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Carlo Mollino alla Fondazione Italiana per la Fotografia, Torino, sino al 23 marzo.

 

La sua ossessione "fissare un oggetto per appropriarsene". E' un artista? 

Parlare di Carlo Mollino (1905-1973), noto a tutti per essersi diletto come architetto, designer, cultore di scienze occulte, appassionato di automobilismo e di belle donne, non è cosa semplice. E' stato ed è ancora considerato un personaggio difficile per la complessità degli interessi e delle stranezze. E' un artista? Si dilettava nella fotografia, un'attitudine che affiora solo da pochi anni e che Torino gli dedica appunto una retrospettiva. Aveva l'abitudine di fotografare edifici e arredi che aveva disegnato, e soprattutto le donne, con "l'ossessione di chi, volendo fermare in un'immagine l'oggetto del desiderio, se ne volesse appropriare per sempre" (G. Scimé, Corriere della Sera, 10 febbraio 2003). Da quanto appare dalla interessante mostra torinese, per Mollino la fotografia era l'unico spazio libero. Ci sembra quasi che, attraverso la fotografia, volesse dimostrare la sua visione interiore che in realtà non era capace di realizzare negli oggetti, troppo matterici per permettere "la fuga nei sogni". Con l'immagine era in grado di dire di più che con la matita o il compasso. Una grande capacità di realizzazione e di penetrazione nell'oggetto, o nel soggetto. Fu fra i primissimi a comprendere che la polaroid, cioè la foto instantanea, riusciva a sbarazzarsi dello spettro che aleggia ogni qualvolta vuoi fare foto erotiche in un laboratorio o studio fotografico, sopratutto se cerchi donne non professioniste. Era dunque amante della spontaneità e sapeva cogliere quegli attimi fuggenti che solo un artista dovrebbe sapere. Con il bianco e nero, Mollino va contro regole di ogni tempo. Fissa, inquadra, scatta. Sviluppa, taglia, compone e stravolge "la scena", "il soggetto", "il luogo" per completare delle immagini che aderiscano ad un proprio ideale narrativo, al suo "io", a quel desiderio che solo la sua sensibilità e tecnica gli riuscivano a dare. La mostra "Fiabe per i grandi" (catalogo Motta) presenta circa 20 fotografie firmate. Ed è proprio la firma, peraltro assai diversa nelle varie immagini, a lasciare qualche dubbio fra i visitatori. Ma, come si legge nelle pagine introduttive, gli scatti fotografici per l'architetto Mollino rappresentavano più una maniera privata, personale, quasi amatoriale, non l'esercizio di una professione da difendere. Ed è qui appunto il dilema di molti "artisti a metà", che per far arte ne dedicano solo una piccola (o metà) parte della loro esistenza, relegandoli alla categoria di "no-artist" o "middle-artist". Il loro produrre opere di carattere artistico (foto, sculture, quadri, o altro) è importante per un'analisi di comparazione che servirà agli studiosi di comprendere meglio i comportamenti degli stessi, non estrapolandoli dalla società o dall'ambiente in cui hanno vissuto, ma proprio riuscendo a coglierne i significati più intimi. Certo che fare arte a tempo perso, o perchè si va in pensione, o perchè ci si riscopre "tecnicamente preparati" vale solo per pochi intimi, magari solo per gli amici, qualche parente e per la storia locale, quando naturalmente ci siano delle istituzioni che si accorgano anche di questi.

Carlo Mollino, Fondazione Italiana per la Fotografia, Torino, sino al 23 marzo. Tel. 011/544132 

 

 

 

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