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Il diavolo nel Duomo di Castelfranco sostituisce la ...Pala di Giorgione.

Da un articolo di Alessia De Marchi, apparso su "La Tribuna" di venerdì 23 agosto, nostro commento preliminare.

Angelo Miatello e Alessia De Marchi

Castelfranco, 25 agosto 2004. Folle di turisti alla ricerca della curiosa immagine nel Duomo, immortalata dalla Rivista "Focus", devono ripiegare su un tramezzino ed un buon bicchiere di prosecco nei bar dei portici di Piazza Giorgione, perché è stato decretato il "top secret", fino a nuovi ordini diocesani. Per farla breve e non tenere in suspense il lettore, si tratta di  un'immagine che è emersa tra le venature della radica del coro dell'altare della nobile e storica chiesa del castello. Incuriositi anche noi dell'articolo apparso nella "Tribuna" di venerdì 23  agosto, scritto da Alessia De Marchi, ci siamo precipitati nel Duomo di San Liberale per accertarne la veridicità del racconto. Non abbiamo però avuto la fortuna di farci accompagnare sul luogo "infernale", essendo il custode troppo impegnato a tirare a lucido i pavimenti, ed anche perché il clamore provocato incautamente dalla giornalista ha  fatto scattare il "top secret", fino a nuove disposizioni diocesane. Nel frattempo ci siamo permessi di riportare il testo reperito in Internet per stimolare un dibattito con i nostri lettori e conoscere il loro parere sulla futura collocazione della Pala di Giorgione, una volta restaurata dagli scienziati della Soprintendenza veneziana. Molti ci hanno scritto che la preziosa opera dovrebbe essere sistemata in un luogo museale e non più in Chiesa. Sarebbe meglio conservata ed apprezzata sul piano storico artistico...visto che il diavolo ormai è da secoli che l'ha ridotta malconcia. Diavolo travestito da vescovo, diavolo travestito da restauratore, diavolo travestito da parroco, diavolo travestito da giovane scippatore, insomma tanti diavoli che l'hanno danneggiata irreparabilmente. Ed il luogo ci sarebbe, bello, grande, capiente, in cui verrebbero collocate una serie importantissima di opere d'arte veneta (Veronese, Damini, Jacopo da Bassano, Campagnola), di beni chiesastici (ostensori, reliquari, incunaboli, pergamene, corredi), che fino ad ora sono pressoché  sconosciuti al grande pubblico, anche quello più devoto. Un piano del nuovo complesso tutto per la "Pala". Sicuramente un grande progetto da cui l'intero territorio ne trarrebbe prestigio e guadagni. La realtà è un pochino diversa. Il  95 per cento dei parrocchiani intervistati va in chiesa per pregare a Dio, non per conoscere il tesoro storico-artistico  (ha difficoltà di distinguere scuola, epoca, artista), il  4 per cento conosce a malapena il quadro di Giorgione, lo confonde con la grande pala d'altare, e l'  1 per cento ogni tanto dà uno sguardo alla Pala. Il  99,9 per cento non si è mai posto il problema se il prezioso dipinto che ha cinque secoli fosse in buona salute in questi anni di lunghe battaglie per toglierlo da quella cappella insalubre. Anzi si era giunti ad un grave stato di conservazione che vedeva il manto pittorico sollevarsi stagionalmente e cadere per terra con improvvisati tamponamenti di cartine giapponesi e verniciature. La ramificazione dei tarli si constatava solo quando l'animaletto bucava con il suo "succhiatrapano" la parte frontale, attorno ai vari angoli, nel centro, lungo i corpi dei personaggi, insomma come una vera "gruviera". Poi si è visto il danno causato dalla parchettatuta di mogano voluta dai "maestri conservatori" dell'Accademia di Brera. Questa sovrastruttura, listelli incrociati e infilati sul retro della Pala, riparava ancor di più l'interno delle tavole vecchie di pioppa che formano la Pala; ormai lo si può dire che anche il quadro di Giorgione era sotto lo stretto controllo della CIA, del Pentagono e dell'Alleanza Atlantica (siamo vicini all'aereoporto militire di Istrana) che dovevano riferire in tempo reale al presidente George Bush se in quell'area "storico-militare (il quadro parla anche dell'arte della guerra)" di caverne e cunicoli ci fossero tracce di Bin Laden (introvabile dopo il 12 settembre 2001), altro grande diavolo distruttore di patrimoni artistici. Ma per fortuna, come dicevamo, si è messo riparo ai tentativi di bombardamento aereo senza preavviso dell'American Strategic Air Force, perchè il quadro trasportato da Castelfranco, all'inizio di quest'anno, con scorte di carabinieri,  poliziotti e detectives all'ultimo piano dell'Accademia di Belle Arti (vista Ponte dell'Accademia e Basilica della Salute), e consegnato nelle mani esperte di Alfeo Michieletto, ha avuto finalmente l'operazione chirurgica che si meritava da decenni. Cioè la totale disinfestazione del tarlo micidiale con l'asporto graduale ma completo della parchettatura, anch'essa complice della malattia. E tutto questo dopo estenuanti battibecci  tra l'AIDA e  il Comune di Castelfranco, tra  l'AIDA e il Parroco del Duomo, tra  l'AIDA e la Soprintendenza per il Veneto, tra  l'AIDA e certi candidati alle elezioni comunali. Otto anni di appelli, seminari, conferenze, colloqui, pubblicazioni, volantini, per chiedere un resaturo conservativo della Pala ed un luogo idoneo, certificato e non inventato su due piedi tanto per accontentare i "padroni locali" del momento, che sono sapientoni ed ignorantoni.    

Ma per riderci sopra, invitiamo a leggere l'articolo ironico di Alessia De Marchi, che forse farà venire il solletico ai piedi di Monsignore, momentaneamente in ferie con i suoi parrocchiani.      

"Se ne va la Madonna,  ma rimane il diavolo. Da trecento anni e più sorride beffardo dall'altare del Duomo cittadino. Nessuno si era accorto della sua inquietante presenza. L'ha notata Marco Pegoraro e l'ha fermata in un'immagine, pubblicata dal numero di settembre della rivista "Focus". Il demonio in questione siede tranquillamente nel coro ligneo ai lati dell'altare principale dal 1700 circa. Assiste alle cerimonie religiose senza scomporsi, alla destra del celebrante. E' il frutto di un gioco beffardo della radica con cui è stato realizzato il coro. Le venature del legno disegnano l'immagine del demonio in uno degli schienali dei posti dell'altare riservati ai cantori, ai chierichetti e ai celebranti. Due corna, due occhi infuocati, un ghigno misterioso ed ecco comporsi il diavolo. Non è solo, ma in compagnia di un gufo, un lupo e uno splendido busto di donna: tutti scherzi della radica, passati inosservati nei secoli e toccati ora da un'improvvisa quanto inattesa fama".

"La notizia della presenza del diavolo in Duomo ha già varcato i confini della città murata correndo in tutt'Italia attraverso le pagine della rivista di divulgazione scientifica. Nei giorni scorsi si è già presentato in Duomo qualche turista, incuriosito più dal demonio che dalla "Pala del Giorgione". Ha chiesto di poter vedere l'immagine arcana. "Non c'è nessun diavolo qui da noi" si è sentito rispondere sul subito, ma poi, rivista alla mano, ha coinvolto in una battuta di caccia al diavolo gli stupiti frequentatori abituali dell'edificio religioso. Il diavolo è così emerso dalle venature della radica del coro, restaurato negli anni'70. Con lui la fantasia dei visitatori ha creato un mondo di silenziose presenze, disegnate dai giochi del legno. Il parroco, monsignor don Lino Cusinato, non è stato ancora informato dell'inquietante presenza. Si trova fuori parrocchia, impegnato nelle attività estive dei suoi fedeli. Sarà informato al suo ritorno del curioso scherzo giocato dalla radica del coro dell'altare maggiore. Mentre la "Pala" si concede una salutare vacanza veneziana, è così il demonio a tener banco in Duomo e in città. E' lui la nuova attrazione castellana, che potrebbe contribuire a superare il periodo di stanca del turismo cittadino. La dipartita per le Gallerie dell'Accademia di Venezia della Madonna con Bambino tra i due santi dipinta dal Giorgione e la chiusura per restauro e ristrutturazione di Casa Barbarella, detta di Giorgione, hanno lasciato sguarnita la città murata. Ora penserà il diavolo a riempire il vuoto delle pause castellane del turista. Per poterlo ammirare occorre salire i tre scalini che separano la navata principale dall'abside, aprendo il cancelletto che chiude l'altare maggiore".

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