
Articolo di: Carlo Valery
Pubblicato il: 07.02.2003
In breve:
Sarà presentato oggi, alle 17, nella sala del Consiglio Provinciale di Palazzo Belgrado, il volume "Terra di castellieri. Beni culturali territoriali nel Medio Friuli", curato da Franca Battigelli (edizioni cre@ttiva).
Il volume raccoglie i risultati del progetto multidisciplinare sviluppato da ricercatori delle Università di Udine e Trieste, con la collaborazione di esperti esterni e dal Laboratorio paesistico del Parco dei castellieri.
Sarà presentato oggi, alle 17, nella sala del consiglio provinciale di palazzo Belgrado, il volume "Terra di castellieri. Beni culturali territoriali nel Medio Friuli", curato da Franca Battigelli (edizioni cre@ttiva). La presentazione sarà fatta da Gian Paolo Gri, docente di antropologia culturale all'Università di Udine; introdurrà l'assessore provinciale alla Cultura Fabrizio Cigolot.
Ma quel che costituisce il maggiore e grandissimo pregio del lavoro degli studiosi citati è che esso ha prodotto un imponente data base che viene proposto su supporto digitale "in georeferenziazione": in parole povere, ciascun elemento schedato (fotografato, inventariato, descritto, accompagnato da bibliografia) è accessibile cliccando sulle mappe (la cartografia è disponibile a scale diverse) l'icona che al tempo stesso ne indica l'ubicazione e la tipologia. Valido per la cartografia come per ogni sistematizzazione descrittiva, appare ovvio a ciascuno il principio della semantica generale per cui «la mappa non è il territorio»: e diverte l'idea borgesiana della mappa 1:1
Il volume raccoglie i risultati del progetto multidisciplinare sviluppato da ricercatori delle Università di Udine e di Trieste, con la collaborazione di esperti esterni e dal Laboratorio paesistico del Parco dei castellieri. Un progetto di valorizzazione territoriale, coordinato dalla prof. Franca Battigelli. Una ricerca che si è concentrata sul comprensorio di undici comuni del Medio Friuli: Basiliano, Campoformido, Coseano, Dignano, Flaibano, Lestizza, Mereto di Tomba, Mortegilano, Pasian di Prato, Pozzuolo del Friuli, Sedegliano, identificato come "terra dei castellieri" per la presenza, in tutta l'area, di importanti emergenze archeologiche tra cui, appunto, castellieri, tombe e tumuli. Il patrimonio archeologico dell'area è stata scelta per la sua omogeneità ambientale e storico-culturale, allo scopo di una ricognizione e rilevazione del "patrimonio culturale territoriale". E' una definizione molto ampia che si allarga non solo al patrimonio artistico e architettonico "maggiore", ma anche ai differenti beni rappresentativi della cultura materiale di "lunga durata" storica, nell'ambito naturalistico. Questa pubblicazione è solo una prima parte, perché la seconda sarà riservata al patrimonio archeologico, con il contributo di Franca Battigelli sulla natura, le modalità, gli scopi della ricerca e un suo ampio saggio sul quadro territoriale, descritto in tutte le sue componenti naturali (morfologiche, geologiche, idrologiche ecc.) e antropiche (insediamenti, reti viarie, paesaggio, trasformazioni territoriali), con un'importante capitolo in cui la studiosa ricorre alla toponomastica quale documento materiale di "memoria territoriale", ricavando dagli agrotoponimi significative indicazioni di storia del paesaggio. La dott.ssa Franca Battigelli conclude con un appello a considerare "monumento-documento" ciò che del paesaggio agrario friulano tradizionale sopravvive agli stravolgimenti soprattutto del riordino fondiario, "novella centuriazione". L'esecrazione dello scempio risuona anche nel saggio di Tiziana Cividini, che al rigore dell'esposizione per tematismi coniuga la forte motivazione a fare di ricerche come questa gli strumenti per una riscoperta delle nostre radici e della nostra "identità civile, religiosa e politica". Elemento di identità culturale, per esempio, sono i borghi rurali, su cui la studiosa si sofferma con importanti puntualizzazioni sulle cortine e le cente, respingendo i parallelismi - da alcuni erroneamente proposti - di tali insediamenti con i castellieri. Altrettanto puntuali e chiarificatrici le note della Cividini sulle ville e i palazzi (anche per il raffronto tra le tipologie caratteristiche della zona e quelle di altre aree, in relazione ai diversi condizionamenti storici, economici, ambientali); sui "segni del sacro" (chiese e chiesette, arredi sacri, affreschi devozionali ed ancone), anche queste con notazioni che simpaticamente esulano dall'oggettività scientifica per notazioni come questa: "Gli arredi, sontuosi nelle parrocchiali, diventano semplici e dignitosi nei luoghi di culto campestri, dove più diretto sembra essere il contatto con Dio e più quieta e profonda la spiritualità". Né manca la segnalazione di questioni non ancora sufficientemente indagate, come il rapporto tra l'ubicazione di chiesette, cippi ed edicole e l'assetto territoriale romano. Ultimi aspetti presi in esame, l'archeologia industriale - numerosi nel comprensorio gli edifici un tempo adibiti a fornaci, mulini e filande - e i musei. Beni ambientali anche i prati stabili, di cui si occupa Roberto Pizzutti, descrivendone i tipi e la presenza nell'area degli undici comuni in esame. A conclusione del volume, l'Archivio bibliografico curato da Nadia Carestiato e Giulia Tondo, e l'Archivio documentario curato da Carestiato, entrambi organizzati in una parte generale ed una specifica, relativa a ciascun comune, preziosi strumenti suscettibili di ulteriori integrazioni. Ma quel che costituisce il maggiore e grandissimo pregio del lavoro degli studiosi citati è che esso ha prodotto un imponente data base che viene proposto su supporto digitale "in georeferenziazione": in parole povere, ciascun elemento schedato (fotografato, inventariato, descritto, accompagnato da bibliografia) è accessibile cliccando sulle mappe (la cartografia è disponibile a scale diverse) l'icona che al tempo stesso ne indica l'ubicazione e la tipologia. Valido per la cartografia come per ogni sistematizzazione descrittiva, appare ovvio a ciascuno il principio della semantica generale per cui «la mappa non è il territorio»: e diverte l'idea borgesiana della mappa 1:1. Ma in altri ambiti io ho fatto mia l'idea che nello spazio digitale mappa e territorio virtualmente coincidono, e che sia possibile ed auspicabile una spazializzazione (architettonica, urbanistica) della conoscenza. Ebbene, il Gis (Geographical Information System) è un ottimo esempio, nel dominio che più naturalmente si presta a tale soluzione, quello geografico, della possibilità di "interrogare la base di dati in modo intuitivo", come scrive Marko Gergolet, cui si deve la predisposizione del software. Lo strumento realizzato è straordinariamente funzionale, capace di accrescimento senza riconfigurazioni di sorta, e indica la via futura alla memoria del passato.