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Biancaneve è una fanciulla nata sulle Dolomiti

"Quando una miniera si esauriva - spiega Palmieri - si mandava al suo interno una fanciulla bella e nobile in modo che potesse trasmettere le proprie energie vitali alla Madre Terra». Tra il Monte Pore e la zona del Fusil nell'area del Cordevole - aggiunge lo studioso - inoltre si tramanda ancora una leggenda che parla di una fattucchiera esperta in veleni, un personaggio facilmente riconducibile alla strega cattiva di Biancaneve. Gli studi di Palmieri verranno presentati il 29 novembre in un convegno ad Arabba.

Biancaneve, la principessa creata dalla fantasia dei fratelli Grimm, non sarebbe tedesca ma italiana, anzi veneta. L'autore della strabiliante notizia è il professore Giuliano Palmieri, da anni studioso di miti e leggende della valli dolomitiche e noto anche negli ambienti di studiosi di archeologia (ndr. partecipò ad un convegno organizzato dall'AIDA e relazionò sulle origini romane della città di Castelfranco Veneto). Questa sua teoria, frutto di una lunga ricerca, è contenuta nel suo libro "I regni perduti dei Monti Pallidi", già da tempo diffuso in incontri pubblici su tutto il territorio. A conferma di una tale interessante indagine ci sarebbero molti miti e leggende che si svilupparono attorno al mondo delle miniere di ferro (ricco di manganese e quindi difficilmente ossidabile) presenti nell'area del Cordevole, tra cui il Monte Pore e la zona del Fusil, attive fino al XVIII secolo. Che come si sa erano sfruttate per realizzare le armi bianche della Repubblica Serenissima e di molte altre nazioni europee. In questo vasto territorio montano, sottomesso fino al 1918 all'impero austroungarico, ci fu un altissima presenza di maestranze germaniche che, al termine del lavoro, ritornarono in Germania, portando con loro il ricordo di un antico rituale da cui prende origine il mito di "Biancaneve", che tutti noi abbiamo potuto conoscere e sognare quand'eravamo bambini. "Quando una miniera si esauriva - spiega Palmieri - si mandava al suo interno una fanciulla bella e nobile in modo che potesse trasmettere le proprie energie vitali alla Madre Terra". "Intorno al Monte Pore - aggiunge lo studioso - inoltre si tramanda ancora una leggenda che parla di una fattucchiera esperta in veleni, un personaggio facilmente riconducibile alla strega cattiva di Biancaneve. Molto probabilmente i fratelli Grimm hanno raccolto questi miti e leggende dai racconti dei minatori tedeschi che tornavano in patria - sostiene Palmieri - e li hanno trasformati nella fiaba più famosa del mondo. Tutto questo trova riscontri nella tradizione orale di molte valli delle Dolomiti e conforto negli studi archeologici condotti nell'area del Cordevole e del monte Pore". Recentemente alcuni studiosi tedeschi hanno tentato di trovare le radici storiche della favola in Baviera, ma secondo Palmieri il mondo minerario in cui svolge la vicenda di Biancaneve sarebbe situato a sud dei grandi ghiacciai delle Alpi Orientali. Un'altra conferma a questa ipotesi riguarda anche i celebri nani, protagonisti accanto alla bella principessa. Le genti delle valli minerarie delle Dolomiti dovevano essere di statura molto bassa per potersi inserire nei cunicoli che entrano in profondità nelle viscere della montagna, facile quindi assimilarli ai personaggi dei piccoli minatori.  

 

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