
Articolo di: Beppi Lamedica
Pubblicato il: 10.04.2004
In breve:
"La radicale alternativa liberale diventerà possibile se si sarà in grado di fornire ai cittadini senza potere un soggetto politico capace di immettere anche nelle istituzioni locali attivisti liberali Veneto liberale
Il dialogo con Amato (il tentativo di "concertazione" per un programma della lista Prodi) è servito per dare visibilità al convegno. Vi sono stati, infatti, interventi di varie "personalità"
a cura di Beppi Lamedica | 26.04.2004
a cura di Beppi Lamedica | 18.04.2004
a cura di Beppi Lamedica | 23.03.2004
"La radicale alternativa liberale diventerà possibile se si sarà in grado di fornire ai cittadini senza potere un soggetto politico capace di immettere anche nelle istituzioni locali attivisti liberali cui questa Italia, così com'è, non piace. Altrimenti non resta che continuare ad essere al fianco dei cittadini delusi e disgustati, che sono stufi di turarsi il naso nel momento in cui dovrebbero esercitare il loro diritto di voto"(dalla mozione di Veneto liberale del 11/03/04)
Anno V - n. 07 - 29 marzo 2004
SOLDI AI PARTITI
COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE?: I movimenti o partiti possono (quindi, non è obbligatorio?) chiedere il finanziamento adducendo la scusa di un rimborso per le spese elettorali sostenute.
A QUANTO AMMONTA IL FINANZIAMENTO?: E' pari ad 1 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ogni anno di legislatura (in tutto 5 euro in 5 anni di legislatura invece di 4 mila lire, come previsto dalla precedente legge sottoposta a referendum nel 2000).
CHI PUO' RICHIEDERLO?: Tutti i partiti o movimenti che hanno superato la soglia dell'1 per cento dei consensi.
COME SI CALCOLA IL FINANZIAMENTO?: Per ogni elezione il singolo partito avrà il finanziamento in proporzione alla percentuale dei voti ottenuti.
QUANTO CI COSTERANNO, IN EURO, I PARTITI E MOVIMENTI?:
2002: 125.328.611,95
2003: 125.089.621,44
2004: 125.089.621,44
(fonte ANSA-CENTIMETRI da IL GAZZETTINO del 26 luglio 2002)
"[...]Rispetto al ripianamento dei debiti contratti per le elezioni politiche del 2001, la Lista Pannella ha deciso, sia nel 2002 sia nel 2003, di mettere a disposizione una quota rilevante del rimborso elettorale di 1.099.000 euro all'anno, che riceve, in base alla legge. [...]" (dalla relazione del tesoriere del TRP letta alla Convention radicale - Roma, Hotel Ergife, 26-28 marzo '04)
SCIOPERO DEL VOTO
Ho sostituito, quale introduzione, la frase di Bertrand Russell sulla democrazia, con una frase più vicina agli impegni che, come Veneto liberale, mi sono assunto assieme ai miei amici perché i passaggi elettorali prossimi (europee 2004, regionali 2005 e politiche del 2006) segneranno in ogni caso il progetto della radicale alternativa liberale. Il discorso sembra elementare. Finché non riusciremo ad immettere nelle istituzioni locali attivisti liberali, non possiamo ragionevolmente sperare nella costruzione del soggetto politico dei cittadini senza potere, che è l'unico strumento per realizzare la democrazia liberale in Italia. I cittadini senza potere sono coloro che vengono ritenuti estranei dall'establishment, sono coloro che non hanno voce in capitolo e che, per contare, hanno bisogno di modernizzazione politica, economica e sociale. Sono i lavoratori autonomi, i piccoli e medi imprenditori ed i loro dipendenti, (il cosiddetto popolo produttivo), i giovani in cerca di prima occupazione, gli anziani e le donne, i diversi e i perversi che vivono il disagio di una società, a volte, intollerante.
Quindi, sinché non riusciremo ad immettere nelle istituzioni locali attivisti liberali, non potremo non stare al fianco dei cittadini senza potere che hanno la consapevolezza che questo centrodestra e questo centrosinistra non meritano il consenso e che si rifiutano di far finta di partecipare sostenendo gruppi marginali e velleitari. Insieme a loro diciamo che il voto è un diritto, e se nessuno lo merita, è un diritto astenersi. Ciò non toglie che continueremo a guardarci attorno con la speranza di scorgere qualche fiammella che può essere alimentata anche dal nostro entusiasmo. Ed oggi, tranne il progetto di mettere assieme i liberali (naturalmente con l'umiltà di chi sa della difficoltà del progetto) nulla si scorge all'orizzonte. Per questo oggi ribadiamo la necessità di sottrarre consenso al regime con lo sciopero del voto e, contemporaneamente, guardiamo positivamente al progetto Liberalitalia mentre costatiamo, con rammarico, che scelte velleitarie e marginali sono di ostacolo alla costituzione di un soggetto politico liberale. (bl)
* ISRAELE
RAGAZZINI PRONTI PER ESPLODERE E UCCIDERE
Di Fiamma Nirenstein da LA STAMPA 25/03/2004
Quel bambino con la cintura di tritolo e la faccia disperata ci ha agghiacciato. Eppure non è un caso isolato: a ciò conduce la nuova ideologia totalitaria del terrorismo. Perché il terrorismo, come il totalitarismo, non conosce limiti di sorta, i bambini altrui come i propri non sono protetti dalla santità del diritto alla vita, l'intera società diventa un campo di battaglia, anche i bambini sono pedine.
Hussam Abdu, fermato al check point di Hawara proprio dove un altro bambino di dieci anni con un carrettino pieno di esplosivo era stato fermato la settimana scorsa, suscita pena e dolore: la sua mamma malata, i cento shekel (20 euro) di compenso, le condizioni generali dei palestinesi dall'inizio dell'Intifada... si stringe il cuore per questa umanità mal guidata la cui vita brucia nella fiammata del conflitto. Ma lo strazio non dà assolutamente il diritto di immaginare che il ragazzo sia solo un caso umano, e che come tale vada compatito: dall'inizio dell'Intifada sono 29 i terroristi suicidi sotto i 18 anni, 22 che hanno compiuto agguati sacrificali, migliaia le staffette e i portatori di tritolo e armi varie, gli esploratori lungo i recinti di Gaza, migliaia quelli usati come scudi umani durante gli scontri o da leader braccati.
L'uso dello "shahid" bambino è un contrassegno dell'Intifada, punteggia i discorsi ufficiali di Arafat che ha addirittura esclamato durante un raduno di scolari che niente ci può essere di meglio di un "martire" ragazzo, è oggetto di lodi sui libri scolastici, alla tv e alle radio ufficiali.
Videoclip televisivi cantati mostrano a ripetizione bambini felici in Paradiso dopo essersi immolati; altri bambini che gettano i giocattoli per raccogliere un sasso e correre sul campo di battaglia; altri che scrivono lettere: "Non essere triste caro padre e non piangere per me" dice un videoclip molto popolare, in cui il bambino si vede mentre un attore-soldato israeliano lo uccide "mi sacrifico per il mio paese con determinazione e desiderio". "La shahada, il martirio - dice in un talk show una bambina di 11 anni - tutti desideriamo la shahada... che cosa può essere meglio di andare in Paradiso...". Gli esempi di questa cultura della morte sono sui muri e nelle espressioni di gioia delle madri i cui figli si fanno terroristi.
Il piccolo Hussam è stato spinto da un'alta ondata di considerazione sociale sulla strada del tritolo. Possiamo finalmente chiedere, noi europei che abbiamo finanziato largamente tv e libri palestinesi, che a questo si ponga fine?
* CACCIA AL MERCATO DEGLI INDECISI
IL 35 PER CENTO NON SA SE VOTERÀ
Di Mannheimer Renato dal Corriere 27/03/04. L'esito delle elezioni spagnole ha sorpreso molti osservatori. Anche se, per la verità, alcuni sondaggi pubblicati una settimana prima del voto indicavano l'esistenza di una sostanziale parità tra i due schieramenti e suggerivano che la vittoria potesse dipendere dalla loro capacità di mobilitare gli indecisi e, specialmente, i potenziali astenuti. Il risultato, come si sa, è derivato dalla accresciuta partecipazione al voto legata alla reazione emotiva ai tragici attentati terroristici, che ha favorito le forze di opposizione. Non tanto in relazione alla paura di ulteriori attentati, quanto agli errori di comunicazione del governo e alla prontezza dell'opposizione nell'approfittarne. Anche in Italia l'esito delle prossime Europee dipenderà dalla capacità di mobilitazione dei partiti, a seguito della campagna elettorale che condurranno. Infatti, come sempre accade quando manca molto tempo alle elezioni, una parte notevole degli intervistati nei sondaggi dichiara di non sapere cosa (e, in molti casi, se) votare. Si tratta, oggi, di grossomodo un terzo dell'elettorato. Tra i restanti, il 50%% afferma di avere già deciso con sicurezza, mentre un altro 15%% indica due o tre partiti tra cui si propone di scegliere. Al di là della stima attuale dei consensi, l'esito "vero" dipende dunque da ciò che farà il 35%% che oggi non si esprime. Buona parte, naturalmente, potrebbe finire con l'astenersi. Nelle consultazioni europee, la non partecipazione al voto è spesso elevata: nel 1999, l'astensione (comprendendo anche il voto degli italiani all'estero) ha superato di poco il 30%%. Gli inclini alla possibile astensione sono perlopiù persone poco coinvolte politicamente, che di rado seguono il dibattito quotidiano tra i partiti. Esse si trovano, come sempre, in misura più accentuata tra i 18-20enni (45 per cento dichiara di non sapere cosa scegliere), ove gran parte è di fronte al primo voto. Non a caso, proprio tra i giovani si sono registrati in passato tassi particolarmente elevati di astensionismo. Un altro addensamento di incertezza e/o di intenzione di astenersi si trova tra i più anziani, in particolare tra chi ha titoli di studio più bassi. Ancora, l'indecisione si rileva più tra gli elettori del Sud che, da sempre, tendono ad astenersi in misura maggiore. Come si è detto è probabile che una quota rilevante degli attuali indecisi finisca con l'astenersi. Ma non lo faranno tutti. Lo suggerisce tra l'altro il fatto che molti tra loro, pur non esprimendo oggi nessuna intenzione di voto, collocano facilmente la propria posizione politica sul continuum sinistra-destra. La maggioranza relativa degli indecisi si situa al centro. Tanto che, tra quanti si definiscono di centro tout-court, quasi la metà (49 per cento, con una accentuazione tra i cattolici praticanti) afferma di dovere ancora stabilire cosa votare. Anche le scelte effettuate in occasione delle Politiche del 2001 da quanti attualmente si dichiarano indecisi confermano la loro connotazione come lontani e poco interessati alla politica. La concentrazione massima si trova naturalmente tra chi dichiara di essersi astenuto anche allora. Ma, subito dopo, l'addensamento più elevato è tra chi aveva votato per Forza Italia o per la Margherita. Vale a dire, partiti con un minore numero di voti "di appartenenza" o "ideologici" e con relativamente più consensi "di opinione". Il cui elettorato è dunque inevitabilmente più fluido. In definitiva, il mercato degli indecisi e dei possibili astenuti risulta ampio, ma al tempo stesso, difficile da conquistare. Per le quali la scelta per un partito o per un candidato è spesso collegata alla decisione di votare in assoluto. Cittadini poco sensibili ai (e dunque "mobilitabili" dai) contenuti politici tradizionali, ma in qualche misura disponibili ad essere persuase sulla base di tematiche che risultino a loro più vicine e rilevanti. Chi riesce a conquistare la loro fiducia può ottenere il successo alle elezioni. Le strategie sin qui adottate per mobilitare questo segmento di elettorato sono assai differenziate. Forza Italia, nella persona di Berlusconi, ha scelto per ora di sottolineare ripetutamente i temi dell'antipolitica, nella convinzione - suggerita dall'esperienza passata - che molti indecisi, proprio perché lontani dalla politica, siano appunto sensibili all'immagine di "diversità" dai partiti tradizionali e più facili ad essere attirati dalla figura del leader e da concetti "facili" e, talvolta, semplificatori. Nel centrosinistra, viceversa, si è teso, specie negli ultimi giorni e anche sulla spinta dell'esperienza spagnola, ad evocare le tematiche della pace e l'ostilità alla guerra in Iraq, cui molti italiani (anche una parte di coloro che manifestano simpatia per il centrodestra) si sono dimostrati assai sensibili nei mesi passati, in misura maggiore di quanto si sia registrato in altri Paesi europei. Per la sua semplicità l'idea della pace raggiunge facilmente anche chi non segue quotidianamente il dibattito politico. Sin qui nessuna delle due strategie ha funzionato in termini di conquista di voti "nuovi". Ma quella adottata dalle forze di opposizione ha portato almeno ad un rafforzamento dei consensi già acquisiti e ad un freno all'erosione. Tanto che le intenzioni di voto espresse per il centrosinistra rimangono sin qui prevalenti. Ma per misurare l'efficacia della comunicazione occorre attendere ancora. Spesso, gli effetti delle strategie di mobilitazione e delle campagne elettorali sedimentano lentamente e si possono cogliere solo nelle settimane (e, talvolta, nei giorni) immediatamente precedenti il voto. Il risultato delle prossime Europee è ancora imprevedibile.
* LA BENZINA COSTA TROPPO?
IL 70 per cento DEL PREZZO ALLA POMPA VA AL FISCO
da http://www.brunoleoni.com 15/03/2004
Il caro benzina? Non è colpa né delle multinazionali del petrolio, nè dell'egoismo dei distributori. E' contro lo Stato che occorre puntare il dito. Su un prezzo medio di 1,080 euro / litro, il prezzo industriale è di appena 34 centesimi, mentre la restante parte (circa il 70 per cento) si divide tra un'accisa (56 centesimi) e l'IVA (18 centesimi). All'interno della "quota fiscale", poi, si nascondono balzelli d'ogni sorta, legati a eventi storici ormai trapassati, che però nessun governo ha mai abolito: per esempio, circa 1,90 delle vecchie lire servono a sostenere le spese per la guerra in Abissinia (1935), 10 lire a porre rimedio al disastro del Vajont (1963) e altrettante all'alluvione di Firenze (1966). Per il terremoto del Belice (1968) paghiamo 99 lire per ogni litro, mentre la missione in Bosnia (1996) ci costa 22 lire. Buon ultimo, 39 lire (pari a 0,02 euro) servono per finanziare il contratto degli autoferrotranvieri (2004): a questo danno s'aggiunge la beffa degli scioperi a raffica da parte di queste categorie.
Di fronte a questi dati, c'è ben poco da dire. "E' doveroso pretendere un drastico taglio della fiscalità che incide in misura massiccia sul prezzo della benzina - afferma Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento "Ecologia di mercato" dell'IBL - Il prezzo della benzina in particolare, e dell'energia in generale, deve essere affidato al mercato, senza che lo Stato vi metta bocca. L'energia è il bene fondamentale attorno a cui ruota la nostra società; il fatto che lo Stato lucri tanto su questo bene dà una misura di quanto siano risicati i margini di libertà e di autonomia lasciati all'individuo".
Per questa ragione, l'IBL giudica positivamente l'impegno preso dal sottosegretario alle Attività produttive, Giovanni Dell'Elce, di defiscalizzare la benzina. "Alle parole devono seguire i fatti - conclude Stagnaro - e il governo darebbe un segno di grande responsabilità se mantenesse almeno questa promessa".
* SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI GIUDICI E DEI P.M.
ASTENSIONE DALLE UDIENZE E DALLE ALTRE ATTIVITÀ GIUDIZIARIE, SECONDO LE MODALITÀ PREVISTE DALLA NORMATIVA DI SETTORE, PER I GIORNI 29,30,31 MARZO 1,2,3 APRILE 2004.
da http://www.camerepenali.it 28/03/04
"OGNI PROCESSO SI SVOLGE NEL CONTRADDITTORIO TRA LE PARTI, IN CONDIZIONE DI PARITA', DAVANTI A GIUDICE TERZO ED IMPARZIALE"
"Sono parole chiare, scritte nell'articolo 111 della Costituzione. Dicono che, per essere realmente giusto, il processo si deve svolgere avanti ad un giudice che non sia collega né del pubblico ministero né dell'avvocato. Prima ancora della legge è la logica che lo impone. La separazione delle carriere tra il giudice ed il pubblico ministero non è una stravagante richiesta dei penalisti italiani: è una condizione essenziale per avere un processo equilibrato, è una proposta condivisa da oltre dieci milioni di cittadini italiani nel referendum del 2000, è una regola presente negli ordinamenti di quasi tutti i Paesi civili e serve a garantire la libertà di giudizio del giudice.
Dalla separazione delle carriere non deriva per niente la dipendenza del pubblico ministero dal Governo, una scelta che noi penalisti non auspichiamo affatto. Vogliamo una magistratura indipendente, a garanzia della libertà dei cittadini e della loro eguaglianza davanti alla legge, e l 'abbiamo dimostrato in ogni occasione. La legge che regola le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, l 'ordinamento giudiziario, risale al 1941 ed attende di essere riformata, senza ambiguità e in senso liberale e democratico, fin dall'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana. Il disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario attualmente in discussione alla Camera propone una riforma di facciata, non attua la chiara indicazione della Costituzione ed anzi, rinunciando ad introdurre la separazione delle carriere, ne ratifica la violazione. Da lunedì 29 marzo sino a sabato 3 aprile, garantendo ogni urgenza, ci asterremo dalle udienze e dalle altre attività giudiziarie per protestare contro la mancata realizzazione di una fondamentale riforma, liquidata in nome delle convenienze politiche. Non tuteliamo interessi di parte: ci battiamo in nome del diritto di ogni cittadino ad essere giudicato da un giudice privo di condizionamenti e davvero libero."
* ANTIPROIBIZIONISMO
IMPEGNI PRECISI DEI POLITICI AL CONVEGNO SULLA CANNABIS TERAPEUTICA
(ANSA) - VENEZIA, 27 MAR - "Per noi Radicali la cosa fondamentale è la possibilità di avere anche in Italia, al pari di altri paesi, una ricerca che possa verificare l'efficacia terapeutica dei derivati della cannabis, al fine di poter consentire la libertà di cura". Lo afferma Franco Fois, segretario dell'Associazione Radicale di Treviso e Venezia, promotrice, assieme all'associazione Cannabis Terapeutica, del convegno "Cannabis Terapeutica: progresso scientifico e adeguamento legislativo", svoltosi oggi a Mestre. "Dal convegno - ha reso noto l'esponente radicale - sono emersi impegni precisi da parte del consigliere regionale Ds del Veneto Claudio Rizzato per la promozione della mozione regionale in supporto della proposta di legge nazionale redatta dall'associazione Cannabis Terapeutica". La proposta di legge, sottoscritta da rappresentanti di varie forze politiche trasversali e presentata in questa legislatura, ha precisato Fois, "giace in Parlamento da due anni in attesa di essere calendarizzata". "E' importante anche - ha sottolineato - che in sede di convegno An abbia aperto una possibilità al dibattito sulla possibilità di eseguire della ricerca anche in Italia".
* ANIMALISMO
LA STRAGE DEI ROSPI IN PROVINCIA DI TREVISO
Da IL GAZZETTINO 25/03/2004
Quanti sono? Circa 160, quelli schiacciati dalle auto ieri sera. Altri 20mila però siamo riusciti a salvarli".
Mentre pronunciano queste parole, Adriano De Stefano e Gabriele Martin, attivisti della Lega Anti Caccia (Lac), aprono nell'atrio della sede della Provincia un gran telo di nylon con le carcasse e i resti di rospi . I due, ieri mattina, sono entrati nell'edificio e, sotto gli occhi di uscieri e segretarie visibilmente schifati, hanno mostrato a tutti il risultato della mattanza che ogni notte si compie lungo le strade del Montello. Un blitz che alimenta ancora di più la tensione sempre alta tra una parte del fronte ambientalista e l'amministrazione provinciale. E la strage dei rospi è solo l'ultimo degli episodi. In precedenza ci sono state le violente polemiche attorno al piano faunistico venatorio e sull'abbattimento controllato dei cervi. Ma sulla protezione da dare agli anfibi il braccio di ferro è sempre più aspro.La Lac, ogni anno in questo periodo, si mobilita con tutti i suoi volontari per proteggere la migrazione dei rospi alla ricerca di torrenti e corsi d'acqua dove riprodursi. Troppo spesso, però, il cammino degli anfibi si ferma sotto le ruote delle auto di passaggio. Per limitare la strage gli ambientalisti hanno quindi chiesto alla giunta Zaia un aiuto economico e l'installazione di particolari reti-salva rospo da installare a bordo strada. Ma lo stato attuale dei rapporti non consente, alcun tipo di collaborazione. Un esempio quanto accaduto ieri.
Zaia ha incrociato i due attivisti proprio davanti all'ingresso e ha assistito, con tranquillità, alla provocazione.
"Non ho nulla contro il salvataggio dei rospi - ha risposto Zaia, prestandosi alla foto - ma per dialogare occorrono comportamenti civili. Voi continuate a dipingerci come barbari quando invece ci limitiamo a far osservare le leggi".Ma con i cacciatori, hanno subito replicato i due animalisti, la Provincia ha ottimi rapporti: "Questa Giunta - hanno sottolineato - ha dato 170 mila euro ai cacciatori e zero per le nostre inizitive". "Ma quelli sono soldi che i cacciatori pagano con le loro tasse" ha specificato l'assessore alla caccia Stefano Busolin. Spiegazione che però non ha convinto. La polemica rimane apertissima. (Paolo Calia)
* BONINO E PANNELLA
SI E' DEFINITIVAMENTE ABBANDONATO L'ASSALTO AL REGIME?
Dal 26 al 28 marzo a Roma si è riunito un convegno indetto da Pannella, Bonino e Capezzone. Il convegno non è stato un'iniziativa improvvisata e con esiti imprevisti, perché sin dal congresso dei Radicali Italiani si era deciso di lanciare un'assemblea che assomigliasse apparentemente a quella dei Mille del marzo 1999. La presentazione della lista radicale alle prossime elezioni europee doveva essere ed è stato l'obiettivo principale del convegno.
Non per nulla Emma Bonino, nel suo intervento di sabato 27, non ha dato per scontato la presentazione della lista con il simbolo "Bonino" in quanto, a pare suo, sarebbe controproducente perché ricorderebbe la dèbacle elettorale del 2000 e quella del 2001. Pannella ha costatato l'utilità dell'esternazione di queste perplessità, in quanto avrebbe potuto attirare l'attenzione della pubblica opinione sul progetto della presentazione della lista radicale alle europee.
Inoltre, sempre sulla questione del simbolo, la Bonino ha ritenuto più opportuno il richiamo a Pannella, piuttosto che alla sua persona, in quanto lui è il vero leader del movimento, mentre lei non ne avrebbe le capacità. Giustamente Pannella ha rilevato che ciò che impedisce alla Bonino di essere il leader del movimento, non è la mancanza di capacità ma è la propria volontà.
Emma Bonino nel suo intervento ha manifestato, inoltre, perplessità sul modo come è stato proposto il referendum abrogativo della recente legge sulla c.d. procreazione assistita. Il deposito dei quesiti referendari in Cassazione è stato effettuato in modo confuso, tant'è che è apparso un "mettere per primi delle bandierine" ad una iniziativa che avrebbe potuto coagulare elementi laici e liberali, anche non radicali. Il che sarebbe stato utile per trovare energie umane e finanziarie, non solo per la raccolta delle firme ma anche per superare gli ostacoli del parere della Corte Costituzionale e del quorum. Il prossimo comitato centrale dei radicali esaminerà anche questa perplessità.
Il dialogo con Amato (il tentativo di "concertazione" per un programma della lista Prodi) è servito per dare visibilità al convegno. Vi sono stati, infatti, interventi di varie "personalità" di tutti gli schieramenti che, quali sepolcri imbiancati (corresponsabili del genocidio politico culturale dei progetti proposti dai radicali) sono intervenuti quasi a contendersi gli ultimi beni del moribondo, con melliflue dichiarazioni di simpatia. La presidenza del convegno ha annunciato che hanno presenziato cinquecentootantasei persone. All'assemblea dei Mille, cinque anni fa, presenziarono almeno milleseicento persone. E dire che stavolta erano presenti "big" dei partiti di massa! Concludendo sul convegno radicale, c'è da dire che esso sembra che abbia segnato il definitivo abbandono della linea di radicale alternativa liberale proposta e incardinata con l'assemblea dei Mille di cinque anni fa. Sarebbe un triste tramonto che, ingiustamente, travolgerebbe "lo statista" Bonino, oltre al leader Pannella ed alla bandiera per la battaglia in favore della libertà scientifica, a meno che non si inverta l'involuzione riprendendo la coerenza con la diagnosi sulla mancanza di elementi minimi di agibilità politica democratica per mancanza di legalità (così come discende e dall'appello internazionale per il monitoraggio delle elezioni prossime e dalla particolare questione della "grazia") escludendo la partecipazione alle elezioni "truffa" europee e dichiarando la disponibilità ad appoggiare qualunque organizzazione che voglia dar vita al procedimento per indire i referendum sulla legge sulla c.d. procreazione assistita. (bl)
* SEGNI E SCOGNAMIGLIO
PER L'EREDITA' DELLA LEADERSHIP DEL CENTRODESTRA Dal Corriere 20/03/2004
ROMA - L'appuntamento è alla Fiera di Roma, dove Mario Segni e Carlo Scognamiglio apriranno ufficialmente la campagna elettorale del Patto dei liberaldemocratici per le Amministrative e le Europee (saranno capilista in tutte le circoscrizioni). "Il nostro obiettivo è dare vita a un grande partito di centro", dice Segni. Anche lei vuole rifare la Dc? "La Dc è un grande partito del passato, noi vogliamo fare un nuovo partito di centro che sia moderato, liberale, europeo, alternativo alla sinistra. Insomma, vogliamo costruire un grande centro degasperiano e dobbiamo cominciare marcando le distanze da questo centrodestra". Proprio lei, uno dei padri del bipolarismo, fa un terzo polo? "Noi non siamo contro il bipolarismo ma contro questo bipolarismo e questi due poli. Il miscuglio di leghismo e berlusconismo è l'opposto della politica liberale e democratica di cui avrebbe bisogno il Paese". Si candida a succedere a Berlusconi? "Certamente lavoriamo al dopo-Berlusconi, non sarà un processo dolce né breve. Dobbiamo ricominciare daccapo". Pensa di coinvolgere Fini e Follini? "È presto per parlare di accordi o alleanze, ma è chiaro che loro saranno i nostri interlocutori. Oggi gli rimproveriamo di non avere il coraggio di dissentire su questioni fondamentali come l'Europa, le riforme, l'informazione, le politiche che impoveriscono i ceti medi". Crede che Fini sia ancora interessato al dialogo, dopo il fallimento dell' Elefantino alle Europee del 1999? "Quell'accordo è fallito perché era prematuro e soprattutto perché la presenza della destra era percepita come troppo forte dagli elettori. Un'alleanza del genere oggi dovrebbe essere guidata dal centro. Comunque sono convinto che torneremo a parlarci". E Follini? "Il leader dell'Udc ha raccolto una parte importante dell'eredità democristiana, ma al momento di votare fa quello che gli dice Berlusconi". L. Mi.
* SGARBI E LA MALFA
UN NUOVO CESPUGLIETTO NEL CENTRODESTRA. Venerdì 19 marzo a Roma Sgarbi e La Malfa hanno annunciato la presentazione di una loro lista alle prossime elezioni europee. La lista si denominerà partito della bellezza. Gli scopi? Puntare tutto sulla tutela del patrimonio artistico e culturale italiano, "perché in questo settore" secondo Sgarbi "siamo davvero una superpotenza". L'obiettivo immediato? Due o tre seggi all'Europarlamento di Strasburgo. Sgarbi ha annunciato che "uno dei nostri candidati principali sarà il cantante Morgan dei Bluvertigo, compagno di Asia Argento". Naturalmente sia Sgarbi che La Malfa non hanno dichiarato di rinunciare alla loro scelta di centro-destra. E dire che proprio Giorgio La Malfa, nella primavera del 2002, teneva una conferenza stampa a Vicenza in appoggio alla lista "Unione laica" cui aderivano candidati liberali, radicali, socialisti, repubblicani e aderenti a Veneto liberale. "È un esperimento interessante - aveva spiegato Giorgio La Malfa - perché sia nell'Ulivo sia nella Casa delle Libertà le forze politiche di ispirazione liberale, democratica e radicale sono presenti ma, fino ad oggi, non hanno rivendicato il loro ruolo di terza alternativa da offrire all'elettorato". (cfr. "Il Gazzettino" ed. Vicenza - Bassano il 4 maggio 2002). Sulla iniziativa di Sgarbi e La Malfa, come letto sul sito internet della Margherita, l'on. Franco Monaco avrebbe così dichiarato: "Quando Giorgio La Malfa consegnò a Berlusconi e alla destra la gloriosa sigla repubblicana pensavamo di aver toccato il limite. Ci sbagliavamo: ora la severa sigla repubblicana e il glorioso cognome di La Malfa (Ugo) sono consegnati al "partito della bellezza" di Vittorio Sgarbi, sono ridotti a una sua grottesca appendice. Suscita amarezza e disappunto l'epilogo farsesco di una tradizione familiare e politica che ha segnato la democrazia italiana. Secondo la Scrittura, non vanno addebitate ai figli le colpe dei padri. Qui vale il viceversa."
* LETTURE
AMARTYA SEN "LA DEMOCRAZIA DEGLI ALTRI" Mondadori, Milano 2004. PERCHE' LA LIBERTA' NON E' UN'INVENZIONE DELL'OCCIDENTE
"La democrazia ha esigenze complesse, fra cui, naturalmente lo svolgimento di elezioni e l'accettazione del loro risultato, ma richiede inoltre la protezione dei diritti e delle libertà, il rispetto della legalità, nonché la garanzia di libere discussioni e di una circolazione senza censura delle notizie. In realtà, anche le elezioni possono essere del tutto inutili se si svolgono senza aver offerto alle diverse parti un'adeguata opportunità per presentare le loro posizioni, o senza concedere all'elettorato la possibilità di avere accesso alle notizie e valutare le opinioni di tutti i contendenti". Questa è la democrazia, secondo Amartya Sen, premio Nobel per l'economia 1998, e questo è un valore universale. Per l'autore la democrazia non si identifica con il governo della maggioranza, ma con la libera discussione, la tolleranza e la difesa dei diritti civili e politici. E' la democrazia liberale che è un valore universale. Ma non è una invenzione occidentale. Non per nulla, ricorda l'autore, l'ebreo Maimonide, nel XII secolo, è dovuto sfuggire dalla persecuzione, di cui poteva essere vittima in Europa, per rifugiarsi al Cairo, tra i mussulmani. Dopo tanti altri esempi di tolleranza trovati nella storia dei popoli non europei sfata il pregiudizio della "predispozione" autoritaria degli orientali. Inoltre sottolinea che l'evento più importante del XX secolo è la convinzione che tutti i popoli possono essere democratici e non solo i ricchi ed occidentali.
Si tratta di un libretto stimolante per vari motivi. Innanzi tutto perché sostiene che l'estensione dei regimi democratici nel mondo non è solo necessaria ma è anche possibile. In fondo Amartya Sen sostiene che i poveri del mondo hanno bisogno di diritti e libertà anche per reperire i mezzi di sostentamento: la lotta alla povertà è più proficua affrontarla con gli strumenti della libertà piuttosto che con quelli dell'autoritarismo. In secondo luogo serve quale riflessione anche sullo stato della "democrazia" italiana, alla vigilia di una consultazione politica che si svolgerà "senza aver offerto alle diverse parti un'adeguata opportunità per presentare le loro posizioni, o senza concedere all'elettorato la possibilità di avere accesso alle notizie e valutare le opinioni di tutti i contendenti". (bl)
INDICE: Le radici globali della democrazia - La democrazia come valore universale
Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace del Ministro ceceno degli Affari Esteri in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del PRT: www.radicalparty.org
Olivier Dupuis - Membro del Parlamento europeo Tel. +32 2 284 7198 Fax +32 2 284 9198
COMUNICAZIONE: Il prossimo numero è previsto intorno al 10 aprile 2004.
Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)
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