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All'Auditorium Santa Margherita un convegno internazionale dedicato a Luigi Conton su "I Vasai del Leone".

Quando Venezia era la "patria" della ceramica. Si tratterà del complesso dei frammenti dal VI al XVI secolo rinvenuti dal Nucleo Sub della Soprintendenza 

Venezia, 13 aprile 2004. È dedicato alla memoria del ricercatore Luigi Conton nel cinquantesimo anniversario della morte, il convegno internazionale "I Vasai del Leone" farà il punto, dal 13 al 15 aprile prossimi, sulle conoscenze relative alla grande produzione ceramica veneziana e veneta e porrà l'accento sulla dimensione archeologica della città lagunare.«Il Rinascimento archeologico di Venezia pone oggi il complesso storico-urbanistico veneziano costituito da terra e acqua fra le aree archeologiche umide e subacquee più importanti del mondo», afferma Luigi Fozzati, direttore del Nucleo Archeologia Subacquea della Soprintendenza archeologica del Veneto.Tuttavia, aggiunge Fozzati, «la scoperta archeologica di Venezia risale a non più di quindici anni fa». «Solo alcuni scavi specialistici avviati da Maurizia De Min - prosegue - e il lavoro di controllo preventivo e in corso d'opera dei numerosi cantieri edili pubblici e privati attivato dal 1987, ma con sistematicità dal 1993 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, hanno permesso di affermare il carattere archeologico di gran parte dell'area urbana e della superficie della Laguna di Venezia».La difficoltà di affermare la dimensione archeologica del territorio della Serenissima Repubblica emerge con chiarezza dalla vita di Conton (1866-1954), al quale, ricorda Fozzati, si deve la prima ricerca e il primo studio della ceramica veneziana post-classica. Dalla fine degli Anni Venti del secolo scorso in poi Conton indirizzò la sua passione per l'archeologia verso la raccolta e l'esame dei frammenti ceramici, dei quali erano disseminati vari luoghi della laguna. Ma, nei suoi studi, Conton esprime, oltre alla soddisfazione provata nel raccogliere dal fango con le sue mani i 'cocci' (termine da lui coniato) delle ricche stoviglie veneziane, il rammarico per il disinteresse generale nei confronti della produzione e dell'arte ceramica veneziana.La storia delle pionieristiche ricerche di Conton, rileva ancora Fozzati, è esemplificativa del clima dell'epoca, "caratterizzato da una parte dall'aperta ostilità soprattutto per le ricerche lagunari delle varie autorità istituzionali, dall'altra dal fatto che le stesse autorità non comprendevano l'importanza dei reperti rinvenuti a Venezia e in laguna". "La conseguenza di ciò - sottolinea il direttore del Nucleo Archeologia Subacquea - è stato il ritardato sviluppo delle indagini archeologiche a Venezia e in laguna e, non secondario, il fenomeno dilagante del collezionismo privato".

Il convegno, che si svolgerà nell'Auditorium Santa Margherita, sarà quindi occasione per parlare del complesso delle ceramiche dal VI al XVI secolo rinvenute negli ultimi dieci anni, da quando la Soprintendenza ha avviato un piano sistematico di tutela con 572 interventi di scavo. Di questi, 237 (223 in aree umide e 14 in aree sommerse) sono stati eseguiti nel centro storico di Venezia; 298 (138 in aree umide e 160 in aree sommerse) nelle isole della laguna; 37 (di cui 25 in aree umide e 12 in aree sommerse) nel centro storico di Chioggia. In tutto, 386 scavi in aree umide e 186 in aree subacquee.L'incontro sarà anche l'occasione per parlare della futura apertura di un nuovo museo dedicato all'archeologia di Venezia e del suo ambiente lagunare nell'isola del Lazzaretto Vecchio.

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