
Articolo di: Redazione AIDANEWS
Pubblicato il: 26.09.2003
In breve:
La lettura di "Basso Impero"*, saggio di Giorgio Bocca sulla politica americana e sulla guerra irachena mi ha messo in serio imbarazzo. E' possibile approvare la tesi di un libro e dissentire dagli argomenti
Ci siamo fatti un'idea, attraverso film e libri commentati a scuola, sulle "rimozioni" del dopoguerra. Nelle famiglie italiane non c'erano solo reduci coi loro racconti e storie tristi,
Un commento del prof. Sergio Romano, ex ambasciatore a Mosca e già presidente della giuria del Premio Letterario "Il Campiello"
"Bocca alla scoperta dell'America. Con qualche pregiudizio"
20 settembre 2003. La lettura di "Basso Impero"*, saggio di Giorgio Bocca sulla politica americana e sulla guerra irachena mi ha messo in serio imbarazzo. E' possibile approvare la tesi di un libro e dissentire dagli argomenti con cui viene dimostrata? E' possibile sottoscrivere in buona parte le sue conclusioni e respingere le premesse? Quando Bocca sostiene che i neoconservatori americani hanno un progetto imperiale e si sono serviti dell'11 settembre per metterlo in atto, sono d'accordo. Quando afferma che gli argomenti con cui George W. Bush ha trascinato il suo Paese nella guerra irachena sono pretestuosi o grossolanamente esagerati, credo che abbia ragione. Quando rileva la spensieratezza con cui questa presidenza ha approvato leggi poliziesche e illiberali, coglie uno degli aspetti più preoccupanti della politica americana. Quando osserva che gli atti di terrorismo sono divenuti, dopo la guerra irachena, ancora più frequenti, dice la verità. Quando sottolinea i vecchi rapporti fra alcuni esponenti della presidenza Bush e le maggiori industrie americane di settori cruciali (petrolio, attrezzature petrolifere, elettronica, armamenti), mette in evidenza un fenomeno che ha assunto in questi ultimi tempi proporzioni allarmanti. E quando afferma che «gli Stati Uniti non sono più una potenza dell'Occidente, si pongono come altro dall'Occidente, non stanno più da una parte contro l'altra, ma sopra tutte», mi vedo costretto, mio malgrado, a riconoscere che le sue parole, con qualche eccessiva coloratura caratteriale, contengono una parte di verità. Ma vi sono due aspetti del libro di Bocca, strettamente collegati, con cui non riesco ad andare d'accordo. Non posso sottoscrivere anzitutto il giudizio sull'America. Gran parte dell'argomentazione di Bocca è fondata sulla convinzione che l'America sia percorsa da una vena autoritaria, intollerante e irresistibilmente imperiale. E' vero. Ma è altrettanto vero che accanto all'anima autoritaria, esiste un'anima liberale, tollerante, pragmatica e umanitaria che ha sempre corretto e temperato gli eccessi del fondamentalismo americano. Quando denuncia i rapporti d'amicizia fra la presidenza Bush e l'industria degli armamenti, Bocca dovrebbe ricordare che la più coraggiosa requisitoria contro il «complesso militare industriale» fu pronunciata dal generale Eisenhower alla fine del suo mandato presidenziale.
Quando sostiene che il giornalismo americano obbedisce agli interessi dei proprietari e degli inserzionisti, non può dimenticare che tutte le critiche del suo libro alla presidenza Bush sono desunte da informazioni apparse nella stampa degli Stati Uniti.
Il secondo motivo del mio disaccordo è la sensazione che il giudizio di Bocca sull'America abbia radici ideologiche. Il conflitto iracheno, la lotta contro il terrorismo, i piani per la costruzione di uno scudo antimissilistico, la denuncia degli «Stati canaglia» e l'offensiva diplomatica lanciata contro l'Iran non sono nel suo libro le discutibili scelte politiche della presidenza Bush e degli uomini che lo hanno consigliato nel corso degli ultimi due anni. Sono le manifestazioni di un disegno capitalistico in cui la strategia delle imprese e delle banche d'affari, i piani delle Forze armate, la linea editoriale di molti giornali e la politica della presidenza obbediscono alle stesse sollecitazioni.
Occorre fare guerre e minacciare conflitti per produrre e consumare armi.
Occorre che i poveri del mondo lavorino per i ricchi. E occorrono, perché la ruota dei profitti continui a girare, quantità crescenti di petrolio.
Le risorse energetiche dell'Iraq e, domani, quelle dell'Iran sono il leit motiv dell'analisi di Bocca. Credo che questa ideologia delle relazioni internazionali sia troppo schematica e non tenga conto dei molti fattori, razionali e irrazionali, che ispirano le decisioni degli Stati. Ma raccomando la lettura del libro di Bocca. Gli antiamericani lo leggeranno con soddisfazione, gli altri si alleneranno a ribattere i loro pregiudizi e i loro slogan. (Sergio Romano, corriere.it, 18 settembre 2003)
*Basso Impero , Feltrinelli, Milano, pp. 165, euro 15.
Riportiamo la recensione di Sergio Romano perché utilissimo all'allargamento del dibattito sulla politica internazionale americana. S. Romano è stato docente-conferenziere all'Institut Européen des Hautes Etudes di Ginevra negli anni '80, da cui abbiamo tratto come studenti importanti delucidazioni sulla storia delle relazioni internazionali.
Ci siamo fatti un'idea, attraverso film e libri commentati a scuola, sulle "rimozioni" del dopoguerra. Nelle famiglie italiane non c'erano solo reduci coi loro racconti e storie tristi, ma vedove e orfani di caduti. Con la sensazione (non solo nelle Cancellerie, anche in provincia) di una terza guerra mondiale tra i due imperi - quello buono capitalista e quello cattivo statalista e proletario - basata sulle ideologie secolari, che sembrava imminente. Gli esperimenti nucleari all'aria aperta ne davano una sensazione di un probabile scontro. E con il precedente, soprattutto nel Bel Paese, il «non dimenticare» dell'altro dopoguerra. Cioè di essere feriti nell'orgoglio, come del resto lo si è letto anche sui libri di storia per la Germania. Una lunga e fastidiosa retorica sul Piave e il Carso e Vittorio Veneto, due decenni di manifestazioni obbligatorie in divisa, cortei di vedove e cappellani e mutilati con riti dannunziani e fascisti.
E poi, contrordine: sfilate e bandiere e discorsi per spiegare agli scolaretti (custodiamo un preziosissimo testo dei nostri genitori "L'italiano nuovo", Letture della 2a classe elementare, edito da La Libreria dello Stato, Roma A. XVII) come si doveva andare ... in guerra "con" e non "contro" il secolare nemico del Piave: quel crucco che costò il posto di viceministro a Steffani, senatore della Lega Nord.
E quindi, altro contrordine: battersi proprio contro "quello", che tanto diverso è stato da noi. Di qui, - come ha fatto notare A. Arbasino - uno spontaneo sentire collettivo, non dissimile dalle decisioni di de Gaulle e Adenauer: o una pietra sopra, o fra un paio di generazioni ci siamo di nuovo. Dunque, interiorizzare il dolore e il lutto, invece di proclamare il "revanscismo" su balconi e piazze.
La retorica è come una grande bolla di sapone che si gonfia e scoppia da sola, lasciando tante macchioline per terra ... forse questa è un'interpretazione riduttiva, ma nel corso della storia del nostro Bel Paese, si son visti dei periodi (ventennali?) in cui si mandò al massacro un popolo, altri in cui lo si incitò a lavorare sodo, altri in cui lo si preparò per ulteriori "sforzi bellici" per un sano e lecito "espansionismo". Ma subito dopo aver perso quasi tutto, di dividerlo tra "rossi e bianchi", tra "Mosca e Washington", tra i "buoni e i mangia preti", per poi lasciarlo in balia ad un qualunquismo che lo rende sempre più schiavo del consumismo frenetico, della vita frivola, del lusso ipotecato.
Ma questo qualunquismo è trasversale e percorre tutta la Penisola, da Nord a Sud. Masse di consumatori, accarezzate dalla pubblicità martellante e onirica, e agevolate dal piacere di poter "toccare" migliaia di prodotti ben presentati nelle grandi superfici commerciali (Auchan, Iper, Throny, Brico), voltano le spalle con disinteresse alla salvaguardia dell'ambiente. Inquinamento? Tumori? Cementificazione? Smaltimento dei rifiuti? Sono argomenti per gli oppositori, i rompiscatole e gli ossessionati!