
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 13.04.2003
In breve:
Il premio, consistente in 15.500 euro e soprattutto (dall'anno scorso) nella possibilità di esporre nel circuito internazionale dei punti vendita Furla, è stato consegnato da Giovanna Furlanetto,
Grimaldi forse è quello più problematico, nonostante che gli altri finalisti abbiano stimolato pari interesse. In un'edizione che ha visto il prevalere della tendenza figurativa, Grimaldi si dimostra il più concettuale
Nostro servizio speciale a cura di Angelo Miatello, Jeanne Belhumeur e Alcide Boaretto.
Venezia, Fo
ndazione Querini Stampalia, 12 aprile 2003. Il Quarto Premio "Querini Stampalia - FURLA per l'Arte" è stato assegnato a Massimo Grimaldi dalla giuria giuria internazionale di cui facevano parte Zdenca Badovinac (della Galleria Kontakt di Ljubljana), Carlos Badualdo (poeta e critico, co-curatore di Documenta 11 a Kassel e della prossima 50. Biennale di Venezia), Nuria Enguita (direttrice della Fondazione Antoni Tàpies di Barcellona), Vincent Todolì (direttore della Tate Modern Gallery di Londra) e, infine, l'artista Michelangelo Pistoletto, padrino del premio (fondatore della Fondazione Cittadellarte di Biella), che ha curato la veste grafica della comunicazione, come in precedenza hanno fatto Joseph Kosuth, Ilya Kabakov e Lothar Baumgarten.
Il Premio "Querini Stampalia - FURLA per l'Arte", è indubbiamente uno degli appuntamenti di maggior rilievo nell'ambito della giovane arte contemporanea italiana. Rappresenta, indubbiamente, una prestigiosa, quanto ambita, vetrina, per tutti gli artisti che vi partecipano. Curato da Chiara Bertola con la consulenza di Giacinto Di Pietrantonio e Angela Vettese, è stato concepito per documentare, valorizzare e sostenere gli artisti emergenti che risiedono nel nostro paese.
Dei cinque finalisti, Pierpaolo Campanini, Sarah Ciracì, Stefania Galegati, Massimo Grimaldi, Domenico Mangano, Grimaldi è stato appunto scelto dopo "un'approfondita discussione", come è stato spiegato nell'apertura della seduta pubblica, gremita da un pubblico molto attento e numeroso. La selezione dei cinque finalisti è il risultato compiuto dalla giuria nazionale, composta da curatori, critici d'arte, giornalisti di settore e direttori di gallerie e musei, che ha compiuto lo scorso dicembre, fra i cinquanta artisti, candidati al Premio Furla 2003. I dieci critici selezionatori sono stati: Cristiana Collu, Roberto Daolio, Aurora Fonda, Masimiliano Gioni, Salvatore Lacagnina, Cornelia Lauf, Andrea Dissoni, Luisa Perlo, Marion Piffer, Maria Rosa Sossai.
"L'agire ed il sentire artistico-creativo di Massimo Grimaldi, si legge nella cartella stampa della vernice del 9 marzo scorso, è caratterizzato da oggetti, immagini digitali elaborate, proiezioni, strutture grafiche la cui somma di scelte formali è volutamente difficile da interpretare. La vaghezza di riferimenti spazio-temporali, l'arbitrarietà delle forme, la spinta verso un'astrazione che rifugge le immediate associazioni portano tutti i suoi soggetti al limite della loro capacità espressiva tanto che le sue opere sono generalmente auto-referenziali. Grimaldi mette così criticamente in discussione il ruolo intel
lettuale e creativo dell'artista."
Grimaldi forse è quello più problematico, nonostante che gli altri finalisti abbiano stimolato pari interesse. In un'edizione che ha visto il prevalere della tendenza figurativa, Grimaldi si dimostra il più concettuale, quello che lo assurge ad "artista filosofo". Il suo omaggio al ciclista Bugno, al di là di cadere nel luogo comune per l'aspetto popolare che questo sport riveste in Italia, presenta, in una stanza asettica, un oggetto che molto deve alla tradizione dadaista del "ready made", con in più un rigoroso impianto geometrico. Rigoroso, soprattutto per il ritmo cadenzato delle pause, è anche il video, dove sono inseriti degli stralci di un filmato in bianco e nero, relativo alla cantante Shadè, un mito degli anni ottanta. Una doppia lettura della realtà, volutamente ambigua, come sottolineata dalle motivazioni della giuria, quando afferma che è possibile "una lettura doppia e opposta" dell'opera dell'artista, che "coinvolge l'aspetto sociale senza in effetti esprimerlo, anzi intendendo negarlo". Un'ambiguità che si estende anche al "suo desiderio di non essere riconosciuto come artista".
Tre sono i lavori presentati da Grimaldi, "Nothing can come between us", 2003 (video DVD, 45'), "Gianni Bugno", 2003 (oggetto in pvc e perspex, 5.50x92 cm.), "Untitled", 2000 (scritta adesiva, 1.50x40 cm.), che lui stesso spiega così: "il mio lavoro non consiste in una successione di oggetti ma nella progressione delle mie idee su di essi. I testi applicati sul muro servono non tanto ad oggettualizzare le mie opinioni quanto a sfumare i miei oggetti nella difficile percezione di ciò che è riconoscibile materialmente come un lavoro. Il breve testo in mostra è pensato per manifestare una sfiducia nelle proprie convinzioni. Ho cercato di comporlo come una successione di frasi a me riconducibili ma prive della loro referenzialità. A volte nel mio lavoro mimo il mio modo di lavorare, a volte cerco di stereotiparlo ripetendone le caratteristiche più evidenti, in questo caso ho cercato invece di svuotarlo dall'interno, e quasi di caricaturizzarlo."
Il premio, consistente in 15.500 euro e soprattutto (dall'anno scorso) nella possibilità di esporre nel circuito internazionale dei punti vendita Furla, è stato consegnato da Giovanna Furlanetto, presidente della nota casa di accessori di moda, che è partner della Fondazione Querini Stampalia per quanto riguarda questa iniziativa culturale. Un'iniziativa, come ha precisato il direttore della Fondazione Giorgio Busetto, nell'apertura della seduta, rispetta pienamente la volontà testamentaria dei nobili Querini Stampalia che lasciavano l'onere agli eredi di "assegnare un premio acquisto di un'opera d'arte che si sarebbe dovuto tenere nel tempo", che è stato assunto dall'apporto della Ditta Furla.
Le opere di Grimani potranno ancora essere viste alla Querini Stampalia fino al prossimo 4 maggio. Insieme a quelle degli altri quattro finalisti, selezionati da una giuria di dieci critici italiani, secondo la formula proposta dalla curatrice del premio, Chiara Bertola, coadiuvata da Giacinto Di Pietrantonio e Angela Vettese, presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa.
Pierpaolo Campanini, con i suoi oggetti, fotografati e rielaborati al computer; Sarah Ciracì con la sua installazione, che rammenta l'esplosione della bomba atomica nell'isola di Bikini; Stefania Galegati con i suoi luoghi storici (ivi compresa la villa Malcontenta di Mira), popolati da fantasmi e, infine, Domenico Mangano con i suoi video e le sue fotografie inerenti al tema dell'emigrazione completano il quadro di questa edizione 2003 del premio Furla.
Le schede dei cinque artisti presenti alla Fondazione Querini Stampalia, fino al 5 maggio.
Domenico Mangano, utilizza come modalità processuale di ricerca la registrazione in presa diretta di esperienze vissute che traduce poi in immagini video e fotografie per lo più presentate in serie sequenziali. La sua indagine unisce - senza distinzione - sociale e privato, contesti lontani e luoghi vicini, gente sconosciuta e persone a cui è legato da rapporti affettivi e svela uno sguardo disincantato su una realtà fatta di normalissima straordinarietà. Protagonisti dei suoi lavori sono per lo più gli outsider, gli antieroi con il loro carico ingombrante di verità e nello stesso tempo di poesia assoluta.
In Sarah Ciracì il lavoro è caratterizzato da un uso naturale e non sofisticato della tecnologia che le permette di decomporre, manipolare, mischiare e rielaborare immagini che, attinte dai contesti più diversi, aprono infinite possibilità di trasformazione e sintesi. La tecnica diventa così uno strumento per creare mondi paralleli e raccontare metaforicamente la realtà. Attraverso fotografie digitalmente manipolate, light-boxes, video e installazioni, Sarah Ciracì crea paesaggi estremi, ambienti ostili alla vita umana e impossibili da abitare e con vivo interesse per l'influenza che il paesaggio mediatico ha sulla nostra percezione e conoscenza del mondo si concentra sui misteri e l'ambiguità dell'informazione contemporanea.
Pierpaolo Campanini, si serve di una tecnica pittorica rassicurante e nello stesso tempo stupefacente: dotate di una sicura e inconfondibile artisticità, le sue immagini dipinte con colori squillanti, appaiono seducenti perchè riconducono a soggetti estremamente famigliari, in grado di destare però una viva curiosità. Ne risultano delle strutture che mediano tra la concretezza elementare delle forme e il ricorso ad allegorie più antiche e radicate.
L'agire ed il sentire artistico-creativo di Massimo Grimaldi, è caratterizzato da oggetti, immagini digitali elaborate, proiezioni, strutture grafiche la cui somma di scelte formali è volutamente difficile da interpretare. La vaghezza di riferimenti spazio-temporali, l'arbitrarietà delle forme, la spinta verso un'astrazione che rifugge le immediate associazioni portano tutti i suoi soggetti al limite della loro capacità espressiva tanto che le sue opere sono generalmente auto-referenziali. Grimaldi mette così criticamente in discussione il ruolo intellettuale e creativo dell'artista.
Una delle linee principali del percorso creativo di Stefania Galegati, è il legame tra realtà e rappresentazione e quindi tra analisi scientifica e percezione soggettiva da cui emergono verità ambigue, sempre sul punto di essere demistificate con libertà e ironia. La sua grande versatilità la porta a misurarsi con una vasta gamma di mezzi espressivi - fotografia, pittura, video, installazione - sperimentati anche attraverso la collaborazione di più persone che possono assicurarle una competenza tecnica specifica. miatello@aidanews.it
Il servizio fotografico è di Alcide Boaretto, boaretto@tin.it, mentre le annotazioni di carattere generale sono di Jeanne Belhumeur, jeannebelhumeur@hotmail.com
P.S. Ottima la chiusura che ha visto un'accoglienza generosa con tartinette, pasticcini e calici di prosecco coneglianese serviti dal Caffè Florian. Meno ottima invece la presentazione del premio, dei selezionati artisti e di una più autorevole voce dal punto di vista artistico, eravamo lì per quello (non per parlare di dopo Saddam). Ci ha un po' annoiato Claudio Rossetti, nella veste di rappresentante della Signora Giovanna Furlanetto, che ha esagerato con il suo tono da campagna elettorale "contro la guerra e che l'arte è un piccolo sentiero che può far pacificare" (la storia dell'arte è molto varia e non è sempre stata pacifista, e spesso va d'accordo anche con i regimi dittatoriali, caro Rossetti). Avremmo preferito di vedere i cinque finalisti chiamati uno ad uno per una stretta di mano ed una pergamena, una più esauriente presentazione dei motivi che hanno influito le scelte, qualche battuta di Angela Vettese, una migliore e garbata presentazione da parte dei signori che stavano attorno al tavolo, perchè dalla seconda fila in giù non si vedeva più nulla e l'audio talvolta faceva difetto. Un consiglio questo che va rivolto in senso buono e non per far polemica con nessuno. Non abbiamo visto il catalogo, qualche intoppo ci dev'esser stato, se dopo appena ventisette minuti la festa ufficiale era già finita.