bernabè, il sindaco di Venezia, Costa, Il ministro dei beni culturali, Urbani, ed il direttore del settore architettura, Sudjic, il 7 settembre 2002 si è inaugurata ufficialmente la 8. Mostra Internazionale di Architettura "Next". NEXT si assume il non facile compito di raccontare gli sviluppi dell'architettura mondiale nei prossimi anni, mostrando cosa sarà costruito e come sarà costruito. Un merito va certamente riconosciuto all'eterogenea esposizione: il richiamo alla concretezza. Lontano da rappresentazioni fantastiche e virtuali che in tempi recenti hanno sempre più avvicinato l'architettura al mondo dell'arte figurativa, quest'anno la Biennale di Architettura guarda soprattutto alla qualità delle forme e dei materiali dell'architettura costruita. Oltre 140 progetti sono stati raccolti lungo un itinerario dove la tipologia costruttiva o il tema architettonico vengono assunti quale principio organizzatore e di orientamento: Abitazione (Housing), Musei (Museums), Interscambio (Communication), Formazione (Education), Torri (Towers), Lavoro (Work), Negozi (Shopping), Spettacolo (Performance), Chiesa e Stato (Church and State), Piani regolatori urbanistici (Masterplans). Una mostra dove accanto ai nomi di Architetti già affermati si trovano quelli di giovani promettenti o emergenti. Dall'antica e suggestiva sede dell'Arsenale, il percorso della mostra continua ai Giardini di Castello dove si trovano le diverse architetture dei Padiglioni Nazionali. Qui una quarantina di Paesi presentano il tema Next attraverso autonomi allestimenti. Un percorso defaticante e, per certi aspetti, disorientante, dal quale si riceve la netta sensazione che concretezza non è sinonimo di certezza. Come del resto ricorda Franco Bernabè, L'avvio del nuovo secolo non ha prodotto nuove certezze; semmai ha reso più evidente la mancanza di punti di riferimento ereditata dalla fine del secolo delle ideologie. L'esposizione della Biennale, facendosi interprete della realtà della produzione edilizia, denuncia un sentimento di attesa e di ricerca di segnali di direzione nelle cose concrete che vediamo attorno a noi. Proprio perché domina l'incertezza, l'attenzione viene posta sulla concretezza. La molteplicità delle ricerche e delle proposte sembrano smarrirsi nel labirinto dell'eclettismo formale e linguistico che caratterizza la "miseria del presente" e tuttavia l'ampio panorama è riconducibile ad una dialettica che ruota attorno a due poli "radicali" di riferimento che potremmo definire in modo schematico formale ed informale: da un lato la poetica dell'ordine, della geometria, del simbolico, della forma finita e riconoscibile, dall'altra la ricerca della complessità magmatica, della polisemia, delle forme fluide ed aperte, della frammentarietà e dell'estraneazione. Nel primo caso il progetto si pone quale controllo del reale mediante uno spazio mentale geometricamente predefinito. L'architettura è un fatto plastico che si richiama allo spirito d'ordine, all'unità d'intenzione ed al senso dei rapporti. Si esprime in un linguaggio carico di valenze simboliche in linea diretta con i grandi maestri del '900, da Le Corbusier a Mies van der Rohe a Louis Kahn, pur sbarazzandosi del pesante fardello del "funzionalismo" degenerato per approdare ad una nuova espressività emozionata ed emozionante. Nella sede centrale della Banca Lombarda di Brescia progettata da Gregotti Associati International la monumentalità spaziale del complesso risulta dalla compenetrazione di due forme semplici, un volume a tronco di piramide è contenuto nella struttura principale di forma cubica; analogo risultato per la palazzina romana di Arata Isozaki articolata in un basamento in pietra grezza su cui galleggia il grande cubo in travetino che ospita le residenze sospeso su quattro cilindri in vetro; purismo formale e vitree trasparenze caratterizzano diversi suggestivi progetti quali il negozio di Christian Dior a Tokyo di Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa / SANAA, la Fondazione François Pinault a Parigi ed il Museo a Fort Worth di Tadao Ando e ancora le varie torri per uffici proposte da Dominique Perrault, da Foster, da Renzo Piano. Il polo "informale" o "decostruttivista", al contrario, si propone di destabilizzare il tradizionale rapporto che tiene legata l'architettura ad un passato dominato dalla "razionalità classica" per ri-posizionarla in analogia con i mutamenti spesso radicali avvenuti nelle altre discipline quali la filosofia, le scienze, la musica ecc. Sottrarre l'architettura dal giogo degli archetipi classici e dei significati esterni significa liberare la sua autonoma potenzialità espressiva, aprendo la figura chiusa ed infrangendone la finitezza fino a giungere alla deformazione del continuum spaziale e alla "poetica del caos". Il Museo del mondo ellenico d'Atene progettato da Anamorphosis Architects rifiuta il ruolo di semplice contenitore per diventare museo della storia dove la spazialità è documentazione fluida del cammino della civiltà e del subconscio collettivo; il nuovo museo a Graz del gruppo Spacelab si fa invece apparente massa gelatinosa di colore blu-violaceo; la complessità volumetrica dell'ampliamento del museo di Denver dell'architetto Daniel Libeskind simula una incontrollata gemmazione cristallina; Frank O. Gehry per il MIT Computer Science Building nel Massachusetts ripropone uno dei suoi riconoscibili paesaggi urbani terremotati, mentre il BMW Welt a Monaco progettato da Coop Himmelb(l)au esibisce simultaneamente scultorea fluidità e rigore strutturale; più composta e "meditata" appare la superficie vitrea ondulata e gradonata di Mario Bellini Associati per la nuova Biblioteca di Torino. Al di là degli sperimentalismi e delle incertezze delle ricerche formali e linguistiche, tuttavia, nell'attuale scenario socio-economico, concretezza significa innanzitutto capacità di rapportarsi ed interloquire con l'economia e con i mezzi di produzione. In particolare nel rapporto tra industria e architettura si possono individuare due tematiche che facciano da filo conduttore. La prima riguarda la crescente attenzione, a livello internazionale, del mondo della produzione nei confronti dell'architettura. La seconda riguarda lo scambio crescente tra il grande potenziale di innovazione tecnologica espresso dall'industria e la capacità dei migliori esponenti dell'architettura di interpretarlo in direzione dell'innovazione della cultura architettonica.
In tale contesto sembra che l'innovazione più densa di prospettive per il futuro si sia realizzata a seguito dello spostamento di attenzione dalla struttura al rivestimento. La riaffermazione della "pelle" dell'edificio ha condotto a raffinatissimi livelli qualitativi le "facies" delle forme costruite, svincolando sempre più quest'ultime dai rigori della geometria. Fondendo le scoperte di nuovi materiali con quella di nuove tecniche costruttive si realizzano inedite qualità tattili e visive, anche grazie all'apporto del disegno digitale. Bernard Tschumi per il Museo d'arte africana di New York propone la compenetrazione di due differenti spazialità violentemente contrastanti nei materiali e nelle forme: uno spazio chiuso fluido in legno all'interno di un rigido involucro cubico di vetro; il gruppo Spacelab per il rivestimento del nuovo Museo d'arte moderna a Graz sperimenta uno strato esterno di acrilico blu sopra una struttura metallica in parte opaca ed in parte traslucida; nel MIT Computer Science Building Frank O. Gehry abbina rivestimenti contrastanti di materiali lucidi-riflettenti (acciaio inossidabile e alluminio), opachi-assorbenti (mattoni) e trasparenti (vetro); la vitrea estrusione della Torre Agbar a Barcellona di Jean Nouvel simula improbabili acquatiche trasparenze; La struttura del grattacielo Porta Susa a Torino di Boris Podrecca è rivestita da una doppia membrana termica costituita da una lamina plastica trasparente o traslucida abbinata ad una maglia a rombi in profilato metallico bronzato. Non sono che pochi esempi della grande varietà di proposte presenti nell'esposizione. Il panorama della produzione edilizia mondiale prossima a venire viene messa in scena come affabulazione di frammenti solipsistici, di linguaggi incomunicanti ognuno dei quali rivendica per sé il valore della qualità e della concretezza: è lo specchio dei nostri giorni caratterizzati dal perdurare di una crisi con cui ci si è abituati a convivere e dall'ecclettismo di pensiero e di proposte. La disciplina architettonica cerca la piena libertà di espressione affidando il "valore" oggettivo dell'opera ora ai contenuti funzionali, ora al rapporto col contesto, ora a quelli tecnologici. Del resto già Nietzsche aveva osservato che "se noi volessimo ed osassimo un'architettura secondo la modalità delle nostre anime, nostro modello dovrebbe essere il labirinto".
PREMI E RICONOSCIMENTI
Questi i premi assegnati dalla Giuria internazionale dell'8. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, presieduta da Terence Riley e composta da Marie-Laure Jousset, Richard Koshalek, Rowan Moore e Michele De Lucchi:
LEONE D'ORO PER IL MIGLIOR PROGETTO: alla Ibere Camargo Foundation di Porto Alegre (Portogallo), progettata da Alvaro Siza Vieira. Emblema della pratica dell'architettura come professione etica, l'edificio definisce un modello per il futuro basato su un'intensa curiosità intellettuale e ricerca creativa.
LEONE D'ORO PER IL MIGLIOR PADIGLIONE STRANIERO: al Padiglione Olandese. Il rinnovo del padiglione Gerrit Rietveld, il design dell'installazione di Hermann Herzberger e il lavoro dei cinque architetti under 40, rappresentano in modo semplice e immediato tre generazioni di architetti, in un paese in cui l'architettura è sempre stata espressa al livello più alto.
PREMIO SPECIALE A UN PATROCINATORE INDIVIDUALE DI LAVORI
ARCHITETTONICI: a Zhang Xin, la cui audace iniziativa personale enfatizza il ruolo di 11 architetti asiatici nel costruire case private in maniera pienamente contemporanea.
PREMIO SPECIALE PER IL PATROCINIO GOVERNATIVO: alla Città di Barcellona per la sua leadership nel creare un ambiente dove l'eccellenza dell'architettura pubblica e privata gioca un ruolo decisivo nella vita fisica e culturale della città.
MENZIONE SPECIALE: a Next Mexico City: The Lakes Project per il suo impegno visionario e l'evocazione di concetti originali e sostenibili per l'ambiente, relativi alle sfide che si pongono oggi alle megalopoli contemporanee.
(G. Sparisi architetto in Castelfranco Veneto, nostro inviato speciale. Copyright aidanews 2002).
Per ulteriori informazioni vedi: www.labiennale.org
Le prime sei foto sono di Giorgio Sparisi, mentre le altre di Alcide Boaretto.