
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 08.04.2003
In breve:
Curata da Annamaria Orsini Cammarata e realizzata con il sostegno di I.C.C.E.M. (Impresa Costruzioni Civili e Montaggi) e con la partecipazione del Caffè Florian, sarà aperta al pubblico dal 5 aprile all'11 maggio 2003,
"Quante pareti dobbiamo attraversare per riuscire a muoverci e a sopravvivere in un universo che cambia continuamente?" ponendosi questa domanda Angiola Churchill, cominciò a lavorare e a creare i
COMUNE DI VENEZIA - BENI E ATTIVITÀ CULTURALI
Angiola Churchill OLTRE IL GIARDINO. Installazione in carta e tarlatana
Venezia, Palazzo Fortuny, 5.IV./ 11.V.2003
Curata da Annamaria Orsini Cammarata e realizzata con il sostegno di I.C.C.E.M. (Impresa Costruzioni Civili e Montaggi) e con la partecipazione del Caffè Florian, sarà aperta al pubblico dal 5 aprile all'11 maggio 2003, al piano terra del Museo, con orario 10-18 (chiuso lunedì) e ingresso libero.
OLTRE IL GIARDINO è un'opera ispirata e dedicata a Venezia che trova nel portego-gondola di Palazzo Fortuny, per il quale è stata pensata, una collocazione quasi necessaria. La rispondenza tra sede espositiva ed installazione crea un felice giuoco di rimandi intellettuali ed evocativi: carta che vibra come damasco o si distende lieve come garza, pannelli che pendono dal soffitto come aerei merletti, come sontuosi tendaggi, motivi decorativi che ricordano quelli della Rinascenza, intrecci di carte che hanno la seducente bellezza, i fruscii, il cangiantismo cromatico dei tessuti di seta plissettata che Mariano Fortuny realizzò all'inizio del novecento per i "delphos", gli abiti più straordinari del secolo. È Venezia il primo e naturale destinatario di questa esperienza artistica; ed è Venezia che oggi l'accoglie nella grande sala gondola del museo di Palazzo Fortuny.
"Quante pareti dobbiamo attraversare per riuscire a muoverci e a sopravvivere in un universo che cambia continuamente?" ponendosi questa domanda Angiola Churchill, cominciò a lavorare e a creare i suoi universi cartacei e ancora, raggiunta la piena maturità espressiva, continua a cercare la carta che la renda felice.
L'artista elabora un progetto che occupa interamente gli oltre 300 metri quadrati della"gondola" di Palazzo Fortuny; lavora, con alcuni assistenti, per un anno: taglia, piega, arrotola, lega, intreccia chilometri di carta bianca con amore, con pazienza, con perizia e crea una vera e propria architettura, un magico giardino di grande suggestione e forza evocativa. Un universo fatto di luce, di "totale biancura", di leggerezza, eppure solido come il pensiero e la mente che lo hanno generato.
All'interno di questo mondo la Churchill traccia una "strada", suggerisce un cammino nel quale ci si imbatte, come nella vita, in luoghi, situazioni, emozioni. Un mitico labirinto, che ci invita ad un momento di riflessione, ci accoglie all'ingresso; poi... la natura: forme fitomorfe che ricordano fiori, petali, foglie, apparati vegetali, oppure intere pareti sulle quali si sovrappongono, come embrici di un tetto, forme rigorosamente geometriche; l'acqua come elemento vitale sotto forma di una cascata che sembra un animale marino, un dio-serpente le cui spire sinuose ingoiano avidamente lo spazio. E' come perdersi nel sacro bosco di Bomarzo e ritrovarsi tra i canali della laguna veneziana. Queste strutture trasparenti e traslucide, riflettendo ed assorbendo la luce, creano un senso di fluttuazione e sdoppiamento della forma non dissimile da quello creato dai riflessi nelle acque della laguna. Nella naturale e insieme metafisica bellezza del giardino, lo spettatore incontra "l'umano" sotto forma di sagome di figure femminili, che, come una teoria di vergini, lo conducono verso un luogo di sosta, di sospensione e di attesa: la stanza senza nome. La magica narrazione si arresta; la natura, la ragione, la storia, la luce ci abbandonano; ci attende il sogno o forse... l'Altrove.
ANGIOLA RIVA CHURCHILL Nata a New York Angiola Churchill trascorre l'infanzia e parte dell'adolescenza a Milano. Rientrata negli Stati Uniti, vi completa gli studi fino a conseguire un dottorato di ricerca presso la Columbia University. Si impone nel campo dell'Art Education, conseguendo importanti incarichi accademici. Nel contempo sviluppa la propria carriera artistica ottenendo riconoscimenti e tenendo mostre in spazi prestigiosi in Italia e all'estero. Negli anni '70 e '80 crea installazioni di carta bianca: un vero universo di carta tagliata e ritagliata, piegata e ripiegata, arricciolata, plissettata, goffrata e intrecciata; dapprima a formare pannelli, cortine, arazzi appesi alle pareti, e poi strutture sempre più complesse, formati sempre più variati che entrano, danzando e bisbigliando, ad invadere tutto lo spazio anzi a creare lo spazio stesso. Crea così installazioni memorabili che le assicurano a una notorietà internazionale.
Informazioni per la stampa: Musei Civici Veneziani, Servizio Marketing, Immagine e Comunicazione tel.++390412747607/08/14/18; fax 0412747604; mkt.musei@comune.venezia.it ; pressmusei@comune.venezia.it ; www.museiciviciveneziani.it