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Al Castello di Rivoli di Torino «I moderni». Fine del Post-moderno?

 

Il Castello di Rivoli con questa mostra collettiva vuole dimostrare che il post-moderno è morto. Già  nel '92, la rassegna "Post-human", curata da Jeffrey Deitch, riuscì a imporre il nome a una corrente artistica degli anni '90. Ma quando lo stesso Deitch ci riprovò dieci anni dopo con "La forma segue la finzione" , il risultato fu un flop. Lo stesso rischio ci sembra intuitivo che avvenga anche oggi con "I moderni , collettiva di oltre 20 artisti (e altrettante opere) riuniti da Carolyn Christov-Bakargiev. L'obiettivo è quello di dimostrare che è finito il Post-moderno ed è nata l'epoca dei Moderni. Già la parola è di ardua definizione perché ripetutamente utilizzata - dalla «maniera moderna» del Vasari fino al Modernismo del secolo scorso - ogni volta che si voleva segnalare una profonda frattura rispetto al passato, anche con implicazioni etiche o utopiche. Dal saggio (catalogo Skira) della Christov-Bakargiev non si riesce però a capire dove stia la frattura dirompente degli artisti selezionati.  Ma cosa significa essere cresciuti nell'era del Web? Non si capisce come si voglia tanto recuperare la scultura, la pittura e la forma per poi tacere totalmente sull'unica nuova arte, la New media art, che utilizza le ultime tecnologie? E perché si scambia per modernità la citazione, come le sculture di Evan Holloway, omaggi a Mondrian, o la poltrona di Jorge Pardo, che rifà Le Corbusier?

Ma crediamo che ci sia un certa debolezza teorica da parte di chi ha voluto organizzare una mostra e darle un "contenuto" di rottura. Infatti, si legge nella presentazione del catalogo: "Questa collettiva vuole essere un progetto, allo stesso tempo, classico e sperimentale, statico e in evoluzione. Il pubblico vivrà un'esperienza estetica in cui i sensi riceveranno stimoli piacevoli, ma anche sconcertanti e problematici". Ovvero tutto e il contrario di tutto: la solita relatività che primeggia nell'arte contemporanea. Nonostante lo sforzo teoretico, anche questa esposizione non offre nulla che non sia stato già visto e stravisto nelle variegate "rassegne-minestrone" che nel Bel Paese si consumano annualmente. Doveva proprio la curatrice costruire un argomento teorico per giustificare una mostra che ha come sempre una strategia di mercato? La Modernità nasce e si alimenta fuori e in opposizione al retrogrado conservatorismo dominante, soprattutto in Italia, dove non si vedono grandi maestri che abbiano saputo imporsi anche all'estero

I moderni, Castello di Rivoli, sino al 3 agosto. Tel. 011/9565222

Angelo Miatello 

 

 

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