
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 19.04.2003
In breve:
Il Consolato svizzero a Venezia si trasforma in "Spazio culturale svizzero", e nell'ambito di un nuovo programma culturale ha inaugurato venerdì 11 aprile alle ore 18 a Palazzo Trevisan degli Ulivi in campo Sant'Agnese,
"DADA a Zurigo, Cabaret Voltaire, 1916-1920", una mostra di circa 40 fra dipinti, disegni, fotografie e manifesti di una delle avanguardie più note al mondo. La mostra, curata da Stefano Cecchetto ed Elena Càrdenas Malagodi,
Servizio di Angelo Miatello e Jeanne Belhumeur.
Il Consolato svizzero a Venezia si trasforma in "Spazio culturale svizzero", e nell'ambito di un nuovo programma culturale ha inaugurato venerdì 11 aprile alle ore 18 a Palazzo Trevisan degli Ulivi in campo Sant'Agnese, "DADA a Zurigo, Cabaret Voltaire, 1916-1920", una mostra di circa 40 fra dipinti, disegni, fotografie e manifesti di una delle avanguardie più note al mondo. La mostra, curata da Stefano Cecchetto ed Elena Càrdenas Malagodi, è promossa dall'Ambasciata di Svizzera in Italia e dall'Istituto Svizzero di Roma a Venezia. Patrocinata dalla Regione Veneto e dalla Città di Venezia, è realizzata da Arthemisia di Milano e dal centro Italiano per le Arti e la Cultura di Torino. Ha il sostegno finanziario della BSI, Banca di Gestione Patrimoniale, ProHelvetia, Fondazione Svizzera per la Cultura, Presenza Svizzera e Assicurazioni Generali. Il Catalogo è della Mazzotta con 104 pagine, 63 illustrazioni, 41 b/n, carta patinata da 170 g., brossurato con cucitura. Nel catalogo vi sono scritti anche di Arturo Schwarz e Hans Richter.
Siamo a Zurigo nel 1916, e il 1° febbraio Hugo Ball, scrittore e regista teatrale, "eternamente vestito di nero come un prete", propone a un oste della Spiegelgasse di cedergli una saletta per farne un cabaret letterario. Venderà di certo più birra e panini, gli assicura. Quattro giorni dopo, nasce Cabaret Voltaire. "Madame Hennings e madame Leconte cantarono canzoni francesi e danesi - ricorderà Ball -. Il signor Tristan Tzara recitò versi romeni. Un'orchestra di balalaica suonò stupende danze e canti popolari russi".
Seguirono serate francesi (con Apollinaire, Jacob, Jarry, Laforgue, Rimbaud), italiane, ecc. Da Berlino venne Huelsenbeck. "Il 30 marzo presentammo una meravigliosa musica negra (toujours avec la grosse caisse: boum boum boum-drabatia mo bbonooooooooooooooooooo )". Tzara declamava, "cantava e parlava in francese, pur potendo farlo benissimo in tedesco, e interrompeva le sue esibizioni con urla e singhiozzi e fischi. Campanelli, tamburi, campanacci da mucche, colpi sul tavolo o su ceste vuote animavano la ricerca violenta di un linguaggio nuovo".
Quasi di fronte all'osteria, nella stessa Spiegelgasse, viveva Lenin che lavorava ai Quaderni filosofici. Quando la cagnara del Cabaret Voltaire diventava insopportabile, l'esule russo chiamava la polizia elvetica.
Del Cabaret Voltaire fanno parte un gruppo di giovani artisti e letterati, "disgustati dai macelli della guerra del 1914" e dalle parole come eroismo, patriottismo, virilità, emulazione. Si chiameranno dadaisti. Di provenienza diversa e caratteri talvolta persino opposti - scriverà Arp - andavano "alla ricerca di un'arte elementare che sanasse l'uomo dalla follia di un'epoca e un nuovo ordine che stabilisse l'equilibrio fra cielo e inferno".
Il 15 maggio esce il primo fascicolo della rivista omonima. Cartesio aveva detto: "Io non voglio neppure sapere se ci sono stati uomini prima di me". E Tristan Tzara pone la frase come epigrafe al terzo numero del periodico. Nel 1917, al Cabaret espone Giorgio de Chirico, creando, così, una sorta di ponte fra dadaismo e futurismo, surrealismo, metafisica. E, quindi, fra Zurigo e De Pisis, Savinio, Modigliani, Prampolini, Farfa, Alberto Martini, Carrà e Covoni. Ecco, proprio ai rapporti italo-svizzeri è dedicata la mostra veneziana Dada a Zurigo. Sono evidenti i loro intenti metafisici. Nel '16 Tzara era sceso a Roma e a Firenze. Viaggio promozionale, si direbbe oggi. Ma i pittori che aveva incontrato provenivano quasi tutti dal futurismo che, a differenza del dadaismo, aveva un programma ben definito.
Dada, un movimento? Sì. No. Forse. Probabilmente la definizione più azzeccata è quella di Breton: "Il cubismo fu una scuola pittorica; il futurismo, un movimento politico; il dadaismo, uno stato d'animo", come è stato sottolineato anche dall'Ambasciatore Alexis Lautenberg nella presentazione della vernice veneziana. "Un gruppo di emigranti che si era costituito a Zurigo con un comune intento, così bene descritto dallo stesso Arp: "disgustati dai macelli della guerra del 1914, a Zurigo ci demmo alle belle arti. Mentre in lontananza brontolava il tuono del cannone, noi cantavamo, dipingevamo, incollavamo e scrivevamo poesie con tutte le nostre forze. Cercavamo un'arte elementare che sanasse l'uomo dalla follia dell'epoca e un nuovo ordine che stabilisse l'equilibrio tra il cielo e l'inferno". I dadaisti rifiutavano dunque di credere al "senso della Storia" ed eressero i "paraocchi contro la ragione", sempre secondo Arp. Essi vi contrapponevano le loro eclettiche creazioni, cariche di vitalità e aggressività, nonché rumorose manifestazioni destinate a provocare i borghesi che li attorniavano. La ricerca del confronto...
Senza regole, senza princìpi estetici, senza disciplina (anzi, indisciplinati come i bambini). Le armi dadaiste? Ironia, paradossi e scandali. Parole come gioco, anche. Diceva Arensberg: "I dadaisti? Coloro che vivono senza formule, ai quali piacciono soltanto i pavimenti dei musei". Sentenziava Aragon: "Ogni momento tradisco me stesso, mi smentisco, mi contraddico: non sarà in me stesso che riporrò la mia fiducia". E Tzara: "Datevi voi stessi pugni in faccia e cascate morti". Tre dadaisti lo presero sul serio e si suicidarono. Si chiamavano Jacques Vaché, Jacques Rigaut e René Crevel.
Dada a Zurigo. Cabaret Voltaire 1916-1920, Spazio Culturale Svizzero, Venezia, sino al 22 giugno 2003. Tel. 041.5225996