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Arredo urbano, l'Italia alla deriva.

Da un articolo di Paolo Di Stefano per il Corriere della Sera che mette in evidenza le schifezze di certi architetti noti e meno noti, quali piramidi, panchine nere, archi d'acciaio, ribadiamo le nostre lamentele per quanto successo anche a Castelfranco Veneto, che ha visto in prima linea tanti cittadini illustri e l'ex Sottosegretario Vittorio Sgarbi per chiederne un rimedio al Ministero per i Beni Culturali. Il Sindaco Gomierato non riesce più ad avere sonni tranquilli. Bastava che si spostasse con suo marito in piazza dell'Università a Treviso (per ammirare l'illuminazione di Follina) o il nuovo cantiere navale della Giudecca (per i lampioni appesi sulle pareti dei capannoni) o ai Giardini di Venezia (per rendersi conto da dove è nato il "giardinetto" attorno alle mura castellane disegnato dal Meduna o la scultura al Giorgione del Benvenuti) o rivedere con tranquillità il ripristino del Prato della Valle di Padova con la sua statuaria ripulita e restaurata. Ma sembra che tutte le nostre osservazioni, nonostante siano facilmente percepibili dal cittadino comune, diventino "insolenze" per gli amministratori al potere (un certo vicesindaco Rossato, la stessa Gomierato, l'assessore alla cultura Palleva, il capo della commissione cultura Squizzato, il presidente del Consiglio comunale...). I rimedi comunque non ci sono. Una volta fatto te lo tieni per tutta la vita.

Angelo Miatello

Cogliendo l'occasione della Biennale Architettura "Next" di Venezia, per il grande dibattito che si sta svolgendo attorno ai "maestri inventori delle nostre città e case", ci permettiamo di riportare un interessante servizio redazionale di Paolo Di Stefano per Il Corriere della Sera che mette in evidenza incongruenze funzionali e brutture paesaggistiche di nuove piazze, a firma di architetti più o meno noti. Riportarne l'intero articolo è di estrema utilità per i nostri lettori che sono d'accordo con noi per le battaglie che da sempre affrontiamo con le amministrazioni locali per la loro miopia relativa a una non-cultura per l'arredo urbano e disattenzione alle più elementari esigenze di usarlo per un confort umano e non solo estetico. Nel nostro ricco Veneto, in mille paesi c'è stato un boom di spesa pubblica per rifare piazze e piazzette, stringatissime zone pedonali, marciapiedi lastricati, illuminazioni "stlizzate", restauri di palazzi o facciate storici a dir poco schifosi. La nostra indagine è partita da Castelfranco Veneto, dove abbiamo constatato uno spreco di materiali per il rifacimento di un metà marciapiede moderno attorno a mura medievali, ad un rivestimento "dada" con pannelli di metallo colorato di balconi, volutamente "ciechi" dal suo originario progettista architetto Francesco Maria Preti (sec. XVIII, documentazione chiara e inoppugnabile). Proseguiremo la nostra indagine in altre cittadine di provincia, perché nell'articolo di Di Stefano vediamo specchiata un'Italia molto diffusasi in questi ultimi dieci anni ed anche Castelfranco Veneto. E' il rovescio della medaglia di Tangentopoli, non più corruzione o concussione "regolari, di così fan tutti", ma spreco e arroganza di chi è scelto per "ricreare uno spazio che debba servire al confort, e che sia in sintonia con l'ambiente circostante". Ma diciamo la verità una volta tanto: l'architetto moderno cresce stilizzando con programmi CAD qualsiasi cosa. Non ci risulta che alla Facoltà di Architettura ci siano anche corsi obbligatori sulla funzionalità delle cose, degli stili e di saper coniugare antico e moderno senza voler offendere nessuno. Prima degli architetti però, che la categoria raccoglie centinaia di migliaia a livello nazionale, ci sono gli impiegati comunali e sopra di essi sindaci ed assessori. Se vi sono tante brutture e schifezze nel nostro ricco Veneto, a cominciare da Castelfranco Veneto - città di Giorgione, Damini. Preti, Riccati - la maggior colpa sta dalla parte degli amministratori, talvolta ignoranti, talaltra menefreghisti o addirittura furbacchioni per la scelta del professionista che faccia parte del giro politico. Molti lavori di abbellimento si possono fare "sottovoce" senza tanto chiasso, non si capisce perché il bisogno assoluto di sedersi in uno spazio studiato per passeggiare dev'essere concepito con una panchina scomoda. Non si capisce perché d'estate non ci siano più alberi che ombreggiano spazi adibiti a soste di pedoni. Non si capisce perché non si attrezzino piazze e piazzette di arredi che siano utili per gli anziani, per i più piccini (uno scivolo, un'altalena a regola d'arte), per coppie di persone che vogliono gustare un gelato o leggere un giornale. E non si capisce nemmeno come mai le amministrazioni comunali si dilettino a sperperare denaro pubblico per creare nuove aree insediative a macchia di leopardo, con stradoni, piste ciclabili larghe quanto una strada per poche centinaia di metri, per poi finire sul nulla e rimettere il ciclista in balia di auto e camion che hanno poco tempo da perdere. Non si capisce come mai non ci sia un riordino della segnaletica urbana, almeno quella del centro storico, togliendo o spostando pali e paletti ormai divenuti illeggibili o mezzi rotti (nostri articoli in Attualità, Dossier).

 

Piramidi, panchine nere, archi d' acciaio: le piazze più pazze d' Italia. Così gli architetti rivoluzionano arredi e abitudini. Da Genova a Messina, viaggio tra i cittadini che si ribellano.

Di Stefano Paolo

Panchine nere senza schienali, pavimentazioni scivolose, portali d' acciaio alti decine di metri, pensiline alla fermata dei tram che non riparano dalla pioggia, simil-tendoni in muratura con funzione solo decorativa, chioschi con cuspidi arabeggianti, scale mobili che tagliano il centro storico, alberi scheletrici dove prima c' erano pioppi rigogliosi, simbologie astruse, esotismi concepiti come capolavori. Che il cittadino comune non riesce a capire e che accoglie come colpi bassi sferrati contro il proprio equilibrio psico-ambientale. La città si rinnova. Ma il cosiddetto arredo urbano spesso lascia perplessi sul piano estetico e nei casi peggiori rischia di compromettere le abitudini della vita quotidiana. "Abbiamo avviato una correzione che stemperi la lugubrità delle panchine cogliendo le istanze dei cittadini". La dottoressa Anfossi è presidente della circoscrizione Ponente di Genova e qualche settimana fa ha «colto le istanze» della cittadinanza di Pra, un borgo trecentesco, indignata per la «riqualificazione» di piazza De Cristoforis, luogo di incontro tradizionale dei pensionati del paese. Le nuove panchine di ardesia sono più un «monumento funerario», come sostengono i cittadini di Pra, che sedili adatti alla tranquilla chiacchiera pomeridiana. E i pensionati, atterriti dal brutale presagio di un «eterno riposo» minacciosamente evocato dai lastroni neri, per qualche giorno hanno preferito rinunciare al loro solito «meriggiare pallido e assorto». Poi la stanchezza ha vinto sulla superstizione e sono tornati a sedersi. Ma oltre all' aspetto estetico, c' è un altro inconveniente non secondario: le nuove panchine non dispongono di schienali come le antiche panche di legno consegnate per sempre al macero. E sono stati sostituiti anche i vecchi pitosfori che sporcavano, però almeno davano il conforto dell' ombra, mentre ora gli alberi sono quattro, ben allineati ma rigorosamente rachitici. "Qua puoi star seduto al massimo cinque minuti, poi devi alzarti in pied i perché senza spalliere ti viene male alla schiena», mormora un anziano signore appoggiato al suo bastone, «secondo me l' hanno fatto apposta". Così, ora, dopo innumerevoli appelli, il Municipio cerca di correre ai ripari e ha chiesto ai progettisti di "ripensare almeno il sistema di appoggio per restituire alle panche la tradizionale funzione di seduta...".

Riqualificazione, riassetto. Andando in giro per l' Italia, si ha l' impressione che le piazzette di Pra siano innumerevoli. Novità che il cittadino comune, tra rabbia e rassegnazione, percepisce come piccoli attentati al buonsenso se non come pugni in faccia al proprio quieto vivere. In molti casi, di fronte a costruzioni avveniristiche che stonano con il contesto, la gente si limita a esclamare: "sicuramente qualcosa vorrà dire...". Come a Messina, nella centralissima piazza Cairoli, dove il passaggio della linea tranviaria, non ancora inaugurata, ha imposto una deviazione del traffico ai lati e un rinnovato arredo che lascia ammirati per il coraggio avanguardistico o esterrefatti per l'improntitudine. Questione di punti di vista. Il cittadino comune, soprattutto il pensionato che da decenni frequenta la piazza, guarda incredulo il lugubre portalone d' acciaio smaltato in nero (alto 12 metri e largo 24) sotto cui passano i binari: "Un portale simbolico», dice il giovane architetto Sebastiano Fulci, «che segue la prospettiva mare - monti". Poi c' è una pensilina molto lunga (80 metri), sempre in acciaio annerito (già minacciato dalla ruggine), che corre sotto le fittissime fronde dei "ficus beniamina" e che contiene due edicole di giornali e un chiosco per i fiori. Anche qui, come a Pra, il cittadino comune, alzando gli occhi al cielo, si lamenta per le panchine di cemento prive di spalliere, che sostituiscono i vecchi sedili di ferro: "Prima potevamo appoggiarci", dice qualcuno. Il cittadino comune, ignaro delle avanguardie artistiche, posa lo sguardo poi al piccolo ulivo collocato sotto un parallelepipedo, anch' esso di acciaio annerito, e non coglie la «simbologia»: "L'ulivo - dice l' architetto - è la nostra terra, attorno all' ulivo i contadini si raccoglievano a chiacchierare". Guarda, il cittadino comune, gli zampilli verticali della fontana e non sa che gli ugelli, che partono da terra, imitano prestigiosi modelli parigini, americani, portoghesi. Sa però che «spesso non funziona e devono aggiustarla". Quel che conta, per il fioraio Paolo, non ancora quarantenne, è che "questa piazza ormai è trasformata, è diventata un cantiere aperto e le persone si vedono molto meno di prima". In compenso, da novembre ci sarà il tram. "Ma non c' è mai una cosa che va in porto qui a Messina», avverte un anziano appoggiato al chiosco delle granite, «il t ram, se tutto andrà bene, lo vedremo viaggiare nel novembre del 2008, intanto la piazza è stata rovinata". "È stata rovinata anche la nostra piazza". È il parere del solito cittadino comune, questa volta umbro. Un uomo sulla settantina, di Cascia, provincia di Perugia, al quale sfugge la simbologia voluta dallo studio Portoghesi. Altra città, altra simbologia. Quella di piazza San Francesco, il capo ufficio tecnico del Comune, Ennio Gerometta, non esita a illustrarla con convinzione: la fontana, con la sua forma a barchetta e la struttura monolitica interna a spirale, "rappresenta la sorgente della vita"; poi partendo dalla fontana, sulla pavimentazione «si disegna una freccia che ci proietta verso il futuro". Il "futuro" è il chiosco, una costruzione a sette lati con altrettanti pennacchi o cuspidi che, avverte il co-progettista Francesco Andreani, «sono un' idea formale tipica di Portoghesi e indicano un' aspirazione alla verticalità". Intanto, il vecchio Bar Cinema Europa, che sta a lato, sotto la muraglia, deve fare i conti con una aiuola che impedisce di disporre sedie e tavolini all' aperto come accadeva un tempo: "C'era ' na bella fila di alberi che è stata tagliata", dicono gli avventori. Intanto però "questo spazio, che era un parcheggio asfaltato - replica Gerometta - ora è ' na piazza - giardino". Già, ma è una piazza che il povero cittadino comune percepisce come un luogo di enigmatici esotismi: "C'è anche a chi piace», allarga le braccia un anziano seduto al bar, "che senso aveva togliere la vecchia fontana per metterne una nuova? Tante cose l'han fatte bene, tantissime l'han fatte male, ma si sa, è tutto un giro d'affari". Il cittadino comune, poi, che si lamenta anche per la pavimentazione scivolosa con la pioggia, rimane sconcertato nel vedere le sette rampe di scala mobile che tagliano il centro storico del paese per raggiungere il Santuario di Santa Rita: "Hanno stroppiato tutto". Non hanno stroppiato quasi niente a Mestre, quartiere di Chirignago. Hanno solo aggiunto. Ma certo quella nuova loggia costruita in piazza San Giorgio, un edificio che dà l' idea di un tendone sospeso ai lati e coperto da un tetto piramidale, a padiglione, viene percepito, dal cittadino comune, come un pugno in un occhio. L'architetto, Pietro Mainardis, allude a un «segnale forte», indica un' analogia tra la nuova loggia e la barchessa che sta al di là della strada e richiama precedenti illustri trecenteschi. Il che non serve però a consolare quel rompiscatole del cittadino comune, il quale, pur ammettendo che prima c'era uno squallido crocevia, non si dà pace. "Il mio parere è totalmente negativo - dice l'edicolante di fronte, - è un manufatto greve che ha annullato tutto il verde che c' era prima, pioppi neri bellissimi e qualche abete". Non c' è nessuno, nei dintorni, che sia pronto ad accettare l' "intruso" di cemento: non la casalinga che passa con i sacchetti della spesa, non il ragazzo che scende dal bus, non il pasticciere né il titolare del bar. L' inaugurazione, qualche settimana fa, è stata una bufera di polemiche. Il cittadino comune, con i nervi un po' tesi, stronca l' "obbrobrio" che copre la villa comunale primo Novecento, impreca contro l' "inutilità del porticato di cemento", parla di un "impatto terribile". "Forse - dice una passante - tutta questa costruzione serve per reggere l' alzabandiera, o forse serve per farci stare le migliaia di persone che scenderanno dall'autobus. Magari, in un giorno di pioggia, la gente può ripararsi sotto quel coso lì. Tra qualche anno sicuramente verranno dall' estero per vederlo, come vanno a vedere San Marco...". Tra l'esigenza di rinnovare gli spazi urbani, magari con interventi che guardano al futuro, e il rispetto delle sacrosante abitudini del cittadino comune, sarà poi così difficile trovare un punto di contatto che accontenti tutti, o quasi?  (Paolo Di Stefano, in Corriere della Serta, giovedì 26 settembre 2002, pag. 20)

Seguono le immagini di:

MESTRE. La nuova piazza San Giorgio di Chirignago è stata progettata dagli architetti Cappai, Mainardis e Pastor. L'idea è quella di riprodurre un loggiato trecentesco in uno dei luoghi storici della terraferma veneziana. L'edificio, che ha alle spalle un porticato di cemento armato, copre una villa del primo Novecento, sede del Comune.

MESSINA. La piazza Cairoli è stata tagliata in due parti dalla nuova rete tranviaria. L'architetto Sebastiano Fulci ha ideato un portale in acciaio alto dodici metri e una pensilina lunga ottanta metri che corre sotto gli alberi storici. Il progetto, la cui realizzazione è costata 60 milioni di euro, non è ancora stato completato.

GENOVA. A Pra, in piazza De Cristoforis, le vecchie panchine in legno sono state sostituite da lastroni in ardesia che la popolazione non ha accolto di buon grado, paragonandoli a monumenti funebri. Le nuove panchine, inoltre, non dispongono di spalliere. Il Comune ora sta correndo ai ripari, installando nuove strutture.

PERUGIA (Cascia). La cittadina umbra ha subito una serie di interventi di "riqualificazione" in occasione del Giubileo. Un ascensore che sale dai parcheggi ai piedi del paese raggiunge il centro storico. I precedenti parcheggi occupavano la piazza San Francesco, ora ristrutturata su progetto ispirato dall'architetto Paolo Portoghesi.

 

 


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