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"Art is still not where ... " di Patrick Mimram

 

Venezia, 17 aprile 2004. "Art is still not where you think you're going to find it", che suona, traducendo liberamente: si può trovare l'arte anche al di fuori dei luoghi canonici (musei, gallerie). Questa frase si trova in un cartellone appeso al ponte dell'Accademia e rappresenta il biglietto da visita della mostra "Brahmatic" dell'artista parigino Patrick Mimran, in corso alla Fondazione Querini Stampalia. Lo stesso cartello, ma senza "still", era appeso sulla facciata di Ca' Pesaro, la scorsa estate, in occasione della Biennale. Se dunque l'arte può essere ovunque, tanto più in India, paese ricco di spiritualità, colori, forme e meta dell' ultimo viaggio di Mimran, lo scorso dicembre.

La mostra, che nel titolo fa riferimento a Brahma, divinità indiana, non ha nulla da condividere con un reportage documentaristico. E' piuttosto un viaggio iniziatico verso una progressiva elevazione dello spirito, dalle forme di vita primordiali verso la perfezione. Il valore altamente simbolico delle figure, anche quando prendono spunto da elementi concreti (statue di divinità, personaggi ripresi dalla strada, animali) è evidente nel video, che costituisce il perno della mostra. Quattro schermi, allineati su un'unica parete, proiettano immagini, a volte simultanee, a volte dissonanti tra loro, sostenute da un ritmo scorrevole, assecondato dalla musica originale dello stesso Mimran, che ha miscelato la tradizione indù con l'alta tecnologia. Mimran è, infatti, anche musicista e in questa veste ha collaborato con grandi coreografi come Béjart e importanti registi, come Greenaway.

Nella stanza accanto al video una ventina di fotografie rielaborano al computer spunti tratti dalla realtà, specie dal mondo animale (scimmie e serpenti): lucide, patinate, dai colori brillanti, costituiscono il trionfo di un gioioso vitalismo, che per Mimran si identifica con la figura femminile, materna e sensuale nello stesso tempo. Se Mimran è artista in grado di dominare i mezzi tecnologici più aggiornati, non per questo rinuncia al ricorso a tecniche tradizionali, prediligendo, nei suoi quadri, quella più antica, ovvero l'encausto, già in uso presso gli antichi romani, dove i colori sono mescolati con la cera calda, ad ottenere un effetto di opacità. Sono ad encausto i quadri posti all'inizio del percorso, ricchi di citazioni colte, desunte dal mondo dell'arte, e soprattutto di una complessa simbologia religiosa che si riferisce a diverse tradizioni. Del resto il padre dell'artista è ebreo; la madre cattolica e la moglie mussulmana. Questa esposizione, curata da Alessandra de Bigontina, oltre ad essere inedita, è la prima personale italiana dell'artista, per il resto molto noto in Europa e negli Stati Uniti (Fino al 4 luglio: da martedì a domenica 10-18; venerdì e sabato 10-22. Chiuso lunedì).

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