
Articolo di: Angelo Miatello
Pubblicato il: 28.04.2003
In breve:
"I moderni , collettiva di oltre 20 artisti (e altrettante opere) riuniti da Carolyn Christov-Bakargiev. L'obiettivo è quello di dimostrare che è finito il Post-moderno ed è nata l'epoca dei Moderni
La Modernità nasce e si alimenta fuori e in opposizione al retrogrado conservatorismo dominante, soprattutto in Italia, dove non si vedono grandi maestri che abbiano saputo imporsi anche all'estero
Il Castello di Rivoli con questa mostra collettiva vuole dimostrare che il post-moderno è morto. Già nel '92, la rassegna "Post-human", curata da Jeffrey Deitch, riuscì a imporre il nome a una corrente artistica degli anni '90. Ma quando lo stesso Deitch ci riprovò dieci anni dopo con "La forma segue la finzione" , il risultato fu un flop. Lo stesso rischio ci sembra intuitivo che avvenga anche oggi con "I moderni , collettiva di oltre 20 artisti (e altrettante opere) riuniti da Carolyn Christov-Bakargiev. L'obiettivo è quello di dimostrare che è finito il Post-moderno ed è nata l'epoca dei Moderni. Già la parola è di ardua definizione perché ripetutamente utilizzata - dalla «maniera moderna» del Vasari fino al Modernismo del secolo scorso - ogni volta che si voleva segnalare una profonda frattura rispetto al passato, anche con implicazioni etiche o utopiche. Dal saggio (catalogo Skira) della Christov-Bakargiev non si riesce però a capire dove stia la frattura dirompente degli artisti selezionati. Ma cosa significa essere cresciuti nell'era del Web? Non si capisce come si voglia tanto recuperare la scultura, la pittura e la forma per poi tacere totalmente sull'unica nuova arte, la New media art, che utilizza le ultime tecnologie? E perché si scambia per modernità la citazione, come le sculture di Evan Holloway, omaggi a Mondrian, o la poltrona di Jorge Pardo, che rifà Le Corbusier?
Ma crediamo che ci sia un certa debolezza teorica da parte di chi ha voluto organizzare una mostra e darle un "contenuto" di rottura. Infatti, si legge nella presentazione del catalogo: "Questa collettiva vuole essere un progetto, allo stesso tempo, classico e sperimentale, statico e in evoluzione. Il pubblico vivrà un'esperienza estetica in cui i sensi riceveranno stimoli piacevoli, ma anche sconcertanti e problematici". Ovvero tutto e il contrario di tutto: la solita relatività che primeggia nell'arte contemporanea. Nonostante lo sforzo teoretico, anche questa esposizione non offre nulla che non sia stato già visto e stravisto nelle variegate "rassegne-minestrone" che nel Bel Paese si consumano annualmente. Doveva proprio la curatrice costruire un argomento teorico per giustificare una mostra che ha come sempre una strategia di mercato? La Modernità nasce e si alimenta fuori e in opposizione al retrogrado conservatorismo dominante, soprattutto in Italia, dove non si vedono grandi maestri che abbiano saputo imporsi anche all'estero
I moderni, Castello di Rivoli, sino al 3 agosto. Tel. 011/9565222
Angelo Miatello