
Articolo di: Beppi Lamedica
Pubblicato il: 08.03.2004
In breve:
Il professor Bernard Lewis, fra pochi giorni in partenza per Roma per una conferenza su "Il Medio Oriente un anno dopo" in occasione dell'inaugurazione della Fondazione Magna Charta (Villa Piccolomini,
"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)
a cura di Beppi Lamedica | 26.04.2004
a cura di Beppi Lamedica | 18.04.2004
a cura di Beppi Lamedica | 10.04.2004
"La democrazia ha per lo meno un merito, ossia che un deputato non può essere più stupido dei suoi elettori, perché più stupido è lui, più stupidi sono stati loro ad eleggerlo". (Bertrand Russell)
Anno V - n. 05 - 27 febbraio 2004
Soldi ai partiti
Cosa prevede la nuova legge?: I movimenti o partiti possono (quindi, non è obbligatorio?) chiedere il finanziamento adducendo la scusa di un rimborso per le spese elettorali sostenute. A quanto ammonta il finanziamento?: E' pari ad 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura invece di 4 mila lire, come previsto dalla precedente legge sottoposta a referendum nel 2000). Chi può richiederlo?: Tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1 per cento dei consensi. Come si calcola il finanziamento?: Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti. Quanto ci costeranno, in euro, i partiti e movimenti?
2002: 125.328.611,95
2003: 125.089.621,44
2004: 125.089.621,44
(fonte ANSA-Centimetri da Il Gazzettino del 26 luglio 2002)
"[...] Un fatto rilevante si è manifestato [...] dal punto di vista finanziario, ed è relativo all'ottenimento dell'anticipo del rimborso elettorale spettante alla Lista Pannella [...]"
(dalla relazione del tesoriere di Radicali Italiani letta al Comitato nazionale - Roma, Hotel Ergife, 27-29 giugno '03)
* CECENIA
IL PARLAMENTO EUROPEO RICONOSCE IL GENOCIDIO DEL POPOLO CECENO DEL 1944 E CHIEDE DI STUDIARE IL PIANO AKHMADOV
Bruxelles, 26 febbraio 2004 - Nell'ambito del Rapporto Belder sulle Relazioni UE-Russia, il Parlamento europeo ha adottato due emendamenti depositati da Olivier Dupuis, radicale, e sostenuto da oltre 100 deputati, tra cui Poettering, Paasalinna, Coh-Bendit, Frassoni, Wurtz, Pasqua, Malmstrom e Bonde. Il primo emendamento, adottato alla quasi unanimità dal PE, chiede alla Commissione e all'Alto Rappresentante per la PESC di studiare il Piano Akhmadov che propone, sulla base dell'esperienza della comunità internazionale in Kosovo, l'istituzione di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia. Secondo Ilyas Akhmadov, ministro ceceno degli Affari esteri del Governo Maskhadov, questa amministrazione internazionale dovrebbe, sulla base del ritiro delle forze militari e civili russe e del disarmo dell'insieme delle componenti della resistenza cecena, provvedere alla ricostruzione della Cecenia e al radicamento della democrazia e dello Stato di Diritto in Cecenia, per prevenire ogni possibilità di destabilizzazione. Al termine del periodo di transizione i ceceni sarebbero chiamati a pronunciarsi sullo statuto finale della Cecenia.
Il secondo emendamento, adottato dalla plenaria del PE, riconosce che la deportazione dell'insieme del popolo ceceno, ordinata da Stalin il 23 febbraio 1944, costituisce - in virtù della IV Convenzione dell'Aja del 1907 e secondo la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine del Genocidio adottata dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1948 - un atto di genocidio.
Dichiarazione di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale:
"Lunedì 23 febbraio, dopo aver partecipato alle manifestazioni di Bruxelles e di Roma di commemorazione del genocidio ceceno del 1944, ho scritto ai miei colleghi per annunciargli che interrompevo, dopo 36 giorni, il mio sciopero della fame. L'ho fatto perché potessero oggi pronunciarsi sui due emendamenti al Rapporto Belder al di fuori di ogni possibile condizionamento al quale, anche involontariamente, la mia iniziativa nonviolenta avrebbe potuto dare luogo. Il loro voto franco e massiccio di questa mattina acquista ancor più valore e non può che rafforzare la determinazione di tutti coloro che, in Europa, ritengono fondamentale e prioritario fermare il nuovo genocidio di cui è vittima il popolo ceceno".
* INFORMAZIONE NEGATA
"FERMIAMO IL GENOCIDIO CECENO"
da Il Corriere del 24/02/2004
ROMA. Duecento persone hanno manifestato ieri davanti a Palazzo Chigi per ricordare la deportazione, sessant' anni fa, della popolazione cecena. Gli striscioni: "In Cecenia amministrazione dell' Onu subito!", "Ieri Stalin, oggi Putin il genocidio ceceno continua". All' iniziativa, organizzata dai radicali, hanno partecipato anche esponenti di altri partiti, dai Verdi ad An.
* SUL PROCESSO AD ISRAELE
PER IL MURO ACCUSO LE NAZIONI UNITE
Fiamma Nirenstein da La Stampa del 25/02/04
Il professor Bernard Lewis, fra pochi giorni in partenza per Roma per una conferenza su "Il Medio Oriente un anno dopo" in occasione dell'inaugurazione della Fondazione Magna Charta (Villa Piccolomini, alle 17,30 del 9 di marzo), è il più importante storico del Medio Oriente: lo incontriamo a Tel Aviv, reduce da numerosi incontri in Oman, in Giordania, in Turchia. Prima di analizzare per noi la situazione mediorentale dopo la guerra in Iraq , il professore non si sottrae alle domande sulla barriera di difesa e il relativo processo dell'Aja.
Professore, le sembra che la grande discussione apertasi in tutto il mondo a causa della decisione dell'Assemblea generale dell'Onu di far sedere Israele sul banco degli imputati sia sostanzialmente negativa o positiva per rimettere in moto il processo di pace in Medio Oriente?
"Quello che sta accadendo all'Aja è assurdo. Lo dice il buon senso: tutti sanno che la questione non è legale, ma politica, e che si può risolvere solo quando le parti siano decise a trattarla politicamente. Le questioni di confine tormentano da sempre il mondo: l'Alsazia e la Lorena ci hanno messo alcune centinaia di anni a stabilire i confini, e forse adesso, ma solo forse, ci sono riusciti. La questione della barriera che l'Onu ha voluto proporre in termini legalistici (e fra un momento spiegherò perché non legali) non ha per oggetto ciò di cui si parla. La mia impressione è che le Nazioni Unite abbiano accettato dalla parte palestinese una discussione che non si sa se sia sulle dimensioni di Israele, sul suo comportamento, o sulla sua esistenza".
Ma perché proprio l'Onu, che ha fatto nascere lo Stato d'Israele nel novembre del 1947, dovrebbe accettare di metterne in discussione l'esistenza?
"Guardiamo ai fatti: innanzitutto, il discorso dei palestinesi non si è mai scostato fin dal '47 dal rifiuto dell'esistenza del Paese che essi considerano un nemico, un estraneo nell'area: l'educazione, la radio, la tv, l'incitamento continuo lo dice. E adesso consideriamo il tema palestinese in cui più l'Onu è coinvolto, quello dei profughi: spingendone il diritto al ritorno, i palestinesi di fatto si propongono di cancellare lo Stato ebraico. L'Onu sui profughi non ha mai dato prova di avere una posizione diversa, anzi. La storia parla chiaro: a milioni nel secolo scorso i profughi si sono riversati al di là e al di qua dei confini di Paesi in conflitto. Il più importante scambio è quello fra India e Pakistan: nel '47 almeno 7 milioni di persone furono coinvolte. Opppure nel '45 lo scambio di popolazione fra Polonia e Germania dell'Est, altri milioni di persone tutti risistemati. Con la partizione si spostano 725mila profughi arabi e subito viene creata una struttura fissa dell'Onu che ne ha letteralmente impedito la risistemazione, mentre degli ebrei che nel '29 furono uccisi o cacciati da Hebron e di quelli che nel '48 furono uccisi o espulsi da Gerusalemme, ha mai sentito parlare come di profughi protetti dall'Onu? E dei circa 800 mila profughi ebrei cacciati dai Paesi arabi? L'Onu non se n'è mai occupata. Vorrei aggiungere che quando, il 17 dicembre del '47, la Lega Araba respinse la risoluzione che stabiliva la partizione (la legalità internazionale!) non c'è stato un sospiro da parte dell'Onu stessa; e neppure se ne è sentita la voce quando i Paesi arabi proibirono l'ingresso nei loro territori agli israeliani di qualsiasi religione (i musulmani di qui avevano quindi anche la proibizione di effettuare il pellegrinaggio obbligatorio alla Mecca) e a qualsiasi ebreo, di qualsiasi cittadinanza; o quando la Giordania nel '54 offrì la cittadinanza a qualsiasi abitante della Palestina mandataria eccetto gli ebrei...".
Israele è accusata di avere violato con il percorso della barriera la legalità internazionale costruendo dentro confini altrui, e quindi di rubare terra.
"L'unico armistizio che regola la disposizione dei confini è quello di Rodi del 6 gennaio 1949. Al punto 2 dell'articolo V dice: "La linea armistiziale di demarcazione non può essere ritenuta in alcun senso un confine politico o territoriale ed è delineata senza che ciò costituisca pregiudizio a diritti, richieste ecc. per quello che riguarda la definitiva sistemazione della questione palestinese". Le risoluzioni dell'Onu tengono in seguito conto di questo unico documento, e quindi rimandano di nuovo a un assetto politico da stabilirsi".
Tuttavia, se la barriera fosse sulla Linea Verde...
"Non farebbe differenza: più volte ai palestinesi sono stati offerti confini entro i quali stabilire il loro Stato, nel '36 dalla commissione Peel, e poi proprio dall'Onu nel '47, poi in molteplici tentativi israeliani l'ultimo dei quali è quello di Camp David, con Arafat, Barak e Bill Clinton. La storia ci insegna che la politica palestinese sottintende un rifiuto all'accettazione di Israele, e anche questa volta non cambia direzione".
La barriera, dice Israele, è creata per difendersi dal terrorismo: una misura molto pesante e diretta, che fa pensare che il terrorismo, in generale, non sia in declino. Né in questa zona, né tantomeno in Iraq, che vediamo straziato dal terrore ogni giorno, mentre in tutto il mondo l'allarme è continuo.
"Ci sono due tipi di terrorismo, ma attenzione, non in conflitto e talvolta unificati nell'azione: il primo tipo è volto, sempre con manodopera altamente ideologizzata, a preservare le tirannie vigenti; il secondo, quello di Al Qaeda, è volto ad assoggettare il mondo occidentale".
La guerra di Bush non ha messo in crisi il terrore?
"La guerra, che ha messo in movimento il Medio Oriente, minaccia il terrorismo e contribuisce però a renderne più attive le difese. Vede, l'Iraq oggi può diventare una democrazia in pieno Medio Oriente: sui giornali leggiamo solo degli attacchi terroristici, ma in realtà l'Iraq è un pullulare di forze in movimento, nuovi giornali, nuove autonomie locali, giovani che si arruolano nella polizia e nell'esercito... le cose sono incomparabilmente migliori rispetto al tempo di Saddam, e possono procedere con cautela, senza affrettarsi verso elezioni che richiedono registri elettorali, leggi e strutture ancora indefinite".
Lei è favorevole a elezioni immediate?
"Non vorrei che si ripetesse l'esperienza dell'Algeria, dove dalle elezioni è scaturita un macelleria. Bisogna andare con i piedi di piombo. Le elezioni devono sistemare l'Iraq, non turbarlo ulteriormente; Paesi come l'Iran e altre dittature mediorientali hanno interesse a che non ci sia mai la democrazia. Gran parte dei fondi e dell'organizzazione del terrore sono di provenienza iraniana".
Mi sembra che si torni così all'idea dell'Asse del Male di Bush: i Paesi responsabili diretti della guerra terroristica in atto potrebbero essere sfidati dagli Usa?
"Penso che non ci sia più bisogno di altre guerre. L'Iran, se l'opposizione non verrà ostacolata, è pronto per la rivoluzione democratica; per gli altri Paesi implicati nel finanziamento del terrorismo, immagino dei rovesciamenti di regimi minoritari, corrotti, in crisi, che perseguitano e depauperano i loro popoli".
E' fiducioso, nonostante tutto, sulla possibilità che la democrazia vinca? Il Medio Oriente è tutto dominato da dittature, ha generato Saddam Hussein.
"Saddam Hussein, un dittatore baathista e minoritario, si è pasciuto della linfa nazista prima e comunista poi, ideologie totalitarie europee. Vede, semmai il rischio di non riuscire a smantellare queste fragili dittature mediorentali risiede oggi più nella storia del rapporto fra il mondo musulmano e l'Occidente che nelle radici musulmane: l'Islam, da due secoli in stato di debolezza, ha sempre cercato l'appoggio di chi poteva aiutarlo a battere l'Occidente democratico, suo nemico. Prima si è appoggiato all'asse contro gli Alleati, poi ai comunisti contro gli Usa. Due disastri. Oggi, contro gli Usa che vedono come il principale nemico, cercano la protezione dell'Europa, che affronta un duro dibattito fra chi intende accettare e chi intende rifiutare questo ruolo. Per carità, non voglio paragonare l'Europa alla Germania nazista o all'Urss, parlo solo della posizione in cui si cerca di mettere il Vecchio Continente".
* FINTI LIBERALI
LIBERALI A PAROLE, STATALISTI NEI FATTI
da www.brunoleoni.com 20/02/04
MILANO. Aprendo la campagna elettorale, il premier Silvio Berlusconi ha affermato che quando in un paese la pressione fiscale supera il 50 per cento molti si sentono moralmente autorizzati ad evadere le tasse. Per l'Istituto Bruno Leoni queste parole del presidente del Consiglio 'esprimono un buonsenso che non può essere messo in discussione, ma è difficile comprendere come tali concetti possano essere espressi da chi fino ad oggi ha fatto davvero ben poco per ridurre il peso dello Stato sulla società'.
Proprio in questi giorni, per giunta, il ministro dell'Economia Tremonti non solo ha lanciato una campagna volta a scovare quei negozianti che avrebbero cercato di 'fare profitti' (come se questo non fosse ciò che fa ogni commerciante, e come se tale comportamento non fosse del tutto legittimo), ma ha pure deciso di moltiplicare gli sforzi contro l'evasione fiscale.
Per l'IBL (Istituto Bruno Leoni) è davvero poco serio questo spettacolo di una maggioranza di Governo che difende le ragioni del mercato e della proprietà privata nei suoi messaggi propagandistici, ma poi rimane nel solco dei governi di centro-sinistra quando si tratta di amministrare il Paese (mantenendo la pressione fiscale a livelli insopportabili, progettando opere pubbliche di ogni genere, moltiplicando le agenzie di controllo che intralciano la vita economica e ostacolano lo sviluppo di un'economia di mercato)
* AVVOCATI PENALISTI
TUTTI UNITI, TUTTI SODDISFATTI..TRANNE NOI
da www.camerepenali.it 26/02/04
Grandi feste per la ritrovata armonia tra magistratura e politica, "siamo contro la separazione delle carriere" sottolinea il relatore in commissione giustizia, Palma, e tanto basta. Noi per la verità ce ne eravamo accorti da tempo, ma la conferma l'abbiamo avuta nel corso degli incontri con i rappresentanti delle forze politiche e, poi, durante l'audizione in Commissione Giustizia.Dal provvedimento - ci assicurano tutti destra e sinistra - scomparirà il concorso, pur sempre unico ma diviso in due, che compare nel testo licenziato dal Senato e, dopo un periodo di permanenza in collegio si dovrà scegliere che fare da grandi: PM o Giudice. "E se scelgono tutti la stessa cosa?" chiediamo " Mah, boh, non ci abbiamo pensato" ci rispondono tutti o quasi.
Invece qualcuno ci ha pensato: ANM. Per passare da una funzione all'altra un bel corso organizzato dal CSM, e poi via fuori del circondario o dal distretto, magari a 20 km da dove si stava prima. Vuoi vedere che alla fine la "riforma epocale" sarà così?
Noi abbiamo presentato il nostro progetto che non solo il solito On. Buemi ma stavolta tutto il suo partito, lo SDI, ha fatto proprio ed ha presentato ufficialmente.
Dobbiamo reagire. Il 5 la Giunta, il 6 il Consiglio delle Camere Penali devono far capire che questo inciucio è pessimo.
* PER LA REPUBBLICA DEI CITTADINI. DEBOLEZZE LIBERALI E STATI GENERALI
Alla vigilia dell'incontro romano di sabato 28 febbraio, organizzato da Liberalitalia e grazie all'ospitalità di Enrico Cisnetto e a "Società Aperta", l'amico Silvio Simi, su www.lobbyliberal.it , ha espresso il 25 febbraio una sua opinione nei confronti dell'iniziativa.
Dice Simi "Ci sono gruppuscoli liberali in Italia che [...] cercano di ricostruire [...] un partito liberale Più o meno organizzati, alcuni anche in forma di partito, non si sono ancora accorti di aver già vinto. Ovvero che le loro idee e la loro filosofia sono ormai patrimonio di tutti [....]. Nonostante la vittoria delle proprie idee i liberali torneranno a riunirsi nel fine settimana a Roma avendo come prospettiva politica la convocazione prossima ventura dei loro Stati generali. Modesta prospettiva. La questione liberale in Italia purtroppo non si pone nei termini di presenza di un partito politico, ma in termini di progetto. Ovvero quello di procedere sulla strada della creazione di un grande movimento d'opinione [...] che sia in grado di fornire classe dirigente ai diversi schieramenti garantendo insieme un luogo del confronto culturale fuori dai luoghi del confronto politico. Una 'massoneria' moderna, democratica e trasparente. E' questo il ruolo attuale dei liberali italiani di ogni provenienza. [...]"
La sera stessa la redazione di Liberalitalia, su www.liberali.net, si è sentita in dovere di replicare.
"Simi è persona di grande intelligenza e di idee liberali: noi rispettiamo le sue convinzioni, ma non le condividiamo. Non ci nascondiamo il rischio che qualche "gruppuscolo" liberale, sin qui sopravvissuto alla diaspora del vecchio PLI, cerchi di mettere cappello sull'iniziativa. Ma il senso di questa è chiarissimo: è un'iniziativa che deve muovere dai singoli liberali, a qualsiasi anima liberale appartengano, prescindendo dai partiti e dai gruppi esistenti. [...]. Che si arrivi alla convocazione degli "Stati Generali" non è cosa da dare per scontata, se non arriveranno adesioni in numero significativo (e, con 90 adesioni, siamo oggi lontanissimi). Liberalitalia, che ha lanciato l'iniziativa, ha più volte ribadito che non si presterà in alcun modo alla costituzione di un ennesimo partitino liberale, inutile e inconcludente come quelli che già esistono; né ha come obbiettivo la riunificazione dei partitini esistenti, avverso la quale non ha nulla da opporre, se non che è obbiettivo diverso da quello degli "Stati Generali".[...] Alla destra e alla sinistra, per quanto democratiche e "liberali" possano essere diventate, manca un interlocutore politico liberale con il quale misurarsi non solo in termini di dibattito culturale (spesso ininfluente sulle decisioni politiche), ma soprattutto di consensi elettorali. Ed il migliore persuasore dei politici è proprio lo spauracchio di perdere voti a favore di altri competitori elettorali. [...]"
Riassumendo: è il confronto tra chi spinge per un gruppo di pressione e chi vorrebbe un partito.
Hanno entrambi un punto di vista in comune (ma Simi non se ne è accorto). Entrambi rifiutano la restaurazione di un partito liberale. L'Italia ne ha avuti diversi, di partiti liberali, ma sono stati poco influenti (nonostante l'ottimismo di Simi). E lo sono stati perché il liberalismo italiano si è spesso confuso con il nazionalismo e il conservatorismo.
Oggi la scarsa influenza delle idee liberali a livello politico risulta in modo evidente, ad esempio, dal recente episodio della legge che avrebbe modificato l'istituto del divorzio e da quello della legge che impedisce in Italia la sperimentazione scientifica sulle cellule staminali embrionali. Per non parlare della scarsa incidenza delle idee liberali in campo economico ed in campo istituzionale.
A quest'ultimo proposito sul Corriere della Sera del 21 febbraio scorso Piero Ostellino ha manifestato la sua opinione nei confronti della partitocrazia.
"[...]La Costituzione non sanziona [...] la sovranità (democratica) del cittadino-elettore sul processo di elezione dei propri rappresentanti e sulla loro revocabilità, ma continua a codificare la supremazia dei rappresentanti, una volta eletti, sul cittadino-elettore, cioè registra semplicemente il passaggio dalla dittatura del partito al singolare alla dittatura dei partiti al plurale. Dal duro totalitarismo formalizzato a un soffice totalitarismo di fatto.[...]" Dire, perciò, che in Italia i liberali hanno vinto è una grossolana sciocchezza.
I sostenitori del "gruppo di pressione" non si accorgono che in Italia "gruppi di pressione" liberali che hanno fornito "classe dirigente ai diversi schieramenti" e "un luogo del confronto culturale fuori dai luoghi del confronto politico" ce ne sono stati. Faccio riferimento al gruppo di pressione liberal-azionista e a quello liberal-radicale. Basti ricordare alcuni nomi da Ciampi a Bobbio, da La Malfa a De Martino, da Rutelli a Elio Vito, da Stefano Rodotà a Tullio De Mauro. I luoghi del confronto culturale: da Il Mondo di Pannunzio a Radio Radicale, ad esempio.
Ebbene il limite di questi gruppi di pressione, che sono stati incapaci di incidere (o hanno inciso in modo marginale), è dipeso dal fatto che chi voleva costituire un "partito-chiesa" si è ridotto ad essere "gruppo di pressione trasversale" e chi voleva essere "gruppo di pressione trasversale" si è ridotto al rango di "partito integralista". Entrambi marginali per le conseguenze che sono sotto gli occhi di coloro che desiderano la modernizzazione della società civile, dell'economia e delle istituzioni.
Proprio partendo da quelle esperienze è necessario chiedersi che fare.
Se in Italia non c'è una democrazia liberale (e su questo la coraggiosa denuncia di Ostellino sul moderato "Corriere della Sera", ne è una indubbia prova) occorre realizzarla. La denuncia di Ostellino è la denuncia di Veneto liberale il che ci induce ad essere molto pessimisti sulla riformabilità del regime. Di qui la nostra posizione radicale: il regime va' abbattuto perché è irriformabile. Il regime va' sostituito con una repubblica dei cittadini. Se questo è il fine della nostra lotta politica occorre avere dei mezzi per tentare di conseguirlo. E il mezzo è "il soggetto politico dei cittadini senza potere", ossia di un partito non partitocratico (ossia un soggetto non di diritto pubblico e, quindi, non finanziato dallo stato, ma una mera associazione privata che mira a rendere sovrano il cittadino-elettore). Per costituire questo mezzo non serve restaurare vecchi soggetti ed assemblarli (ad esempio un "nuovo PLI") ma occorre mettere assieme cittadini liberali di varie sensibilità (moderati e radicali, riformisti e riformatori). Il percorso che Veneto liberale indica da qualche anno è quello dalla "Unione laica": non il mettere assieme i cocci delle forze "laiche", ma costituire un luogo ove liberali di varie sensibilità, uniti dal minimo comun denominatore della costituzione della repubblica dei cittadini in luogo di quella dei partiti, possano trovare la voglia di lanciare ai cittadini, delusi e disgustati della situazione presente, una radicale alternativa al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico. Il luogo potrebbe essere una folta assemblea ove convocare gli "Stati Generali Liberali". Altro che modesta prospettiva.
Silvio Simi e gli amici di Lobbyliberal faranno mancare il loro prezioso contributo?
Beppi Lamedica - pres. on. Veneto liberale
* ANTICLERICALISMO
VENETO LIBERALE NUOVO RESPONSABILE LIAC
Domenica 22 febbraio 2004, in esecuzione della delibera del Consiglio federativo di Veneto liberale in data 14 gennaio, Luca Miotti e Beppi Lamedica, in nome e per conto della federazione Veneto liberale, si sono recati a Treviso per ricevere la consegna della gestione della LIAC (Lega Italiana Abrogazione Concordato) per il corrente anno.
La necessità di riorganizzare l'area laica e anticlericale ha convinto molte associazioni a dare nuova vitalità a questa antico soggetto perciò la LIAC è stata ricostituita il 13 ottobre 2001, a Treviso, nella prestigiosa sede della Casa dei Carraresi, con l'adesione di una cinquantina di associazioni.
In questi ultimi tempi la "repubblica dei preti" ha conquistato sempre più spazio d'azione non trovando alcuna opposizione nelle forze politiche pur essendoci, in molta parte dell'opinione pubblica, notevole ostilità all'ingerenza della "Chiesa Cattolica" nella vita individuale e collettiva. Non può passare sotto silenzio l'intervento del capo del Vaticano all'interno del Parlamento di uno stato che è nato contro e nonostante la scomunica del papa cattolico. Né può passare sotto silenzio il ribadire la scomunica del liberalismo e santificare il papa Pio IX famoso per la sua ostilità a qualsiasi visione moderna.
Recente è stato il voto parlamentare che ha impedito una modifica alla legge sul divorzio per renderlo più consono ai princìpi di libertà individuale e quello che ha impedito la possibilità di effettuare esperimenti su cellule staminali embrionali. Tutto ciò è accaduto non tanto per la prevalenza del partito clericale, ma per la troppa acquiescenza di chi si proclama laico.
La federazione Veneto liberale, prendendo il testimone dal M.A.I. (Movimento Anticlericale Italiano) e ringraziando il sig. Ivano Dorizza che ha gestito la LIAC, dopo il Circolo Culturale Bertrand Russell e l'Associazione Mazziniana Italiana, sodalizi trevigiani, si impegna a continuare il lavoro iniziato affinché le lotte laiche ed anticlericali possano far conquistare margini di libertà individuali, oggi troppo ristretti, anche per i privilegi concessi alla chiesa cattolica.
La LIAC ha un sito internet http://digilander.libero.it/liac2002/ ed un forum ove possono essere trasmesse le informazioni di iniziative ed ove è possibile discutere sui temi cari ai valori del laicismo e dell'anticlericalismo. A propria volta http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti è l'indirizzo telematico della federazione Veneto liberale che è dotata di una mailing list naturalmente libertaria e, quindi, da tutti usufruibile.
* LETTURE
RAIMONDO CUBEDDU "MARGINI DEL LIBERALISMO", Rubettino, Soveria Mannelli (Cz) 2003
DA BASTIAT AI LIBERTARIANS PASSANDO PER MENGER ED HAYEK
E' un libro che consiglierei a coloro che si credono "autentici liberali". Cubeddu sottolinea coloro che, secondo lui, non sono liberali e coloro che lo sono "borderline". Ritiene liberale Hayek ma non Keynes, Einaudi e non Croce, Popper e non Rawls. In realtà il liberalismo non è una ideologia con testi sacri inconfutabili. Il liberalismo è una filosofia politica, o meglio, una teoria politica basata soprattutto sul pragmatismo. Di qui tante ricette liberali e tanti pensatori liberali. Di qui la posizione del "marginalista mengeriano" Cubeddu che si confronta con il pensiero cattolico e l'opinione pubblica, la dottrina del diritto naturale e quella delle scelte collettive.
Nelle pagine di questo libro rivive la tradizione della scuola "austriaca" (Carl Menger, von Mises, von Hayek e Popper) e si ricostruisce magistralmente il pensiero di tre pensatori italiani dello scorso secolo: Francesco Saverio Merlino, Carlo Antoni e Bruno Leoni.
Perché lo consiglierei a coloro che sono convinti di essere gli "unici autentici liberali"? Perché Cubeddu, da buon liberale, sostiene che le azioni individuali producono sempre conseguenze sociali e queste possono essere inintenzionali pur essendo prodotte da azioni intenzionali. L'impredicibilità è la caratteristica del futuro, di qui la necessità di un sistema politico-culturale che possa facilmente adattarsi a fenomeni imprevisti affinché la libertà, la vita e il patrimonio individuale possano esplicare pienamente il proprio ruolo. La plasticità di un sistema politico-culturale, perciò, ha la necessità di fondarsi sul dubbio nei confronti delle proprie convinzioni e la tolleranza nei confronti delle convinzioni altrui. (bl)
SOMMARIO: Introduzione - I. Le "armonie" di Bastiat - II. L'ordine delle istituzioni: l'eredità di Menger - III. Merlino, gli Austriaci e i teorici dell'individualismo - IV. Liberalismo e liberismo: Antoni tra Croce e "gli amici della Mont Pélerin Society" - V. Leoni, Hayek e i limiti del Classical Liberalism - VI. Popper sull'opinione pubblica - VII. Cattolicesimo liberale e liberalismo laico - VIII. Diritti naturali e scelte collettive - Bibliografia
Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace del Ministro ceceno degli Affari Esteri in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del PRT: www.radicalparty.org
Olivier Dupuis - Membro del Parlamento europeo Tel. +32 2 284 7198 Fax +32 2 284 9198
Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)
Tel :+39-0423-49.22.51 Cell.+39-328-973.80.29 Fax :+39-0423-49.22.51
E-mail: adams@libero.it http://groups.yahoo.com/group/liberali_veneti